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Piccole (e forse ingenue) riflessioni di un’italiana orgogliosa all’estero

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo

vaaligiaQuello che segue è un articolo un po’ diverso dal solito. Nasce da riflessioni molto personali fatte a cuore aperto, partorite confrontandomi con altre persone in Italia o all’estero come me e accumulate nel corso del tempo. In particolare, ringrazio i miei amici Annarita, Ilenia, Barbara e Gianmarco che hanno condiviso con me i loro pensieri, confermando alcune mie idee e dandomi ulteriori spunti di riflessione.

Da quando ho iniziato l’università, ormai tre anni e mezzo fa, ho avuto la possibilità di vivere, studiando e lavorando, in cinque città europee diverse (TrentoBerlinoParigiBudapestLondra) per periodi che vanno da poche settimane a diversi mesi. A differenza di molti italiani all’estero, la decisione di cogliere queste opportunità (per le quali ho dovuto spesso lottare con le unghie e con i denti) non è nata dalla necessità né dalla frustrazione per l’immobilismo sociale, economico e lavorativo nostrano e la totale mancanza di meritocrazia. Da questo punto di vista, mi ritengo abbastanza privilegiata: la mia vita italiana era ricca di soddisfazioni e l’educazione che ho ricevuto nel nostro Paese ha avuto un ruolo vitale nella mia crescita come persona e come cittadina. La decisione di vivere, studiare e lavorare all’estero è scaturita principalmente da una forte curiosità, dal desiderio di scoprire nuovi modi di leggere il mondo e me stessa e dalla voglia di mettermi in gioco.

Badate bene: partire non è mai facile. Mi fa un po’ sorridere quando, prima di una partenza, la gente si preoccupi di come farò a far rientrare tutti i miei vestiti per tot settimane/mesi/anni in una valigia di dimensioni ridotte. La verità è che non si vive solo di vestiti (un bene facilmente reperibile). E, infatti, in quel piccolo bagaglio devo fare spazio anche alle mie convinzioni sul mondo, ai legami che ho con i miei genitori e i miei amici, a tutto ciò che compone la mia quotidianità: l’espresso che bevo la mattina, il sapore dell’acqua del mio rubinetto, la durezza del mio letto, il paesaggio che mi circonda, i suoni, gli odori e i sapori familiari, la mia lingua, la mia routine giornaliera. Tutto questo lo porto con me come punto di partenza per una nuova vita, consapevole che nel momento in cui sarò scesa dall’aereo inizierà a trasformarsi in qualcosa di nuovo. Lo dico con il cuore in mano, spesso fa male rinunciare alle piccole cose a cui sono abituata e che do per scontato, essere costretta a cambiare idea ed affrontare l’ignoto da sola. Allo stesso tempo, però, tutto questo mi arricchisce con nuovi legami, una nuova lingua, nuovi concetti, una visione più complessa del mondo e di me.

Queste esperienze hanno sicuramente contribuito a rafforzare la mia identità europea, ma ancora di più a capire quella italiana. Per esempio, ho iniziato a sentire il desiderio e il bisogno di avvicinarmi al dialetto pomponescano (cosa assolutamente inedita per me!) per poterlo esportare non solo in Trentino, ma anche nel resto d’Europa. Ovunque io vada, sento la responsabilità di essere un’ambasciatrice dell’Italia all’estero. Questo per me significa cercare di rimanere informata su ciò che succede nel mio Paese e continuare a imparare nozioni legate alla cultura, la storia e il cibo italiani, in modo da poter spiegare tutto ciò agli osservatori internazionali, spesso confusi dalle nostre vicende politiche.

confitamondoVivere all’estero non mi ha solo resa un’italiana più consapevole delle mie origini, ma anche più orgogliosa. Soprattutto, ho preso coscienza del fatto che il nostro solito motivetto che delinea l’Italia come l’ultima ruota del carro o lo zimbello internazionale è assolutamente falso. La gente all’estero conosce la nostra penisola, la sua geografia, il cibo (anche se spesso viene riproposto in modalità disgustose), la lingua. Quando dico di essere italiana la gente è felice e incuriosita, gli occhi si illuminano. L’Italia suscita un forte fascino all’estero che non è dovuto solo al suo bagaglio storico, artistico, culturale e culinario, né all’autenticità e al calore che ci caratterizzano. Il nostro prestigio deriva anche dal capitale umano. Questa percezione è stata confermata anche da altri amici che si trovano all’estero.

