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Omicidio d’identità: storie di anime lacerate

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Carla Caiazzo incontra la sindacalista e politica italiana Valeria Fedeli (1949), attuale Ministro del MIUR

Una legge non è solo un arido documento, un coacervo di parole e numeri. Dietro una legge c’è spesso una storia, o meglio, tante storie legate da un solo filo rosso. Il ddl Puppato racconta di volti sfregiati e corpi bruciati. Il disegno di legge, presentato alle Camere in questi giorni, prevede l’introduzione di una nuova fattispecie di reato, l’omicidio d’identità, proposto dalla senatrice Laura Puppato, in seguito all’iniziativa di Carla Caiazzo. Carla è una giovane donna bruciata e sfregiata dall’ex compagno mentre era incinta. Ha lottato insieme alla sua bambina, come moltissime altre donne, e ha deciso di combattere anche in Parlamento. Aiutata dal suo legale, Maurizio Zuccaro, ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, appellandosi alla sua figura per chiedere che la politica prenda seriamente in considerazione la grave piaga sociale.

Il ddl prevede la reclusione a oltre dodici anni per chiunque sfregi il volto altrui con acido, fuoco, coltelli o altri mezzi, pena aumentata di un terzo se l’aggressore è un parente o un soggetto con cui si ha o si ha avuto una relazione sentimentale. L’introduzione del nuovo reato all’art. 577 bis, ter e quarter del Codice Penale si fonda su una precisa ragion d’essere: «Il volto distrutto e volutamente sfregiato per sempre ha il valore di una morte civile, inferta con inaudito cinismo e frutto o causa, sopra ogni cosa, della volontà violenta di restare unici padroni dell’io profondo della vittima che si sarebbe voluta possedere», queste le parole della senatrice Puppato. I sostenitori della legge ritengono che il reato di lesioni gravi o gravissime non sia sufficiente poiché lo sfregio arreca danni non solo all’integrità fisica in se stessa, ma anche all’identità fisica, sociale e psicologica della vittima. L’avvocato Zuccaro ha precisato che affinché si abbia il suddetto reato non vi deve essere la morte della vittima, in quanto altrimenti il fatto sarebbe qualificato come omicidio.

Oltre alla reclusione aumentata di un terzo, il disegno di legge prevede pene accessorie nel caso di legame tra vittima e aggressore, quali l’interdizione dall’esercizio delle professioni e l’esclusione dall’eredità nonché la perdita del diritto agli alimenti. La proposta di legge prevede anche l’istituzione di un Osservatorio permanente per le azioni di monitoraggio, prevenzione e contrasto al fenomeno. L’istituto sarà costituito da membri del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nonché del Ministero dell’Interno, al fine di prevenire la commissione del reato e di costituire un centro di ascolto per chiunque ne abbia bisogno. Il fine dell’iniziativa di Carla Caiazzo e del Parlamento è anche quello di invitare le vittime di qualunque atto di maltrattamento, violenza o persecuzione a denunciare prima che sia troppo tardi.

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L’avvocatessa italiana Lucia Annibali (1977) fu sfregiata da due uomini con l’acido il 6 Aprile 2013. Il mandante fu il suo ex fidanzato, l’avvocato italiano Luca Varani

Sul web è scoppiata la polemica in seguito alla presentazione della legge: perché? Perché ci si informa male, non si presta abbastanza attenzione e a volte anche i giornali suggeriscono un messaggio diverso da quello del testo di legge. Molti hanno accusato i sostenitori di discriminazione di genere a danno degli uomini, accanimento nei confronti del sesso maschile e, i più esperti, di inutilità del reato. La lettera della legge però non prevede una sanzione penale a carico di chiunque sfregi una donna, ma in generale una persona. Inoltre, il reato tutela non solo l’integrità fisica dell’aggredito ma anche un bene ulteriore quale il diritto di essere se stessi, di avere i propri connotati somatici e intimi.

Ci siamo dimenticati quanto sia importante la nostra identità, la dignità di essere se stessi. ci siamo dimenticati che non riconoscersi allo specchio può far male più di una coltellata. Da secoli privare dell’identità è un’ottima strategia per annichilire e annientare l’uomo. Nei campi di concentramento i prigionieri venivano rasati, sottratti di vestiti, occhiali, oggetti personali, capelli. Non vedere, non vedersi, vedersi e non ritrovarsi, credete che abbiano influito meno di stenti e lavori forzati?

Carla Caiazzo, Lucia Annibali, Gessica Notaro, il ventiduenne milanese sfregiato da Martina Levante: qual è la causa di tanta violenza? Secondo psicologi e criminologi è l’odio, l’impotenza nata dal rifiuto, il voler possedere una persona tanto da cancellarla, perché se non sei bello per me non devi esserlo per nessun altro. Queste storie sono, però, anche storie di speranza. Non è facile affrontare decine di operazioni, lo sguardo spaventato dei bambini, perdere la funzionalità dei propri organi, riprendere la propria vita. Eppure queste donne, questi uomini, un giorno ritorneranno a ridere ancora. Se si vuole contribuire alla campagna si può aderire all’Associazione fondata da Carla Caiazzo, Io rido ancora.

La speranza di chi scrive è che un giorno, la futura legge sull’omicidio d’identità, resti lettera morta, inapplicata. Con le parole di Ermal Meta dovremmo tutti ricordare che «l’amore non è violenza».

 

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About Viviana Giuffrida

REDATTRICE | Classe 1995, vive a Catania. Frequenta la Facoltà di Giurisprudenza nella sua città, dedicandosi inoltre a doposcuola, giornalismo e volontariato. Non le manca mai il tempo per libri e serie TV, nonché per una buona birra tra amici.

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