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“Non è un Paese per vecchi”: recensione

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, Settima Arte

Era l’ormai lontano 2007, quando i due noti fratelli registi Joel ed Ethan Coen portarono sui grandi schermi un film che lasciò a lungo parlare di sé: il celeberrimo Non è un Paese per vecchi.

Il film, trasposizione dell’omonimo romanzo del 2005 di  Cormac McCarthy, è oggi considerato come una delle migliori pellicole mai realizzate, insieme ad altri come  Il grande Lebowski e Fargo. Ciò è dovuto al fatto che l’opera cinematografica in questione possiede dei caratteri peculiari capaci non soltanto di attirare l’attenzione del grande pubblico, ma anche di farlo ragionare su vari temi quali il denaro, le droghe ma soprattutto la progressiva deriva del genere umano. E vediamo insieme perché.

 

 

  • Trama e caratteristiche generali:

Il film è una trasposizione abbastanza fedele del romanzo di McCarthy: le uniche differenze che vi si riscontrano riguardano la mancanza di alcune parti nella trasposizione cinematografica, probabilmente dovuta al fatto di voler evitare tempi morti, mantenendo così una velocità narrativa in progressivo aumento. La storia parte lentamente, ma via via aumenta la velocità di narrazione fino al culmine finale. Il film ha vinto numerosi riconoscimenti, fra i quali quattro Premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore non protagonista e Miglior Sceneggiatura non originale) e inoltre l’attore Javier Bardem, per la propria interpretazione del killer psicopatico Anton Chigurh, ha vinto ulteriormente moltissimi premi fra cui nuovamente un Oscar, un Golden Globe, uno Screen Actor Guild Awards e un Boston Society of Film Critics Awards come Miglior Attore non protagonista.

La trama del film è abbastanza semplice, ma piena al punto giusto di tutti quegli elementi capaci di mantenere viva l’attenzione dello spettatore: con colpi di scena, personaggi indimenticabili, ottima sceneggiatura e varie scene d’azione, essa narra di un saldatore texano di nome Llewelyn Moss che durante una battuta di caccia trova per  caso i resti di un conciliabolo per una partita di droga finita male. Qui, fra i tanti cadaveri, trova una valigetta piena di soldi e decide di portarsela a casa. Ma come sappiamo bene tutti, date a Cesare ciò che è di Cesare: e poiché quei soldi contenuti nella valigetta non erano di proprietà del nostro caro saldatore, coloro che si spacceranno per legittimi proprietari cercheranno in tutti i modi di riavere indietro quel bel gruzzoletto. Fra questi, il più importante è senza dubbio il freddo e folle sicario Anton Chigurh, uomo che più di tutti sarà intenzionato a prendersi ciò che considera suo di diritto. Fra loro e Moss interverranno anche le forze dell’ordine, capitanate dallo sceriffo Ed Tom Bell. Alla comparsa di quest’ultimo personaggio la storia si articolerà fra una versione mortale di guardie e ladri fra il sicario, il saldatore e per vari intermezzi anche lo sceriffo, che cercherà di mettersi sulle loro tracce tentando in tutti i modi di evitare qualsiasi tragedia.

 

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  • Caratteristiche peculiari e Cast:

Fra le caratteristiche peculiari del film, oltre alla già citata velocità narrativa pacata all’inizio e rapida alla conclusione, vi è una mancanza quasi totale della colonna sonora. Il fil, per quasi tutta la sua durata, si ritrova senza alcuna musica di sottofondo, in modo tale da far concentrare l’osservatore interamente sulla sceneggiatura e sul montaggio.

Girare un film di due ore con le soli voci dei personaggi e i suoni dell’ambiente come colonna sonora, è stata certamente una scelta azzardata da parte dei registi. Tuttavia il montaggio (curato anch’esso da questi ultimi) è ricco di cambi d’ambientazione repentini e l’atmosfera da far west, che aleggia nella pellicola, fanno quasi subito dimenticare la mancanza della musica in sottofondo.

Altro aspetto peculiare del film, se non il più importante, riguarda i personaggi e la loro sceneggiatura. Fra i vari personaggi, infatti, solo i tre protagonisti dell’opera meritano una menzione d’onore. Essi sono:

 

1- Llewelyn Moss  interpretato da Josh Brolin, saldatore texano nonché ex soldato vietnamita. Con il furto della valigetta è colui che da l’inizio agli eventi. Classico uomo del sud-ovest americano, portato principalmente per i lavori manuali, abituato più all’azione che alle parole, riesce a sorprendere in non poche occasioni in cui dimostra di saper usare bene il cervello (come la sequenza del motel, dove si assiste al suo primo scontro con Anton) e che sebbene potrebbe inizialmente apparire freddo e cinico (non mostra alcuna reazione, infatti, alla vista dei cadaveri e tratta la moglie come un peso di troppo), nel corso della storia mostra il suo vero ego, ossia quello di un uomo molto legato alla famiglia, che ha perso la fiducia nei valori del proprio paese in seguito alla guerra in Vietnam e che è disposto a mettersi in pericolo pur di ottenere una speranza per un futuro migliore.

