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New Orleans Boogie

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Dec 18, 2015; Minneapolis, MN, USA; Sacramento Kings forward DeMarcus Cousins (15) in the third quarter against the Minnesota Timberwolves at Target Center. The Minnesota Timberwolves beat the Sacramento Kings 99-95. Mandatory Credit: Brad Rempel-USA TODAY Sports
DeMarcus Amir Cousins (1990) è un cestista statunitense, appena passato dai Sacramento Kings ai New Orleans Pelicans

Era il 1997 quando un giovanissimo Paul Thomas Anderson irrompeva definitivamente sulla scena hollywoodiana con un film di culto che lo avrebbe consacrato nell’Olimpo del cinema mondiale: Boogie Nights – L’altra Hollywood raccontava le notti frenetiche di un giovane attore di film erotici che sogna di diventare una grande star nell’America degli Anni ’70-’80.

A vent’anni di distanza si è vissuta una nuova Boogie Night, ma questa volta il protagonista non è un’aspirante celebrità ma una stella a tutti gli effetti. La frenetica notte tra Domenica 19 e Lunedì 20 Febbraio, quella dell’All Star Game, verrà ricordata come la notte in cui DeMarcus Boogie Cousins si è trasferito dai Sacramento Kings ai New Orleans Pelicans. La cosa peculiare è l’unità di spazio in cui gli eventi si susseguono, proprio come nel celebre piano sequenza iniziale della pellicola di Anderson: gli eventi si svolgono interamente a New Orleans, spostandosi ininterrottamente dalla partita delle stelle – in cui Cousins gioca poco più di due minuti a causa proprio delle voci di mercato – alla premiazione del padrone di casa di Anthony Davis come MVP della serata, per poi dirigersi negli spogliatoi, luogo in cui Boogie scopre di esser stato scambiato con i Pelicans, la squadra di quell’Anthony Davis che è stato anche suo successore con la maglia della University of Kentucky.

Ci sarebbero già abbastanza ingredienti per scrivere un romanzo, ma se a ciò aggiungete pure che Boogie (Cousins) arriva nella città in cui il boogie-woogie (stile blues) ha conosciuto i natali la storia assume contorni ironici, se non addirittura i crismi della predestinazione. Ma andiamo con ordine.

Cosa rende uno scambio di giocatori degno di così tanta attenzione? Bene, innanzitutto DeMarcus Cousins è fortissimo. È uno dei primi dieci giocatori di pallacanestro al mondo. E se un giocatore così forte cambia squadra solo per un giocatore al primo anno e tre anni più giovane di lui (Buddy Hield), un talento eternamente limitato da infortuni e da uno stile di gioco non necessariamente altruista (Tyreke Evans), un onestissimo mestierante (Langston Galloway) e due scelte al Draft, vuol dire che probabilmente si è cercato di cederlo ad ogni costo. Se poi insieme a Cousins viene scambiato anche Omri Casspi che – con ogni probabilità – era il miglior tiratore dei Kings, l’idea che Sacramento volesse liberarsi della sua stella a causa di un rapporto era ormai logoro si tramuta in una certezza innegabile. Ma, per quanto possa essere logoro un legame, vale davvero la pena scambiare un giocatore di neanche ventisette anni, quindi nel prime della propria carriera, che – pur recidivo nei propri errori e limiti caratteriali – mette insieme cifre come 27.8 punti, 10.7 rimbalzi e 4.9 assist e da la costante impressione di dominare le partite esprimendo una percentuale relativamente bassa del proprio semi-infinito potenziale?

Se viene chiamato Boogie malgrado i suoi 211 cm e 122 kg, un motivo ci sarà: è decisamente un ballerino. Porta a spasso una mole pachidermica con una leggiadria ed una proprietà di fondamentali davvero introvabili, tanto uniche che coach Mark Calipari, suo allenatore a Kentucky lo ha definito uno dei lunghi più talentuosi che abbia mai allenato. Se i lati positivi di Cousins sono visibili a tutti, il dark side della luna Cousins è altrettanto visibile: DeMarcus, si dice, si lascia influenzare negativamente dai propri compagni e inciampa costantemente in errori che ne minano il rendimento sul campo: proteste, discussioni con i giornalisti, falli tecnici (al momento diciassette in stagione), espulsioni, palle perse a causa della propria testardaggine. È bastato questi lato oscuro per portare la dirigenza dei Sacramento Kings (già da anni, per distacco, la peggiore della NBA) a mandare via Boogie dopo aver ceduto in poco tempo Tyreke Evans e due All Star come Isaiah Thomas (proprio a causa di una presunta influenza negativa su Cousins) e Hassan Whiteside, ricevendo in cambio il solo cavallo di ritorno Tyreke Evans. Un addio doloroso per DeMarcus, visto l’amore dimostrato per la città di Sacramento nel corso della propria intera carriera californiana, amore sottolineato dai saluti commossi del giocatore e dalle dichiarazioni fatte durante la propria presentazione con i Pelicans nel corso della quale ha ammesso di essersi sentito tradito dal comportamento della società in cui militava da oltre sei stagioni. Un saluto ancor più doloroso se si pensa che rimanendo a Sacramento avrebbe avuto la possibilità di rinnovare il proprio contratto per cinque anni ad una cifra attorno a 209 milioni di dollari, mentre adesso potrà rinnovare al massimo per 179 milioni: Non faticherà di certo ad arrivare a fine mese, ma 30 milioni di dollari son pur sempre 30 milioni di dollari.

