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Orti urbani: la spinta “verde” che vien dalla città

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projects-orti-urbani-1_0Dopo essermi immersa nei meandri oscuri del Land Grabbing e dopo aver narrato gli effetti negativi e contrastanti dell’attività dell’uomo sul pianeta, ecco finalmente una buona novella, una nuova spinta “verde” che vien dalla città: gli orti urbani. Questa nuova componente della realtà urbana si è delineata, in un continuo crescendo, in seno alle grandi metropoli occidentali, quali Londra e New York: due contesti caratterizzati da un’elevata densità abitativa, ma nel contempo dotati di una forte spinta innovativa e dinamismo.

Gli orti urbani mirano a rivitalizzare socialmente le metropoli, sempre più invase da cemento e grattacieli, al fine di restituire centralità alla coltivazione della terra, puntando l’attenzione sulla necessità di prodotti sani ed a chilometro zero. Orticelli ed angoli verdi stanno spuntando anche nel nostro Paese, grazie a numerose iniziative sociali e culturali, sia sul territorio nazionale, sia in contesti regionali e locali.

Il motore iniziale di questa iniziativa verde è il progetto nazionale “Orti Urbani”, ideato e promosso nel 2006 dall’associazione culturale e di protezione ambientale Italia Nostra (nata a Roma nel 1955), che mira a destinare le aree verdi, cittadine e non solo, all’”arte di coltivare”, promuovendo il rispetto della memoria storica e culturale dei luoghi in cui gli orti si inseriscono, incentivando però lo sviluppo di sempre nuove iniziative, adatte a qualsiasi fascia d‘età. Le regole “etiche” del progetto di Italia Nostra sono state definite in accordo con l’ANCI (Associazione dei Comuni d’Italia) e il Ministero dello Politiche Agricole, con i quali è stato firmato il cosiddetto Protocollo d’intesa (2013), sottoscritto in seguito anche dalla Coldiretti e dalla Fondazione di Campagna Amica. Un notevole contributo, che accentua il carattere “unitario” e di collaborazione del progetto, è stato fornito, inoltre,  dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, che ha definito regole e modalità comuni per la conservazione degli orti in tutta Italia, intesi, pertanto, come veri e propri parchi culturali di cui, però, non si perdono di vista le differenze geomorfologiche dei diversi territori.

 

Casi concreti di orti urbani si registrano, così, in numerose comunità italiane. Ecco l’esempio di tre città collocate in contesti regionali differenti, ma unite da un unico obiettivo: il ritorno ai frutti della terra, coinvolgendo la popolazione locale. Milano, Firenze e Napoli a confronto:

 

  • MILANO
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Orti Associativi – Milano

L’esperienza degli orti, nel territorio milanese, si concretizza sotto diverse “tendenze” e filoni tematici: Orti in Zona, Orti nelle scuole, ColtivaMi, e gli Orti Associativi. Ciascuna di queste iniziative mira a gestire gli spazi ortivi della Città di Milano, suddivisa dall’Amministrazione Comunale in precise zone geografiche. Lo scopo delle differenti proposte è quello di sensibilizzare la popolazione e gli utenti al rispetto della natura, così come all’utilizzo corretto delle risorse ambientali, avendo anche come obiettivo una sempre maggiore informazione sulle tematiche legate all’ambiente e alla nutrizione.

I messaggi di cui si fanno portatori i progetti legati agli orti si articolano e si modellano a seconda dei destinatari cui sono rivolti: manifestazioni culturali, conferenze e seminari specifici si alternano, infatti, sullo sfondo degli spazi ortivi, che si trasformano, così, in veri e propri luoghi di aggregazione, nonché di scambio di conoscenze. A tal proposito, il progetto “orti nelle scuole” si delinea, a mio avviso, come una delle componenti più costruttive e, per certi versi, necessarie per la messa in pratica degli “orti urbani”: l’orto e la terra diventano uno strumento didattico, con l’obiettivo di trasmettere agli studenti di città e alle future generazioni l’importanza di un corretto e consapevole utilizzo della terra.

