Undated handout photo of a family of Armenian deportees

#NonTiScordarDiMe: i cento anni del genocidio armeno

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Tsitsernakaberd, luogo dove si commemorano gli armeni morti durante il genocidio
“Tsitsernakaberd”, il luogo dove si commemorano gli armeni morti durante il genocidio

Domenica 12 Aprile, Papa Francesco ha accolto nella Basilica di San Pietro i cristiani ortodossi per celebrare insieme la Pasqua, che ricade una settimana dopo quella celebrata dai cattolici. Une funzione religiosa solenne e forte, perché Papa Bergoglio con il suo solito tono tranquillo e allo stesso tempo deciso ha pronunciato le seguenti parole dinanzi alla comunità ortodossa, tra cui spiccava una massiccia componente di origine armena: <<Il massacro degli armeni fu il primo genocidio del Ventesimo secolo>>.

Apriti cielo. La Turchia è insorta, ha convocato il nunzio apostolico presso Ankara, ha chiamato il suo ambasciatore presso la Santa Sede e gridato allo scandalo. Secondo Erdogan, il Papa non si doveva permettere di riaprire una questione che, secondo il Governo turco, non sussiste: il massacro degli armeni è una Cappuccetto Rosso che il Governo armeno ha voluto trasformare in verità storica. Più volte abbiamo avuto a che fare con tesi negazioniste su parti della storia dal peso importante, come il genocidio degli ebrei. Il no di Ankara a nominare o solamente ad accennare al massacro perpetrato dai “Giovani Turchi” nel 1915 è inaccettabile, dal punto di visto tanto politico quanto storico. Le prove ci sono, le testimonianze degli armeni fuggiti alla mattanza (perché la sorte è stata clemente con loro) sono state tramandate ai loro discendenti, i quali non ci stanno a considerare l’uccisione dei loro antenati come un effetto collaterale della Prima Guerra Mondiale.

Domani ricorrerà il centenario del Metz Yeghern, che in lingua armena significa il Grande Male. La prima commemorazione del genocidio armeno si tenne esattamente settant’anni fa nell’allora Unione Sovietica, quando migliaia di armeni sfilarono vero Tsitsernakaberd, il Forte delle Rondini, un collina non lontana dal centro di Yerevan, divenuto poi il luogo dove sorge il Memoriale delle Vittime del Genocidio e luogo in cui ogni anno la popolazione si riunisce per l’occasione. Quella del 24 Aprile è certamente una data simbolica, vuole ricordare l’episodio pilota delle deportazioni e delle marce della morte, in cui circa un milione e mezzo di armeni persero la vita e finirono in fosse comuni.  Nella notte tra il 23 e il 24 Aprile, esponenti dell’élite armena, intellettuali, politici e guide spirituali furono prelevati dalle loro case di Istanbul, deportati e uccisi. Questa sera e soprattutto domani tutta l’Armenia si fermerà per pregare e commemorare  i loro connazionali e porterà al Forte delle Rondini il fiore simbolo di questa giornata, il non ti scordar di me. Anche il mondo della musica sarà presente, dalla musica classica al gruppo alternative-metal statunitense di origine armena, i System of a Down, che si esibiranno per la prima volta stasera nella loro madrepatria. Molte delle loro canzoni, da Yes, it’s a genocide a P.L.U.C.K., hanno lo scopo di sensibilizzare gli ascoltatori sul genocidio armeno, affinché se ne parli e non si dimentichi quello che è avvenuto, solo perché la maggior parte delle istituzioni internazionali e nazionali lo ignorano (per non dire che lo negano).

Francesi di origine armena manifestano contro la Turchia e la sua tesi negazionista sul genocidio armeno
Francesi di origine armena manifestano contro la Turchia e la sua tesi negazionista sul genocidio armeno

E veniamo proprio a questa nota dolente e piangente:  solo venti Paesi hanno riconosciuto che nel 1915 il governo dell’Impero Ottomano ha commesso atti di sistematico sterminio degli armeni. L’Italia l’ha riconosciuto nel 2000, ma sembra quasi che le abbiano puntato una pistola alla tempia. Basta leggere dell’atteggiamento temporeggiatore del sottosegretario agli Affari Europei Gozi dopo la sfuriata turca alle parole del Papa. Eppure in Italia sono presenti molte comunità armene attive sul territorio che non smettono di sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sulla questione armena attraverso mostre, dibattiti e incontri formativi. Anche loro domani commemoreranno i loro antenati e sarebbe bello che le istituzioni politiche si impegnassero maggiormente nel sostenere un riconoscimento globale del genocidio armeno, ma si preferisce ricorrere ai giochetti della diplomazia e del “vedo non vedo”. Della serie: sì, qualcosa c’è stato, ma manteniamo la calma. Che il Governo italiano abbia paura di creare un incidente diplomatico con la Turchia soprattutto con la situazione odierna? Sembra essere un cruccio non solo dell’Italia, ma anche degli Stati Uniti, che la parola “genocidio” a fianco dell’aggettivo “armeno” solo ora hanno iniziato a pronunciare come vero fatto storico. Sarà perché,  come ha ricordato Pier Ferdinando Casini, la Turchia ora più che mai è un alleato fondamentale nella lotta al terrorismo e quindi la NATO se la vuole tenere buona e accomodante. Non fa niente se il Governo turco ha nuovamente oscurato i social network, incarcera chiunque turco non neghi la mattanza made in Giovani Turchi degli armeni, perché si macchiano del reato lesione dell’identità nazionale. Lo sanno bene ed a proprie spese Orhan Pamuk, Elif Shafak  (autrice di La bastarda di Istanbul, che caldamente consiglio di leggere) e lo storico turco Taner Akçam, che per aver riconosciuto il genocidio armeno ha passato dieci anni della sua vita in gattabuia prima di fuggire negli Stati Uniti.

Di contro, ci sono Stati come Francia e Cipro che hanno elaborato leggi che puniscono con il carcere chiunque neghi il genocidio degli armeni. Un segno di rispetto verso quel milione e mezzo di morti e verso tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dalla propria patria, come tutti i genocidi passati e le guerre in corso ci hanno tristemente dimostrato.  A Marzo, Il Parlamento Europeo ha chiesto in materia di giustizia penale internazionale che <<tutti gli Stati membri e le istituzioni europee, in occasione di questa ricorrenza centenaria, si attivino per riconoscere a livello legislativo il genocidio armeno e incoraggino chi di dovere a farlo>>. È una chiara presa di posizione nei confronti della Turchia e del suo ingresso nell’Unione Europea, osteggiato caldamente da Paesi come Francia e Grecia, più tiepidamente da altri  fintantoché la Turchia assume un comportamento non solo anti-democratico, ma anche negazionista verso la questione armena.

Se sul fronte europeo qualcosina si è mosso, in campo più internazionale ancora tutto tace. È di pochi giorni fa la dichiarazione del Segretario ONU Ban Ki-moon: quello armeno non fu genocidio. Il comportamento chiuso ed eccessivamente silenzioso delle Nazioni Unite sui genocidi è celebre: Ruanda e Balcani contano ancora i loro morti a causa dell’assenza di un pronto intervento dei caschi blu per fermare i massacri.

È vero, nessuno può essere incriminato per fatti commessi cento anni fa, però si tratta di lanciare un segnale. Come ha ricordato Papa Francesco, i massacri in nome della fede continuano ancora oggi e prendere coscienza che nel 1915 un genocidio fu compiuto verso una popolazione a maggioranza cristiana significa dire che gli eccidi odierni non saranno questa volta impuniti.

Non dimentichiamoci allora di ricordare.

 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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