 

 

Passiamo, ora, alla domanda che in tanti negli ambienti NBA già si pongono: come sarà la convivenza tra Cousins ed Anthony Davis? Prima di provare a rispondere, inquadriamo il personaggio Davis: nato a Chicago, in una zona che storicamente produce grandi talenti del basket, cresce giocando a pallacanestro nel giardino di casa (escamotage inventato dal padre per evitare che frequentasse cattive compagnie) e rimane sconosciuto al grande pubblico fino al 2010, quando viene notato durante una partita di esibizione. Il motivo per cui era rimasto nell’ombra tutto quel tempo è molto semplice: Davis era una guardia magrolina, con il monociglio e gli occhiali. Era alto 185 cm fino al suo secondo anno di High School, poi è cresciuto di oltre 20 cm in un anno e mezzo, trasformandosi in uno pterodattilo prestato alla pallacanestro, lo pterodattilo più ambito d’America. Arrivato agli attuali 208 cm, Anthony Davis va alla Kentucky University di quel coach Calipari che aveva lodato proprio Cousins e la guida al titolo NCAA da miglior giocatore dell’anno. È, ovviamente, la prima scelta al Draft del 2012 e – malgrado qualche infortunio di troppo, dovuto ad un fisico forse ancora shockato dalla sua crescita fulminea – diventa uno dei dominatori della lega, firmando un contratto da 145 milioni di dollari per cinque anni con i New Orleans Pelicans e viaggiando in questa stagione con 27.7 punti, 12 rimbalzi e 2.5 stoppate a partita. Dalla sua infanzia da non predestinato mantiene però una serietà fuori dal comune ed un’etica del lavoro che lo portano a cercare di migliorare negli aspetti del proprio gioco in cui ancora non eccelle. In breve: caratterialmente è l’anti-Cousins. Persino Boogie lo sa, non a caso ha definito se stesso e Davis come «fuoco» e «ghiaccio».

Davis crescita
La terrificante crescita fisica del cestista statunitense Anthony Marshon Davis (1993), dal 2008 al 2014

Per tornare, dunque, alla domanda iniziale: cosa ne sarà del duo Boogie-monociglio? Di coppie leggendarie la storia dello sport è piena zeppa. Di Twin Towers, ovverosia coppie di lunghi che giocano insieme, il basket ne ha conosciute tante. La più famosa accoppiata di big men è quella composta da Tim Duncan e David Robinson ai San Antonio Spurs, ma nemmeno quel duo leggendario aveva potenzialmente il mix letale di talento, gioventù, versatilità e complementarietà di cui la coppia Davis-Cousins sembra disporre. Ciò che è peggio – per i loro avversari – è che la sensazione che questi due (rispettivamente ventisei e ventitré anni) non abbiano nemmeno sfiorato il top del proprio potenziale. Già allo stato attuale delle cose stiamo parlando della miglior ala grande e del miglior centro del mondo, combinati nello stesso frontcourt in maniera perfettamente complementare: i due son capaci alternativamente di fungere da playmaker occulti, andare a rimbalzo, tirare da fuori, giocare spalle a canestro. Il ventaglio di opzioni tattiche che, ora, si aprono ai Pelicans è illimitato e meriterebbe un articolo a sé. Se l’etica del lavoro e la responsabilità di cui è investito Anthony Davis dovessero coinvolgere Cousins, limitandone i colpi di testa e sublimandone l’efficienza tecnica, potremmo sinceramente assistere ad uno spettacolo inedito sui campi NBA. Se le note blues di New Orleans dovessero riuscire a placare il bollente spirito di DeMarcus, rendendolo affamato di vittorie, Sacramento potrebbe davvero aver concluso il peggior affare della storia NBA.

Se invece Cousins dovesse trascinare tutta New Orleans nel vortice della propria follia, avremo comunque avuto il privilegio di fantasticare sull’eventuale dominio sul basket della coppia formata da Boogie e dal monociglio: una fantasia frenetica nata in una Boogie Night.

 

 

 


 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime.

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