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Paura e terrore per le vie di Istanbul

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pauraLa paura, il più forte sentimento che possiamo provare. Un’emozione dominata dall’istinto, che difficilmente riusciamo a controllare. Proprio per questo motivo, può influenzare la nostra vita al punto da immobilizzarci, paralizzarci. Esistono tante paure quante possiamo immaginarne. Proviamo quest’emozione fin dalla più tenera età, ma anche se siamo cresciuti, anche se siamo grandi e grossi… abbiamo ancora paura. L’elenco è lungo: c’è chi ha paura dell’aereo, chi ha paura dei cani, di soffrire, di farsi male. Abbiamo paura persino di morire. È un sentimento insito nell’uomo, fa parte dei nostri stati d’animo. In passato ci ha fatto sopravvivere, rendendoci più cauti e attenti. Ha differenti gradi – a seconda del soggetto – e può essere descritta con termini diversi a seconda della sua intensità. Timore, ansia, paura, panico, terrore, orrore.

Questo sentimento influenza le nostre scelte e la nostra vita in maniera rilevante. Ci priva di esperienze che magari la vita ce la cambierebbero, e in meglio. Ci toglie il gusto di vedere le cose con i nostri occhi. La paura più grande del 2015, ormai trascorso, è stata quella del terrorismo. Da qualche parte nel mondo esistono, infatti, persone che nascoste dietro una religione della quale in realtà sono i primi a non rispettarne i principi – facendola apparire al mondo come un insieme di regole violente e inaccettabili – non fanno che alimentare il panico. Panico che i media amplificano a dismisura.

All’indomani degli attacchi di Parigi, il mondo è ancora più spaventato dal terrorismo dell’ISIS. Probabilmente la massiccia diffusione di filmati, immagini e dichiarazioni terroristiche degli ultimi mesi, contribuisce a diffondere la “psicosi” del terrorismo. E la psicosi è pericolosa, perché porta a tante conseguenze. I militanti del Califfato hanno raggiunto il loro scopo: impiantare nel mondo il terrore e generare cambiamenti di abitudini, di comportamenti e modi di vivere. Ascoltando il discorso di Donald Trump, possiamo renderci conto della deriva a cui stiamo approdando. Il suo logico sillogismo, la sua lucidità nel parlare in quel modo alla vigilia delle elezioni non fa altro che piacere al sedicente Stato Islamico. È una dichiarazione di alleanza piuttosto che un tentativo di contrastarlo. Forse anche questo era nei piani di chi ha innescato un tale e contorto meccanismo, una tale reazione a catena.

118677-mdIl 1° Dicembre, ad Istanbul, è accaduto un incidente nei pressi della metropolitana. In un primo momento si parlò di un guasto, ma tutti i media si precipitarono a diffondere la notizia di un’esplosione. Tra le conseguenze dell’accaduto, per fortuna, ci sono solo pochi feriti e nessun morto. Altra conseguenza è, inevitabile, il terrore. Il terrore delle famiglie italiane che hanno un figlio che abita a Istanbul, il terrore di chi aveva progettato una vacanza in Turchia. C’è stato il terrore, e basta. Terrore così forte e paralizzante da portare quest’ultime ad annullare persino la loro prenotazione. In realtà, la causa dell’incidente è stata quella che poi si è rivelata una bomba artigianale, fabbricata in casa dagli estremisti del gruppo Marksist-Leninist Komünist Partisi (MLKP, trad: Partito Comunista Marxista-Leninista), il cui progetto era far saltare in aria una macchina della polizia. Non sono riusciti nel loro intento, ma sono stati un nuovo motivo per provare paura. La stessa paura che leggo negli occhi di molti, moltissimi italiani quando dico loro di abitare a Istanbul.

La cosa mi fa sempre un po’ sorridere, ma a volte mi spaventa. Quello che i media italiani non hanno scritto, è che in realtà nelle linee metro di Istanbul ci sono controlli attenti e severi, che si sono intensificati dopo gli avvenimenti di Parigi. Controlli che però non bastano, ed effettivamente vivere in questa città può essere davvero pericoloso. Abitando qui si corrono diversi rischi, rischi che in realtà correrebbe chiunque visiti Costantinopoli. Troppi odori, troppi sapori, troppe sensazioni. Solo camminare in giro per la città è veramente pericoloso. Ci si può innamorare ad ogni angolo, si può non voler più andare via.

La paura più grande è quella del volo di ritorno. Nei mezzi pubblici capiterà di sentirsi quasi in dovere di alzarsi alla vista di una signora anziana, per cederle il posto… quei turchi maleducati e senza rispetto fanno tutti così. Capiterà di bere troppo the, perché continuano ad offrirtelo e tu davvero non riesci a dire di no. Capiterà di arrivare a fine giornata con lo stomaco che scoppia per quanto si è mangiato, perché ci sono talmente tante cose da assaggiare (e sono tutte così buone) che si finirà per mangiare tutto. Capiterà di rischiare la vita a causa di quei pazzi tassisti, che corrono e corrono. Si perderanno minuti, ore di vita incastrati nel traffico. Potreste venire distratti dalle luci, dai profumi, dalla cortesia della gente. Camminando per le strade della città, si corre il rischio di osservare un cosmopolitismo, una perfetta convivenza di popoli e culture diverse. Aggiungiamo poi i rischi che si corrono in una qualsiasi capitale europea molto popolata, e abbiamo Istanbul. L’ho attraversata da un capo all’altro, ci ho vissuto e non mi sono mai sentita impaurita. Se le mie sensazioni non dovessero bastare, a darmi ragione ci si mette anche uno studio dell’International Crime Victims Survey, secondo cui Istanbul ha il tasso di aggressioni più basso in assoluto fra tutte le capitali europee (omicidi, rapine, borseggi, stupri). Questo non significa non ci siano dei rischi, ma semplicemente che i rischi sono gli stessi che si corrono a Milano, Londra, Copenaghen e qualsiasi altra città europea.

Il 2015, purtroppo, è stato un anno caratterizzato dal terrore e dalla paura. L’ISIS è una realtà, nessuno lo può negare o ignorare. Tuttavia, troppo spesso l’islam e con lui i Paesi a maggioranza musulmana – come la Turchia – sono demonizzati e rappresentati come il maggior nemico. Ciò che dovrebbe far più paura è proprio il fatto che, attacco dopo attacco, aumentano sempre più il razzismo e l’islamofobia.

 

Islamofobia

 

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About Ilaria Porru

REDATTRICE | Classe 1993, sarda. È laureata in Lingue e Comunicazioni presso l'Università degli Studi di Cagliari. Viaggiatrice per natura, durante il suo corso di studi ha incontrato la Turchia, Paese che le ruba il cuore e da cui non riesce più a separarsi. Vive attualmente ad Istanbul.

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