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Quando Noel, Liam e Damon giocarono alla guerra

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<<I hate that Alex and Damon. I hope they catch AIDS and die>>,

 

Damon Albarn
Damon Albarn

Queste parole, rilasciate da un ubriaco Noel Gallagher nell’Agosto del 1995 all’Observer, hanno segnato l’apice della cosiddetta Band Battle del britpop. Una battaglia mediatica più che fisica, combattuta da due delle band più influenti del panorama inglese. Uno scontro commerciale che ha segnato la storia della musica e che ad oggi, dopo venti anni, ancora non ha visto uscire sconfitta una delle parti. Sto parlando, ovviamente, di Oasis e Blur.

Da un lato Liam, Noel, i due Paul (Arthurs alla chitarra e McGuigan al basso) e Alan. Dall’altro Damon, Alex, Graham e Dave. Due fazioni che più distinte non potevano essere, e che si riflettevano in pieno nella personalità dei rispettivi frontmen. I fratelli Gallagher, vissuti nelle strade di Manchester tra pugni, droga e alcol: volti scolpiti, conservatori, dal pessimo carattere, tifosissimi del City. Di fronte a loro Damon Albarn, nato a Londra da una famiglia dell’upper class: biondino, progressista, geniale e provocatore allo stesso tempo, sostenitore del Chelsea. C’era abbastanza combustibile per far scoppiare l’incendio. Non è ben chiaro chi provocò la scintilla, ma in fondo il discorso finisce sempre lì: i media.

I Blur venivano da Parklife, diventato semplicemente l’album simbolo della musica popolare britannica. Albarn si era guadagnato il ruolo di conduttore nel programma della BBC Britpop Now, in cui avevano presenziato, tra gli altri, gli stessi Oasis (reduci dal primo disco, Definitely Maybe). Anni d’oro, insomma. Il 1995 segnò il ritorno sul mercato di entrambi i gruppi, con due lavori intitolati rispettivamente The Great Escape e (What’s the story) Morning Glory?. Il Regno Unito divenne, in via temporanea, il centro del mondo musicale. Lo stesso termine britpop, nato da poco ma di certo non nuovissimo, venne utilizzato dai giornalisti come vera e propria “arma” di risposta al grunge statunitense (e c’è da dire che le canzoni inglesi di quegli anni non conquistarono mai totalmente il pubblico americano). Torniamo ai due album, o meglio, alle due tracce che hanno scatenato il conflitto. Sì, perché il fulcro risiede in due singoli usciti esattamente lo stesso giorno, il 14 Agosto: Roll With It degli Oasis, Country House dei Blur. La sfida, o presunta tale, era un classico “chi venderà di più”, come in un cartone animato in cui dei bambini gareggino con i chioschi di limonata. Piuttosto infantile, è vero, ma enormemente proficuo. Le copertine si sprecarono, così come i titoli ad effetto (famigerato quello di NME: “Campionato britannico di pesi massimi”). Paradossale è che le due canzoni in questione siano tra le peggiori di tutto il repertorio delle band.

Liam e Noel Gallagher
Liam e Noel Gallagher

La spuntarono i Blur per qualche decina di migliaia di copie, ma il risultato conta ben poco. Country House fu comprato da circa 274 mila ascoltatori, ma (What’s the story) Morning Glory? diventò il terzo album più venduto della storia del Regno Unito: per comprendere la conquista, i primi due posti sono occupati rispettivamente da Queen e Beatles. E il secondo disco in studio degli Oasis è davvero un mattone decisivo per la musica inglese, assimilabile (con le dovute precauzioni) a quello che fu Revolver per il pubblico degli anni ’60.

Tutto qui? Be’, non proprio, se consideriamo il calderone che ribolliva intorno a questi due contendenti. A guadagnarci maggiormente dalla sfida furono infatti gli artisti che riuscirono a infilarsi nelle pieghe del “genere”, riscuotendo così un discreto successo. Così fu per i Travis e per i The Verve di Richard Ashcroft, ma indirettamente anche per le band che vennero dopo (Coldplay, in particolar modo). Alla lista sfuggono i Radiohead, il cui percorso si è sempre sviluppato collateralmente alle “mode” del periodo.

Come si è conclusa la vicenda? Sia Blur che Oasis sono ricordati, un ventennio dopo, come i gruppi cardine degli anni ’90 in Europa. Sia Blur che Oasis sono passati attraverso lo scioglimento (i primi si sono riuniti nel 2008, ma i rapporti tra Damon Albarn e Graham Coxon non sono più rosei di quelli tra i fratelli Gallagher). Sia Blur che Oasis si sono congedati con lavori più che dignitosi: Think Thank e Dig Out Your Soul. Noel e Liam adesso capeggiano gruppi differenti (il fratello maggiore ha fondato gli High Flying Birds, il minore i Beady Eye, separati poi nel 2014), e nessuno dei due è riuscito a replicare il successo ottenuto in coppia: non che fosse facile, si intende.

Albarn è sempre il più attivo: ha ottenuto consensi oltreoceano grazie alla “maschera” dei Gorillaz, ha creato The Good, The Bad & The Queen (super progetto con Paul Simonon, Tony Allen e Simon Tong), da ultimo ha pubblicato l’album solista Everyday Robots. Tutti sembrano passarsela piuttosto bene.

Avete presente la frase all’inizio? Quel pessimo augurio di morte ad opera di Noel Gallagher? Lo stesso Noel si è poi rimangiato tutto, ammettendo di aver pronunciato la frase durante una sbronza, e che nonostante avesse chiesto esplicitamente alla giornalista di non inserirla nell’articolo, lei non gli ha dato ascolto. Il ragazzone di Manchester e Damon Albarn si sono addirittura concessi un abbraccio, dopo i Brit Awards del 2012.

Tarallucci e vino.

 

NME dedica la copertina alla sfida tra Blur e Oasis

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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