24/05/2016 Roma, Rai, trasmissione televisiva Ballaro', nella foto Virginia Raggi con dietro una foto di Grillo

Il MoVimento 5 Stelle ha peccato d’ingenuità, ma non perderà consensi

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Raffaele Marra (1972), ex capo del personale del Comune di Roma, arrestato per corruzione

Il vento che secondo il MoVimento 5 Stelle romano  doveva cambiare continua a soffiare contro, e non accenna a smettere. Sono ben due le indagini che coinvolgono la Sindaca Virginia Raggi: la prima riguarda la nomina di Renato Marra, la seconda la nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica del Campidoglio.

A Dicembre Raffaele Marra, oramai ex capo del personale del Comune di Roma, venne arrestato con l’accusa di corruzione. Nel 2013 avrebbe ricevuto dall’immobiliarista Sergio Scarpellini, arrestato a sua volta, due tangenti in forma di assegni circolari da 250 a 117 mila euro per l’acquisto di una casa ENASARCO (Ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresentanti di commercio) intestata alla moglie di Marra.

Ad attirare l’attenzione degli inquirenti però sono state le modalità dell’assunzione di Renato Marra, fratello di Raffaele, a capo del dipartimento Turismo del Comune di Roma con un aumento di stipendio ventimila euro annuali. Raggi è indagata per abuso di ufficio e falso in atto pubblico in quanto non avrebbe comparato i curriculum e soprattutto non avrebbe impedito a Raffaele Marra di intervenire nella nomina del fratello. Inoltre avrebbe mentito a Mariarosa Turchi, responsabile anti-corruzione del Comune, dichiarando di aver preso la decisione in autonomia.

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Nella foto Virginia Raggi (1978) e Salvatore Romeo parlano in una location insolita: il tetto del Campidoglio

Nell’interrogatorio del due febbraio, dove la sindaca era stata chiamata a rispondere sul caso Marra, la stessa è stata messa a conoscenza dal pm Paolo Ielo dell’esistenza di due polizze vita, una da trentamila euro senza scadenza, e una da tremila con scadenza nel 2019, intestate a lei da Salvatore Romeo nel Gennaio del 2016. Inoltre lo stipendio dell’ex capo della segretaria, ruolo che svolse fino alle sue dimissioni depositare dopo l’arresto di Raffaele Marra, è passato da trentanovemila euro l’anno a centodiecimila, che divennero novantatremila dopo il rilievo dell’Anac. Per tali motivi Romeo e la Raggi sono indagati dalla Procura di Roma per concorso in abuso d’ufficio. Incalzata dai giornalisti la sindaca risponde: «non sapevo niente, mi hanno spiegato che queste polizze possono essere fatte tranquillamente senza informare il beneficiario».

Le indagini sono appena al principio, e fare supposizioni sulla colpevolezza o meno della sindaca capitolina è totalmente insensato. Visti i fatti, però, è difficile ritenere che Virginia Raggi abbia operato realmente in modo ambiguo ed è molto più probabile che abbia sempre creduto di essere nel giusto. Nonostante ciò però non è possibile ignorare il fatto che abbia comunque peccato di ingenuità, continuando a dare massima fiducia a personaggi le cui azioni, già nei primissimi mesi dell’insediamento della giunta, erano sembrate ben più che dubbie. Un esempio lampante (ne avevamo parlato qui)  è proprio quello di Raffaele Marra che in modo maldestro e anche mal celato era riuscito a insinuare il dubbio su Carla Ranieri, ex assessore Assessore al bilancio, e a farla fuori interrogando il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone sulla sua compatibilità. In quel momento non solo i malumori della giunta salirono alle stelle, ma anche il Movimento chiese a gran voce di far fare un passo indietro a Marra che venne “ricollocato” e nominato capo del personale. La Raggi poi, al momento del suo arresto, lo definì come «uno dei ventitremila dipendenti capitolini e non un esponente politico». Affermazione infelice se si considera che le cronache ce lo raccontano come un elemento molto vicino alla sindaca e la cui voce era ben più che rilevante.

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Il sondaggio sulle intenzioni di voto messo in onda dal programma di La7 Piazzapulita – 9 Febbraio 2017, Fonte: Index

Nonostante l’amministrazione capitolina abbia per molti aspetti avuto un inizio infelice, coloro che credono ora di poter dimostrare che anche il M5S abbia tradito la fiducia dei cittadini si dovranno risvegliare da questa illusione. Il principio chiave che da sempre promettono di non tradire infatti è quello dell’onestà, ed è lampante che ciò non sia minimamente avvenuto. Ovviamente non è nemmeno necessario ripetere che l’onestà non è sufficiente in politica, ma è davvero possibile credere che gli elettori del Movimento sceglieranno di votare partiti che considerano non solo disonesti, ma pure incapaci? Se diamo un’occhiata ai sondaggi la risposta è no, e non dovrebbe stupirci. Il Movimento si attesta ancora intorno al 29% e ha perso sì e no un punto percentuale dall’inizio delle indagini, il che si può considerare assolutamente fisiologico.

Fra non molto torneremo alle urne, e il panorama è più che mai complesso e difficile da analizzare. Purtroppo però la campagna elettorale che ci prepariamo a subire sarà tutt’altro che felice e i partiti rischiano di perdere qualsiasi credibilità incanalando le proprie forze verso la pancia degli italiani, un po’ come si è verificato durante la campagna referendaria. L’aria che tira nel Paese, dove la disaffezione alla politica è diventata ora rabbia, aggressività, odio e sospetto si fa sempre più pesante. La lotta politica sembra aver perso ogni morale e ogni rispetto per diventare una guerra in cui tutti sono contro tutti.

Per molti questo clima è stato incentivato anche dal M5S, ma cedere alla tentazione di cavalcare quest’onda non è solo ipocrita ma anche del tutto inutile.

 

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About Giulia Menegaldo

COLLABORATRICE | Nata in Provincia di Treviso, laureata alla triennale in Filosofia a Padova, ora vive a Bologna dove è iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze Filosofiche. Coltiva anche le passioni per la letteratura, l'arte, il cinema e la musica. Dal 2013 è iscritta al Partito Democratico e partecipa alle attività del direttivo del piccolo Comune dove è cresciuta.

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