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Perché innamorarsi della NBA nel 2017-18

Pubblicato il Pubblicato in Centrocampo, Recenti, Scienza e Salute

Spesso su queste pagine mi è capitato di raccontarvi storie di atleti appartenenti alla NBA, prediligendo fortemente il lato narrativo ed umano e lasciando volutamente in penombra quello sportivo ed agonistico. Il motivo? Questa platea di lettori è più interessata ad una narrazione che vada oltre la descrizione tecnica e tocchi delle corde che è possibile toccare solo tracimando l’ambito sportivo. Questa predilezione, peraltro da me largamente condivisa, non sazia, però, neanche minimamente gran parte dei dubbi che sorgono nei lettori quando diventa necessario usare dei tecnicismi o far riferimento a determinati contesti senza poi poterli approfondire. Sarebbe lecito, dunque, fare un passo indietro e chiedersi come faccia la lega di pallacanestro più famosa al mondo a calamitare tante storie fuori dall’ordinario e soprattutto perché innamorarsene. La stagione 2017-18 è appena iniziata: non esiste momento migliore per concedersi ad innamoramento autunnale nei confronti della National Basketball Association.

 

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Una cartina che riassume le città impegnate nel campionato NBA, tenendo conto delle sotto-divisioni geografiche

 

Procediamo con ordine: la NBA è una lega professionistica americana, comprensiva di trenta franchigie, site in ben ventotto città statunitensi (le uniche città ad avere due squadre sono guarda caso New York e Los Angeles). Le trenta squadre sono suddivise in due Conference, ciascuna delle quali suddivisa in tre Division. Il calendario NBA prevede che ciascun team affronti ottantadue partite di regular season l’anno, quarantuno da disputare in casa ed altrettante in trasferta. Un numero impressionante, che ci aiuta a comprendere perché le sotto-divisioni geografiche siano importanti: evitano alle squadre NBA di dover affrontare continuativamente trasferte troppo pesanti, sfidando solo due volte le avversarie della Conference opposta. Al termine della stagione regolare cominciano i playoff: vi accedono le migliori otto squadre delle due Conference e si articolano nel seguente modo: per passare ciascun turno bisogna vincere 4 gare contro la diretta avversaria ed in finale si sfidano le squadre vincenti i playoff di ciascuna selle due Conference. Bene, smaltiti i dati da-Wikipedia cerchiamo di entrare nello specifico: cosa ha la NBA che nessun’altra lega al mondo ha? Innanzitutto: trae giovamento continuo dall’avanzare dei tempi. Non si trova mai a risultare desueto. La NBA è pura avanguardia. Se pensate a come il prodotto-NBA sia entrato nelle nostre case in punta di piedi negli Anni ’80, commentato da coach Dan Peterson, e ha raggiunto il livello di capillare diffusione odierno cominciate a trovare le risposte. La spettacolarità della pallacanestro giocata è solo uno degli elementi capaci di fidelizzare la fan-base NBA. La National Basketball Association, per propria definizione, non è una semplice dispensatrice di pallacanestro: la NBA è dispensatrice di emozioni.

 

Una lunghissima carrellata di spot andati in onda dalla stagione 2007-08: “Where Amazing Happens”

 

Pensateci: a questo mondo sono legati una serie di oggetti di culto che sono entrati nella nostra vita quotidiana. Le All Star, il marchio Jordan, le canotte con i nomi più gettonati diffusissime anche nei video musicali più disparati. La NBA è caratterizzata dalla possibilità di entrare nelle nostre case come nessun’altra lega sportiva al mondo può fare, guadagnando da ogni minimo aspetto del proprio brand e reinvestendo quei soldi nello sviluppo della lega. Quante altre leghe al mondo possono permettersi di prevedere nel proprio contratto collettivo un massimo salariale da 205 milioni di dollari in cinque anni per un solo giocatore? Nessuna. Nella NBA, invece, contratti di questo tipo stanno diventando all’ordine del giorno.