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Boschi verticali, Porta Nuova – Milano

Un altro fiore all’occhiello, simbolo della nuova prospettiva di sostenibilità ambientale, è la costruzione dei cosiddetti “Boschi verticali”, residenze verdi ideate dagli architetti di Boeri Studio e realizzate a Milano Porta Nuova, progetto che si è aggiudicato il Premio International Highrise Award nel 2014. Le due torri, rispettivamente di 80 e 112 metri di altezza, sono in grado di ospitare 800 alberi di più di 100 specie diverse. Sebbene sia impossibile ricreare per intero l’ambiente e l’aria pura che caratterizzano boschi e foreste, il tentativo di legare la natura all’architettura sembra un buon punto di partenza per rinverdire le città e mitigare l’eccessiva cementificazione.

 

  • FIRENZE

L’esempio fiorentino del community garden punta all’insegnamento e all’orientamento delle scelte alimentari, attraverso il progetto di orto didattico degli Orti Dipinti.

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Progetto “Orti Dipinti” – Firenze

Inaugurato nel 2013 al posto dell’ex pista atletica in Via Borgo Pinti n. 76, da cui deriva appunto il nome “Dipinti”, l’orto comunitario fiorentino è arricchito da una grande diversità di ortaggi,  nonché di  piante e alberi, in cui vige il motto <<la terra è di nessuno, ma il lavoro per coltivarla è di tutti>>. Le finalità del progetto hanno anche una connotazione “sociale”: la riqualificazione della pista di atletica dell’Istituto Barberi, associazione di volontariato impegnata nell’orientamento  al lavoro di ragazzi disabili, permette ai ragazzi che frequentano l’istituto di usufruire appieno degli orti e delle sue attività.

Le iniziative di Orti Dipinti, scandite e catalogate con precisione sul sito http://www.ortidipinti.it, si dividono tra il giardinaggio, in cui ci si prende cura dell’orto e dei suoi frutti, la pulizia, i prodotti (come infusi o composti), derivati dai beni primari dell’orto e gli strumenti (utensili e co) necessari allo svolgimento del progetto. Un ruolo di non poco conto è ricoperto anche dalla comunicazione e dalla diffusione del progetto Orti Dipinti, tramite eventi, laboratori e workshop tematici, grazie alla creazione di gruppi di lavoro e grafica, con l’ausilio dei social media, dei partner e dei volontari.

 

  • NAPOLI

Napoli, città sfaccettata e dalle tante contraddizioni, ha pensato di destinare gli orti urbani, per un periodo di cinque anni, a soggetti diversamente abili, a disoccupati e casalinghe e a tutti i cittadini, che non svolgano l’attività di coltivatore diretto. Un’altra importante “funzione”, che evidenzia la crescente importanza degli orti in città, oltre al suo ruolo sempre più centrale nel rinnovamento cittadino, è il recupero dei tossicodipendenti.

A tal proposito, è stato firmato il 6 marzo 2014 il protocollo d’intesa tra il Comune di Napoli, la VI Municipalità e l’U.O.C. Dipendenze della Asl Napoli 1 Centro. Il regolamento approvato dal Consiglio comunale di Napoli prevede che l’amministrazione possa affidare a diverse  associazioni, impegnate in attività a carattere sociale, l’affidamento di aree verdi da destinare a orti urbani, al fine di realizzare progetti di integrazione sociale.

Gli orti urbani e le loro molteplici funzioni sembrano, quindi, destinati a crescere e a diventare sempre più un elemento centrale ed essenziale della vita quotidiana, cittadina e non. Grazie all’esperienza diretta di coltivazione dell’orto di casa, ormai parte integrante del mio giardino, e in virtù delle radici contadine della mia famiglia, mi rendo conto ogni giorno dell’essenziale importanza e responsabilità nella cura della terra e dei molteplici valori ad essa legati.

Per dirla in modo poetico: <<Il bello del giardinaggio: le mani nello sporco, la testa baciata dal sole, il cuore vicino alla natura. Coltivare un giardino non significa nutrire solo il corpo, ma anche l’anima>>.

(Alfred Austin)

 

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Orti urbani – Napoli

 

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About Roberta Ghiglietti

COLLABORATRICE | Viaggiatrice, sognatrice, amante della natura ed appassionata di tematiche "ambientali e non". E' nata nel 1990, nel cuore della nebbiosa pianura padana, in Provincia di Lodi. Laureata in Lingue Straniere e Politiche Europee ed Internazionali presso l'Università Cattolica di Milano, grazie al programma di doppia laurea con la Martin Luther Universität di Halle-Wittenberg ha maturato un'esperienza annuale di studio in Germania, che le ha permesso di svolgere un intenso ed appassionante stage di sei mesi nel Parco Nazionale della Foresta Bavarese, a stretto contatto con la natura.

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