Immigrazione: Cie Roma, dopo bocche cucite sciopero fame

Chi non salta clandestino è!

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Index of Ignorance
Prospetto generale del sondaggio condotto dalla market research britannica Ipsos MORI, effettuato in 14 Nazioni: l’Italia risulta il “Paese più ignorante” per grado di percezione dei suoi cittadini

Un sondaggio condotto dalla market research britannica Ipsos MORI, effettuato in quattordici Nazioni, ha analizzato il grado di percezione della popolazione riguardo alcune statistiche del proprio Paese. Rivolgendo agli intervistati, infatti, dieci domande su tematiche cruciali ed attuali come “su 100 persone, quante pensi che abbiano più di 65 anni?”, i risultati pervenuti dai vari Stati – distribuiti in aree differenti del globo – hanno proclamato l’Italia come il Paese col maggiore index of ignorance tra i suoi cittadini. Al quesito concentrato sulla percentuale dei disoccupati in età da lavoro, la risposta media si è aggirata attorno al 49%, quando i reali dati statistici ci indicano una soglia non superiore al 12%. Un divario di +37 punti, che evidenzia una visione distorta degli italiani sulla vita di tutti i giorni e quello che li circonda. Lo stesso è accaduto con il tema immigrazione: su 100 persone gli italiani hanno ipotizzato la presenza di ben 30 immigrati, quando in realtà ne sono presenti circa 7. Un numero più basso se confrontato con quelli di altri Paesi, che nonostante tutto non risentono della crisi odierna quanto noi.

Alla luce dei fatti, dunque, qual è il vero problema in Italia? E’ davvero possibile addossare tutta la colpa delle nostre sventure all’immigrato che richiede asilo politico nel nostro territorio, “rubandoci” il lavoro? Al clandestino che ci porta l’ebola in groppa ad un barcone? Agli zingari ed ai Rom che rovistano tra i cassonetti e scippano le pensionate per strada? O forse, il vero cancro di questo Paese siamo noi, con i nostri pregiudizi e le nostre convinzioni in cui amiamo tanto rintanarci con diffidenza, discolpandoci da ogni maleficio?

 

 

Il degrado delle nostre città metropolitane, in particolar modo nei loro quartieri periferici, denota una totale assenza dello Stato nel controllo del territorio, nella gestione delle risorse, nella distribuzione della popolazione e nella cooperazione tra le varie etnie. L’assenza delle istituzioni, il ritorno del desiderio dei ghetti e il cavalcante business dell’odio avvolgono tutto il mondo politico: dal Segretario di un partito a quelle inutili e sprecone municipalità dei grandi Comuni, dal Governo agli enti locali. Ne è un esempio il quartiere Tor Sapienza, nella Capitale, un tempo zona residenziale per i tanti romani che desideravano vivere al di fuori del caotico centro nevralgico della città, che oggi verte in un palese stato di abbandono: la quasi totale mancanza dei servizi urbani nonché delle norme igienico-sanitarie del suolo e dell’abitato, l’insorgere malavitoso (specie nelle ore notturne) in gran parte made in Italy che convive con l’indifferenza dei cittadini e delle forze dell’ordine. Il degrado di Viale Morandi è una sconfitta tutta nostrana (oltre che dell’Europa, troppo assente nel sostegno e nella creazione di politiche comunitarie d’immigrazione) che alimenta una lotta tra poveri e sofferenti, innalzando dei muri tra buoni e cattivi, tra il bianco ed il nero. Ma la verità è un’altra: l’unione da cui si ottiene quel grigio opaco è la risultante del fallimento sociale, culturale e giuridico degli italiani, incapaci di denunziare la malavita, la corruzione, la cattiva integrazione e la squallida politica che ci attornia.

E’ troppo facile uscirsene con uno “Stop Invasione”, è troppo facile fingersi vittime di un odio istigato dagli stessi, è troppo facile dare la colpa allo straniero di cui non riusciamo però a farne a meno, quando l’imprenditore agrumicolo siciliano ingaggia un clandestino senegalese in nero e per 5 euro al giorno, quando la mamma impiegata milanese apre le porte di casa alla baby-sitter ucraina, quando la ditta delle pulizie assume una filippina per un lavoro che gli italiani non vogliono più fare (o se sì, un italiano costa di più, le tasse sono alte e di questi tempi non conviene: non preferiamo noi, dunque, uno straniero al nostro concittadino, perché più redditizio? E chi, ancora, ha paurosamente innalzato i livelli della pressione fiscale e del debito pubblico?). Gli immigrati irregolari e i tanti abitanti dei quartieri più malfamati della nostra Penisola sono alla mercé quotidiana delle cosche mafiose, le quali si sostituiscono alle Istituzioni e mantengono in vita i meno abbienti, perché lo Stato si è dimenticato di loro, lasciandoli marcire ad un triste destino. Scampia, Zen, Librino, San Paolo, Centocelle, Quarto Oggiaro e molti altri quartieri vivono nell’illegalità perpetuata dalla compiacenza del nostro Paese con le criminalità organizzate. E quando la presenza dello Stato viene meno e si rinuncia a schierare l’esercito o a finanziare le forze dell’ordine per contrastare questi fenomeni, insorge il cancro nella società, che travolge tutto e tutti.

In un momento come questo, dunque, il fanatismo giornalistico ed il bigottismo interpretato da iper-sciovinisti come Matteo Salvini sono elementi di cui potremmo farne benissimo a meno. E proprio lui, europarlamentare che percepisce regolare stipendio dall’Unione Europea (che si chiamerà così per un motivo), dovrebbe essere il primo a comprenderlo. Il filosofo greco Gorgia amava ricordare: <<la parola è signora>> e la sua potenza non va sottovalutata. Alimentare questi circoli viziosi, oltre che populisti, diventa quindi controproducente. E’ alquanto singolare, poi, come il messaggio razzista con cui la Lega Nord rilancia i propri valori faccia gola anche al Sud. Eppure se per paradosso non ci fossero più clandestini, extracomunitari, zingari e rom, arriveremmo (nuovamente) al solito appestato di turno: il meridionale terrùn.

La politica del nemico e della violenza verbale come veicolo per l’intolleranza rendono fuorviante la percezione della realtà, annebbiano le nostre coscienze. Ci fanno ritornare indietro al Fascismo, ci riportano al Muro di Berlino ed ai Sovietici, ci ricordano i terribili olocausti. E benché il nostro Paese stia vivendo una fase critica, sotto il profilo economico e morale, è nostro compito non ripetere certi errori del passato, evitando d’innalzare muri invisibili, spesso più nocivi di quelli reali. Ognuno di noi auspica, naturalmente, che chi sbaglia debba pagare severamente. Ma le persone sono persone: uguali, tutte.

Non dobbiamo quindi commettere l’errore di ritornare “indietro”, ricadendo nel buio dell’oblio: è necessario piuttosto guardare “avanti”, per ricostruire una società più matura e progredita.

 

Protesta dei residenti di Tor Sapienza contro il centro di accoglienza per rifugiati

 

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About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

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