25323968_785800008271443_502539894_n

Periferie: tra splendore e degrado

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

Il 28 Ottobre 2017 sono stati resi noti i progetti vincitori della seconda edizione del Concorso Periferie Urbane indetto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in associazione con il Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. L’obiettivo dell’iniziativa è la riqualificazione delle periferie italiane.

Ed è proprio la riqualificazione delle periferie uno degli argomenti più dibattuti nel nostro secolo. Il principale esponente di questa battaglia è Renzo Piano, architetto e senatore a vita, che ha deciso di destinare il suo stipendio al Progetto G124: un team di sei architetti, scelti ogni anno tramite un bando, si occupa di rinnovare le periferie italiane su più fronti. Si concentra, in particolare, su cinque aspetti ritenuti fondamentali per la riuscita del progetto:

  • Adeguamento energetico
  • Consolidamento e restauro degli edifici pubblici
  • Luoghi di aggregazione e funzione del verde
  • Trasporto pubblico
  • Processi partecipativi che coinvolgano direttamente gli abitanti delle aree

L’obiettivo principale è smettere di costruire, dando spazio al rinnovamento di ciò che esiste già. Le periferie sono nate per accogliere il ceto popolare che, durante la Seconda Rivoluzione Industriale, abbandonò le campagne per cercare lavoro nelle fiorenti industrie. Il numero di persone che intrapresero questa scelta crebbe sempre più negli anni, comportando una rapida estensione delle zone limitrofe alle città. All’estensione legale, tuttavia, si affiancò quella abusiva, coperta da un’idea positiva delle periferie diffusa negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Fu solo dopo gli Anni Settanta che l’idea di degrado cominciò ad essere associata a quella di periferia, accompagnata dalla consapevolezza che non bastava più costruire nuovi edifici per dare un’idea di miglioramento. È proprio in questi anni che le periferie divennero luoghi da cui fuggire e le tendenze architettoniche si spostarono dalle residenze collettive verso le aree commerciali, i grandi edifici per la cultura e il paesaggio pubblico.

 

 

Ancora oggi, nonostante gli interventi già effettuati, le periferie italiane sono considerate zone senza splendore a causa della scarsa qualità dei servizi, dello sviluppo della criminalità e della diffusione dello spaccio. Alcuni degli esempi più noti sono Quarto Oggiaro a Milano, Scampia a Napoli, Corviale a Roma. Sono luoghi con alto tasso di criminalità, disoccupazione, abusivismo e la mancanza quasi totale delle istituzioni porta spesso a pensare che siano terre di nessuno. La popolazione di queste aree è interessata da redditi inferiori alla media che non le consente di accedere a determinati livelli di consumo. A questi problemi, negli ultimi anni, si è aggiunta la forte immigrazione, non affiancata da un programma di integrazione tra cittadini stranieri e italiani, necessario per il grande flusso che ha interessato la penisola.

Nonostante ciò, l’impegno delle associazioni è alto e c’è speranza di risanare queste zone prima o poi. Renzo Piano sostiene che «le periferie sono le città del futuro» e c’è un dato fondamentale a supporto della sua idea: il 90% della popolazione urbana risiede in periferia. Ed è per questo che «nella periferia si trova la vera energia». Il senatore ritiene che la chiave per portarla alla luce è «costruire sul costruito», introdurre gli stessi servizi presenti nei centri storici anche nelle zone al confine: ospedali, università, parchi, teatri e musei. Gran parte degli immobili in queste aree sono vuoti, quindi basta ripensare le loro funzioni, potenziarli, in modo che il flusso tra centro e periferia venga intensificato. Si procederà poi migliorando i trasporti, evitando di costruire vasti parcheggi, così da favorire l’uso dei mezzi sostenibili.

Le periferie, inoltre, possono essere viste come una tela per chi vuole sperimentare nel sociale e nella creatività urbana, poiché offrono spazi e possibilità assenti altrove. Numerose sono le iniziative di arte urbana con lo scopo di valorizzare le zone periferiche. È un settore in crescita che si basa sull’idea per cui a una riqualificazione artistica di un’area segua la rigenerazione sociale della stessa. Dunque si punta a un miglioramento estetico delle zone, tramite interventi artistici e architettonici, per arrivare a una crescita sociale conseguente al progresso della qualità di vita che si pensa deriverà da esso.

Risanare le periferie è quindi il primo passo verso il miglioramento ed è ciò a cui i giovani devono puntare perché, citando Renzo Piano, se non è merito loro la bellezza naturale dell’Italia o quella ereditata dei centri storici, può esserlo quella che sarà delle sue parti più fragili.

 

Periferia_2

 

PER SAPERNE DI PIÙ:

 

Autore dell’Immagine in evidenza: Giuseppe Andeloro

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

About Simona Ghezzi

REDATTRICE | Classe 1994, napoletana. Laureata alla triennale in Ingegneria Gestionale, prosegue gli studi nella sua città natale, ma viaggia da quand'era piccola e sogna di andare via. Non potrebbe vivere senza un libro sul comodino e nutre una grande passione per il cinema. Ama il confronto e le interessano particolarmente i temi sociali e l'attualità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *