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Olivetti: fra innovazioni e stato sociale

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Uno dei diciassette cembalo scrivani esistenti al mondo
Uno dei diciassette cembali scrivani esistenti al mondo

La storia industriale piemontese è legata indissolubilmente alla famiglia Agnelli e alla loro FIAT. Tuttavia un’altra grande azienda cercò di offrire un modello produttivo differente dalla casa automobilistica torinese, creando attorno a sé un umanesimo industriale capace di far sentire la sua eco ancora oggi. Questa azienda fu la celebre Olivetti di Ivrea (Provincia di Torino). L’insegna gigantesca sul suo stabilimento recita «ING. C. OLIVETTI & C. PRIMA FABBRICA NAZIONALE MACCHINE PER SCRIVERE».

Il brevetto della macchina da scrivere (o per scrivere, se si segue la linea purista dettata dalla Olivetti) è tutto italiano. Infatti fu l’avvocato Giuseppe Ravizza di Novara a depositarlo nel 1855 a Torino con il nome di Cembalo scrivano ossia macchina da scrivere a tasti. Da qui in poi molte persone tentarono di produrre la fantastica idea del Ravizza, tuttavia senza mai renderlo un vero e proprio prodotto industriale. Il primo che credette per davvero all’utilità del cembalo scrivano fu Christopher Sholes, che ne replicò un prototipo per la fabbrica d’armi Remington. Quest’azienda aggiunse tale marchingegno al suo catalogo, rendendolo per la prima volta un oggetto prodotto su scala industriale. In seguito molte altre aziende replicarono la macchina da scrivere, fino ad arrivare alla Olivetti che nel 1908 divenne, insieme alla Remington, la massima produttrice del nuovissimo cembalo scrivano.

L’azienda crebbe molto sotto la guida del proprio fondatore Camillo Olivetti, ma con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale egli fu costretto a fuggire in Svizzera insieme al figlio Adriano (Camillo era ebreo mentre il figlio era famoso per essere antifascista). Camillo Olivetti non riuscirà mai più a tornare nella sua azienda, poiché morì nel 1943. Questo fu il momento della svolta grazie alle strabilianti doti di Adriano Olivetti e alla sua lungimiranza.

Un modello della celebre Elea 9003
Un modello della celebre Elea 9003

Sotto la guida del rampollo di casa Olivetti, l’azienda si tuffò all’interno del recentissimo filone riguardante l’informatica e la scrittura elettronica. Adriano andò veramente vicino al miracolo: far nascere la Silicon Valley in Italia! Nel 1957 l’Olivetti lanciò sul mercato Elea 9003, il primo computer a transistor del mondo! Era dotato di capacità multitasking e poteva vantare un design particolarmente innovativo. Il progetto fu sviluppato da un piccolo team di giovanissimi ricercatori, guidati dal celebre Mario Tchou.

Tuttavia a rendere grande Adriano Olivetti e la sua azienda non furono soltanto i suoi prodotti, bensì il modo con cui gestì la fabbrica. Infatti egli rifiutò i dogmi classici dell’individualismo, del Capitalismo e del Marxismo. Intorno agli Anni ’50 si stava teorizzando il comunitarismo grazie alle idee di Tommaso Demaria. Questo nuovo pensiero spostava l’attenzione dal singolo individuo alla comunità, arrecando così grosse implicazioni su vari aspetti della società di quel tempo, come la povertà, la libertà di parola e il multiculturalismo.

I servizi sociali che la Olivetti iniziò ad offrire, differivano dai tanti esperimenti aziendali presenti in Italia per la loro vastità (coprivano tutto l’arco di vita dei dipendenti e dei loro famigliari) e dalla loro qualità. Fu istituito anche un Consiglio di gestione, composto da rappresentanti dell’azienda e dei dipendenti. L’autonomia e il potere che la Olivetti conferì a tale organo fu consultivo in merito all’organizzazione del lavoro, pianificazione degli impianti industriali, programmazione della produzione e il miglioramento delle condizioni di vita dei dipendenti dentro e fuori dalla fabbrica. Tale consiglio ebbe il merito di redigere la Carta assistenziale, che determinò il principio della Olivetti nell’elargire i propri servizi sociali, non come una concessione del datore di lavoro ma come una responsabilità sociale dell’azienda. Tale idea sta alla base della filosofia olivettiana: quando un dipendente è felice e sta bene, produce di più e la sua collaborazione riguardo lo sviluppo dell’impresa è attiva.