 

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2- Anton Chigurh, interpretato da Javier Bardem, il personaggio che più rimane impresso in seguito alla visione del film. Un freddo, spietato e psicopatico assassino che segue la propria morale ed il proprio modus operandi. Nel corso di tutta la pellicola si capisce che in fondo egli è spinto alla ricerca della valigetta più per principio che per il contenuto in quanto tale: sembra infatti non accettare il concetto che qualcuno gli abbia rubato la preda sotto il naso, piuttosto che non possederla tutta per sé. E’ un impeccabile assassino che usa come arma principale una bombola di aria compressa, arma capace di aprire le serrature delle porte e di uccidere senza lasciare impronte. Egli, inoltre, è il principale protagonista delle migliori scene del film, in cui la sceneggiatura tocca il proprio apice proprio nel tentare di descrivere il carattere e la mente del sicario. Emblematiche, a riguardo, le scene del testa o croce dove Anton chiede alle proprie vittime di scegliere un lato della moneta: in caso di vittoria avranno salva la vita, in caso di sconfitta sarà presa di forza dal sicario. In queste scene è possibile notare come la fortuna e il lancio della moneta non siano per lui un semplice e sadico gioco da fare con le sue vittime per sbeffeggiarle, ma una vera e propria filosofia di vita. Menzione speciale, infine, per Javier Bardem, la quale interpretazione ha addirittura migliorato il freddo killer descritto nel libro di McCarthy, tanto da vincere vari e importanti premi.

 

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3. Ed infine ultimo, ma non per importanza, lo sceriffo Ed Tom Bell, interpretato da Tommy Lee Jones. Uomo giusto ed onesto, discendente da una famiglia di sceriffi e sceriffo a sua volta, tenta in tutti i modi di proteggere Llewelyn dal guaio in cui si è cacciato, dimostra più volte di essere un uomo retto e intelligente, ma al contempo stanco e fuori dal tempo. E’ il protagonista assoluto delle scene riflessive del film, in cui si dimostra assolutamente scoraggiato dai cambiamenti repentini del suo paese, sfiduciato nelle nuove generazioni e soprattutto nel disinteresse mostrato dai genitori nell’educazione etica dei propri figli.

 

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  • Conclusione: Non è un Paese per vecchi

La caratteristica più importante dell’opera, quella che potrebbe farla rivalutare totalmente e che sicuramente è il motivo per cui la pellicola è ormai diventata un classico, risiede nel finale. Ovviamente adesso svelerò il finale, quindi se non avete visto l’opera e siete interessati alla visione del film vi sconsiglio caldamente di leggere la fine di questa recensione e di rimandare l’appuntamento solo dopo averlo precedentemente visionato.

Il finale è un pugno nello stomaco per lo spettatore, di quelli duri da digerire. Anzi, di quelli impossibili da mandare giù. Alla fine il male vinceAnton uccide Llewelyn e riprende possesso della valigetta, lo sceriffo che non è riuscito a proteggere l’uomo come doveva proteggere, decide alla fine di appendere il cinturone al chiodo e di andare in pensione. Il cattivo vince e il buono si arrende. Non se ne vedono tante di storie così, eh?

Questo perché, come fanno intuire le riflessioni dello sceriffo (nonché il titolo del film), sono ormai passati gli anni in cui i ragazzini sognavano di essere dei prodi cavalieri che combattevano il signore oscuro. Ormai sono tutti egoisti, si dedicano soltanto al successo personale, mostrando una totale indifferenza riguardo le sorti degli altri. Coloro che quindi erano cresciuti con dei sani principi si trovano paradossalmente fuori luogo, in un mondo non adatto a loro. Sono ormai vecchi, passati; ormai va di moda l’egoismo, è finita l’epoca in cui si sognava di diventare dei prodi cavalieri.

Questo è, dunque, uno di quei motivi per cui la pellicola è e resterà sempre attuale: ormai il mondo è cambiato e, dietro una bella trama, il film mostra con lucidità anche questo lato della società.

Non è un Paese per vecchi. E la storia poi non lascia scampo neanche ad una falsa speranza per il futuro.

Il film è del 2007, il libro è del 2005. Ma la storia, ahimè, è ambientata agli inizi degli anni ’80.

 

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About Martin Ferjani

COLLABORATORE | Classe 1992, siciliano. Studente di Lingue e Culture Europee, Euroamericane ed Orientali presso l’Università degli Studi di Catania. Le sue passioni sono la musica, il disegno e le belle storie.

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