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#NoiSiamoEuropei

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Come ben saprete, Domenica 25 Maggio i cittadini che fanno parte dell’Unione Europea saranno chiamati alle urne per rinnovare i loro rappresentanti al Parlamento. L’Italia in questa tranche elettorale avrà a disposizione 73 seggi, al pari del Regno Unito, inferiore di una posizione rispetto alla Francia (74) e distaccata dalla Germania che capitanerà i Paesi con 96 seggi.

 

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Elezioni Europee 2014, date delle elezioni e prospetto dei seggi previsti per i Paesi aderenti all’Unione Europea

 

Alcune Nazioni hanno già votato nella giornata di ieri: è il caso dell’Olanda e del già citato Regno Unito, in cui i primi exit poll lascerebbero presumere non pochi colpi di scena nella corsa alle (ben) tre sedi dell’European Parliament di Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo. Nel ventaglio decisionale dei gruppi e delle coalizioni che coinvolgono i maggiori Parties che guideranno il nostro Continente per una legislatura intricata e tortuosa, gli elettori saranno chiamati a votare con il sistema proporzionale su base nazionale e dunque con liste di Partito in circoscrizioni plurinominali (molti Paesi, poi, adottano delle liste aperte a riguardo), con facoltà di scelta tra sette gruppi europarlamentari:

 

  1. l’European People’s Party (Partito Popolare Europeo, PPE) che corre solitario;
  1. il Party of European Socialists (Partito del Socialismo Europeo, PSE) che unisce le forze dell’alleanza progressista tra socialisti e democratici (S&D);
  1. l’ALDE Party (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa) insieme con l’European Democratic Party (Partito Democratico Europeo, PDE);
  1. l’unione tra l’European Green Party (Partito Verde Europeo) e l’European Free Alliance (Alleanza Libera Europea, ALE) nel gruppo V-ALE;
  1. la cooperazione tra l’Alliance of European Conservatives and Reformists (Alleanza dei Conservatori e dei Riformisti Europei) e l’European Christian Political Movement (Movimento Politico Cristiano d’EuropaMPCE) nell’alleanza ECR;
  1. la convivenza tra il Party of the European Left (Partito della Sinistra Europea, SE) e la Nordic Green Left Alliance (Alleanza della Sinistra Verde Nordica) nella coalizione GUE-NGL;
  1. il solitario Movement for a Europe of Liberties and Democracy (Movimento per un’Europa della Libertà e della Democrazia, MELD).

 

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Emiciclo di Strasburgo, una delle tre sedi dell’European Union

 

A questi si aggiungono le liste, le quali non raramente prevaricano i confini tra gruppi e senza addossarsi molti problemi, esibendo così non poche contorsioni e piroette; alcune di queste veramente da capogiro. Le liste più in voga in Italia sono certamente L’Altra Europa con Tsipras a sostegno del Partito ellenico ΣΥΡΙΖΑ (Coalizione della Sinistra Radicale) e del suo attuale leader Alexis Tsipras – appoggiata da grandi figure di spicco come Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, nonché dell’area radicale e in particolare dal Partito della Rifondazione Comunista (PRC, che nel caso di un buon risultato potrebbe confluire nell’eurogruppo GUE-NGL) e da Sinistra Ecologia e Libertà (SEL, che qualora ottenesse un discreto seguito elettorale sembrerebbe interessato ad entrare nel PSE) – l’unica ad aver raccolto le 150.000 mila firme previste dalla legge elettorale e poi Scelta Europea con Guy Verhofstadt – Alleanza Liberali Democratici Europei – a sostegno dell’ex Premier belga Guy Verhofstadt e quindi dell’eurogruppo ALDE, in cui convivono l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa e il Partito Democratico Europeo (a livello italiano, dunque, potremmo assistere a delle presunte coalizioni tra aree politiche ben distanti tra loro, come l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, l’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli iscritte al PDE e la suddetta lista capitanata dai leader di alcuni Partiti italiani come il Centro Democratico di Bruno Tabacci, Scelta Civica di Stefania Giannini, Fare per Fermare il Declino di Michele Boldrin ed altri raggruppamenti socio-liberali e liberali che confluiscono nell’ALDE; cosa non si fa, insomma, per avere un seggio in Europa).