Come ben spiegato più volte da Adriano Olivetti, questi servizi sociali non miravano a sostituirsi rispetto quelli pubblici, bensì a colmare le tante lacune ancora presenti, oppure ad anticipare i tempi di un degno wellfare state.

Pier Paolo Pasolini che scrive con l'aiuto della famosissima Olivetti Lettera 22
Pier Paolo Pasolini (1922-1975) che scrive con l’aiuto della famosissima Olivetti Lettera 22

L’Olivetti introdusse l’assistenza all’infanzia e alla maternità che toccò vari aspetti: offrì asili, colonie estive, assistenza sanitaria e un vantaggioso trattamento salariale per le madri che percepivano per nove mesi circa l’80% del loro stipendio. Venne offerta anche un’assistenza sanitaria moderna, capace di aggiungersi ed integrarsi a quella statale: la Olivetti infatti offrì assistenza per gli infortuni sul lavoro ma studiò anche la prevenzione dalle malattie causate in loco.

Adriano Olivetti, inoltre, inserì degli assistenti sociali dentro la sua azienda, affinché essi potessero constatare malumori fra i dipendenti, migliorare le condizioni lavorative e produttive. Altra grande novità riguarda l’istruzione professionale, capace di creare lavoratori specializzati (meccanici, disegnatori, etc.), fornendo inoltre borse di studio ai propri dipendenti.

Ma i servizi sociali non finiscono qui. L’Olivetti si dimostrò molto attenta anche alla cultura: venne creata la biblioteca di fabbrica, che contava sessantuno mila volumi e tremila periodici, vennero organizzate manifestazioni culturali d’ogni genere (dibattiti con personaggi di spicco riguardo l’attualità, l’arte e le proiezioni cinematografiche). Fra gli Anni ’50 e ’60 gli eventi culturali quali concerti, conferenze e spettacoli si svolsero nei pressi della fabbrica, anche nelle due ore di pausa pranzo. Ancora, vennero potenziati i servizi mensa e trasporto, agevolati i servizi per le abitazioni per i dipendenti (concessione di prestiti, fideiussioni bancarie, consulenze tecniche ed architettoniche gratuite) fatte costruire apposta dalla Olivetti.

L'Olivetti Programma 100 è considerato il primo vero personal computer della storia
L’Olivetti Programma 100 è considerato il primo vero Personal Computer della storia

Le innovazioni sociali e produttive della Olivetti furono grandiose, tuttavia attirarono le antipatie di moli altri industriali e non. Adriano Olivetti morì nel 1960 per una emorragia celebrale sul treno che da Arona andava a Losanna. Non gli venne mai fatta l’autopsia e questo diede adito ad alcune teorie complottiste, le quali sostenevano che fu assassinato da qualche lobby americana. Qualche anno dopo la sua morte, l’Olivetti presentò a New York il primo esempio di Personal Computer al mondo! Quest’ultimo progetto chiamato Programma 101 disponeva di un linguaggio alfanumerico, di una memoria interna, un sistema di salvataggio dati su unità magnetica e di una sofisticata stampante. Grazie alle sue quarantaquattro mila unità vendute è considerato, inoltre, il primo PC di massa della storia! Dieci di questi P101 furono acquistati dalla NASA per pianificare – pensate un po’ – lo sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna.

Tuttavia, dopo la morte di Adriano la Olivetti non seppe dare seguito alla grande spinta produttiva e innovatrice che la caratterizzò e da lì a poco ci sarebbe stato il suo tracollo. Avveniva così la fine della possibilità italiana di raggiungere il primato sull’industria informatica e al sogno di una Silicon Valley nel canavese, inoltre fu la fine del modello opposto a quello FIAT, ovvero che il profitto aziendale dovesse essere reinvestito a beneficio della comunità. Finiva il modello Olivetti, un modello di azienda che aveva tentato di essere amica della società e del territorio.

Oggigiorno dovrebbero imparare da quel modello: ma sembra proprio che il mondo lavorativo moderno preferisca la strada più semplice.

 

 

 

NOTE UTILI:

Per la scrittura di tale articolo sono state consultate le seguenti opere e siti internet:

1. Piccola guida di ortografia di Bruno Migliorini e Gianfranco Folena, a cura di Claudio Marazzini, Apice libri, 2015 ;

2. http://www.storiaolivetti.it/ .

 


 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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