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Napoleone e il Risorgimento Italiano

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Recenti, Sabbie del Tempo

di Marco Pucciarelli

Napoleone Bonaparte, nato ad Ajaccio il 15 Agosto 1769, è stata una figura chiave del XIX secolo. Tutti noi sappiamo di chi stiamo parlando e di quale caratura sia questo protagonista della storia. Generale, console, imperatore. Per quasi quindici anni fu il padrone del mondo e il protagonista dei primi anni dell’Ottocento. Tralasciando i suoi primi anni e parte della sua vita, della sua scalata al potere, vorrei concentrarmi, su questo articolo, sulla parte inerente agli ultimi suoi anni, con brevi cenni e curiosità per poi spiegare, un po’ più approfonditamente, l’importanza della sua figura per il futuro Risorgimento italiano. Molte teorie complottiste vogliono un Napoleone avvelenato da arsenico, mentre ufficialmente si dice che sia morto per un tumore allo stomaco. Con certezza però si possono riportare delle fonti, lasciateci dai suoi ufficiali, che sostenevano di aver visto Napoleone, di ritorno dall’Elba, non più con l’antico vigore, ma lo vedevano stanco, notavano un colorito strano, affermavano che stava poco a cavallo e non prendeva posto nelle battaglie in prima linea (e questa sarà una causa per cui verrà sconfitto a Waterloo).

Dunque, l’Imperatore non era più quello di una volta, e come afferma il Prof. Alessandro Barbero, questo tipo di malattie molto gravi hanno uno spessore psicosomatico rilevante, c’è da restar sorpresi che tirò avanti per ben sei anni sull’isola di Sant’Elena. Come abbiamo già detto la vita di Napoleone fu grandissima e magnifica. Per ben quindici anni è stato il principale protagonista mondiale, tastando sulla pelle i brividi della caduta, che lo porta al primo esilio sull’isola D’Elba dove lui non fa altro che pensare al suo ritorno e alla vendetta. Dopo pochi mesi torna, sorprendendo i suoi nemici che già avevano avviato le procedure del Congresso di Vienna per ridisegnare la cartina europea. Tutti pensano che sia una barzelletta, nessuno ci vuole credere, poi quando capiscono che tutto ciò non era una barzelletta lo dichiarano nemico dell’umanità soggetto a pubblica vendetta (o meglio chiunque lo avesse preso poteva fucilarlo senza bisogno di un processo). Di nuovo una grandissima esperienza, un ritorno dal nulla dove trova ad aspettarlo un gruppo di soldati con l’ordine di far fuoco mentre lui trova il coraggio di scoprirsi il petto e pronunciare la celeberrima frase: <<Avreste il coraggio di sparare al vostro imperatore?>>. Dopo pochi giorni ancora imperatore, riorganizza un esercito, pronto a reclamare la rivincita contro i suoi nemici. Ancora guerre a mezzo mondo, e nuovamente perde. Dopo questa vita carica di emozioni, si ritrova esiliato su una piccola isola, la più lontana da ogni territorio raggiungibile, con l’ufficiale di guardia che non gli riserva più onorificenze imperiali (come sull’Elba), ma gli fa ogni sgarbo possibile.

Vive dettando le sue memorie, andando a letto con le donne dei suoi ufficiali. Una fine triste per un uomo che visse una vita tanto strabiliante. Certamente fu lui a scegliere di consegnarsi agli inglesi, poiché gli riteneva il rivale più cavalleresco, mai e poi mai si sarebbe offerto ai prussiani. Proprio per questo gli inglesi lo avevano in gabbia, e non avrebbero corso il rischio di organizzare un attentato a questo Napoleone, alla fine dei suoi giorni, rischiando di far scoppiare nel futuro disguidi diplomatici e quant’altro. Dunque tornando alle questioni complottiste, mi sembrano conclusioni un po’ azzardate e poco fondate sulla realtà dei fatti.

