Ortigia, Syracuse, Sicily, Italy. Duomo di Siracusa in Piazza Duomo at night in Ortigia, Sicily, Italy, by freelance travel and destination photographer Matthew Williams-Ellis

Quando storia e mito s’incrociano: alla scoperta della Sicilia Orientale (Seconda Parte)

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La notte è appena trascorsa, e il nostro viaggio può riprendere. Il grano e gli aranceti del giardino di Cerere hanno vegliato su di noi, nel luogo in cui Ercole decise di deporre la pelle (come manto) e la testa (come elmo) del Leone di Nemea e di riposarsi, confidando nella sua straordinaria bellezza. Fu proprio il mito di uno degli episodi narrati nelle dodici fatiche a conferire il nome di Λεοντῖνοι (Lentini) alla città ellenica del luogo.

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Chiesa di San Paolo, Palazzolo Acreide (Provincia di Siracusa)

E’ giunto il momento di ripartire. Se il versante settentrionale del Monte Etna – il vulcano attivo più grande d’Europa, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, dal 2013 – è caratterizzato da una fitta catena montuosa (i Monti Nebrodi), quello meridionale presenta invece un territorio agreste, esteso e molto fertile. Ma in Sicilia, si sa, il paesaggio cambia repentinamente. Ed il viaggio che ci porta verso Siracusa ne è la dimostrazione. La piana si innalza nei Monti Iblei, che di tanto in tanto si riversano in mare al confine con Avola ed alle porte del capoluogo aretuseo. Territorio rinomato per il barocco, l’olio degli Iblei DOP ed il miele di Sortino, racchiude paesini isolati l’un l’altro: ognuno con la propria storia, il proprio dialetto e le proprie abitudini. Nei pressi della Necropoli Rupestre di Pantalica e della Val d’Anapo si trova Palazzolo Acreide (tra i sette Comuni dell’Unione Valle degli Iblei insieme con Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, CassaroFerla e Sortino), paesino di 12 mila abitanti e con innumerevoli chiese, dalle facciate strabilianti e le navate decoratissime. Tutto in stile barocco e fino all’ultima colonna, ovviamente. Le Chiese di San Paolo, di San Sebastiano e di San Michele sono certamente le più importanti della cittadina. Due piccole chicche: a Palazzolo Acreide è presente il balcone in stile barocco più grande del mondo (sorretto da ben 27 mensole) e il piccolo teatro greco – testimonianza dell’antica Akrai – raccoglie ogni anno numerosi studenti dei licei italiani che gareggiano in un concorso del dramma antico.

Siracusa è ormai vicina, e l’aria del mito si fa quasi pressante. Superata Augusta (con la pregevole Porta Spagnola e l’imponente Castello Svevo ubicato a Nord dell’isola cittadina) ed il sito di Megara Hyblaea, infatti, il colore bianco della pietra sembra celare reperti archeologici in ogni angolo. Melilli ci fa compagnia per un po’, poggiata sulla sua collinetta, ben visibile dalla superstrada. Ci avviciniamo nei pressi di Priolo Gargallo, e con lei al polo petrolchimico in cui viene raffinato il petrolio e vengono trasformati i suoi derivati. Dal 1949 ad oggi, quel che un tempo appariva come <<la svolta industriale ed occupazionale del siracusano>> si è lentamente trasformata in un ecomostro che contamina quotidianamente l’ambiente circostante, non risparmiando neanche il cielo e, sfortunatamente, gli animali e le persone dei Comuni limitrofi. Il rischio è quello di provocare dei danni irreversibili, in un territorio in cui il vero oro non dovrebbe identificarsi nella raffinazione del greggio, bensì nell’arte e nel turismo. Ed i quali andrebbero maggiormente ripensati e sostenuti.

<<Urbem Syracusas maximam esse Graecarum, pulcherrimam omnium saepe audistis. Est, iudices, ita ut dicitur / trad: Avete spesso sentito dire che Siracusa è la più grande città greca, e la più bella di tutte. Signori giudici, è proprio come dicono>>.