 

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James Harden (1989), Stephen Curry (1988) e Russell Westbrook (1988) sono stati i primi tre cestisti statunitensi a firmare al massimo salariale previsto dal nuovo contratto collettivo. Quest’ultimo è attualmente il giocatore più pagato al mondo con 233 milioni nelle prossime sei stagioni

 

Non vogliamo, però, cadere in discorsi estremamente tecnici riguardanti l’aspetto economico di questo mondo miliardario, né abbiamo intenzione di scadere in una serie di aneddoti che ricordino la NBA ed i suoi record passati. La stagione che sta per iniziare può essere uno spartiacque importantissimo nella storia di questa lega: non è intrigante l’idea di cominciare a seguire una serie TV dal proprio inizio? Con la stagione NBA 2017-18 (iniziata lo scorso 17 Ottobre) potete cominciare a leggere il grande libro della storia di questo sport in un momento spartiacque per un’intera disciplina. Se proprio non dovessero bastarvi il fascino delle nuove canotte NBA firmate dalla Nike (per la prima volta recanti degli sponsor sulla divisa) e l’opinione diffusa secondo la quale ci troviamo nel momento storico in c’è la maggior concentrazione di talento disponibile della lega, abbiamo elencato gli altri motivi per cui non esiste una stagione migliore della stagione 2017-18 per innamorarsi della NBA.

  • L’INIZIO DI NUOVE STORIE D’AMORE

L’Estate 2017 verrà, probabilmente, ricordata molto a lungo per la sconfinata mole di talento cestistico che ha cambiato casa in questa lega. Alcuni tra i più grandi giocatori di quest’epoca si sono ri-posizionati in altre squadre, ridisegnando probabilmente gli equilibri della NBA. Quale occasione migliore per cominciare ad appassionarsi ad una storia d’amore che il momento del primo bacio? Solo in questa estate:

  • Carmelo Anthony e Paul George si sono uniti agli Oklahoma City Thunder di Russell Westbrook;
  • Chris Paul ha raggiunto gli Houston Rockets di James Harden;
  • Kyrie Irving e Gordon Hayward si sono accasati ai Boston Celtics che nella scorsa stagione regolare sono arrivati primi ad Est;
  • Jimmy Butler ha raggiunto il suo mentore, coach Tom Thibodeau, ai Minnesota Timberwolves.
Paul Millsap già se la ride: indosserà, di tanto in tanto, quella che è forse la canotta più cool della lega
Paul Millsap (1985) già se la ride: indosserà, di tanto in tanto, quella che è forse la canotta più cool della lega

Cos’hanno in comune questi nomi? Sono tutti nell’èlite dei migliori venti giocatori al mondo. E si sono mossi in questa Estate. Purtroppo Hayward ha subito un terrificante infortunio che lo terrà fuori tutta la stagione dopo soli cinque minuti della prima partita stagionale, costringendo suo malgrado Kyrie Irving a vivere la propria prima stagione da stella assoluta senza la presenza di un giocatore che lo avrebbe certamente potenziato. Se non dovessero bastarvi questi nomi ad innamorarvi di una di queste squadre, potrete allora ripiegare su Isaiah Thomas, Derrick Rose e Dwyane Wade, accasatisi ai Cleveland Cavaliers: tre storie diverse tra loro ma comunque degne della vostra attenzione, a maggior ragione dopo la loro questa estate che li ha portati, ciascuno a modo suo, ad unirsi alla seconda miglior squadra al mondo, una squadra di cui vi parleremo tra poco..Se invece preferite il fascino vintage del merchandise dei Denver Nuggets, direi che Paul Millsap è l’uomo che fa per voi: il nuovo acquisto della franchigia del Colorado farà anche squadra con una serie di giovani piuttosto interessanti e spettacolari. Insomma, a voi la scelta!

