TOPSHOTS People run after hearing what is believed to be explosions or gun shots near Place de la Republique square in Paris on November 13, 2015. At least 18 people were killed in several shootings and explosions in Paris today, police said.  AFP PHOTO / DOMINIQUE FAGET

#PrayForParis: l’Occidente che deve riemergere dal suo oblio

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#PRAYFORPARIS: L’OCCIDENTE CHE DEVE RIEMERGERE DAL SUO OBLIO

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La copertina odierna del quotidiano francese “Libération”

E pensare che avevo in mente di scrivere un pezzo riguardante le ultime votazioni avvenute in Myanmar (le prime elezioni libere in 25 anni), le quali ci hanno donato una splendida pagina di democrazia con la strabiliante vittoria di Aung San Suu Kyi, attivista per i diritti umani nonché Premio Nobel per la Pace nel 1991. Già, democrazia e libertà: due principi capisaldi del nostro tempo, due (ennesime) vittime delle bombe e del terrore.

Ieri sera, Parigi è ripiombata nelle barbarie del terrorismo. La Francia è attonita, le parole del Presidente della Repubblica François Hollande non nascondono una certa venatura di orrore. La rivendicazione non tarda ad arrivare, l’ISIS tuona: <<E’ l’11 Settembre della Francia […] Ora tocca a Roma, Londra e Washington>>. I numeri sono inquietanti: 120-140 le vittime ed oltre 200 i feriti (dati in continuo aggiornamento), in sette attentati verificatisi simultaneamente. Oltre 1.500 militari disseminati tra le strade della Capitale, chiuse le frontiere, dichiarato lo stato di emergenza: in Francia non accadeva dal 1957, durante la guerra contro l’Algeria. Le manifestazioni di solidarietà non tardano ad arrivare: l’Europa, gli USA ed il mondo intero si stringono attorno a Parigi, nel suo annus horribilis nella lotta ed il contrasto al fanatismo religioso.

Nel mese di Gennaio, pochi giorni dopo l’attentato alla Redazione del periodico satirico Charlie Hebdo, decisi di soffermarmi con un articolo sulla libertà di espressione in qualità di bene universale, da custodire con fermezza. Oggi mi ritrovo/ci ritroviamo qui, a rivivere una situazione tragica che costringe l’Occidente ad inabissarsi nel tenebroso oblio delle sue colpe, delle sue ipocrisie.

I brutali attentati avvenuti a partire da quella tragica mattina newyorkese dell’11 Settembre 2001 sino ad oggi, per tutti questi anni ci hanno ammonito come il terrorismo sia la risultante dell’estremizzazione religiosa e dei pregiudizi tra gli uomini, che finiscono col mettere i popoli l’uno contro l’altro. Nessun Dio desidererebbe mai la guerra, nessun culto professerebbe mai la violenza. Siamo noi che ne scorgiamo il male, che ne traiamo i vantaggi… e qualche volta gli svantaggi. Poiché un circolo vizioso è destinato a rimanere difettoso ed opportunistico. Oggi, così come in quel 7 Gennaio 2015, siamo tutti francesi: ma non bastano gli hashtag #JeSuisCharlie o #PrayForParis a risolvere la questione. Stupirsi della ferocia dei mostri che abbiamo contribuito a creare non è più sufficiente. E non basta piangere solo per Parigi: il mondo non si è ribellato per gli attentati di Copenaghen il 14/15 Febbraio 2015, durante un convegno dal titolo Kunst, blasfemi og ytringsfrihed  (trad: Arte, blasfemia e libertà di espressione). Nessun Organo nazionale e sovranazionale ha pianificato una marcia per le cruente stragi accadute in Nigeria, in Siria, in Turchia. Uno dei tanti controsensi di una civiltà indignata ad intermezzi, vittima e complice dei mass media, di tutto quello che “fa notizia”, degli interessi economici e geopolitici dei singoli Paesi.

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Alcuni monumenti sparsi per il mondo in solidarietà con le vittime degli attentati di Parigi

Sbagliamo a considerare credenti dei kamikaze simili, ma sbagliamo tremendamente di più ad etichettare i credenti musulmani come dei fanatici. Questa non è religione, ma follia: e mettetevi in testa che i politici o i giornalisti che non evidenziano una tale divisione – decidendo piuttosto di specularci sopra, per ottenere qualche voto o vendere qualche copia in più – sono dei farabutti.

