Petizioni

La Redazione de “La Voce del Gattopardo” intende mantenere un alto profilo non soltanto giornalistico/informativo, ma anche sociale ed umanitario.

Per questo, segnaliamo con ardore gli intenti e le speranze di cambiamento che emergono dalle petizioni che Vi segnaliamo, invitandovi a consultarle, a firmarle, a diffonderle.

«Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato».

Robert Baden-Powell

L’ultimo messaggio di B.P. agli Esploratori

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Ecco qui la lista:

 

Verità per Giulio Regeni

 

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PETIZIONE APERTA – La brutale uccisione di Giulio Regeni ha scioccato il mondo, ma ha anche acceso i riflettori sul metodo delle sparizioni forzate praticato in maniera sistematica oggi in Egitto. Un nuovo modello di violazione dei diritti umani che i ricercatori di Amnesty International hanno documentato attraverso fatti e testimonianze. Il quadro che ne risulta è allarmante: in media tre-quattro persone al giorno sono vittime di sparizioni forzate nel paese. Una strategia mirata e spietata dell’Agenzia per la sicurezza nazionale guidata dal ministro degli interni egiziano Magdy Abd el-Ghaffar. Dal 2015 centinaia di egiziani tra cui studentiattivisti politicimanifestanti e altri sono stati sottoposti a sparizione forzata per giorni o mesi. Le vittime, compresi bambini, vengono trattenute in centri di detenzione non riconosciuti, senza alcuna supervisione giudiziaria, e sottoposti a maltrattamenti e torture al fine di ottenere una “confessione”. 

 

 

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No M.U.O.S.

 

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PETIZIONE APERTA – Il M.U.O.S. (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, composto da cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi (CL), dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. Sarà utilizzato per il coordinamento capillare di tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni, aerei senza pilota che saranno allocati anche a Sigonella (SR). I cittadini siciliani e gli attivisti No MUOS esprimono fortissime preoccupazioni riguardo le conseguenze dell’istallazione di tale sistema su: salute umana, ecosistema della Sughereta di Niscemi, qualità dei prodotti agricoli, diritto alla mobilità e allo sviluppo del territorio, diritto alla pace e alla sicurezza del territorio e dei suoi abitanti.

 

 

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Justice and Freedom for Ahmadreza Djalali, MD, EMDM, PhD

 

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PETIZIONE APERTA – Dr. Ahmadreza Djalali, who is 45 years old, was a researcher at CRIMEDIM, Novara, Italy. He has his doctorate of Medicine from Tabriz University, Iran. He has a PhD in medical science (disaster medicine) from Karolinska Institute, Stockholm, Sweden and a European Master in Disaster Medicine (EMDM) degree from Università degli Studi del Piemonte Orientale, Italy & Vrije Universiteit Brussel, Belgium. He has 46 published scientific articles in important Journals around the world.

 

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Non è un Paese per fossili! #NonFossilizziamoci

 

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PETIZIONE APERTA Multinazionali energetiche e governi ci raccontano che carbone, petrolio, gas e nucleare sono necessari e sicuri, ma la verità è una sola: provocano guerre, inquinamento, malattie e una moltitudine di costi per i cittadini. Basta, è giunto il momento di voltare le spalle alle fonti fossili! Come cittadini è nostro diritto e dovere chiedere per l’Italia e l’Europa un futuro pulito e sicuro. Unisciti a noi, firma la Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili: esistono energie che sono rinnovabili, efficienti, accessibili a tutti e senza effetti collaterali per l’uomo e l’ambiente. Facciamo capire ai politici e alle aziende che non possono giocare con il nostro futuro e che l’energia verde è l’unica che vogliamo.

 

 

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Applicare la sentenza di riammissione del Tribunale del Lavoro per Silvano Barabino

 