 

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Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Beppe Grillo: le tre principali figure di questa tranche elettorale europea in Italia

 

Ma la partita si gioca anche con i singoli Partiti nazionali non iscritti, tra cui spiccano gli euroscettici come il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo (oltre che la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania di Matteo Salvini, ma quest’ultima farebbe parte dell’eurogruppo MELD) in Italia, il conservatore e populista di destra Front National di Jean-Marie Le Pen in Francia, il Partij voor de Vrijheid (Partito per la Libertà, PVV) di Geert Wilders nei Paesi Bassi, l’United Kingdom Independence Party (Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, UKIP) di Nigel Farage nel Regno Unito, il Freiheitliche Partei Österreichs (Partito della Libertà Austriaco, FPO) di Heinz-Christian Strache, il Vlaams Belang (Interesse Fiammingo) di Bruno Valkeniers in Belgio ed altri ancora.

<<Le forze euroscettiche d’Europa non sono mai state così vicine. Andremo presto a lavorare con Le Pen e tutti gli altri. […] Dobbiamo ritrovare la sovranità territoriale, la sovranità monetaria, la sovranità di bilancio. Non vogliamo morire di disoccupazione e immigrazione. E se questo vuol dire essere populisti, sono orgoglioso di esserlo>>

(Matteo Salvini – Segretario della Lega Nord)

 

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Jean-Marie Le Pen, leader del Front National francese

 

Come è noto, per creare un eurogruppo servono almeno 25 deputati, provenienti da 7 Paesi: le possibilità di crearlo in un secondo momento sussistono, ma se da un lato tutti i Partiti citati poc’anzi rifiutano categoricamente un’alleanza con il Jobbik Magyarországért Mozgalom (Movimento per un’Ungheria Migliore, Jobbik) a stampo nazista in Ungheria e il Λαϊκός Σύνδεσμος – Χρυσή Αυγή (Lega Popolare – Aurora Dorata, Alba Dorata) con evidenti tendenze al nazifascismo in Grecia, sembra proprio che la distanza che intercorre tra queste correnti sia molto profonda, su vari temi: dall’euro al federalismo, dal protezionismo all’Islam, dai confini territoriali al tema dell’immigrazione.

 

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Particolare dello stendardo di Alba Dorata, Grecia

 

Da aggiungere, ancora, che i candidati italiani del M5S non sanno ancora in quale famiglia europea approdare, se mai avranno la reale intenzione di farlo. Il rischio, dunque, è di sprofondare nel calderone del gruppo misto, in cui ogni voto può esser strappato in base alle circostanze che si presenteranno, senza alcuna prospettiva a lungo termine di un’Unione comune tra Paesi membri. Una probabilità a cui l’Europa non può permettersi di incespicare, se vuole uscire dalla crisi e se intende migliorare i propri istituti, i propri organi, le proprie attività legislative comunitarie.

L’istituzione dell’European Parliament risale infatti al 1952 – nel pieno dopoguerra – e dal 1979 i suoi membri vengono democraticamente eletti, in tutti i Paesi membri, a suffragio universale. Sono trascorsi 63 anni da quando il 18 Aprile del 1951 venne fondata la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) con il Trattato di Parigi, in cui sei Nazioni decisero di riporre le loro speranze di ripresa economica e di legame europeo (all’epoca, tutt’altro che scontato) tra cittadini di un Continente semidistrutto e frammentato culturalmente. Belgio, Francia, Germania dell’Ovest, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno creduto in qualcosa di comunitario (spianando la strada ai successivi Trattati di Roma del 25 Marzo 1957, con la nascita della Comunità Economica Europea, CEE), per uscire insieme da una grande crisi, per placare gli odi e gli screzi tra i popoli, per far cessare la scia di sangue di ben due conflitti mondiali che hanno avuto origine proprio in Europa.

 

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La firma del Trattato di Parigi, 18 Aprile 1951: nascita della CECA

 

Proprio come scrissi tempo fa dell’Italia, anche l’Europa <<con molte probabilità […] risente di questo ciclo eterno di creazione e distruzione al centro della storia dell’umanità, […] un dono che sa di condanna>>. Quest’ultima è alla base della cultura occidentale, della modernità e del sistema economico dell’intero globo: ma il Vecchio Continente ha pagato a caro prezzo questo dono, col sangue e la condanna per secoli dei suoi abitanti. L’Europa non viveva più 40-50 anni ininterrotti di pace dai tempi della pax augustea nell’Antica Roma Imperiale, tra il 40 a.C. e il 13 d.C. .

