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Pio La Torre: quando la Politica è vita

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di Chiara Grasso

Trentadue anni sono passati dal 30 Aprile 1982, giorno in cui il Dirigente del PCI siciliano Pio La Torre, ed il suo compagno di partito Rosario Di Salvo, vennero barbaramente uccisi in un agguato. Erano le 9:20 del mattino e i due si stavano dirigendo verso la sede del partito, in via Turba a Palermo, quando durante il tragitto vennero raggiunti da un commando che fece fuoco su di essi. La Torre morì sul colpo, Di Salvo ebbe il tempo di uscire la pistola e sparare qualche colpo prima di spirare.

Una vita dedicata alla politica ed alle condizioni del Mezzogiorno quella di Pio La Torre. Il suo impegno in politica ha inizio nel 1945, cioè quando si iscrive al Partito Comunista ed apre una sezione del partito nella sua borgata e in quelle vicine (sempre ne palermitano). E’ un giovane in gamba e diventa anche responsabile giovanile della CGIL e del PCI. E’ sempre dalla parte dei contadini e dei lavoratori e lo dimostra partecipando attivamente alle loro lotte. E’ il Luglio del 1949 quando diventa membro del Consiglio Federale del Partito Comunista e, tramite lo slogan “La terra è di tutti”, dà il via al movimento di occupazione delle terre: l’intento era quello di ottenere la confisca delle terre incolte od abbandonate e l’assegnazione delle stesse in parti uguali a chiunque ne avesse di bisogno. Durante gli scontri La Torre viene arrestato, rimanendo in carcere per oltre un anno. Scontata la pena – uscì dal carcere dopo un anno (1952) -continuò l’attività in politica: fino al 1966 sarà Consigliere Comunale a Palermo; nello stesso periodo diventa Segretario regionale della CGIL e del PCI. Il 1968 è l’anno in cui viene eletto all’Assemblea Regionale Siciliana; l’anno dopo quello in cui viene chiamato dalla direzione nazionale del Partito Comunista a Roma per ricoprire l’incarico di vice responsabile della sezione Agraria e meridionale.

E’ il Maggio del 1972 quando La Torre fa il suo ingresso alla Camera dei Deputati e vi rimarrà per tre legislature, partecipando ai lavori delle Commissioni Bilancio e Agricoltura e della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia. E’ qui che Pio La Torre dà il suo più grande contributo: presenta una proposta di legge per l’inserimento nel nostro Codice Penale del reato di Associazione mafiosa, che fino ad allora era impunito; inoltre, il testo prevedeva la confisca del patrimonio mobiliare ed immobiliare dei condannati a tale reato. Il testo divenne legge nel dicembre del 1982: la cosiddetta “Legge Rognoni-La Torre” (lg. n. 646/1982). La Torre nel 1981 torna in Sicilia, torna alla guida del PCI siciliano. E’ nei panni di Segretario regionale del PCI che intraprende la sua ultima battaglia politica: è contrario all’installazione di missili NATO nella base militare di Comiso (in Provincia di Ragusa), sostenendo che tali missili siano una minaccia per la pace del Mediterraneo. Per questo raccoglie un milione di firme in calce ad una petizione al Governo. Il seguito della storia lo conosciamo tutti.

Pio La Torre, l’uomo che era sempre stato dalla parte del più debole, che con il suo impegno politico aveva cercato di aiutare il Mezzogiorno, lo stesso che non ebbe paura ad affermare che esponenti politici come Ciancimino e Lima avessero rapporti con Cosa Nostra, e che tramite l’art. 416-bis diede uno schiaffo alla mafia, venne ucciso in un agguato di mafia. Il 12 Gennaio del 2007 la Corte d’Assise d’Appello di Palermo, con l’ultima di una lunga serie di sentenze, conferma i nomi dei mandanti ( Riina, Provenzano, Calò, Brusca e Geraci) e degli esecutori dell’omicidio. Quindi viene data conferma che Pio La Torre sia una vittima innocente di mafia. Esistono, però, degli appassionati del caso che ritengono che il movente possa derivare da altri ambienti, cioè dalla politica. Sì, è giusto pensare che la politica si sia servita della mafia per eliminare quel dirigente comunista tanto scomodo a molti. Non sarebbe la prima volta che si sostiene un tale connubio tra la mente dello Stato ed il braccio sporco che è la mafia, e non ci deve neppure sorprendere. Ad avvalorare la tesi, rapporti dei Servizi Segreti i quali fino ad una settimana prima dell’omicidio pedinavano l’On. La Torre. L’ipotesi così articolata, ricondurrebbe l’omicidio La Torre ad altri omicidi come quello del Generale Dalla Chiesa e del Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella.

Se così fosse, allora, piuttosto che chiamarli vittime di mafia, potremmo definirli vittime della “trattativa”. L’ipotesi qui esposta e sostenuta in letteratura, precisamente nel libro Chi ha ucciso Pio La Torre? (Mondani P.- Sorrentino A. 2012, Castelvecchi editore) ha portato alla riapertura delle indagini. Oggi il ricordo va ad un uomo che ci ha lasciato la grande eredità dell’art.416-bis del codice penale: il reato di associazione mafiosa, reato di cui quotidianamente sentiamo parlare. Tale articolo, come dicevamo, inoltre dispone la confisca dei beni per tutte le associazioni riconducibili a quelle di tipo mafioso ( camorra, ‘ndrangheta…), e la legge n.109/1996 prevede il riutilizzo dei beni sequestrati per finalità sociali assegnandoli ad enti locali, associazioni o cooperative. Appare quindi doveroso proseguire sui passi di Pio La Torre e ricordare un uomo che ti fa capire che nella vita abbiamo sempre due opzioni: o accettare le condizioni che ci vengono date o assumersi la responsabilità di cambiare le cose.

 

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About Chiara Grasso

COLLABORATRICE | Classe 1991, studia legge presso l’Università degli Studi di Catania ed è militante nei GD. Il suo sogno è una Sicilia dove si possa respirare il fresco profumo della libertà, liberi dalle mafie.

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