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PETIZIONE APERTA – In Italia le sentenze del Tribunale del Lavoro non vengono rese esecutive da nessuno! Silvano Barabino ha 58 anni ed è un operaio specializzato che ha iniziato a lavorare nel 1979 per un’azienda in appalto all’interno dell’Italcementi. A fine 2006, Silvano viene licenziato dalla Meccanica Costruzioni S.P.A., ditta in appalto all’interno della Italcementi di Samatzai. Nel 2007, rappresentato dagli avvocati Macciotta Giuseppe e Ciampi Sonia, si rivolge al Tribunale del Lavoro di Cagliari per fare ricorso al suo ingiusto licenziamento. I Giudici del Tribunale sentenziano che il licenziamento è ingiusto e lo reintegrano al lavoro. La Meccanica Costruzioni però non lo fa rientrare in cantiere e lo lascia a casa per 2 anni con retribuzione. Nel 2009 la stessa ditta decide, prima di trasferirlo e poi di mandarlo in trasferta a tempo indeterminato nel cantiere di Sassari (appartenente alla Meccanica Costruzioni). Silvano fa ricorso al Tribunale di Cagliari, in cui i Giudici gli danno ancora ragione annullando sia la possibilità di trasferimento che quella di trasferta (avendo un’età superiore ai 50 anni), reintegrandolo nuovamente nel cantiere di Samatzai. Nel 2010, come ennesimo capitolo, la Meccanica Costruzioni lo inserisce nella lista di mobilità “volontaria” contro il suo volere. A questa azione della ditta, Silvano, si oppone sempre facendo ricordo al Tribunale di Cagliari, che nuovamente gli da ragione e lo reintegra nel posto di lavoro di Samatzai. Successivamente la Meccanica Costruzioni cede il cantiere di Samatzai e tutti gli altri cantieri sparsi per l’Italia (sempre in appalto all’interno dell’Italcementi) ad ABATE Meccanica la quale assorbe tutte le strutture, compresi tutti gli operai tranne che Silvano Barabino. A questo punto Silvano, intraprende un’ulteriore azione legale contro la ABATE Meccanica per opporsi a tale ingiustizia. Per l’ennesima volta il Tribunale di Cagliari da ragione a Silvano nel Giugno del 2015; il Tribunale decide che Silvano Barabino è a tutti gli effetti lavoratore subordinato a tempo indeterminato della Società ABATE Meccanica, dal Dicembre 2013, ordinando alla ditta di riammettere il suddetto al servizio nel cantiere di Samatzai. Prima di riammetterlo al cantiere, l’Abate Meccanica dispone la visita medica di idoneità per Silvano Barabino presso il medico aziendale. Tale medico senza accertarsi delle condizioni fisiche di Barabino, mediante accertamenti diagnostici attuali, lo giudica inidoneo alla mansione. Silvano Barabino allora ricorre all’ente preposto della Asl8-Spresal, che il 19/11/2015 gli da ragione e lo giudica idoneo con seguente prescrizione: «Sì idoneo a mansioni che non prevedano la movimentazione manuale di carichi e posizioni ergonomicamente sfavorevoli con l’uso di audioprotettori quando esposto al rischio rumore». Sono trascorsi sei mesi dalla sentenza emessa dal Tribunale di Cagliari e la società ABATE Meccanica non ha adempiuto né al reintegro né al pagamento delle retribuzioni (né dei contributi) dal Dicembre 2013 ad oggi. SILVANO BARABINO È INCATENATO AI CANCELLI DELL’ITALCEMENTI DAL 14 DICEMBRE 2015 E NULLA SI È MOSSO ANCORA! CHI DEVE FAR RISPETTARE LE SENTENZE DEL TRIBUNALE DEL LAVORO IN ITALIA? VOGLIAMO GIUSTIZIA!

 

 

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Poeta condannato a morte per apostasia in Arabia Saudita

 

Ashraf Fayadh is a Palestinian poet and artist who was sentenced to death in Saudi Arabia, where he was born and resides, on 17 November 2015 . The General Court in Abha, southwest Saudi Arabia, found him guilty of apostasy after an appeal court overturned the original sentence of four years in prison and 800 lashes for violating Article 6 of Saudi Arabia’s Anti-Cyber Crime Law. Ashraf Fayadh was first arrested on 6 August 2013 following a complaint by a Saudi Arabian citizen alleging that the poet was promoting atheism and spreading blasphemous ideas among young people. He was released the next day, but was rearrested on 1 January 2014 and charged with apostasy because of his supposed questioning of religion and spreading atheist thought through his poetry. He was also charged with violating Article 6 of the country’s Anti-Cyber Crime Law by taking and storing photos of women on his phone. On 30 April 2014, the court sentenced Ashraf Fayadh to four years in prison and 800 lashes for the charges relating to images of women on his phone. It found the poet’s repentance in relation to the charge of apostasy to be satisfactory. The court of appeal, however, recommended that he should nevertheless be sentenced for apostasy and sent the case back to the General Court, which in turn sentenced him to death for apostasy. Ashraf Fayadh was denied access to a lawyer throughout his detention and trial, in clear violation of international and national law.

