Addiction

Nelle strade di Atene

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131791-1413269431349Come ogni metropoli degna di tale denominazione, Atene presenta innumerevoli sfaccettature, scenari contraddittori e, soprattutto, una dimensione parallela che scorre – nemmeno tanto nascosta – a lato quella che definiamo solitamente normale. Chi visita la Capitale ellenica non può non rimanere affascinato dai siti archeologici visibili giorno e notte, dalle tantissime prospettive della città. Tuttavia, però, ad un occhio attento non potrà sfuggire la durezza della vita. Persino in pieno centro, ai bordi delle strade e negli angoli dei palazzi disabitati, esiste un mondo composto da persone che sopravvivono alla giornata in diversi modi – criminali, tossicodipendenti ma anche immigrati clandestini, senza tetto, artisti di strada e venditori ambulanti di ogni genere.

Risulta alquanto semplice ed affrettato associare una tale situazione alla recente crisi economica e alle ondate migratorie di cui la comunità europea si è interessata ancor più recentemente. La realtà dei fatti ci indica, piuttosto, che tale degrado trova le sue origini nei decenni passati e che Atene ha sperimentato – e sta tutt’ora sperimentando, con sofferenza – una profonda crisi sociale ancor prima di quella politico-economica. L’assenza di un’effettiva implementazione delle norme di sicurezza collettiva e di lotta alla criminalità, unite al contempo alla brutalità delle forze dell’ordine ed alla relativa poca trasparenza di manovra, rappresentano un vero ostacolo soprattutto per quel che riguarda la marginalizzazione della tossicodipendenza.

Chiunque si imbatta oggigiorno in alcuni specifici quartieri, centralissimi di Atene, non sarà difficile assistere – anche in pieno giorno – a scene di scambio ed abuso di droghe. Poiché la Grecia si è ritrovata costretta, negli ultimi anni, ad abbassare la quota della spesa pubblica sanitaria al di sotto del 6% del prodotto nazionale lordo (per un totale di tagli del 25% tra il 2009 ed il 2012, fonti OECD) – al fronte del minimo 9% necessario stimato dall’Organizzazione per l’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD, trad: Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, OCSE) – la polizia sembra aver adottato, ultimamente, la strategia di perseguire tali pratiche al semplice fine di allontanare il fenomeno dal centro per spingerlo verso le periferie maggiormente disagiate. Attorno a tale situazione ruotano ovviamente altre problematiche sociali, primi tra tutti la prostituzione e il narcotraffico coadiuvati dall’immigrazione incontrollata (reclutata e sostenuta dalla mafia locale) e la pandemica diffusione di malattie altamente infettive (tra i tossicodipendenti, l’infezione da AIDS è aumentata dal 10 al 15% nel solo 2010). Se consideriamo poi anche l’impatto della depressione economica, sarà comprensibile l’esponenziale sviluppo di droghe sintetiche “economiche”. Infatti, mentre la cocaina rimane la principale droga trafficata su larga scala – a livello locale – specialmente nel centro città tra i senza dimora, domina la relativamente nuova sisa, un piccolissimo miscuglio (una pallina da 0,01 grammi al prezzo di circa due euro) di anfetamine cristallizzate unite a materiali sintetici quali l’acido contenuto nelle comuni pile, benzina o, addirittura, semplice bagnoschiuma. Considerando il basso prezzo e il peso della singola dose, la quantità assunta dai tossicodipendenti sale – si stima – a circa otto/dieci razioni giornaliere compensando così il calo dei profitti dei narcotrafficanti al fronte del ridotto commercio di cocaina. Oltretutto, sembra che questa droga (di facilissima produzione) crei alterazioni psicofisiche tali da portare a compiere atti di violenza, contemporaneamente alla perdita di coscienza degli stessi.

