Samer Alkadri, a Syrian painter and graphic designer from Damascus poses for a photo, as he sits outside the Pages cafe and bookstore with one of his employees, in Istanbul, Sunday, Dec. 6, 2015. Over years now, Syrian refugees have become woven in to the frenetic life of this sprawling city, opening restaurants and cafes, performing as street musicians on the city’s busiest boulevard, and, everywhere it seems, panhandling on street corners, holding out their Syrian passports to elicit the sympathies of passersby. At Pages, a bookstore and cafe in a three-story wooden house in a tidy cul-de-sac up a hill in this city’s oldest quarter, a literary refuge has blossomed for young Arabs in exile. (Photo Credit/Tara Todras-Whitehill for the New York Times)                              NYTCREDIT: Tara Todras-Whitehill for The New York Times

Pages: la libreria che riporta a casa i siriani in Turchia

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Samer al-Kadri, proprietario di "Pages". Foto di Kareem Shaheen per il Guardian
Samer al-Kadri, quarantaquattro anni, è il proprietario siriano della libreria Pages, situata ad Istanbul

Samer al-Kadri è un quarantaquattrenne originario di Damasco. Aveva solo otto anni quando le forze di Hafiz al-Assad, il padre dell’attuale Presidente siriano, irrompevano in casa sua, ad Hama, nel 1982. Prima della guerra gestiva, in Siria, un’agenzia pubblicitaria e una casa editrice. Nel 2013 è stato costretto a fuggire dal suo Paese, perché ricercato dalla polizia di Bashar al-Assad. Ha trovato riparo prima in Giordania, poi in Turchia. L’accordo siglato un anno fa tra Ankara e i Paesi UE ha sbarrato a migranti e rifugiati le frontiere turche, riducendo a poche decine il numero di quelli che sbarcano quotidianamente sulle isole greche. Samer è solo uno dei tanti, tantissimi rifugiati che vivono in Turchia (oggi se ne contano tre milioni). Solo a Istanbul, città dove Samer vive, ci sono cinquecentoquarantamila siriani censiti. Molti vi abitano da anni ma nonostante ciò i loro figli, oltre trecentocinquantamila bambini, continuano a non andare a scuola.

Soprattutto per loro, per rinforzare il labile filo che ancora li tiene legati alla loro cultura e identità, al-Kadri ha deciso di aprire Pages, una sorta di oasi culturale. Il suo scopo è semplice, ma non banale: permettere agli adulti e ai bambini di leggere nella propria lingua. Nasce così Pages, una libreria e caffetteria, la prima in Turchia dove vengono diffusi libri in lingua araba. E non soltanto, anche in turco e in inglese, di qualsiasi genere. Al-Kadri ha riferito al giornalista del The Guardian che tra i titoli più richiesti vi sono due romanzi di George Orwell, La fattoria degli animali e 1984, entrambi critiche ai totalitarismi, entrambi libri sulla libertà e su quanto sia difficile difenderla. Samer al-Kadri e sua moglie Hajo importano i libri in arabo dal Libano, dove i volumi costano il doppio rispetto a quanto li pagavano in Siria prima della guerra. L’importanza dell’opera da loro condotta mette in secondo piano il costo eccessivo. Pubblicano anche libri che selezionano e stampano in una tipografia di Istanbul.

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I lavoratori della libreria Pages – Istanbul

I bambini possono partecipare ai laboratori di disegno e di lettura che si svolgono durante il giorno, mentre per gli adulti non mancano le serate in musica con gli strumenti della tradizione araba e le proiezioni di film, i corsi di calligrafia araba e le rappresentazioni teatrali. La moglie di Samer spiega ad ANSAmed: «Non ci sono solo i bisogni fisici da soddisfare, ma anche quelli culturali, senza cui non si può vivere. Cerchiamo di creare un ponte tra la Turchia e la Siria, senza sapere se e quando potremo tornarci»Non si tratta soltanto di una libreria, bensì di un progetto che cerca di scardinare i pregiudizi nei confronti dei rifugiati e far conoscere meglio ai turchi i loro vicini siriani, favorendo così l’integrazione. «In Occidente le persone si sorprendono quando mi incontrano e constatano che non sto morendo di fame. Capisco ci sia un gran numero di siriani che soffre, e dovremmo sicuramente concentrarci sui loro problemi. C’è però un altro lato della medaglia che poco spesso viene considerato dai media: perché devo spiegare sempre che la Siria non si divide solo tra persone pro-Assad e pro-ISIS, ma c’è una resistenza che non crede in nessuno dei due?».

Nonostante la tragedia di questa guerra, che in cinque anni ha portato quattrocentomila morti e costretto più della metà della popolazione a spostarsi, il proprietario della libreria riesce a vedere il conflitto siriano con un po’ di positività. Parlando della sua libreria a Yabangee, la descrive come «un luogo in cui possiamo essere siriani di nuovo, avere un dialogo. Nonostante tutte le tragedie che sono avvenute in Siria, credo ci sia un lato positivo in questo conflitto: molti giovani hanno cambiato i loro punto di vista sul mondo vedendo altre realtà». Il sogno di Samer è aprire più librerie in altre città europee in cui vivono dei rifugiati, come ad esempio Berlino.

«Per me il problema è Assad, che resisterà fino alla fine, come ogni dittatore – dice al-Kadri – ma se potessi, in tre ore tornerei a Damasco. E sono certo che il 90% dei siriani rifugiati lo farebbe. Perché, per quanto possa essere difficile, tutto è più facile quando sei nel tuo Paese» (fonte: ANSAmed).

Queste parole, in un periodo storico in cui il nazionalismo e la poca tolleranza degli immigrati sono all’ordine del giorno, dimostrano che la filosofia del aiutiamoli a casa loro purtroppo non sempre funziona. Ma soprattutto, dimostrano che un muslim ban non può risolvere l’enorme crisi umanitaria che ci troviamo ad affrontare.

 

 


 

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About Ilaria Porru

REDATTRICE | Classe 1993, sarda. È laureata in Lingue e Comunicazioni presso l'Università degli Studi di Cagliari. Viaggiatrice per natura, durante il suo corso di studi ha incontrato la Turchia, Paese che le ruba il cuore e da cui non riesce più a separarsi. Vive attualmente ad Istanbul.

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