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Finti santi e veri peccatori: George Pell sotto accusa

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Il Cardinale e Arcivescovo cattolico australiano George Pell (1941) insieme con Papa Francesco (1936) presso la Santa Sede

Per il prossimo 18 Luglio è atteso al tribunale della capitale del Victoria il Cardinale e Arcivescovo cattolico australiano George Pell, Prefetto degli Affari Economici della Santa Sede e attualmente incriminato per presunte molestie e stupro su minore. Le accuse si riferiscono a fatti avvenuti in due momenti specifici. Il primo inizia quando – tra il 1976 e il 1980 – Pell era sacerdote a Ballarat, cittadina di origine del Cardinale, situata ad un centinaio di chilometri a Nord-Ovest di Melbourne. Essa è storicamente ricordata perché ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita della democrazia australiana, dal momento che è stata teatro degli scontri dell’Eureka Rebellion, unica rivolta armata civile avvenuta il 3 Dicembre 1854. Il secondo invece è sotto il suo periodo di arcivescovado nelle metropoli.

George Pell, infatti, è stato Arcivescovo a Melbourne per il quinquennio 19962001, Arcivescovo metropolita di Sydney, Primate d’Australia. Pell si trova adesso sotto l’accusa di una Commissione Nazionale di inchiesta per rispondere alle denunce di abusi sessuali su minori ed altri casi di pedofiliaSecondo quanto riferisce l’accusa, Pell si sarebbe rifiutato di collaborare con la polizia nascondendo casi di violenza messi in atto da religiosi cattolici della sua diocesi nei confronti di minorenni. Oltre a ciò, lo stesso Pell avrebbe creato una sorta di Melbourne Response, cioè delle somme di denaro che sarebbe errato chiamare risarcimenti, ex gratia, a quanto risulta anche davvero molti bassi, in favore delle vittime per tentare di dissuaderle dall’avviare cause giudiziarie contro la diocesi.

Lo scorso 29 Giugno la polizia ha confermato lo stato d’accusa per il Cardinale Pell per «gravi reati sessuali su minori», includendo anche un caso di uno stupro avvenuto negli Anni ’70. Pell diventa così il più alto esponente ecclesiastico finito sotto accusa per questo tipo di reato. La notizia è arrivata in una splendida e fredda giornata d’Inverno ed esattamente quando, dall’altra parte del mondo, il Vaticano stava per celebrare una data solenne per il proprio anno. È infatti la festa dei Santi Pietro e Paolo, momento in cui il Papa consegna ai nuovi eletti Cardinali metropoliti il pallio, paramento liturgico della Chiesa Cattolica formato da una striscia di lana di agnello avvolta sulle spalle, atta a simboleggiare la pecora portata in spalla dal Buon Pastore. A questa intima e solenne cerimonia avrebbe anche dovuto esserci, tra i prelati della curia, lo stesso Pell, che invece non si è presentato. Così come non sarà presente ai prossimi impegni ufficiali, eventi e cerimonie pubbliche che avranno luogo fino a quando lui sarà sotto accusa. Papa Francesco ha infatti disposto «un periodo di sospensione lungo tutta la durata del processo», anche per poter permettere a Pell di tornare in Australia e difendersi personalmente in tribunale. La notizia è stata data dallo stesso Cardinale in una conferenza stampa lampo convocata di prima mattina poco distante dalla Basilica di San Pietro.

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Gerald Ridsdale (1934) è un sacerdote australiano, attualmente in carcere per pedofilia

«Respingo le accuse contro di me, la sola ipotesi di abusi sessuali mi ripugna: ho informato il Papa e tornerò in Australia perché sono ansioso di presentarmi davanti ai giudici per difendermi strenuamente», questa la dichiarazione di Pell, che ha anche parlato di accanimento mediatico «senza tregua» contro la sua figura per le indiscrezioni trapelate.

Tuttavia, le accuse sono davvero molto gravi e pesanti. Le stesse autorità australiane hanno dichiarato che più persone hanno querelato Pell, raccontando di molestie e stupri quando, nella metà degli Anni ’70, era solo un sacerdote. Il vice commissario della polizia di Stato australiana del Victoria, Shane Patton, ha voluto precisare che l’Arcivescovo è stato trattato come tutti gli altri indagati per reati sessuali storici. Per far luce su questa faccenda, la commissione istituita in passato, si era recata nell’Ottobre del 2016 a Roma per parlare con Pell e fargli delle domande a cui lui non si è sottratto: la negazione della responsabilità della diocesi sui casi di pedofilia rimane un punto di forza nella difesa del porporato. Pell fu comunque costretto ad ammettere il suo fallimento nella gestione dello scandalo e adesso deve affrontare per la prima volta anche l’accusa diretta di esser autore degli abusi e violenze.

«Non sono qui a difendere l’indifendibile. La Chiesa Cattolica ha commesso errori enormi sulla pedofilia, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi e ha deluso i fedeli», queste sono le parole pronunciate lo scorso Febbraio in una videoconferenza davanti alla Commissione Nazionale di inchiesta australiana, giornalisti internazionali e parenti delle vittime. In quell’occasione, finalmente, l’Arcivescovo ha deciso di fornire una dichiarazione sui fatti, dopo numerosi rinvii e certificazioni mediche che ne attestavano l’impossibilità a presentarsi fisicamente a Sydney e a fornire chiarimenti sulle vicende accadute. Dopo aver giurato sulla Bibbia di dire la verità, Pell ha parlato dei fatti successi nel suo periodo di arcivescovado a Melbourne e ha ammesso di aver trasferito da una parrocchia ad un’altra, invece di denunciarlo alla polizia, il sacerdote Gerald Ridsdale e che ciò si è rivelata «una catastrofe» poiché ha permesso al prete di molestare ed abusare altri bambini. Ridsdale ora è finalmente in carcere con centotrentotto accuse di reati nei confronti di cinquantatré minori.

Mancano ancora una decina di giorni all’arrivo di George Pell in Australia. Non sappiamo cosa dirà, in che modo porterà avanti la difesa, come affronterà di persona gli uomini che dichiarano di esser stati abusati da lui e le accuse di aver coperto chi molestava bambini innocenti. Non sappiamo come andrà a finire e che conseguenze ci saranno. Certo è che le violenze sui minori sono intollerabili in ogni caso. Sia che il carnefice sia un alto esponente di una qualsiasi istituzione religiosa, sia un comune cittadino da qualunque parte del mondo.

È nostro dovere denunciare ogni tipo di abuso e maltrattamento. Il silenzio è un’ulteriore ferita per la vittima.

 

 


 

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About Francesca Bux

CORRISPONDENTE | Classe 1984, veneta ma con sangue pugliese, buddista. Esteta da sempre, amante dell'arte in ogni sua forma, della danza orientale e dell'Antica Roma. Appassionata di architettura, scultura, fotografia, fisica e motoristica. Malinconicamente nostalgica, nutre una forte passione per il teatro, il buon vino, gli scritti di Italo Calvino ed Oscar Wilde. Dichiaratamente nerd, è una mangiatrice esperta di biscotti. Attualmente vive in Australia, in attesa di decidere altre destinazioni.

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