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OGM: sì o no?

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ogmFrequentando blog e social network ci si rende facilmente conto che il dibattito sugli OGM è ancora molto acceso: da un lato gli oppositori senza se e senza ma, dall’altro gli agguerriti sostenitori. Spesso, però, capita che ci si schieri senza conoscere veramente l’argomento. Vediamo brevemente di capire cosa si intende per OGM.

Gli Organismi Geneticamente Modificati sono così chiamati perché il loro patrimonio genetico è stato modificato ricorrendo alla tecnologia del DNA ricombinante, meglio conosciuta come ingegneria genetica. Essa comprende una serie di metodiche che permettono di isolare un gene da un organismo, di clonarlo ed introdurlo dentro un altro organismo anche filogeneticamente molto distante (pensate alla distanza evolutiva che c’è tra un batterio e una pianta!), che assume quindi una nuova funzione o una nuova caratteristica.

I campi in cui si fa uso degli OGM sono tanti e diversi tra loro, ma sicuramente la prima cosa che viene in mente ad ognuno di noi – quando sente parlare di questo argomento – sono le colture OGM: generalmente si tratta di piante “ingegnerizzate”con l’introduzione di geni per la resistenza agli erbicidi oppure per la resistenza a determinati tipi di insetti che possono danneggiare il raccolto. Un esempio è dato dal mais Bt, cioè di piante di mais il cui DNA è stato modificato inserendo un gene proveniente dal batterio Bacillus thuringiensis. Esso è un microrganismo noto da tempo e già usato in agricoltura biologica, poiché in grado di produrre una tossina che uccide le larve di molti insetti. In alcuni Paesi europei come la Spagna e la Germania, il mais Bt è coltivato come cibo per gli animali da allevamento, mentre in Italia è coltivato in terreni delimitati per scopi di ricerca (quando e se vengono concesse le autorizzazioni dagli organi competenti). Attualmente attorno alla coltivazione del mais GM, che permetterebbe di ridurre l’uso di insetticidi inquinanti per l’ambiente, ci sono numerosi interrogativi: <<che effetti può avere sull’ambiente? E quali effetti sulla salute?>>.

Gli studi più recenti non sembrano dare pareri negativi sul mais Bt. In una ricerca condotta su modello animale e pubblicata nel dicembre scorso nell’International Journal of Environmental Research and Public Health, sono stati indagati gli effetti del consumo del mais BT799 (esistono diverse varianti, in base al gene inserito) sul apparato riproduttivo maschile, facendo il confronto con la coltura non OGM: dallo studio non sono emersi alterazioni o effetti nocivi dovuti al consumo del mais GM. Meno recente è uno studio condotto da un team di ricerca cinese, riguardo agli effetti che sul terreno può avere la coltivazione del mais geneticamente modificato: si è osservato il rilascio della proteina Bt con effetto insetticida tramite le radici, ma che questa non si accumula nel terreno e non ne altera la composizione in nutrienti. Questi sono solo due esempi delle numerose ricerche che sono state fatte, ma sicuramente ne occorreranno altre per dirimere le controversie sulla coltivazione del mais Bt.

Rimanendo in ambito alimentare, gli OGM potrebbero rappresentare un’arma importantissima per produrre cibo arricchito di sostanze nutrienti (come le vitamine) oppure per la coltivazione di piante che tollerano la siccità.

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Golden Rice

Avete mai sentito parlare del Golden Rice? Si tratta di una varietà di riso, modificata con l’introduzione di due geni (uno proveniente dalla pianta Narcissus pseudonarcissus e l’altro dal batterio Erwinia uredovora) per la produzione del beta-carotene, cioè il precursore della vitamina A. La carenza di questa vitamina affligge milioni di persone (soprattutto bambini) in tutto il mondo, con conseguenze che vanno da lievi disturbi della vista fino alla cecità. Questo riso GM rappresenterebbe pertanto un’ottima soluzione alla carenza di vitamina A in quelle popolazioni che hanno nel riso l’alimento principale. Nonostante studi abbiano sottolineato come il beta-carotene contenuto in questo riso GM sia equivalente a quello che si trova in alimenti non geneticamente modificati, il Golden Rice resta ancora osteggiato da molte organizzazioni no-OGM che vedono minacciate le colture tradizionali e la biodiversità in quei Paesi in cui verrebbe coltivato.

Un altro problema che potrebbe essere risolto con l’impiego degli OGM è quello delle aflatossine. Esse sono tossine con effetto mutageno e cancerogeno prodotte da funghi del genere Aspergillus che contaminano alimenti quali grano, riso, arachidi, mais e soia. L’introduzione nelle colture a rischio di geni che codificano per proteine con proprietà antifungine, potrebbe essere una mossa importante per contrastare questo tipo di contaminazione.

L’uso degli OGM non si ferma, però, all’ambito dell’alimentazione e trova posto anche in quello della  ricerca biomedica e nel biorisanamento: batteri possono essere ingegnerizzati per combattere l’inquinamento da idrocarburi policiclici aromatici, che sono molto pericolosi perché possono avere effetti cancerogeni e teratogeni.