PETIZIONE CHIUSA, NUMERO FIRME RAGGIUNTO La condanna a morte di Ashraf Fayadh, artista e poeta palestinese, è stata commutata  in otto anni di carcere e 800 frustate. Ashraf Fayadh è un prigioniero di coscienza. La condanna a morte di Ashraf Fayadh è stata commutata dal Tribunale generale di Abha, a sudovest dell’Arabia Saudita, il 2 Febbraio 2016 in una sentenza a otto anni di carcere e 800 frustate. Inoltre, secondo quanto riportato dal suo avvocato, la Corte gli ha ordinato di manifestare pubblicamente il suo rimorso davanti ai media ufficiali sauditi. Inizialmente lo stesso tribunale, sulla base delle stesse accuse, lo aveva condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate, prima di commutare la sentenza in pena capitale, secondo le indicazioni date dalla Corte d’appello. Il suo difensore ha già annunciato che ricorrerà in appello in merito all’ultima sentenza. Ashraf Fayadh, poeta e artista palestinese di 35 anni nato e residente in Arabia Saudita, è stato condannato a morte il 17 Novembre. Il tribunale di Abha, nella regione sud orientale dell’Arabia Saudita, lo ha accusato di apostasia dopo il ribaltamento in appello della sentenza che lo aveva condannato a 4 anni di detenzione e 800 frustate per aver violato l’articolo 6 della Legge saudita contro il cybercrime. Ashraf Fayadh è stato arrestato per la prima volta il 6 Agosto 2013, in seguito alle rimostranze di un cittadino saudita secondo il quale il poeta avrebbe promosso l’ateismo e diffuso idee blasfeme tra i giovani. Rilasciato il giorno successivo, è stato nuovamente arrestato l’1 Gennaio 2014, con l’accusa di apostasia per aver presumibilmente messo in discussione la religione e per la diffusione del pensiero ateo attraverso la sua poesia. Ashraf Fayadh è stato anche accusato di aver violato l’articolo 6 della Legge saudita contro il cybercrime per aver scattato fotografie a donne col proprio cellulare e averle conservate. Il 30 Aprile 2014, il tribunale ha condannato Ashraf Fayadh a quattro anni di detenzione e 800 frustate per le accuse relative alle foto di donne conservate nel suo cellulare, ritenendosi soddisfatto del pentimento del poeta in relazione all’accusa di apostasia. Ciononostante, la corte d’appello ha raccomandato che Ashraf Fayadh fosse comunque condannato per apostasia e ha rimandato il caso al tribunale precedente che ha poi emesso la condanna a morte per apostasia. Ad Ashraf Fayadh è stata negata la possibilità di avvalersi di un avvocato durante la detenzione e il processo, violando evidentemente le leggi nazionali ed internazionali.

 

 

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Bring my sister home; #FreeGhonchehGhavami

 

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PETIZIONE CHIUSA, NUMERO FIRME RAGGIUNTO – Since June 2014 my younger sister is in solitary confinement in Tehran. She was arrested for going to a men’s volleyball match. Ghoncheh is a British Iranian dual citizen. She was there to watch a game. She was arrested because of a misunderstanding. Amnesty International has called for an Urgent Action for my sister. Amnesty believes Ghoncheh has been put under psychological pressure and been told she ‘would not walk out of prison alive’. The Foreign and Commonwealth Office has said it was «aware of reports» of her imprisonment but its diplomatic powers are limited in Iran. We know that the UK Government has the power to do more to help Ghoncheh. Past cases have shown us that when pressure is applied Government will take more action. Every signature and share will bring my sister closer to home. Will you help end this nightmare for my family?

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خواهر کوچکترم از نهم تیر در انفرادی به سر‌می‌برد. غنچه به خاطر رفتن به ورزشگاه والیبال دستگیر شد

غنچه به آن جا رفته بود تا بازی را تماشا کند. دستگیری او یک سوتفاهم است

با امضای این نامه به من کمک کنید تا خواهرم را دوباره به خانه برگردانم

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I’m a distressed brother who is fighting to bring her sister home. My sister is a law student in University of London. She should not have been arrested in the first place and does not deserve to be in solitary. Amnesty International has said that ‘Ghoncheh’s lawyer has not been allowed to meet in prison or even access her case file’. Ghoncheh was in Iran for a few months to work for a charity teaching literacy to street children and see our family. She thought women would be allowed to attend World League volleyball matches after Iran was warned about the matter by International Federation of Volleyball (FIVB). Her arrest is a truly tragic misunderstanding. Will you help bring her home?.

 

 

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Telejato deve restare accesa!