 

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Ara Pacis Augustae – Museo dell’Ara Pacis, Roma

 

Siamo passati a decidere della nostra vita e dei nostri confini “dalla spada alla matita”: dalla Guerra dei Trent’anni, alla Révolution Française e al Risorgimento Italiano i nostri predecessori hanno lottato e sono caduti per la rivendicazione dei loro diritti, per la libertà delle loro idee.

Tornando ai periodi più recenti, molte delle nostre attività quotidiane non sarebbero possibili se non ci fosse stata l’Europa e la sua Unione; sono così tante, che la necessità d’elencarle sarebbe una soluzione iniqua ed ingiusta. Il pericolo numero uno è (e rimane) l’astensionismo: non occorre rifiutare o deprecare  la facoltà di ciascuno di potersi esprimere con il voto, diritto e dovere civico, non bisogna far scegliere agli altri della nostra vita e del nostro futuro. Le critiche e le mancanze a cui l’European Union non riesce a sopperire sono ben note e, in tempo di crisi, anche piuttosto eclatanti: dalla mancanza di un piano serio e condiviso tra i 28 Paesi membri riguardo la competenza territoriale dei confini nazionali e sovranazionali alla presenza di una moneta unica senza una gestione politica egualitaria, dalla libera circolazione delle merci che di tanto in tanto rischia di estinguere i nostri prodotti d’alta qualità (ne è un valido esempio l’Arancia Rossa di Sicilia, che detiene il marchio IGP, le cui produzioni e vendite hanno subito un durissimo colpo per via dell’accordo euromediterraneo tra l’UE e il Marocco) alle estenuanti politiche del rigore e dell’austerity (che male si intonano con le scelte degli USA e i fiumi di dollari del Troubled asset relief program, Tarp) ed ancora alla Banca Centrale Europea (BCE) eccessivamente rinchiusa nei suoi artifizi burocratici e nell’impedimento di una salvaguardia cooperante tra Nazioni, alimentando così invidie e sudditanze – alcune ben fondate, dato che la maggior parte dei Paesi detiene i debiti pubblici nonché le quote e titoli di Stato altrui – che fanno male allo spirito di un Continente costruito con sacrificio (seppur soltanto nella carta, come alcuni sostengono) e che non possiamo trascinare a ritroso, piuttosto che verso il progresso.

Come sappiamo il Trattato di Lisbona, entrato ufficialmente in vigore il 1° Dicembre del 2009, prevede che il Parlamento Europeo elegga il Presidente della Commissione Europea, capo dell’Esecutivo Europeo, sulla base di una proposta fatta dal Consiglio Europeo, prendendo in considerazione i riscontri emersi dalle elezioni. A partire da quest’anno, i maggiori eurogruppi hanno previamente indicato i loro candidati (sperando che il Consiglio Europeo tenga conto, or dunque, del voto popolare): Jean-Claude Junker per il PPE, Ska Kaller per i V-ALE, Martin Schulz per i S&D, Alexis Tsipras per i GUE-NGL, Guy Verhofstadt per gli ALDE-PDE.

 

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Da sinistra verso destra: Alexis Tsipras, Ska Kaller, Martin Schulz, Jean-Claude Junker, Guy Verhofstadt.

 

Per coloro che domani si recheranno alle urne – sperando che gli indecisi diventino decisi e gli sfaticati più energici – è bene dunque ricordare che si deciderà comunque il nostro futuro: nel mondo di oggi, infatti, sperare di esistere e di competere senza un’entità salda di Europa è una follia. Sarebbe stato meglio, magari, se gli studenti fuori sede come me avessero potuto votare nel luogo in cui si trovano a vivere per i propri studi (per firmare la petizione a riguardo, clicca qui). Occorre analizzare o più semplicemente rivedere con cura le proposte e i piani elettorali di ciascuno dei Partiti coinvolti: non bisogna votare i detentori del male minore, ma coloro che più riscuotono la nostra fiducia, sulla base delle idee concrete a riguardo. Senza populismi ed argomentazioni che è bene rimangono nei libri d’infanzia per bambini.

Ma soprattutto, ricordatevi di andarci.

Perché, in fondo, #NoiSiamoEuropei.

 

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