Negli ultimi decenni, mai The White House e il Palais de l’Élysée avevano collaborato così sinergicamente, contro un obiettivo comune: la lotta al terrorismo. Escludendo la Russia di Vladimir Putin, USA e Francia studiavano (e studiano) insieme le operazioni militari da imbastire in territorio siriano, coadiuvati dagli Alleati. Una mossa che avrebbe oltraggiato il Daesh, e l’incidente del volo di linea russo nei cieli di Sharm el-Sheikh (224 vittime il bilancio finale), qualora ne venisse accertata la natura terroristica, diverrebbe un chiaro esempio di come l’ISIS voglia indebolire il turismo, l’economia e l’immagine di alcuni Paesi cruciali come l’Egitto, la Tunisia, la Turchia.

Per troppo tempo, l’Occidente ha opportunisticamente ritenuto che le vicende in Medio Oriente o in Africa non lo riguardassero, illudendosi di poter vivere il proprio benessere sul malessere altrui per sempre. Ma non solo: l’intera politica internazionale ha fallito. La fragilità dell’ONU (debole con i forti e forte con i deboli) ha accresciuto la smania di potere di varie potenze economiche globali, conclamate ed emergenti. E’ giunto il tempo che gli Stati più industrializzati cessino di vendere armi sottobanco (proprio ai quei fanatici che disseminano il terrore nelle nostre città) e di spodestare i dittatori lasciando il caos, che gli USA smettano di ragionare solo in termini di “confini NATO”, iniziando a dialogare seriamente con la Russia. Ma soprattutto, è giunto il tempo che l’Unione Europea si unisca (sul piano politico) e riconosca il suo multiculturalismo per ribadire una posizione ferrea, su tante questioni nevralgiche per il destino dell’umanità. Altrimenti dovremo indignarci anche in futuro, dovremo assistere inermi ad altre stragi, dovremo temere per la nostra incolumità, dovremo vederci sottrarre la nostra libertà.

Utopistico? E’ molto probabile. Ma dobbiamo crederci, per provare a sperare in un futuro migliore. In cui i precetti di Montesquieu preservino ancora le nostre democrazie, accompagnando la civiltà umana al progresso ed al superamento delle barriere politiche, economiche, religiose.

<<La liberté sera toujours plus forte que la barbarie (?)>>.

(François Hollande – 07/01/2015)

 

 

 

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#PRAYFORPARIS: L’OCCIDENT DOIT RENAÎTRE DE SES OUBLIS

12235009_1197841113564733_8064036060773087333_nEt dire que je comptais faire part de mes réflexions sur les récentes élections survenues au Myanmar (premières élections libres depuis 25 ans) qui ont consacré la victoire éclatante d’Aung San Suu Kyi, activiste pour les Droits de l’Homme et Prix Nobel de la Paix en 1991, entamant ainsi une nouvelle page démocratique. La démocratie et la liberté, voilà deux fondamentaux de notre temps, deux (énièmes) victimes des bombes et de la terreur.

Hier soir, la Paris est retombée sous la barbarie du terrorisme. La France est interloquée, les mots du Président de la République François Hollande ne parviennent à masquer une certaine teinte d’horreur. Les revendications ne tardent pas, et ISIS tonne: <<C’est le 11 Septembre de la France […] Puis viendra le tour de Rome, Londres et Washington>>. Les chiffres sont terrifiants: près de 140 victimes et plus de 200 blessés (chiffres continuellement ajournés) suite à septs attentats simultanés. Plus de 1.500 militaires sont déployés dans les rues de la capitale, les frontières exceptionnellement fermées et l’état d’urgence déclaré: une première depuis 1957, en pleine guerre d’Algérie. De partout, les manifestations de soutiens ne tardent pas à arriver: l’Europe, les Etats-Unis et le monde entier enlacent Paris en cet annus horribilis de lutte, défiant ainsi tout fanatisme religieux.

J’avais déjà décidé, au cours du mois de Janvier, quelques jours après l’attentat survenu à la rédaction du journal satirique Charlie Hebdo, de m’exprimer avec un article sur la liberté d’expression  comme bien universel  à affirmer dans la plus grande fermeté. Aujourd’hui je me retrouve, nous nous retrouvons là, à revivre cette situation tragique qui contraint l’Occident à sombrer dans les ténèbres de ses fautes et de ses hypocrisies.