Ora, dopo aver tracciato una piccola cronistoria degli ultimi anni di Napoleone, passiamo a spiegare in che modo possa centrare questo cruento imperatore con i vari moti indipendentisti italiani. I pareri storici su Napoleone non furono mai univoci e assoluti, anzi, furono sempre controversi e contrastanti. Basterebbe leggere attentamente i testi di Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni e Federico Confalonieri per capire quante opinioni esistevano in quell’epoca sull’Imperatore e di quali benefici o malefici fu causa la sua figura nei confronti della penisola italiana. Come disse Barbero, non si può dire in modo univoco se Napoleone fece del bene o del male all’Italia. Ci sono entrambe le dimensioni. Forse se dovessimo fare un bilancio complessivo, il bene supera di molto il male. Sostanzialmente Napoleone, insieme ai fatti della Rivoluzione francese, ha dato una “svegliata” a questo paese. Portando problematiche molto odierne, Napoleone ebbe il pregio di dare una speranza ai giovani. Oggi la speranza è data da una sicurezza economica (posti di lavoro), ma nell’epoca poco prospera in cui visse Napoleone, non erano fondamentali i posti di lavoro (basti pensare alle svariate guerre, ai blocchi commerciali). Napoleone diede la speranza all’Italia di diventare qualcosa di diverso da quello che era.

L’Italia era un paese di tanti piccoli regni (non proprio tutti se pensiamo al Regno delle due Sicilie) e principati asfissianti, tutti caratterizzati da una vita politica inesistente, una vita di corte soffocante, un’esperienza intellettuale scarsa e osteggiata dai governi, estranei a tutti i diritti politici e civili. La sensazione che c’era tra il popolo era che non sarebbe mai cambiato nulla. Chi nasceva con un certo status e in un certo regno sarebbe morto lì, senza la possibilità di una scalata sociale (solo per pochi era possibile fare carriera), facendo parte di un paese disprezzato dai grandi Stati, che lo ritenevano arretrato e con una gloria tutta passata, un paese che non aveva eserciti, e in un’epoca militarista come quella era fondamentale averne uno sostanzioso. L’arrivo della Rivoluzione, l’arrivo di Napoleone, l’arrivo di Murat (al Sud Italia) hanno voluto dire che poteva nascere un mondo nuovo. Poi questo mondo nuovo è deludente, Napoleone, anche se non è come i tiranni assoluti, ma a suo modo è un despota anche lui, sotto di lui la vita culturale è più viva, ma c’è pur sempre una polizia segreta che osteggia certe idee e certi scritti, la democrazia non c’è e il liberalismo è solo di facciata. Quindi Napoleone delude (vedi Ugo Foscolo), poiché è un imperialista francese che annette pezzi d’Italia al Regno francese ma tuttavia quello che rappresentò era un’ideologia enorme.

Quando cadrà e finirà i suoi giorni a Sant’Elena, l’idea che offrì a questi Stati non sarebbe scomparsa, l’idea che un mondo diverso era possibile non svanirà con la morte dell’uomo. La speranza per un’Italia migliore c’è ancora, è viva ed è pronta ad infiammarsi, e fu proprio Napoleone, col suo carico di sangue e di “totalitarismo” ad averla portata. Ripeto, non intendo glorificare la figura di Napoleone, poiché fu comunque un tiranno e un “macellaio”, ma onestamente non fu da meno di tanti altri despoti assoluti e di parlamenti che, tramite la costituzione, nascondevano una natura sanguinaria e bellicosa. Napoleone portò, forse a sua insaputa, un’idea di rinascita e di libertà nei paesi oppressi dall’asfissia di un Ancien Régime pronto alla caduta definitiva.

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Conferenza prof. A. Barbero

A. Barbero, La battaglia: storia di Waterloo

Appunti di storia d’Europa.

G. Paolini, Gli ultimi giorni di Napoleone all’Elba

About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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