 (In Verrem – Marco Tullio Cicerone)

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Il Teatro Greco di Siracusa, durante lo svolgimento di una rappresentazione classica

Superato il War Cemetery, che ospita i soldati del Commonwealth caduti nell’isola durante la Seconda Guerra Mondiale, giungiamo a Siracusa, “la più bella di tutte” nonché ulteriore Patrimonio dell’Umanità UNESCO, insieme con la Necropoli Rupestre di Pantalica (2005): in città vi è un punto fisso, visibile quasi da ogni luogo, rappresentato dal Santuario della Madonna delle Lacrime, inaugurato da Papa Giovanni Paolo II il 06 Novembre del 1994. La città odierna, pressoché moderna, induce il turista a scegliere fra tre luoghi: il quartiere Scala Greca e il Parco Archeologico della Neapolis (situati a Nord del capoluogo aretuseo), il già citato Santuario insieme con il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi, l’isola di Ortigia. All’interno del sito Neapolis, è possibile visitare il celebre Orecchio di Dionisio, una grotta artificiale nel complesso della Latomia del Paradiso. Si narra che il tiranno greco, Dionisio, amasse rinchiudere lì dentro i prigionieri per origliarne i discorsi al di fuori. La particolare acustica della grotta, difatti, amplificherebbe il suono sedici volte in più rispetto alla media. Affascinato dal luogo, Michelangelo Merisi detto Il Caravaggio ambientò il dipinto Seppellimento di Santa Lucia (1608), oggi custodito all’interno della Chiesa di Santa Lucia alla Badia, in Ortigia. Poco distante troviamo il Teatro Greco, il più grande mai costruito dalla civiltà ellenica per diametro, adagiato sul colle Temenite, costruito attorno il V secolo a.C. e più volte modificato, col trascorrere dei secoli. Tra le varie latomie, è doveroso ricordare le Necropoli Grotticelle e la presunta (più leggenda che verità) Tomba di Archimede. Il Museo Archeologico è un vero scrigno di tesori, che ripercorrono la storia morfologica, paleontologica e socio-culturale delle popolazioni che hanno vissuto sull’isola (con maggior risalto, per ovvie ragioni, al versante orientale e meridionale).

Inaugurato nel 1886 nel palazzo in cui oggi ha sede la Sovrintendenza ai Beni Culturali, in Piazza Duomo, il suo ampliamento necessitò il trasferimento nel giardino di Villa Landolina, avvenuto nel 1988. Il museo si divide in quattro settori, che ripercorrono la preistoria e la protostoria, Siracusa e le colonie greche in età arcaica e classica, le subcolonie e le collezioni provenienti da Gela ed Agrigento, Siracusa in età ellenistico-romana. I reperti archeologici sono davvero numerosissimi ed abbracciano un divario temporale a dir poco impressionante: dai resti degli elefanti nani (di cui abbiamo parlato nel percorso iniziale del nostro viaggio) alle statuette votive dei Siculi e dei Sicani, dai vasi e dai kouroi dell’età arcaica ai fregi ed alle metope degli altari e degli antichi templi diffusi per Siracusa e per l’intera Regione. L’organizzazione, purtroppo, è assolutamente scoraggiante: la quasi totale assenza di visite guidate e la poca padronanza della lingua inglese da parte dei dipendenti del museo stridono sonoramente con i tesori custoditi al suo interno (senza contare tutti quelli non esposti, catalogati e conservati ai piani inferiori). Davvero uno smacco imperdonabile, che denunzia ancora una volta l’indifferenza e la sufficienza con cui trattiamo il nostro patrimonio, non riuscendo “a venderlo” a quei turisti che potrebbero centuplicare, se soltanto le politiche locali si adoperassero efficacemente per la collettività ed il territorio. Scendiamo verso mare, in direzione Ortigia: una volta lasciata la vostra auto nel parcheggio Talete o nello spiazzale antistante il Palazzo delle Poste, iniziamo il nostro percorso a piedi, nel cuore pulsante dell’antica Συράκουσαι.