 

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PETIZIONE CHIUSA, NUMERO FIRME RAGGIUNTO – Telejato di Pino Maniaci, l’unica vera TV che fa informazione libera e lotta alle mafie, è costretta alla chiusura. Vogliono cancellare il canale perché dicono che con il suo segnale, che solo da poche settimane è visibile da Palermo, disturberebbe letrasmissioni televisive di Malta. Dice Pino Maniaci: «Per puro caso Telejato occupa il canale 46. Vorrei tanto capire come può un’emittente che trasmette da monte Bonifato, ad Alcamo, in provincia di Trapani, arrivare fino a Malta». Firmiamo la petizione, è palese che è l’ennesima scusa per mettere a tacere chi ogni giorno spende la propria vita nella lotta alle mafie. Stanno già sostenendo la petizione: Elisa Martorana (artista – reporter di Telejato – Autrice delle petizione) – Daniele Cangialosi (operatore video – collaboratore di Telejato) – Ismaele La Vardera (inviato OpenSpace delle Iene – inviato storico di Telejato) – Marco Ligabue (Cantautore). #salviamotelejato #telejatoaccesa

 

 

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Polo industriale di Augusta, Priolo e Melilli

 

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PETIZIONE CHIUSA, NUMERO FIRME NON RAGGIUNTOEra l’anno 1949 quando nacque la prima raffineria, la RASIOM, di Angelo Moratti e poi, una dopo l’altra, vennero costruite varie raffinerie, centrali elettriche, impianti chimici e petrolchimici al fine di produrre “sviluppo, ricchezza e… benessere”.  La gente trovò lavoro, tanto lavoro ma anche le “malattie del progresso” a causa dei ben 18 insediamenti produttivi di “ricchezza”, ma anche di sofferenza e di morte.  Alla fine degli Anni ’70 la Città di Augusta (SR) aveva scoperto che il numero dei morti di cancro e dei bambini nati con malformazioni aveva raggiunto livelli allarmanti ma, a parte studi ed inchieste a tutti i livelli, nessuno ha mai voluto affrontare seriamente il problema. Oggi il numero dei morti di cancro ad Augusta è ancora più alto e i cittadini ritengono responsabili anche alcune Istituzioni di questo Stato. Si è tentato in vari modi di nascondere questa scomoda verità: da due anni a questa parte, infatti, ad Augusta non nascono più bambini né sani né malformati e neanche si praticano aborti perché è stato chiuso il relativo reparto dell’ospedale locale. Ad Augusta è in atto una vera e propria strage, purtroppo “silenziosa” di cui mi sono fatto portavoce. Così, come in certe giornate della memoria si leggono i nomi delle vittime, ho deciso di leggere i nomi dei morti di cancro di Augusta durante la Messa diogni giorno 28 del mese, che celebro in memoria delle vittime del cancro di Augusta. Tuttora, nonostante una certa paura e riluttanza dovuta al ricatto occupazionale, sono stati censiti 557 morti di cancro (il numero totale dei morti in un anno ad Augusta è di circa 300).

 

 

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Autoriciclaggio: no all’impunità per mafiosi e corruttori

 

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PETIZIONE CHIUSA, NUMERO FIRME NON RAGGIUNTO Sull’autoriciclaggio chiediamo al Governo di fare immediatamente un passo indietro, tornando al testo che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva presentato in Consiglio dei Ministri lo scorso 29 Agosto: un delitto indipendente dalla sanzione prevista per i cosiddetti “reati presupposto” e senza la scappatoia dell’utilizzo personale. L’attuale formulazione dell’autoriclaggio contenuta nel disegno di legge dell’esecutivo è, invece, l’esatto contrario di quello che serve per la lotta alla corruzione e alla criminalità economica e mafiosa. Corruzione, truffa, appropriazione indebita, evasione fiscale, finanziamento illecito ai partiti: tutti questi reati, per come è scritta ora la norma, rimarrebbero fuori dalle pene previste per il nuovo reato di autoriciclaggio. Non solo. L’attività dei giudici diventerebbe comunque difficilissima anche per i reati più gravi come quelli di mafia, perché sarebbero obbligati a dimostrare che quei soldi sporchi sono stati reimmessi nell’economia del Paese e non usati per godimento personale. Chiediamo al Governo di fare immediatamente un passo indietro. Niente compromessi con chi ci ruba il futuro, niente sconti a corrotti e mafiosi. Vogliamo una norma senza questi ostacoli paradossali: una legge sull’autoriciclaggio non “annacquata”, senza inciampi per chi indaga e scappatoie per i furbi, con pene certe e proporzionate. È ora che venga ascoltata la voce di 650 mila cittadini che, su Riparte il futuro, chiedono di non dare all’Italia armi spuntate per la lotta alla corruzione.

 

 

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