Russian President Vladimir Putin enters ...Russian President Vla

Putin, mon amour

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Ricostruire gli ultimi eventi riguardanti un personaggio come Vladimir Vladirimovich Putin è un’impresa complessa quanto il voler capire perché in Italia si continua ancora a credere in personaggi condannati da una corte giudiziaria, di cui non farò il nome data la chiara semplicità dell’enigma. Persone ben più qualificate di me e con un background di quelli da “come hanno fatto a fare questo o quest’altro in così poco tempo?”, che per ora io non posseggo, hanno tratteggiato il profilo del boss della Grande Madre Russia. Perché di Grande Madre si tratta, se consideriamo tutte le volte che ha accolto tra le sue amorevoli braccia uomini certamente ricchissimi e potenti, ma piccoli come coriandoli dal punto di vista morale. Il mio primo contatto o incontro – scontro con il signor Putin l’ho avuto a 13 anni leggendo il Complotto dell’ex KGB dell’ex agente segreto Litvinenko. Costui, ricalcando quasi le orme del j’accuse zoliano, aveva incolpato il suo ex compagno di spionaggi, ormai uomo politico di spicco della Russia, di aver organizzato falsi attentati , eliminato personaggi scomodi e favorito i suoi fedelissimi nell’accesso a cariche pubbliche prestigiose. Un bel coraggio la nostra ex spia! E infatti è stata subito eliminata con un delicatissimo e gustosissimo tè al polonio. Il suo omicidio è legato a quello di un altro personaggio anti Putin di spicco, la giornalista Anna Politkovskaja. La capacità del serioso e freddo presidente russo di nascondere ogni traccia che potesse collegare questi due clamorosi omicidi alla sua persona è merito anche di quei mass media russi che hanno ritenuto che fossero delle notizie di cronaca nera come tante, perché troppo impauriti di dire verità scomode per le quali si pagano prezzi altissimi. Putin, a pochi giorni dall’omicidio della giornalista della Novaja Gazeta, ha avuto la freddezza di rispondere che una donna politicamente scomoda come Anna, che aveva indagato sulle brutalità della guerra in Cecenia e su stragi come quella di Beslan, non aveva mai avuto alcuna influenza nelle questioni interne al Paese. Ma queste due “vittime di coscienza” non sono stati gli unici oppositori del presidente russo, altri sono stati uccisi in circostanze sospette o costretti all’esilio (non prima di aver venduto a qualche fedele del boss industrie petrolifere o quotazioni in borsa) e le loro storie hanno avuto un’eco potente fuori dalla Russia, tanto da catalizzare l’attenzione di Ong e altri osservartori internazionali sul Paese.

Nessuna società dotata del più alto senso di cultura civica deve assopirsi dinanzi alle ripetute violazioni dei diritti umani perpetrati dagli uomini del FSB (ricordate: il KJB non muore mai, piuttosto si trasforma in puro stile camaleontico) o da semplici uomini lasciati a briglia sciolta perché “hanno i contatti giusti”. Voglio ricordare che alla Duma è stata approvata una legge che vieta agli omosessuali e ai transessuali di manifestare per i propri diritti, troppo spesso calpestati dai russi i quali ritengono che essere diversi sia una malattia. Tutti gli attivisti che hanno manifestato il loro dissenso sono stati arrestati o espulsi se provenienti da altri Paesi. Vietato parlare, vietato non essere un ingranaggio della macchina del Cremlino.

Purtroppo molte volte Putin è stato accolto con cerimonie in pompa magna nel nostro Paese e mi sembrava di ritornare indietro negli anni ’40, quando Mussolini accoglieva con tutti gli onori il suo alleato Hitler. Beh, non possiamo essere alleati della parte marcia della Russia, bensì sostenitori della resistenza anti Putin che continua a persistere nonostante le restrizioni imposte dal Cremlino riguardo alla libertà d’espressione. Putin avrà pure tutto il gas del pianeta, ma questo non significa che bisogna chinare il capo dinanzi ai suoi atti di prepotenza!

Certo, si può pensare che il suo contributo sia stato fondamentale nell’evitare un conflitto mondiale in Siria. Ma è anche certo che il suo obiettivo non è quello di evitare stragi di innocenti, dato che sono quotidiane e diventano sempre più sanguinose, ma è quello di salvaguardare quello spazio sul Mediterraneo garantitogli dal supporto ad Assad. La risoluzione pacifica del conflitto non c’è stata e sembra un miraggio in un deserto di morte e distruzione quale è lo scenario siriano attuale. Ma questo suo intervento autorevole contro un’entrata in guerra di altri Stati gli è valso la candidatura al Premio Nobel per la Pace. Ora, due sono state le mie reazioni a tale notizia: ho riso credendo fosse un fake o una di quelle pagine su cui clicchi e poi esce fuori la scritta “scherzetto!”; quando invece mi sono resa conto che la notizia era vera e non falsa come i capelli del suo amico Berlusconi, mi sono chiesta quanta vodka assieme al cervello si fossero bevuti i membri della commissioni che redige le candidature a un premio così autorevole. E Putin, per dimostrare di essere all’altezza del Nobel per la Pace, cosa fa? Fa a cazzotti con i rivoluzionari di Kiev che hanno spodestato dalla poltrona presidenziale il suo uomo fantoccio e schiera le sue truppo al confine con l’Ucraina! Se questo è pacifismo, quello di Madre Teresa cos’era? Ma non è finita qui. La Crimea, la cui popolazione è inconfutabilmente russofila, accoglie benevolmente l’esercito russo, indice un referendum per staccarsi dell’Ucraina e entrare a far parte della Federazione Russa. Il risultato di queste elezioni è un plebiscito a favore del Cremlino, che con fare paterno chiama a sè questa terra per sua natura russa, ricucendo uno strappo durato circa due secoli. Ovviamente l’invasione e poi l’annessione della Crimea alla Russia hanno suscitato profonde reazioni di sdegno in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti, che non aspettavano altro per ribadire la loro posizione di “difensori della democrazia e della libertà”. Ma non è questo il momento di discutere del profilo degli USA. Ora è importante concentrarsi su quello che sta accadendo in Ucraina, che continua a vedere i suoi territori dell’Est esprimere la volontà di essere parte del sogno della Grande Russia concepito dal “buon” Vladimir. Anche Milosevic aveva in mente una Grande Serbia e il risultato è stato uno dei genocidi più sanguinosi della storia contemporanea. Ma la piccola Serbia non è la potente Russia, è arduo sconfiggere un uomo dalle mille risorse come l’uomo del Cremlino.

E allora come fermarlo? Come fermare il suo regime autoritario, se la Russia è membro del Consiglio di Sicurezza e quindi blocca ogni sanzione a suo sfavore? Aver sottovalutato le ambizioni di Putin è stata una pecca delle grandi potenze mondiali, che ora si trovano a dover affrontare una patata bollente delle dimensioni di una Grande Matrigna Russia e del potere di un nuovo zar che non arretrerà di un millimetro nel dettare le sue condizioni. Noi dobbiamo continuare a vigilare su quella Russia che vuole cambiare e che per questo deve essere sostenuta ogni qual volta essa viene denigrata dalle autorità.

Informarsi è sempre un’ottima strada per denunciare le verità che un regime come quello russo cerca invano di nascondere sotto il suo tappeto fatto di violenze e proibizioni.

 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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