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“Una notte con la regina”: in fuga dall’evasione

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Bel Powley e Sarah Gadon
“Una notte con la regina” è un film del 2016, diretto dal regista britannico Julian Jarrold (1960)

Cos’è l’evasione? Uscire un momento dalla realtà perché non diventi troppo insopportabile o emergere finalmente dal sogno abitudinario che ci siamo convinti essere la realtà per guardare se oltre può forse esistere un mondo più degno della nostra vita? Quando parliamo di film d’evasione in genere ci riferiamo a pellicole melense e sentimentali, kolossal d’azione o, peggio, rischiose e ambigue commedie che sembrano fare della critica sociale e invece magari contribuiscono a rendere esse stesse la realtà culturale della società ancora più critica. Ma questo non è un film d’evasione, è un film su un’evasione. Niente galeotti ed ergastolani, qui chi scappa sono due principesse.

L’8 Maggio 1945, a Londra è il Victory DayWinston Churchill annuncia la fine della guerra contro la Germania e tutta la città si riversa nelle strade e nei locali per celebrare la notte più gioiosa di un’intera generazione, fiduciosa in quel momento che il dopoguerra sarebbe stato un tempo di pace.
È davvero toccante guardare quei volti, quegli abbracci fra sconosciuti, e cercare di immaginare dentro di sé, oggi, l’immensa speranza che deve aver animato, quella notte, gli animi di milioni di persone.
Il Re Giorgio VI ha due figlie, Elisabeth e Margaret, che per una sera vorrebbero andare a festeggiare fuori, in mezzo alle persone, al popolo, a quelle formichine che si accalcano sotto Buckingham Palace e sembrano divertirsi tanto. A certe rigide condizioni riusciranno a strappare il consenso dei genitori, ma la notte sarà più lunga, eccitante, pericolosa e istruttiva del previsto. Ma nessuno deve saperlo.

Rupert Everett
Rupert Everett (1959) nei panni di Re Giorgio VI

Storicamente non sarà andata proprio così (per chi ha imparato a conoscere Elisabetta II come un icona dell’istituto monarchico, la regina per eccellenza, un’anziana e rigida signora che sorride sotto i suoi cappellini colorati, è difficile immaginarla giovane e spericolata a ballare il lindy hop con un aviere degradato) ma concedersi una sera a immaginare che anche lei se ne possa essere concessa una rappresenta un interessante esercizio.

Certo, non vogliamo sostenere che questo sia un film colto o un grande affresco storico, e certo i riferimenti alle differenze sociali fra upper class e figli del popolo non basta a farne un opera impegnata. Ma non è questo che Una notte con la regina vuol essere. Piuttosto possiamo andare fiduciosamente a vederlo, con la tranquilla consapevolezza che per evadere non è necessario sottoporsi alla volgarità, alla violenza gratuita, alla vacuità o all’inganno di chi gioca a farci sentire intelligenti per ottenere l’effetto opposto. Magari, usciti dal cinema, ci potrà anche venire voglia di leggere un libro sulla Seconda Guerra Mondiale, o di saperne di più su chi sarebbe diventata la giovane Elizabeth (che qui ha il volto di Sarah Gadon, affiancata da una buffissima e adorabile Bel Powley come Margaret), o su chi fosse quel Giorgio VI che non avrebbe voluto diventare re, qui interpretato da un Rupert Everett che si stenta a riconoscere, tanto ha assunto su di sé il ruolo. Oppure avremo passato semplicemente una serata a divertirci senza istupidirci. Checché se ne pensi, è ancora possibile.

Demonizzare l’intrattenimento assimilandolo all’ignoranza è rendere a quest’ultima il migliore dei servigi. Sta al buon gusto e allo spirito d’osservazione di ognuno riconoscere ciò che ci permette realmente di evadere (e questo è soggettivo, chi ha detto che Il posto delle fragole non possa essere un film d’evasione?) e non lasciarsi irretire da quelle prigioni con ancora più sbarre della nostra ma con un cartello in cima che dice: <<Ridere ridere ridere!>>.

E se poi la Regina Elisabetta avesse davvero passato così la notte del Victory Day, beh, avrebbe tutta la nostra simpatia.

 

Sarah Gadon
Sarah Gadon (1987) nei panni della Principessa Elisabetta

 

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About Jacopo Zerbo

COLLABORATORE | Nato a Mestre nel 1986, milanese d’adozione, si diploma come attore teatrale alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano nel 2009. Ha lavorato, fra gli altri registi, con Jean-Claude Penchenat, Mimmo Sorrentino e Dario Fo, con cui ha anche collaborato alla scrittura di vari testi. Melomane di vecchia data, soprattutto pucciniano, è appassionato di storia napoleonica.

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