 

  • AMORE PER LA PATRIA
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Marco Belinelli (1986) e Danilo Gallinari (1988): i due italiani d’America

Non dimentichiamoci che nella NBA scendono in campo anche due portavoce del basket italiano. Danilo Gallinari e Marco Belinelli sono gli ultimi due nostri connazionali che portano alto il nome del Bel Paese all’interno dell’ipercompetitivo contesto del basket USA. I due godono di status diversificati. Il primo ha appena firmato un contratto da 65 milioni di dollari per i prossimi tre anni, diventando uno dei punti di forza dei Los Angeles Clippers e finendo nel gioco di sliding doors che ha portato Paul Millsap a prendere il suo posto a Denver. Il secondo, invece, è un giramondo NBA: ha giocato con ben sette squadre della lega, prima di approdare in quest’Estate agli Atlanta Hawks. Quest’ultimo è, inoltre, l’unico italiano ad aver vinto il titolo NBA (2014 con i San Antonio Spurs) e ad aver trionfato nella Three-point Shootout (trad: Gara di tiro da tre punti) dell’All Star Weekend (sempre nel 2014). Entrambi, dunque, hanno cambiato squadra quest’Estate e sono pronti a scrivere un nuovo capitolo della propria carriera. Seguirli non è semplice campanilismo: questi ragazzi sono forti e sono estremamente moderni nel proprio modo di interpretare la pallacanestro.

 

  • IL NUOVO ALL-STAR GAME
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Gli ultimi due quintetti scesi in campo con la vecchia formula dell’All Star

La partita delle stelle è una delle migliori calamite per il pubblico di cui la NBA disponga. Il concetto è semplice: raggruppare in una sola partita i migliori ventiquattro giocatori del mondo in una sfida che oppone Est ed Ovest. In passato le modalità di selezione dei giocatori erano le seguenti: i tifosi votavano due quintetti (uno per Conference) con i migliori dieci giocatori al mondo. I cinque giocatori più votati per ogni Conference iniziavano la partita e i restanti quattordici giocatori erano scelti dagli addetti ai lavori. L’importante migrazione di talento verso Ovest alla quale abbiamo assistito in questa Estate ha, però, portato dei cambiamenti. Da questa stagione in poi, la partita delle stelle subirà una rivoluzione: non esisterà più una sfida tra Est ed Ovest. Pur preservando selezione di dodici giocatori per Conference, le squadre verranno letteralmente mischiate. Esattamente come avviene nei campetti di tutto il mondo, i due giocatori più votati saranno i capitani e sceglieranno a turno i propri compagni, mischiando le Conference di provenienza: l’obiettivo? Rivoluzionare le possibilità di dare emozioni che fornisce la gara per definizione più spettacolare dell’anno. Non un brutto momento per cominciare a seguire la NBA, dunque.

  • BAMBINI TERRIBILI E DOVE TROVARLI

Karl-Anthony Towns, Kristaps Porzingis, Giannis Antetokoumpo, Joel Embiid, Nikola Jokić, Devin Booker, Andrew Wiggins, Ben Simmons, Lonzo Ball, Markelle Fultz… e la lista continuerebbe ancora a lungo. Sono solo alcuni dei nuovi fenomeni che si affacciano nella lega. Punti in comune? Tutti nati dal 1994 in poi. Sono tutti dei giocatori mai visti. Giovani e con un’interpretazione della pallacanestro innovativa, sono tutti dei freak atletici e tecnici. Più simili a dei Frankenstein composti con le migliori caratteristiche disponibili al mondo che a dei semplici giocatori. Se volete assistere a Troll capaci di danzare tra le orde avversarie smistando palloni di una dolcezza inarrivabile, piovre pronte ad assorbire ogni sfera che graviti attorno a sé, unicorni in grado di coprire tutta la lunghezza del campo con leggiadria, querce secolari che si spostano a grandi falcate trattando la palla come farebbero degli scienziati del gioco e guardie iperperformanti dal rilascio celestiale non avete bisogno di sintonizzarvi su Game of Thrones o di spolverare i DVD della trilogia de Il Signore degli Anelli: vi basta lasciarvi trasportare dalla magia di questi nuovi, multiformi talenti.