Siamo abituati a leggere dati piuttosto disarmanti sul livello di istruzione: secondo le statistiche OCSE del 2009, solo il 70% degli italiani tra i venticinque e i trentaquattro anni avrebbe conseguito il diploma di scuola superiore, contro l’81% della media OCSE. Inoltre, secondo il programma PISA, gli studenti dello stivale ottengono punteggi al di sotto della media OCSE. Tuttavia, andando all’estero è facile rendersi conto del rispetto di cui godono gli studenti della penisola. Alcuni dei miei professori si sono dimostrati felici fin dal primo giorno di avere un’italiana in classe, definendoci come curiosi, critici e pieni di domande interessanti. Anche i miei amici all’estero si sono detti sorpresi di notare il rispetto di cui gli italiani godono nel mondo, conosciuti per la serietà, il duro lavoro e la creatività. Questo mi ha spinta ad informarmi di più sulla posizione dell’Italia, nel mondo in un ambito che è cruciale per dare una spinta all’economia di un Paese in un mondo globalizzato: l’innovazione.

E in quanto a innovazione, dal 2014 il Bel Paese siede stabilmente al ventinovesimo posto nell’indice dell’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (WIPO) su centoventotto Nazioni, posizione buona in termini globali, ma al di sotto della maggior parte dei Paesi OCSE. Interessante, però, è leggere i dati che compongono questo indice. In quanto a istituzioni, l’Italia è classificata quarantaseiesima per ambiente politico, quarantottesima per efficacia delle politiche governative, quarantaduesima per l’ambiente del business e addirittura novantacinquesima in quanto a difficoltà di pagare le tasse. La classifica ci vede quarantottesimo posto posizione per educazione e all’ottantesimo posto per livello di spesa nell’educazione rispetto al PIL. Tuttavia, l’Italia possiede anche dei punti molto forti. Innanzitutto, risulta decima in termini di spese in ricerca e sviluppo (R&D) intra-muros delle imprese, diciottesima per infrastrutture (soprattutto grazie al settore delle telecomunicazioni e dell’IT), seconda per sostenibilità ambientale. Questi dati dimostrano che dove il settore pubblico e la classe politica falliscono, le imprese eccellono. I dati dimostrano che nonostante la crisi abbia rallentato lo sviluppo, le imprese italiane già nel 2014 avevano saputo superare i livelli pre-crisi di investimento nell’innovazione.

innovazioneUn settore che vanta di grande prestigio internazionale è il design. Il Direttore Generale della WIPO, Francis Gurry, ha affermato «trad: Gli italiani sono da sempre ammirati per la loro creatività espressiva nella vita quotidiana che contribuisce alla dolce vita. Questo include una cultura di eccellenza del design che applica considerazioni estetiche agli oggetti della vita quotidiana, elevandoli dal prosaico al sublime / «Italy’s people have long been admired for the everyday creative expression that contributes to la dolce vita. This includes a culture of excellence in design that applies aesthetic considerations to everyday objects, taking them from the prosaic to the sublime».

Ciò che mancano al nostro Paese, quindi, non sono la creatività né la creazione di conoscenze; il problema sta nel condividere queste conoscenze e buone pratiche, per renderle accessibili. Per migliorare è essenziale creare reti territoriali e capitale sociale a partire dal livello locale. Secondo la definizione di Robert Putnam, il capitale sociale consiste in una comunità di individui che riconoscono i benefici della cooperazione e condannano l’illegalità. Alla base vi dev’essere senso civico, fiducia reciproca, ma anche la consapevolezza del valore e delle potenzialità nostrane. Viaggiare mi ha aiutato a mettere in prospettiva i problemi che dal mio Paese mi sembravano insuperabili quali la corruzione e l’élite politica. L’Italia ha grandi potenzialità di crescita e influenza nella scena internazionale. Queste non derivano solo da ciò che è stato creato artisticamente nel passato, ma anche da risorse umane e creatività nel presente.

Tutto sta nell’esserne consapevoli, in modo da poterle sfruttare al meglio.

 

Innovazione-Italia

 


 

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About Giada Negri

REDATTRICE | Classe 1994, lombarda, studia Msc. Eurasian political economics and energy presso il King's College di Londra. E' un'irrimediabile ottimista e una convinta europeista. Appassionata di geopolitica, ama conoscere nuove culture attraverso le storie della gente.

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