Napoli, corteo di protesta per Davide Bifolco

Quando il punto di vista diventa unico “giudice”

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Manifestazioni e arresti per la visita del PapaLa legge, la morale, l’etica, la politica, l‘informazione e la propaganda: termini tendenzialmente appartenenti allo stesso campo semantico, eppure in alcune occasioni più divergenti di quanto si possa anche solo lontanamente immaginare. A creare le differenze tra i concetti e tra i diversi modi di interpretare la realtà è, da sempre, il punto di vista.

Nulla probabilmente rende meglio questo concetto del film – capolavoro Twelve Angy Men di Sidney Lumet del 1957 – in cui dodici giurati si trovano a dover decidere rispetto alla colpevolezza o innocenza di un ipotetico assassino e undici di questi lo ritengono colpevole perché, ognuno di loro condizionato dal proprio vissuto e dalle proprie spiacevoli esperienze personali avute relazionandosi ad altri ragazzi di quella zona, non riesce a scorgere per il ragazzo in questione una possibilità di riscatto, mentre il restante giurato, guardando la vicenda più dall’esterno non riesce a comprendere l’accanimento contro lo stesso. E’ sempre così, una stessa vicenda, guardata attraverso punti di vista diversi (probabilmente ognuno di noi ha occhi condizionati dal proprio vissuto, dalle proprie esperienze, e talvolta, ahimè, dalle proprie inesperienze), può dar luogo a giudizi e, talvolta, a pregiudizi contrari eppure tutti potenzialmente accettabili.

Di recente, una vicenda in merito alla quale il mondo dell’informazione ma anche e soprattutto quello dell’opinione pubblica si è trovato diviso e rispetto alla quale nel mondo delle opinioni si è creato una sorta di deleterio effetto domino è stata quella inerente alla morte di Davide Bifolco a Napoli, il quale trovandosi in difetto ha tentato di eludere le regole non fermandosi ad un posto di blocco come gli era stato imposto da una pattuglia dei carabinieri, uno dei quali in seguito a tale rifiuto avrebbe sparato, molto probabilmente per errore accidentale come avrebbero confermato anche i risultati dell’autopsia, o forse no, forse era tutto premeditato, nessuno può dirlo, nessuno sa con precisione e con certezza. Fatto sta che in molti non ci hanno creduto sul momento prima che fossero effettuate le ricostruzioni e non ci credono ancora ora, e supportando il proprio pensiero riguardo alla vicenda con dati di fatto tendenzialmente evidenti, del tipo che un grilletto non lo si può premere per sbaglio come per sbaglio si può calpestare invece il piede di un passante, chiedono di far luce sul fatto prospettando un’eventuale condanna del carabiniere in questione.

Il punto di vista che entra qui in ballo potrebbe essere la generale sfiducia nelle istituzioni e nel sistema da cui spesso si genera un populismo che, se esasperato, potrebbe far perdere di vista l’obiettivo principale. Perché c’è da dire che se, sotto colpi di pistola, un giovane è prematuramente e magari ingiustamente morto, sotto quelli della polemica, della critica e delle chiacchiere, un altro lo stiamo uccidendo. Un altro punto di vista alla luce del quale si potrebbe inquadrare la vicenda è infatti quello che, di fronte ad un soggetto che elude le regole in un contesto già in condizioni regolari difficile da gestire e in cui già il concetto stesso di regola è un concetto vano, c’è da dire che a caldo, nei suoi panni carichi di panico e di responsabilità, perdere il controllo da parete del carabiniere potrebbe essere se non giustificabile comunque pur sempre umano in un momento di particolare tensione, almeno tanto quanto umana potrebbe esser vista la tendenza a scappar via quando in presenza delle forze dell’ordine si è in difetto.

Altro punto di vista, rimasto un po’ nell’ombra ma probabilmente centrale e dal quale non si dovrebbe prescindere è il pensiero a tutte le vittime uccise dalla malavita organizzata, malavita che non è sempre quella ufficialmente identificata sotto il nome di mafia o di camorra, malavita che siamo anche noi ogni volta che non siamo responsabili di noi stessi e pretendiamo responsabilità e tutela dallo Stato, quando eludiamo la legge e di fronte a conseguenze spiacevoli, estreme, ingiuste, invochiamo una giustizia e un’etica che mettono capo a non si sa chi.
22330-no-alla-camorraMa, fino a prova contraria, la legge nasce dall’etica. Da quell’etica che millenni fa portò popoli meno progrediti ma probabilmente più perspicaci di noi, a comprendere che se a questo mondo vogliamo vivere senza prevaricare l’uno sull’altro bisognava darsi delle regole. La cosa probabilmente più terribile, infatti, è proprio il fatto che si sia guardato a questa vicenda di Davide, sia da una parte che dall’altra con gli occhi piedi di odio, attraverso punti di vista diversi e contrastanti ma accomunati dallo stesso astio nei confronti del prossimo e dell’Uomo, il fatto che si è portati sempre a guardare a questo nostro mondo come a un teatro di guerra senza tener conto dell’umanità delle azioni, delle circostanze che a volte ci schiacciano e portano a perdere il controllo anche quando e dove non ce lo potremmo permettere, del fatto magari banale ma a volte necessario da ribadire che non siamo delle macchine, ed è anche da questa presa di coscienza che millenni or sono qualcuno ebbe l’idea di creare le regole, di dar vita a quella comunità sorvegliata dall’unica divinità del bene comune che era la pòlis.

Se è vero che questo sistema lo abbiamo voluto noi, e per noi si intende noi uomini, che nonostante i secoli scorrano siamo sempre gli stessi con le nostre fragilità, la nostra fallibilità e le nostre imperfezioni, se è vero che abbiamo lottato per costruirlo anche se poi nel tempo lo abbiamo inconsapevolmente corrotto, indipendentemente dal punti di vista di ognuno sulla vicenda contingente cerchiamo di riprendercelo, di non creare divari e non costruire muri e baluardi tra etica e morale, tra Stato e cittadini, e uniamoci per contrastare invece la malavita organizzata, quella che insegna ai ragazzi a non rispettare le regole e non per renderli liberi ma per intrappolarli in ossequio a codici di comportamento non solo illeciti ma anche molto più rigidi nonché assolutamente amorali e meschini, quella che, indipendentemente da come siano poi andate le cose, a lungo andare sicuramente a Davide non avrebbe fatto del bene.

 

 

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About Martina Cimino

COLLABORATRICE | Classe 1993 e originaria di Teggiano (SA), vive a Pisa dove studia Giurisprudenza. Appassionata di letteratura, politica, storia e cinema, sogna un mondo in cui le giornate non durino soltanto ventiquattro ore.

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