Les brutaux événements, survenus en série depuis la tragique matinée new-yorkaise du 11 Septembre 2001 jusqu’à celles d’aujourd’hui, ne cessent de nous rappeler à quel point le terrorisme naît de l’association sinistre entre extrêmismes religieux et préjugés entre les hommes, qui finissent par opposer les peuples les uns aux autres. Aucun Dieu n’a jamais prêché la guerre, aucun culte ne professe la violence. Nous sommes les seuls à en extraire le mal, à en tirer les avantages comme les pires messages. Tout cercle vicieux n’est destiné qu’à la déficience et l’opportunisme. Aujourd’hui, tout comme le 7 Janvier 2015, nous sommes tous Français, mais la question ne peut se régler à coups de hashtag tels #JeSuisCharlie ou #PrayForParis. S’étonner de la férocité des monstres que nous avons contribué à créer n’est plus suffisant. Trop facile également de ne pleurer que pour Paris: le monde ne s’est pas rebellé suite aux attentats de Copenhague les 14 et 15 Février 2015, au cours d’un Congrès intitulé fort à propos Kunst, blasfemi og ytringsfrihed (trad: Art, blasphème et liberté d’expression). Aucun organe national ou supranational n’a organisé de marche pour commémorer les cruels massacres du Nigeria, de la Syrie et de la Turquie. Un de ces nombreux contresens d’une civilité indigné quand il lui plait, victime et complice des mass media, de tout ce qui puisse “faire le buzz”, des seuls intérêts économiques et géopolitiques nationaux.

12246770_1197926206889557_7603795157969149007_nNous ne pouvons qualifier de croyants des kamikazes, et nous nous trompons encore davantage lorsque l’on étiquette des fanatiques de croyants musulmansCe n’est pas une religion. C’est une folie. Et gardez bien à l’esprit que ces politiques et journalistes qui passent bien opportunément sous silence cette distinction, préférant spéculer sur l’amalgame pour obtenir des votes, sont des crapules.

Au cours des dernières décennies, ni la Maison-Blanche ni l’Elysée n’avaient collaboré contre le terrorisme de façon si synergique. En excluant la Russie de Vladimir Poutine, la France et les Etats-Unis ont étudié (et étudient) ensemble les opérations militaires à mener en territoire syrien, avec les Alliés. Une manœuvre qui aurait outragé Daesh et rappelé le drame de l’incident de vol de la ligne russe dans le ciel de Sharm el-Sheikh (224 victimes, selon le bilan final) dont la nature terroriste désormais attestée donne un exemple clair de comment l’ISIS cherche à affaiblir le tourisme, c’est-à-dire l’économie et l’image, de certains pays cruciaux comme l’Egypte, la Tunisie et la Turquie.

Pendant trop longtemps, l’Occident a opportunément considéré que les conflits du Moyen-Orient et de l’Afrique ne le regardent pas, feignant de pouvoir fonder son bien-être sur le mal-être des autres, et ce pour toujours. Mais plus encore, l’entière politique internationale a failli. La fragilité de l’ONU (faible avec les forts mais forte avec les faibles) a accru l’avidité de pouvoir de diverses puissances économiques mondiales, acclamées et/ou émergentes. Voici venu le temps pour les Etats les plus industrialisés de cesser la vente sous le manteau d’armes aux mêmes fanatiques qui terrorisent nos villes, de destituer des dictateurs épars ne laissant derrière eux que le chaos, et pour les Etats-Unis d’arrêter ce raisonnement limité à l’OTAN et d’enfin dialoguer sérieusement avec la Russie. Mais surtout, et plus que tout, il est temps que l’Union Européenne s’unisse (sur le plan politique), reconnaisse son multiculturalisme et affirme enfin une position ferme sur toutes ces questions névralgiques pour le destin de l’humanité. Nous nous condamnons sinon à s’indigner, encore et encore, à assister impuissant à de nouveaux massacres, à craindre toujours pour notre intégrité en se voyant soustraire notre liberté.

Utopiste? Fort probablement. Mais nous avons l’exigence d’y croire, pour espérer un futur meilleur. Que les préceptes de Montesquieu préservent encore nos démocraties, en accompagnant la citoyenneté humaine vers le progrès et au-delà des barrières politiques, économiques et religieuses.

<<La liberté sera toujours plus forte que la barbarie (?)>>.

(François Hollande – 07/01/2015)

 

 

Si ringrazia Léonor Maridat Belotti per la gentile traduzione dell’articolo in lingua francese.

