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La pace in Colombia: facciamo chiarezza

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Rodrigo Londoño Echeverri, meglio noto con il nome di battaglia di Timoleón Jiménez o con il soprannome "Timochenko" (1959), è un rivoluzionario colombiano, capo politico e militare del movimento rivoluzionario armato colombiano denominato FARC
Rodrigo Londoño Echeverri, meglio noto con il nome di battaglia di Timoleón Jiménez o con il soprannome “Timochenko” (1959), è un rivoluzionario colombiano, capo politico e militare del movimento rivoluzionario armato colombiano denominato FARC

Questa è una storia che vede come protagonisti diversi personaggi, si svolge in più luoghi ed è sancita da diverse date dal ricordo più o meno nefasto. Elenchiamoli di seguito:

 

  • FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia): organizzazione guerrigliera colombiana di ispirazione marxista-leninista fondata nel 1964. Una delle forze paramilitari più note e temute di sempre, nata in risposta alla ventata di controllo statunitense volta a scardinare la creazione di qualsiasi cellula anche lontanamente vicina al Comunismo. Il motivo? Evitare una situazione simile alla Cuba castrista e allontanare il più possibile la minaccia di nemici filo-russi proprio al di là del confine col Messico. Fu così che gli Stati Uniti appoggiarono l’operazione Marquetalia, un’azione militare del Governo colombiano con l’intento di distruggere le forme di auto-organizzazione agraria contadina che si stavano formando nelle Regioni di Tolima e Huila. Da allora, le cellule di scampati e di ribelli dell’operazione Marquetalia, sotto la guida di Manuel Marulanda Vélez, fondarono le FARC. Lo scopo dell’organizzazione era molto semplice: guerra contro lo Stato per instaurare una democrazia d’ispirazione comunista. Grazie alla loro profonda conoscenza del territorio montuoso colombiano, per oltre cinquant’anni hanno potuto sfruttare una tattica militare che prevede l’uso di fughe e nascondigli offerti dalla vegetazione. La vita dei combattenti delle FARC è priva di comfort, poiché perennemente nascosti tra la boscaglia, e per finanziare le loro attività hanno fatto ricorso anche ai rapimenti (desaperecidos) e ad azioni di dubbia moralità, come il traffico di droga;
  • Rodrigo Londoño Echeverri, detto Timochenko: capo politico e militare delle FARC;
  • Juan Manuel Santos Calderón: Presidente della Colombia dal 7 Agosto 2010. Promotore dei negoziati di pace con le FARC e autore della pacificazione tra lo Stato colombiano e l’organizzazione paramilitare;
  • Álvaro Uribe Vélez: Presidente della Colombia dal 2002 al 2010. Predecessore di Santos, a lui si deve la creazione dei paracos, nuclei armati di autodifesa che hanno diffuso il terrore fra i cittadini compiendo sommari atti di violenza contro civili sospettati di essere legati ai gruppi di guerriglieri. Il risultato di simili atti di violenza diretti contro le FARC è stato un inasprimento delle tensioni fra governo e guerriglieri. Per fortuna, i piani vendicativi di Uribe (il cui padre è stato vittima di un sequestro che lui attribuisce alle FARC) si sono scontrati contro Santos e la sua volontà di essere ricordato come un pacificatore.

 

Álvaro Uribe Vélez (1952) è un politico e avvocato colombiano, Presidente della Colombia in carica dal 2002 al 2010
Álvaro Uribe Vélez (1952) è un politico e avvocato colombiano, Presidente della Colombia in carica dal 2002 al 2010

Santos è il primo Presidente colombiano che può dichiarare ufficialmente finita la guerra con le FARC, grazie ai processi di negoziazione da lui avviati e che hanno visto il coronamento del successo dopo quattro anni di incessanti impegni. Raggiungere la pace è stata una strada difficile, tortuosa e con punti ciechi, ma per fortuna si comincia a intravedere la luce alla fine del tunnel.

