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Musica, terra e magia: la pizzica salentina

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Lecce, il centro storico

Ci sono melodie che sono legate indissolubilmente ai territori dai quali provengono. Pensiamo alla musica irlandese, fatta apposta per accompagnare lo sguardo dell’ascoltatore lungo i paesaggi verdi e piovosi d’Irlanda. O il klezmer, tipico degli ebrei dell’Est Europa, diffuso al giorno d’oggi in tutta quella zona e portato alla ribalta – tra gli altri – da Goran Bregović.

Per quanto riguarda l’Italia, c’è un tipo di musica che negli ultimi anni si sta facendo conoscere da un numero sempre crescente di persone, affascinando tutti con il suo ritmo ipnotico, sottofondo ideale per un paesaggio fatto di distese di ulivi, sole, terra rossa fertile e mare a perdita d’occhio. Anzi, mari. Il Salento, infatti, è circondato da due mari molto diversi e in contrapposizione tra loro: roccioso e da conquistare l’Adriatico, sabbioso e più placido lo Ionio; uno che tende a Est e uno a Ovest, quasi a simboleggiare le diverse influenze culturali che questa magnifica terra ha subito nel corso dei secoli. Ottomani, greci, romani, tutti i popoli che l’hanno calpestata hanno lasciato qualcosa di proprio, contaminandosi a vicenda. Emblema di questa commistione di culture è proprio la pizzica, parte stessa della terra salentina, come i famosi sole, mare, vento.

Chiunque visiti il Salento – e non si accontenti delle serate in discoteca e delle passeggiate sul lungomare di Gallipoli – resta affascinato da questa musica, dalla sua vitalità, dal suo ritmo, dalla sua storia. A un primo ascolto la pizzica può sembrare un semplice contorno per le sagre di paese. Ma, ascoltando appena un po’ meglio, è evidente che i canti e i balli dei moltissimi gruppi locali sono molto di più: quasi una danza tribale. Qualcuno afferma che il suono del tamburo ricordi il battito del cuore e coinvolga gli uomini per l’ancestrale ricordo del ritmo a cui si associa il periodo prenatale e il simbolo della vita. Forse per questo esiste questa musica sincopata, densa di tamburelli, ma anche limpida di violini che da tempi immemorabili, si dice, scacci il male di vivere.

 

 

Le origini della pizzica vengono fatte risalire addirittura ai tempi dei greci e dei culti dionisiaci, molto diffusi nel territorio salentino, allora fortemente influenzato dalla Grecia (ancora oggi una zona del Salento è denominato Grecìa). Durante i festeggiamenti in onore di Dioniso la popolazione, in larga parte dedita durante la giornata a lavori spossanti, si abbandonava a balli sfrenati e liberatori, veri e propri riti catartici collettivi, che permettevano di liberarsi dai legacci delle convenzioni sociali e della rigidità delle regole morali della vita quotidiana. Il vino e il ballo consentivano di lasciarsi andare ad atteggiamenti che, in momenti diversi, non sarebbero mai stati accettati. Di questo tipo di danza oggi è rimasta la cosiddetta pizzica d’amore, alla quale si può assistere durante le feste di paese, quando gli anziani e i giovani si uniscono in una danza sensuale ed elegante. In mezzo alla folla, un uomo e una donna si avvicinano ma non si toccano: la ballerina stuzzica e si fa inseguire dall’uomo, mentre lui la corteggia con movimenti e sguardi, senza avvicinarsi mai troppo.

Da questa origine mistica nasce la tradizione legata al morso della tarantola (chiamata, in salentino, taranta). Nei campi di tabacco e di grano, infatti, spesso le contadine (erano soprattutto le donne che si dedicavano al lavoro agricolo) venivano punte da animali quali tarantole e scorpioni. Si diceva che ciò scatenasse in loro fenomeni isterici e convulsivi, che venivano curati dal canto e dal suono ritmico e prolungato – anche per giorni – dei tamburelli di personaggi dediti al rito. Ballando fino allo stremo, le donne si liberavano dal veleno e dalla possessione scatenata dal morso della tarantola. Come spesso accade, l’antica usanza pagana si è poi rivestita di significati religiosi cristiani in epoca successiva. Soprattutto nel leccese, si narra che San Paolo rese miracolosa l’acqua del pozzo all’interno di una piccola cappella patrizia a Galatina, all’interno di Palazzo Tondi, grato dell’ospitalità ricevuta una volta giunto in Salento. L’acqua del pozzo avrebbe liberato le pizzicate dal veleno della tarantola, dopo un ballo spesso drammatico e spettacolare, accompagnato dal ritmo incalzante dei tamburelli. Il 29 Giugno, giorno dedicato a San Paolo, la Chiesa parrocchiale di San Paolo a Galatina si riempiva di tarantate, scosse dai fremiti di un ballo doloroso ed estenuante, in cerca della grazia che il Santo avrebbe potuto fare, se pregato con fede sincera.

 

 

In tempi moderni, gli elementi di liberazione, rito collettivo e seduzione della pizzica hanno perso il loro significato originario. Tuttavia, la taranta continua ad esercitare un fascino irresistibile su un numero sempre maggiore di persone. La Notte della Taranta, festival itinerante che si tiene ad Agosto e la cui serata finale si svolge nel paese di Melpignano (Provincia di Lecce), richiama centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo. Ogni anno il Mastro concertatore – ovvero l’arrangiatore – cambia. Nellr ultime edizioni si sono avvicendati personaggi del calibro di Ludovico Einaudi, Carmen Consoli e il già citato Goran Bregović, ognuno dei quali ha fuso la propria cultura musicale con quella della tradizione salentina, dandone nuove interpretazioni e versioni. Una delle più belle e intense è, a mio parere, quella ideata da Ludovico Einaudi in apertura della Notte della Taranta 2010: il suo pianoforte incontra l’ossessività e l’intensità della pizzica tradizionale, dando vita a un suono trascinante.

Nonostante i puristi storcano il naso, ritenendo spurie queste versioni della pizzica, ormai troppo distanti dalle sue reali origini e utilizzate solamente per assecondare il successo ormai travolgente di diverse manifestazioni, la contaminazione e l’evoluzione della taranta negli ultimi decenni ha permesso a questo straordinario patrimonio culturale di sopravvivere, prosperare nel tempo e raggiungere folle sempre più vaste.

In ogni caso, la magia della pizzica resta intatta: è straordinario vedere, nelle piazze salentine, ragazzini e anziani danzare uniti da un rituale che trascende le generazioni e diventa humus culturale, collante sociale, senso di appartenenza declinato in musica.

 

 


 

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About Martino Ferrari

REDATTORE | Classe 1990, laureato in Giurisprudenza, nasce e vive a Trento, dove lavora. La sua passione per la lettura ha fatto nascere, durante gli anni del liceo, quella per la scrittura. È convinto che scrivere sia un modo per evadere, creare e dare libero sfogo al proprio mondo interiore. Negli anni si è occupato di attualità, cinema e musica - altro suo grande interesse - ed ha scritto alcuni racconti. Con il lavoro il tempo da dedicare a se stessi è sempre meno, ma per lui basta avere sempre carta e penna a portata di mano: una suggestione, un'idea, anche una sola parola vanno appuntate, affinché non si perdano. Benzina fondamentale per la creatività è il viaggio: quando può, infatti, cerca sempre di visitare posti nuovi ed immergersi in culture e lingue diverse dalla sua, per confrontarsi e crescere.

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