Piazza Pancali, il Tempio di Apollo e Corso Matteotti esordiscono agli occhi del turista che si è accinto ad approdare sulla piccola isola: la linea del tempo sembra impazzire e la stratificazione architettonica e culturale dei siti esalta gli storici e mette a dura prova i visitatori. Il tempio dorico in onore al dio Apollo, il più antico della Sicilia, divenne una chiesa (nel periodo bizantino) e persino una moschea islamica. Oggi è possibile ammirarne i resti in una cornice urbana decisamente barocca, riqualificata negli ultimi anni dalle amministrazioni locali. Lo scrigno ortigiano si dirama per il corso e i suoi negozi (oltre che la sede storica della Fondazione INDA, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico), indirizzandoci verso Piazza Archimede e la Fontana di Artemide, molto cara ai siracusani. E’ giunto il momento dei vicoli e delle stradine, sparse per tutta l’isola e che racchiudono secoli di storia. Siculi e greci, bizantini ed arabi, normanni e spagnoli: chiunque ha contribuito alla bellezza di questo luogo. Anche soltanto con un fregio, un arco, un volto scolpito nella pietra. Come accade spesso nei nostri centri storici, l’intersecarsi dei vicoli riserva sorprese improvvise: le piazze. Una regola che vale anche per Ortigia. Veniamo catapultati in Piazza Duomo e l’antistante Piazza Minerva, cuori millenari (nonché i punti più alti) dell’isola. Palazzo Vermexio (Municipio della città), Palazzo Beneventano del Bosco, la Cattedrale di Santa Lucia, il Palazzo Arcivescovile, il Palazzo Arezzo della Targia e la Chiesa di Santa Lucia alla Badia sono i tesori di una fra le piazze più belle d’Italia.

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Chiesa di Santa Lucia alla Badia – Ortigia, Siracusa

Ed è proprio la Cattedrale in onore alla celebre martire siracusana (più volte citata da Dante Alighieri nel Convivio e, soprattutto, all’interno della Divina Commedia) l’esempio più straordinario della conversione teologica ed architettonica dei luoghi sacri: l’odierno duomo della città, infatti, secoli addietro simboleggiava il Tempio di Atena, il più rilevante della πόλις. La pianta dell’Athenaion (V secolo a.C.) , un periptero esastico (cinque colonne in facciata, quattordici nei lati) in stile dorico, edificato dal primo tiranno di Siracusa Gelone (e costruito, a sua volta, nei resti di un tempio arcaico precedente), è visibile ancora oggi all’interno della Cattedrale, sviluppata su tre navate e delimitata dalle colonne del tempio ellenico. L’antico πρόναος è stato parzialmente sostituito da un affascinante atrio dal tipico barocco siciliano. L’ampiezza del περίστασις, invece, è divenuta l’interno di un duomo che trasforma la severità in bellezza e in cui la pietra ricopre indiscutibilmente il ruolo di protagonista. La Chiesa di Santa Lucia alla Badia, risalente al XV secolo d.C. e ricostruita dopo il violento terremoto del 1693, è un bellissimo esempio di sperimentazione barocca: oltre al già citato dipinto del Caravaggio, sono presenti numerosi affreschi del 1783, rappresentanti il Trionfo di Santa Lucia. La sua facciata esterna, così come avviene nel duomo, incarna perfettamente le abitudini architettoniche che hanno caratterizzato il Val di Noto del ‘700-‘800. Una piccola curiosità: la cittadina aretusea, dopo quella di Roma, possiede il più vasto complesso catacombale del mondo, quasi del tutto inaccessibile e, per molti, sconosciuto.

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Casa rupestre nel sito di Pantalica (Provincia di Siracusa)

Ci dirigiamo verso il mare, assaporando una buona granita alla mandorla, con gli occhi puntati alle papere ed ai papiri della rinomata Fonte Aretusa. Chi si trova presso l’isola di Ortigia, poi, non può sottrarsi alla visita del Castello Maniace, realizzato da Riccardo da Lentini nel periodo svevo, ulteriore esempio dell’unione architettonica tra i popoli, con le volte a crociera degli interni e le mura di difesa aragonesi. Esistono molti altri palazzi, chiese e monumenti da visitare (come la neo Domus Archimedea, un museo interattivo con sede a Palazzo Pupillo) il cui parlarne diviene quasi superfluo: occorre visitarli per comprenderne appieno la bellezza. Amate, invece, la natura e il mito? La Riserva Naturale del Fiume Ciane e Saline di Siracusa e l’Area Marina Protetta del Plemmirio faranno sicuramente al caso vostro. E la storia d’amore tra la ninfa Ciane – trasformata in sorgente da Ade – ed Anapo, che scelse anch’egli di lasciarsi liquefare dal dio dell’oltretomba, per vivere per sempre con la sua amata, in un modo o nell’altro. Il fiume Anapo che nasce e si sviluppa nei Monti Iblei e tra le necropoli di Pantalica, si unisce difatti al fiume Ciane, alle porte del capoluogo aretuseo.

