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New media e relazioni familiari

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p_famiglia-e-new-media-11-1Il computer in salotto o la console connessa alla televisione sono ospiti che, in qualche modo, influiscono sulle relazioni che avvengono tra le mura domestiche. I new media, quindi, lanciano ormai una sfida alla famiglia e alle dinamiche che avvengono al suo interno. Nelle relazioni intergenerazionali interviene anche la tecnologia e in famiglia, luogo in cui vi è ciò che più conta della vita delle persone, avviene il primo contatto con essa.

Con la tecnologia, si presenta una situazione un po’ particolare. Infatti, degli immigrati digitali si trovano a dover insegnare ai cosiddetti nativi digitali ad utilizzare degli strumenti più familiari agli allievi che ai maestri. La diversa cultura mediale dei genitori rispetto a quella dei figli evidenzia un gap di conoscenza che spiega l’assenza diffusa della famiglia rispetto a queste tematiche. I genitori sono poco presenti – non solo perché gli impegni lavorativi li tengono parecchio fuori casa – e quando lo sono si limitano generalmente a moderare i consumi mediali dei giovani dal punto di vista temporale [1]. Ai bambini risulta molto facile maneggiare uno smartphone o un iPad, ma senza la guida degli adulti non sono in grado di acquisire una competenza critica riguardo al loro utilizzo [2].

Una ricerca commissionata nel 2010 dall’Associazione Terre des Hommes con il contributo di Google, Vodafone Italia, Fondazione Ugo Bordoni e Corecom Lombardia ha mostrato l’esistenza di quattro tipologie di genitori [3]:

  • Permissivi: sono indulgenti verso la fruizione dei nuovi media da parte dei figli e considerano giusto che i ragazzi si approccino ai media in modo autonomo. Questo tipo di genitori non impone grandi limiti o divieti. I loro figli usano molto internet, social network, cellulare e videogiochi.
  • Compiaciuti: vivono come motivo di orgoglio il fatto che i propri figli sappiano usare bene i nuovi media in quanto lo considerano un segnale tangibile delle loro capacità intellettive. Queste famiglie, solitamente con un livello culturale medio-basso, lasciano i figli praticamente soli nell’utilizzo dei nuovi media. I loro figli possiedono spesso un pc personale e la tv in camera.
  • Ansiosi: sono i genitori più preoccupati dall’avvento dei nuovi media, sia in assoluto sia perché non si sentono sufficientemente competenti. Ritengono che i figli non siano abbastanza protetti di fronte a questi mezzi e cercano di tutelarli imponendo numerosi divieti e regole di utilizzo senza essere in grado però di argomentarle. I loro figli usano prevalentemente tv e radio mentre usano meno, rispetto alle altre categorie, pc e internet.
  • Esperti: sono i genitori più efficaci nella gestione del rapporto tra figli e media. Conoscono potenzialità, rischi e modalità di utilizzo dei nuovi media e cercano di educare i propri figli alla fruizione degli stessi. Le regole vengono date all’interno di un dialogo utile a rendere i figli consapevoli. Svolgono un ruolo di tutela costruttiva avendo un atteggiamento al tempo stesso determinato e tranquillo rispetto ai nuovi media e sono a conoscenza di ciò che i loro figli fanno con questi mezzi. I loro figli si caratterizzano per una fruizione equilibrata di tutti i media e senza eccessi.

shoujiSi sta delineando una generazione di bambini e preadolescenti con un elevato livello di alfabetizzazione ai media, capaci di auto-apprendimento e pronti per un futuro lavorativo in cui queste competenze saranno condizione necessaria. È fondamentale, però, che questa generazione sappia anche riconoscere gli eventuali rischi legati al mondo virtuale e possegga una serie di conoscenze riguardo all’utilizzo del computer condivise con i genitori e tema di discussione in famiglia.

Il confronto intergenerazionale rispetto all’utilizzo della tecnologia è necessario anche per creare un vaccino rispetto al dominio del click and play. In un mondo caratterizzato da un’elevatissima automazione i bambini, ma spesso anche gli adulti, credono che tutto funzioni con un click e quando questo non avviene provano sentimenti di rabbia, insofferenza e frustrazione. Questa reazione emotiva forte viene appresa guardando agli adulti che risultano essere i primi a reagire in malo modo nei confronti di ciò che non risponde immediatamente ai comandi. Si crea il rischio di far crescere bambini incapaci di desiderare profondamente qualcosa e di godere di ciò che ottengono. Paradossalmente la possibilità di avere molto può rendere più difficile riconoscerne il valore [4]. Nella vita reale per raggiungere grandi obiettivi serve impegno, tempo e pazienza e la fatica è misura della gioia della conquista. Educare al tutto e subito crea personalità fragili, incapaci di tollerare le frustrazioni e le difficoltà.

È evidente che i media influiscono sulla crescita o sull’immaturità di molti giovani ma, come fa presente Elisa Manna (responsabile delle politiche culturali del Censis e vicepresidente del Comitato Media e Minori), sarebbe un errore sostenere che quest’ultimi sono la sola agenzia di socializzazione. Basta guardarsi attorno per vedere che i giovani lasciati a se stessi sono molto più influenzabili (nel linguaggio, negli atteggiamenti, nei comportamenti) rispetto a giovani curati da famiglie vigili e da scuole attente. Il vero problema è che la famiglia così come la scuola sono sempre meno in condizione di assolvere alla funzione educativa, soprattutto di fronte all’accelerazione tecnologica che rende ancora più complessa la triangolazione adulti-minori-media.

È necessario, quindi, ripensare complessivamente le possibilità per genitori e insegnanti di interagire con i contenuti in cui si imbattono attraverso i new media in quanto, se ben gestiti, sono un formidabile strumento di evoluzione.

A patto che divengano oggetto di riflessione e discussione con i più piccoli [5].

 

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NOTE :

[1] Cfr. Rivoltella P.C., Screen generation. Gli adolescenti e le prospettive dell’educazione nell’età dei media digitali, Vita e Pensiero, Milano, 2006, p. 186 ;

[2] Cfr. Mantovani S. – Ferri P., Digital kids, op. cit., pp. 105-106 ;

[3] Cfr. Terre des Hommes, Proteggere i minori. Tutelarne l’immagine, Milano, 2010, pp. 15- 17. www.portaleragazzi.it/files/new_media/redazione_web/DossierChildGuardianAward-2010-Terre-des-Hommes.pdf ;

[4] Cfr. Terre des Hommes, Proteggere i minori, op.cit., p. 9 ;

[5] Cfr. Fagiolo D’Attilia M., Ragazzi, genitori, internet, op. cit., pp. 23-24 .

 


 

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About Francesco Tamburini

COLLABORATORE | Classe 1984, laureato in Scienze dell'Educazione presso l'Università Cattolica di Brescia. E' appassionato di storia, di tematiche formative, di bullismo, dell'uso delle tecnologie in ambito educativo e del loro influsso sulle relazioni umane. Amante sportivo, è un gran milanista. Crede che si debba sempre fare della propria vita un piccolo capolavoro, svolgendo sempre il proprio dovere al meglio.

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