 

Vedremo tutto ciò per almeno i prossimi dieci anni: sinceramente io ho i brividi

  • I GOLDEN STATE WARRIORS

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Dei Golden State Warriors ho già parlato ripetutamente su queste pagine, focalizzandomi anche sull’aggiunta epocale che li ha condotti al secondo titolo in tre anni. Anche se non dovessero mai più riuscire a vincere un anello di campioni NBA nella loro storia, questo team californiano siederebbe comunque in cima all’Olimpo della storia di questo gioco. I Golden State Warriors non hanno solo scritto pagine della storia di questa disciplina: i californiani hanno proprio cambiato il modo moderno di giocare a pallacanestro. Ecco gli ingredienti con cui hanno smosso dalle fondamenta il Gioco: un flusso continuo di pallacanestro che dalla difesa giunge all’attacco attraverso una transizione a ritmi infernali, la capacità di aprire il campo creando voragini nella difesa avversaria con il movimento di uomini e palla, la capacità di difendere su qualsiasi avversario senza alcun lungo di ruolo e l’uso preponderante, martellante e iper-efficace del tiro da tre punti. C’è poco da fare se volete innamorarvi del basket NBA guardando una singola squadra, questi sono i ragazzi che fanno per voi. I cinque giocatori nella foto superiore (Steph Curry, Draymond Green, Kevin Durant, Klay Thompson e Andre Iguodala) costituiscono senza alcun dubbio il miglior quintetto schierabile da una qualsiasi squadra di pallacanestro mondiale, escluso Team USA. Non esiste un singolo termine di paragone per una squadra così: potete diventarne fan sfegatati o odiarli, ma resterete comunque abbacinati dal loro modo di vivere questo sport.

 

  • LEBRON JAMES

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Nel mondo del basket esistono i buoni giocatori. i grandi giocatori, i campioni, i fuoriclasse e poi arriva LeBron Raymone James. Non esiste un singolo umano che al momento, può avvicinarsi allo status di quest’uomo nella lega. Per distacco il miglior giocatore della propria generazione, è l’unico a risultare quantomeno credibile se inserito in un dualismo sul tema più grande cestista di sempre. Dopo aver vissuto una storia che lo ha visto arrivare nella lega con le stimmate del predestinato e fallire numerose volte prima di compiersi, adesso LBJ guarda tutti dall’alto in basso, reduce da ben sette finali NBA consecutive di cui tre vinte. Da solo dà l’impressione di poter trasformare in una squadra da titolo una squadra di onesti mestieranti: chi altro può vantare una simile nomea? Nessuno. Potrebbe essere al suo ultimo anno con i Cleveland Cavaliers: già la squadra che ha perso Kyrie Irving potrebbe perdere anche lui, che solo tre stagioni fa era tornato per sentirsi a casa. Ha trentatré anni: un’età considerevole, anche se appare lontanissimo dall’appassire. Pensate che tutt’ora ben il 20% dei dirigenti della lega ripartirebbe da lui per costruire una squadra. Quanti altri trentatreenni darebbero simili garanzie? Cominciate a capire di che genere di fenomeno paranormale parliamo?

  • TUTTO CIÒ CHE NON È ANCORA STATO NOMINATO

Se ancora non vi abbiamo convinti, vi basta sintonizzarvi su una partita NBA a caso, fosse anche uno scontro tra le peggiori due squadre della lega. Lasciatevi ipnotizzare dallo spettacolo, dal talento diffuso, dalle schiacciate, la capacità di segnare tanti punti da parte di tanti interpreti, dai colori, dalle arene enormi e gremite. Questa generazione è così talentuosa da non averci dato neanche la possibilità di nominare alcuni tra i migliori interpreti mondiali di questa disciplina, lasciando da parte squadre fortissime e divertentissime, non citando prestazioni leggendarie. Verrebbe quasi più facile chiedersi perché non farsi trasportare dal delirante carrozzone di questa lega.

Trovare un contrappunto ideale per i propri gusti non è facile da nessuna parte nel mondo come nella NBA.

  

About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime. Primo Pianista per "NbaReligion.com".

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