 

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#PRAYFORPARIS: THE WEST WORLD HAS TO RE-EMERGE FROM ITS OBLIVION

12235009_1197841113564733_8064036060773087333_nHonestly, I had in mind to write a piece about Myanmar and the first free elections in 25 years, which have given us a great example of democracy with the stunning victory of Aung San Suu Kyi, human rights activist as well as Nobel Prize for Peace in 1991. Democracy and freedom: two cornerstones of our time, again two victims of bombs and terror.

From last night, Paris is back into the nightmare of terrorism. France is astonished, the words of President François Hollande do not hide a vein of horror. ISIS thunders: <<It is France’s September 11th […] Now the time for Rome, London and Washington has come>>. The numbers are disturbing: 120-140 victims and more than 200 wounded (data are still updating), in seven simultaneously attacks. Over 1,500 soldiers scattered through the streets of the capital, closed borders, and the state of emergency has been declared. In France this wasn’t happening since 1957, during the war against Algeria. Expressions of solidarity keep coming: Europe, the US and the whole world symbolically hug Paris; in its annus horribilis for this fight and contrast to the religious fanaticism.

In January, just a few days after the attack of the satirical magazine Charlie Hebdo, I decided to dwell with an article on freedom of expression as a universal good, to be kept firmly. Today I find myself/we find ourselves here, to relive a tragic situation that forces the West World to sink into the dark oblivion of his guilt, and his hypocrisy.

The brutal bombings happened since that tragic morning in New York September 11th, 2001 up to now, all these years we have been warned that terrorism is the result of extreme religious prejudices among men, which end up putting people one against the other. No God would ever want war or declare religious violence. We are the ones who see evil; look for benefits… and find sometimes disadvantages. It is a vicious circle likely to remain just bad and opportunistic. Today, as for January 7th, 2015, we are all French, but the hashtags #JeSuisCharlie or #PrayForParis are not enough to solve the matter. Wonder about the ferocity of the monsters we helped creating is no longer sufficient. It is not enough crying for Paris: the world did not take action against the attacks of Copenhagen on February 14th and 15th 2015, during a conference entitled Kunst, blasphemous og ytringsfrihed (translation: Art, blasphemy and freedom of expression). No National and Supranational Body organized a march for the bloody massacres that happened in Nigeria, Syria, and Turkey. One of the many contradictions of a civilization insensitive to interludes; victim and partner of the mass media, of what is “newsworthy”, the economic and geopolitical interests of individual countries.

12246770_1197926206889557_7603795157969149007_nIt is wrong considering believers similar kamikaze, but even more wrong is labeling Muslim believers as fanatics. This is not religion, but madness: politicians or journalists who do not show such a division – deciding instead to waffle on, to get some votes or sell some more copies – are scoundrels.

In recent decades, The White House and the Palais de l’Élysée have never collaborated so synergistically against a common objective: fight against terrorism. By excluding Vladimir Putin’s Russia, the US and France were studying (and study) military operations to be done in Syria, together with the Allies. A move that would have outraged the Daesh, and the crash of the Russian airline flight in the skies of Sharm el-Sheikh (224 victims is the final budget); should it be verified as another act of terrorism, it would be a clear example of how the desire of ISIS is also to weaken tourism, economy and images of some crucial countries like Egypt, Tunisia and Turkey.

For too long, the West has opportunistically felt that the events in the Middle East or Africa were not related to him, the illusion of being able to live off their own welfare and discomfort of others forever. But not only: the entire international policy has failed. The fragility of the UN (weak with the strong ones and strong with the weak ones) has increased the lust for power of various global economic powers. It is time that the more industrialized states cease selling arms under the table (just to those fanatics who disseminate terror in our cities), and to oust dictators leaving chaos that the US stops thinking only in terms of “NATO borders”, starting to talk seriously with Russia. Above all, it is the time that European Union joins together (politically) and recognizes its multiculturalism; also, to reaffirm its strict position on many issues of importance to the destiny of humanity. Otherwise we will have to be indignant also in the future, we will have to look at other massacres with fear for our safety, we will have to see us steal our own freedom.

Utopian? Very. But we have to believe it, to try and hope for a better future. In which the precepts of Montesquieu can still preserve our democracies, accompanying human civilization and progress in meeting diverse political, economical and religious ideas.

<<La liberté sera toujours plus forte que la barbarie (?)>>.

(François Hollande – 07/01/2015)

 

 

Si ringrazia Corinna Rombi per la gentile traduzione dell’articolo in lingua inglese.

 

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About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

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