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Perché proprio il 25 Aprile?

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50 capi di Stato di tutto il mondo, marciano uniti dopo l'attentato di Charlie Hebdo
Cinquanta capi di Stato di tutto il mondo marciano uniti dopo l’attentato alla Redazione satirica parigina “Charlie Hebdo”

Il 25 Aprile è una data fondamentale per la storia d’Italia, rappresentando il compimento vittorioso della Resistenza attuata dai partigiani contro le forze nazi-fasciste. È la data in cui l’Italia si scrollò di dosso gli anni neri come il piombo, dove l’oppressione di uno Stato totalitario fu asfissiante e letale. È il simbolo che permette di ricordare il dramma del Fascismo e il monito affinché quelle idee non trovino mai più terreno fertile. Oggi, in un Europa dove le destre estreme stanno guadagnando sempre più terreno, è di vitale importanza ricordarci che quella dell’uomo forte non può e non deve più essere la soluzione ai nostri problemi. È da settantadue anni che gli Stati dell’Europa occidentale non si dichiarano guerra e questo è il miglior risultato mai raggiunto, in un Continente dove lo scontro fratricida è stata la trama portante del nostro passato.

Fatto questo doveroso incipit, ho pensato che fosse opportuno ricordare il momento in cui il 25 Aprile divenne la data ufficiale della liberazione d’Italia. Soprattutto perché il 25 Aprile non coincide perfettamente con la totale liberazione del nostro Stato. Gli scontri fra la Resistenza e le forze nazi-fasciste continuarono almeno fino ai primi giorni di Maggio, quando la totalità del Bel Paese fu realmente libera e pronta a vivere la sua nuova esistenza. Senza volerci spingere troppo indietro con lo sguardo, è bene affermare che nell’Aprile del 1945 il morale delle forze nazi-fasciste – nonostante gli ordini dall’alto fossero quelli di resistere fino all’ultimo soldato – era ormai caratterizzato dalla sfiducia per l’imminente sconfitta che sarebbe giunta. Inoltre l’azione degli alleati, dopo un periodo di pausa, tornò a intensificarsi, conferendo un notevole vantaggio alla Resistenza partigiana. Forti di questo vantaggio, sia morale che militare, fu emanata la Direttiva n. 16 dal Partito Comunista verso tutte le organizzazioni con cui era in contatto. Questa direttiva stabiliva che era giunto il momento per le forze partigiane di organizzarsi e sferrare l’attacco decisivo. Sempre in quei giorni anche il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) emanò precisi ordini affinché il nemico, nel suo momento di massima debolezza, fosse colpito così forte da allontanarlo dai centri cittadini più importanti.

Partigiani festeggiano la liberazione di Milano (25 aprile 1945)
Alcuni partigiani mentre festeggiano la liberazione di Milano – 25 Aprile 1945

Il 10 Aprile un’insurrezione popolare decretò la liberazione della città di Massa dal giogo nazi-fascista. Le città infatti iniziarono a insorgere, sotto la guida della Resistenza partigiana e degli alleati. Il 21 Aprile fu la volta di Bologna, liberata in appena due giorni di scontri, mentre il 25 Aprile toccò alle città di Torino e Milano. La sera del medesimo giorno, Benito Mussolini lasciò Milano per dirigersi verso Como, nel tentativo di fuggire dall’Italia dopo che la situazione per i fascisti era precipitata. Questo probabilmente fu il momento più basso nell’esistenza del Duce: lui che aveva basato la propria immagine sull’onore e sul valore, decise di darsi alla fuga travestendosi da sottufficiale tedesco, per poter superare il confine e giungere così in Svizzera.

Dopo il 25 Aprile continuò la liberazione delle città italiane, passando da Genova a Piacenza, da Venezia a Cortina. Il 29 Aprile l’Italia, insieme alla Germania, sottoscrisse la propria resa incondizionata e, pochi giorni dopo, tutta la penisola era liberata. L’anno successivo, a pochi giorni dall’anniversario della presa di Milano e Torino, il Governo provvisorio – guidato da Alcide De Gasperi – stabilì che il 25 Aprile diventasse la data simbolo della liberazione d’Italia. Un giorno solo che racchiudesse tutto lo spirito di anni di lotta contro la morsa fascista. Nel 1949 questa data fu ufficializzata e sottolineata sui calendari come Festa Nazionale.

Sono passati solo pochi giorni dalla nostra Festa della Liberazione, mentre la totale liberazione della penisola italiana è avvenuta proprio in questo periodo, intorno ai primi giorni di Maggio del ’45. Oggi diamo per scontata questa libertà, ci sembra una cosa dovuta, uno status immutabile. Questi nuovi leader populisti, che giocano con parole più grandi di loro, tengano presente cos’è questo periodo di pace nella nostra Europa e capiscano che non è casualità. In Italia invece questa data, carica di significati storici e politici, è spesso snaturata e bistrattata dai nostalgici del Fascismo. Ebbene, questa è la loro fortuna, poiché da quella data nacque una Costituzione talmente bella che permette loro di non essere d’accordo con la storia.

Questa data è dunque un patrimonio: lo studio e l’obiettività del suo significato vanno inculcate nelle persone, specie in questo periodo dove pare di risentire l’eco di parole inumane, che distinguono sempre il noi e il loro.

 

 


 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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