È nel Novembre del 2012, nella sede de L’Avana, che i colloqui per trovare l’accordo di pace hanno inizio; ed è solo dopo anni e per mezzo di trattative estenuanti che il 24 Agosto 2016 sembra essere arrivato il momento della svolta. Santos dichiara conclusi i negoziati con le FARC. I punti della pace prevedono che i guerriglieri rinuncino alla lotta armata, rispettino lo stato di diritto e depongano le armi in loro possesso, d’altro canto il Governo si impegna a garantire l’accesso alla vita politica dei volontari delle FARC, permettendogli di costituire un partito, di diminuire, quando non concedere l’amnistia, agli ex combattenti e di aiutarli nel difficile processo del reinserimento in società – compito piuttosto arduo dato lo stile di vita al quale i migliaia di combattenti sono stati abituati per molti anni della loro vita. L’accordo raggiunto ad Agosto viene siglato ufficialmente a Cartagena il 26 Settembre. Santos, non per obblighi costituzionali ma per coinvolgere il popolo nell’evento più importante della storia colombiana, convoca un referendum popolare dal risultato sconcertante. I negoziati, e il al referendum, avrebbero significato la fine di cinquantadue anni di conflitto e posto una pietra sopra gli oltre duecentosessanta mila morti e i quarantaseimila scomparsi a causa dallo scontro fra le due fazioni. Nel giorno del 2 Ottobre, però, i colombiani chiamati al voto disattendono le speranze di Santos: il 50,24% dice No ai trattati. A fare la differenza è un pugno di sessantamila voti sugli oltre tredici milioni di opinioni raccolte.

Principale protagonista e fautore del movimento del No del referendum? Esatto, proprio Uribe. Le sue principali argomentazioni facevano leva sul non premiare i guerriglieri per la loro violenza, i suoi principali topic: punizione dei guerriglieri con condanne adeguate e divieto d’ingresso nella vita politica colombiana. L’influenza di Uribe, in verità, ha trovato facile gioco nella realtà colombiana di un Paese diviso in due: laddove il conflitto aveva fatto sentire la sua voce, il fronte del Sì ha stra-vinto, viceversa, nelle zone urbane e lontane dagli atti di guerriglia, il fronte del No ha avuto la meglio. Complice la determinazione di Santos e il grido di numerosi cittadini colombiani determinati nel proseguire il difficile percorso per la pace, le trattative, nonostante il nefasto voto referendario, sono riprese. È stato così che il 24 Novembre si è giunti a un nuovo accordo di pace, ma, questa volta, è stato sottoposto al solo voto del Parlamento.

Il risultato? Finalmente la pace è tornata in Colombia. Sulla carta il processo ha visto la sua concretizzazione, ma i fatti vacillano. Ci sono ritardi considerevoli nel completare le zone di smobilitazione – Zonas veredales transitorias de normalización – previste per permettere ai guerriglieri di consegnare le armi e per permettere loro di frequentare i corsi per il reinserimento nella vita civile. Le leggi, anche, necessarie a far sì che vengano rispettati gli accordi fra Santos e Timochenko, non godono di celere e fiorente vita parlamentare.

Il dubbio sorge spontaneo: la pace che tutto il mondo ha osservato e sta aspettando da sempre, può essere considerata reale o è solo un fuoco fatuo?

 

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Nota al video: il dossier di “Internazionale” sullo stato degli impegni presi per il processo di pace

 

 


 

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About Stella Sacco

REDATTRICE | Classe 1986, con doppia cittadinanza italiana e napoletana. Giornalista con una laurea triennale in Scienze della Comunicazione a Napoli e una magistrale in Scienze Politiche a Bologna. È curiosa e si interessa di tutto, in particolar modo di politica & attualità e di marketing & comunicazione. Tra esperienze lavorative in copywriting e concerti, sogna un futuro in qualunque posto del mondo.

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