Se l’esponenziale diffusione della sisa è certamente riconducibile alla devastante crisi sociale ed economica dell’ultimo decennio, tuttavia il fenomeno della tossicodipendenza – nelle strade di Atene – deve essere considerato volgendo lo sguardo ancora più addietro. Secondo i dati forniti dall’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA, trad: Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, OEDT), il maggior picco di crescita di assunzione di droghe in Grecia lo si è registrato nel ventennio 1984-2004. Tale variazione è, quindi, necessariamente correlata alla sottostima di tale fenomeno da parte delle autorità pubbliche.

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Tracce di sisa

Compiendo una breve ricerca sulla relativa legislazione, si evince che agli inizi del ventesimo secolo la tossicodipendenza veniva considerata e trattata, in Grecia, come una deviazione mentale spesso trasmessa geneticamente. Con il considerevole aumento di popolazione affetta si iniziò a considerarne anche i fattori sociali e psicologici, fino ad arrivare nel 1919 all’emanazione della prima legge che si pronunciasse in tal senso: i consumatori (“bevitori”) di hashish così come i fornitori sarebbero stati sanzionati esattamente come i richiedenti elemosine. Leggi più specifiche e pragmatiche vennero emanate negli Anni ’20 e ’30, soprattutto a causa dell’incremento del traffico di hashish proveniente dall’Egitto; norme che però non includevano il consumo di eroina (inclusa soltanto negli Anni ’40), provocando la sua crescita esponenziale. La realtà dei fatti vuole che, pur essendo criticato l’uso di hashish – così come tutti i movimenti culturali ad esso collegati, come per esempio il genere musicale del rebetiko – fu comunque sempre (se non accettato) sopportato e digerito a fronte di altri problemi di stabilità politica. Solamente con l’arrivo degli Anni ’70 e ’80, delle prime notizie di morti per overdose (tra cui il famoso musicista Pavlos Sidiropoulos) e di alcuni pionieri dei nuovi movimenti di emancipazione giovanile, la società greca fu finalmente scossa e si rese conto del reale pericolo di tale fenomeno. Fu emanata così la legge 1729/1987, la prima reale e valida legislazione di lotta alla diffusione della droga.

Per quanto riguarda il contesto attuale, la legge del 1987 è stata emendata varie volte nel corso degli anni (1993, 2006, 2009 e 2013) e distingue il possesso di droga per uso personale e per commercio, prevedendo diverse sanzioni – specialmente l’emendamento del 2013. L’attuale piano nazionale di azione contro la tossicodipendenza prevede, inoltre, l’adozione di standard europei in termini di coordinazione, riduzione dell’offerta e della domanda di stupefacenti così come la cooperazione internazionale, la ricerca e training specifici.

Concludendo, risulta ovvia la necessità di una piena conoscenza del fenomeno nonché la volontà di attuare una lotta mirata ed effettiva. Mancano, tuttavia, i fondi necessari per arginarne i fenomeni collaterali – specialmente in termini di cure sanitarie e di riabilitazione – così come manca una fondamentale trasparenza di azione da parte delle forze pubbliche. Ed al contempo sembra proprio che la Grecia sia stata lasciata sola in tutti questi anni, ad affrontare un notevole ammontare di problematiche sociali esacerbate dalle crisi economica e migratoria. Nell’ultimo anno, il Paese ellenico è stato al centro della stampa mondiale proprio per queste tematiche. Quello che ci si auspica è un reale aiuto in termini di azione esterna – come quello urgente dell’immigrazione – in modo da permettere allo Stato greco di riordinarsi internamente.

Dal momento che la vita degli abitanti di Atene, in strada o meno, risulta essere molto più difficile della media e degli standard europei.

 

 

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About Karin Nardo

REDATTRICE | Classe 1987, con doppia cittadinanza italiana e slovacca. Ha lavorato per diverso tempo come analista in un'impresa multinazionale ad Atene dopo essersi laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste ed aver conseguito un Master in Advanced International Relations presso la Diplomatic Academy a Vienna, dove ha anche svolto dei tirocini presso diverse organizzazioni internazionali. Precedentemente Corrispondente estera dalla Grecia, da quando si è trasferita a Roma scrive su temi di geopolitica.

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