Abbandoniamo la città, dirigendoci un po’ più a Sud, in un luogo magico: non esiste infatti una Sicilia senza barocco, non esiste una Sicilia senza Noto. Capolavoro urbanistico ed architettonico, come molti altri paesi del versante orientale dell’isola, Noto ha costruito la sua fortuna dalle macerie del disastroso terremoto del 1693, che mise in ginocchio le realtà locali del tempo, provocando circa 60.000 vittime. Alcune città decisero di cambiare il sito originario della loro ubicazione, optando per un luogo più consono alle idee del tempo: fu il caso di questa città, le cui resta antiche sorgevano 8 chilometri più in alto. Sul declivio del Monte Meti, il Duca di Camastra e Viceré di Spagna Giuseppe Lanza, l’ingegnere olandese Carlos de Grunenbergh, il matematico Giovanni Battista Landolina e molti altri ersero una nuova e fiorente città, all’insegna dell’imponenza e dello splendore. Noto è una città che ama esagerare, senza però urtare la sensibilità dello straniero: lo colpisce con un gancio diretto e preciso, ma lo conquista come una donna di cui non potrai più farne a meno.

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Centro storico di Noto (Provincia di Siracusa)

Noto è sinonimo di UNESCO (Patrimonio dell’Umanità, Città tardo barocche del Val di Noto: Catania, Caltagirone, Militello in Val di Catania, Palazzolo Acreide, Noto, Ragusa, Modica e Scicli, 2002), di barocco e, quindi, di grandezza: ne è un esempio la Basilica Cattedrale di San Nicolò con la maestosa scalinata che le conferisce importanza e sacralità, al pari di un’effettiva ascesa al cielo. Ne sono un esempio il Palazzo Ducezio (sede del Municipio), i balconi del Palazzo Nicolaci di Villadorata e l’omonima Via Nicolaci (in cui si svolge annualmente, nel mese di Maggio, la celebre Infiorata di Noto), la Chiesa dell’Immacolata insieme con l’ex Convento di clausura, le Chiese del Santissimo Crocifisso, di San Carlo al Corso, di San Domenico, di Santa Chiara.

Volti mostruosi, colonne serpentine e tantissimi altri fregi scolpiti nella pietra fanno di Noto uno scrigno d’arte, di cultura e di tradizioni popolari tramandate nel tempo. Dalla Porta Reale che simboleggiava l’accesso in città, le vie di Noto riservano al visitatore un vero museo (ordinato e caotico al contempo) a cielo aperto, dove i palazzi e le chiese si tingono di rosso al calar del sole.

Ma non è tutto di questa città, dal grande territorio (uno dei più vasti dell’intera Penisola): sono presenti la Riserva Naturale Oasi Faunistica di Vendicari (tra Noto e Pachino), la Riserva Naturale Cavagrande del Cassibile (ripartita nei Comuni di Noto, Avola e Siracusa) e la spiaggia di Calamosche. Alla foce del fiume Tellaro troviamo infine il sito archeologico di Eloro, antica città ellenistica di fondazione corinzia. Più distante è invece ubicata la Villa Romana del Tellaro, ricca di mosaici e circondata dai vigneti di moscato e del rinomato Nero d’Avola.

Ed è tra i vigneti di una calda sera siciliana che decidiamo di trascorrere qui la notte. Nell’attesa di rotolare verso Sud, alla scoperta di un’isola che riserva ancora numerosi tesori, per chi è assettato di scoperte. Il viaggio continua.

 

 

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