Fino a questo momento sono stati messi in evidenza i numerosi vantaggi che possono dare gli OGM, ma bisogna anche considerare il rovescio della medaglia. Secondo alcuni ricercatori non sarebbe da sottovalutare ad esempio il rischio di un trasferimento genico orizzontale, cioè la possibilità che un gene contenuto in una pianta geneticamente modificato (come geni per la resistenza agli antibiotici che solitamente sono usati come marker di selezione) possa trasferirsi a microrganismi, come quelli che costituiscono la flora intestinale, rappresentando dunque una possibile minaccia per la salute umana. Sono anche da attenzionare i possibili effetti che una coltura OGM potrebbe avere sull’ambiente, ovvero: sul terreno (in esso vivono tante specie microbiche non nocive per l’uomo e molto importanti per l’intero ecosistema) e su flora e fauna che vivono in prossimità dei campi.

In conclusione: <<OGM sì o no? OGM ni!>>.

Non è possibile, infatti, dare una risposta generale che valga per tutti gli organismi geneticamente modificati, ma bisogna valutare caso per caso i pro e i contro.

Per questo motivo è necessario che ai ricercatori venga lasciato fare il proprio lavoro e che questo sia il più possibile privo di ingerenze da parte di istituzioni, gruppi o persone che spesso non hanno nulla a che fare col mondo della ricerca scientifica.

 

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FONTI :

 

  • “Genetically modified organisms: do the benefits outweigh the risks?” Kristina Hug ;
  • (Department of Medical Ethics, Lund University, Sweden; Department of Health Management, Kaunas University of Medicine, Lithuania); 2008 ;
  • “Effects of 90-Day Feeding of Transgenic Maize BT799 on the Reproductive System in Male Wistar Rats.” Qian-ying Guo, Li-xia He, Han Zhu, Jun-li Shang, Ling-yan Zhu, Jun-bo Wang, Yong Li (Int J Environ Res Public Health. 2015 Dec 2;12(12):15309-20) ;
  • Change of Bt protein in soil after growing Bt corns and returning corn straws to soil and its effects on soil nutrients” Zeng P, Feng YJ, Zhang WC, Zhang YF, Dong WC, Wang JW. (Ying Yong Sheng Tai Xue Bao. 2014 Jul;25(7):1997-2003 ;
  • “Golden Rice is an effective source of vitamin A” Tang G, Qin J, Dolnikowski GG, Russell RM, Grusak MA. (Am J Clin Nutr. 2009 Jun;89(6):1776-83) ;
  • “Transgenic proteins in agricultural biotechnology: The toxicology forum 40th annual summer meeting.” Sherman JHChoudhuri SVicini JL. (Regul Toxicol Pharmacol. 2015 Dec;73(3):811-8 ;
  • “Golden rice: scientific, regulatory and public information processes of a genetically modified organism” Moghissi AA, Pei S, Liu Y. (Crit Rev Biotechnol. 2015 Jul 15:1-7.) ;
  • “Up-regulation of a H+-pyrophosphatase (H+-PPase) as a strategy to engineer drought-resistantcrop plants.” Park S, Li J, Pittman JK, Berkowitz GA, Yang H, Undurraga S, Morris J, Hirschi KD, Gaxiola RA. (Proc Natl Acad Sci U S A. 2005 Dec 27;102(52):18830-5. ) ;
  • “Prevention of preharvest aflatoxin contamination through genetic engineering of crops” K. Rajasekaran, J. W. Cary, T. E. Cleveland (Mycotoxin Res. 2006 Jun;22(2):118-24.) ;
  • “Genetically modified Plasmodium parasites as a protective experimental malaria vaccine” Ann-Kristin Mueller, Mehdi Labaied, Stefan H. I. Kappe, Kai Matuschewski (Nature 433, 164-167; 13 January 2005) ;
  • “Petrochemical Industrial Waste: Bioremediation Techniques An Overview” International Journal of Advancements in Research & Technology, Volume 2, Issue 7, July-2013 ;
  • “Why Genetically Modified Food Need Reconsideration Before Consumption?” Alka Grover, Nida Ashhar,  Pranav Patni  (J Family Med Prim Care. 2014 Jul-Sep; 3(3): 188–190.) ;
  • “Building Better Environmental Risk Assessments.” Layton RSmith JMacdonald PLetchumanan RKeese PLema M. (Front Bioeng Biotechnol. 2015 Aug 6;3:110.) .

 

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About Deborah Crifò

COLLABORATRICE | Nata nel Dicembre del 1991, da ragazzina sognava di diventare un'archeologa. Per questo, fu ben lieta di iscriversi al Liceo Classico "Gorgia" di Lentini (SR) per studiare latino e greco. Ma questa scelta, della quale non si è mai pentita, l'ha portata in realtà ad appassionarsi alle scienze, in particolar modo alla Fisica ed alla Biologia. Oggi è laureata in Scienze Biologiche e frequenta il corso di laurea specialistica in Biologia Cellulare e Molecolare presso l'Università degli Studi di Catania.

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