34168510-03ef-49c4-a2f6-52344f7e4ab2_large

Quella ineludibile ricerca di verità e giustizia per Giulio Regeni

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti

«Di ineludibile c’è solo la verità e la giustizia».

(Paola Deffendi, durante l’intervista a Che tempo che fa condotto da Fabio Fazio)

 

Giulio Regeni scomparve il 25 Gennaio 2016 al Cairo mentre si dirigeva verso un incontro con un amico. Per nove giorni non si ebbero notizie fino al 3 Febbraio, quando fu ritrovato il suo cadavere, martoriato da evidenti segni di tortura. La madre, Paola Deffendi, dirà: «L’ho riconosciuto dalla punta del naso».

 

giulio regeni
Claudio e Paola Regeni mostrano la foto di un murales, realizzato da alcuni writers egiziani, su un muro di Berlino che raffigura il volto di Giulio Regeni (1988-2016) con un gatto stilizzato durante la conferenza stampa all’interno della Sala Nassirya a Palazzo Madama, il 4 Aprile del 2017 a Roma

 

Giulio Regeni era un ricercatore dell’Università di Cambridge: era in Egitto per condurre degli studi sui trend economici, sociali e storici del Paese. Nel suo progetto di ricerca, Giulio stava analizzando anche i movimenti sindacali autonomi (cioè non legati al Governo) attraverso interviste e studi sul campo. Regeni non era uno sprovveduto, come qualcuno avrebbe potuto pensare, ma era una persona scrupolosa e soprattutto esperta: parlava arabo in maniera fluente ed era consapevole della realtà politica egiziana lacerata dalle repressioni del Generale ʿAbd al-Fattāḥ al-Sīsī.

Due anni sono passati da quel 25 Gennaio. La Procura della Repubblica di Roma continua a indagare su chi possa essere coinvolto nell’omicidio del giovane friulano. È di Novembre la notizia secondo cui i Pubblici Ministeri abbiano chiesto ordine di rogatoria secondo cui si chiede formalmente di interrogare la tutor di Regeni a Cambridge, la dottoressa Maha Mahfouz Abdel Rahman, come persona informata dei fatti. Non c’è nessun capo d’accusa pendente su di lei, ma si vuole capire come il tema della ricerca sia stato scelto e se il metodo di ricerca partecipata sia stata una scelta voluta dalla docente o da Giulio. Si vuole capire se sia stata ben ponderata la decisione di mandare un ricercatore in un Paese dove gli oppositori, i professori e i giornalisti vengono imprigionati o fatti misteriosamente sparire perché hanno indagato e denunciato illegalità commesse dagli apparati governativi.

Se i giornali italiani e politici come l’ex Premier Matteo Renzi puntano il dito contro Cambridge e i suoi docenti, la realtà è ben altra: la Procura di Roma non ha iscritto la docente egiziana nel registro degli indagati né – com’è giusto che sia – i procuratori hanno rilasciato dichiarazioni in cui si insinua un qualsiasi coinvolgimento della professoressa Rahman con la morte di Giulio Regeni. Questa gogna mediatica non fa onore ai nostri media né ai nostri politici: perché i veri colpevoli non siedono dietro le cattedre dell’università britannica, ma dietro scrivanie di uffici governativi egiziani. Lo sappiamo tutti. Ma vogliamo i nomi e i cognomi. Vogliamo il motivo di questo omicidio di Stato.

 

giulio regeni
Il fumettista, vignettista, illustratore e blogger italiano Mauro Biani (1967) commenta così il ritorno dell’ambasciatore italiano in Egitto

 

Quando l’ambasciatore italiano ritornò in Egitto il 14 Agosto 2017, il Ministro degli Esteri Angelino Alfano affermò che la decisione fu motivata dalla volontà del Governo di cercare in maniera più efficace la verità sulla morte di Regeni. Ci furono parole di apprezzamento nei confronti di al-Sīsī, definito come partner ineludibile e appassionato nella ricerca della verità. Ma a cosa è veramente servito il ritorno dell’ambasciatore in Egitto? È una domanda che ci chiediamo in molti e a cui abbiamo amaramente risposto con un «è la ragion di Stato che comanda a Palazzo Chigi». Quella ragion di Stato che si nasconde dietro parole di circostanza e intitolazioni di aule anziché avere il coraggio di affrontare con dignità le vergognose azioni del Governo egiziano e dei mass media a esso legati che tanto fango su Giulio hanno gettato.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia,  ha più volte ribadito come le mosse del Governo siano state e continuano ad essere dettate da accordi economici e di controllo del Mediterraneo che hanno a che fare con tutto tranne che con i diritti umani e un impegno serio per la ricerca della verità per Giulio Regeni. Anche l’Unione Europea rimane in silenzio dinanzi all’insolenza del Governo egiziano nel continuare indisturbato la sua pulizia di ogni forma di opposizione e nel rifiutarsi di collaborare con le autorità italiane nel fornire dati che possono dare una svolta alle indagini. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato la sua controparte egiziana per discutere di accordi militari ed economici senza nemmeno menzionare i diritti umani e gli omicidi e le torture commessi dalla polizia e dai servizi segreti egiziani. Tutte le istituzioni tacciono, preferiscono guardare avanti, far sì che Giulio Regeni sia stato un episodio isolato. 

Ma Giulio non è un episodio. Era una persona, un cittadino del mondo, uno dei tanti ricercatori italiani emigrati all’estero ma sempre memore delle sue radici. È questa idea di Giulio come persona, non un caso che il collettivo Giulio Siamo Noi assieme alla famiglia Regeni continua a portare avanti attraverso i social network, eventi nelle scuole o in luoghi di cultura, programmi televisivi. La RAI si è unita al loro appello e oggi trasmetterà programmi dedicati a Giulio con la scritta #veritàpergiulio in sovrimpressione. E poi ci sono le piazze di tutta Italia e anche quelle inglesi che si tingeranno di giallo con manifestazioni organizzate dalle sedi locali di Amnesty International e da altre associazioni civili per ricordare Giulio e per domandare ancora una volta verità e giustizia.

Continuiamo a ricordare Giulio Regeni. Continuiamo ad impegnarci per la ricerca della verità e della giustizia per lui e per tutti i Giuli e le Giulie d’Egitto.

 

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonte Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *