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“Money Monster – L’altra faccia del denaro”: capitale e immagine

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Jodie Foster (1962) è un'attrice, regista e produttrice cinematografica statunitense
Jodie Foster (1962) è un’attrice, regista e produttrice cinematografica statunitense

La televisione è in grado d’influenzare in modo massiccio la cultura della società in cui opera, producendo stereotipi di vario genere e diffondendoli tra le persone, con la conseguenza che gli stili di vita e i modelli di interpretazione della realtà subiscono un processo di trasformazione. L’ultima opera di Jodie Foster, Money Monster – L’altra faccia del denaro, parte dal caso esemplare rappresentato dagli stereotipi relativi ai ruoli sessuali. Nel 1969, commentando alcune scene del varietà Canzonissima, Pier Paolo Pasolini scriveva: <<Ho realizzato dopo un po’ quello che stavo vedendo: due donne molto simili una all’altra stavano facendo delle evoluzioni, d’una assoluta facilità, come due automi caricati a molle, che sanno fare solo quei due o tre gesti, capaci di dare una inalterabile e iterativa soddisfazione al bambino che li osserva. Tutto ciò, che si presentava come leggero, era invece pesantemente volgare>>.

Chissà cosa direbbe oggi Pasolini di fronte al moltiplicarsi di immagini televisive che sono ben lontane da quelle che a lui apparivano così volgari e che invece agli occhi odierni sembrano piuttosto caste. Attratta da una sceneggiatura impegnata in un tema di stringente attualità, la Foster regista individua la possibilità di costruire un film quasi in tempo reale, che lanci un ponte tra due mondi: quello dei pochi che stanno dentro il piccolo schermo e dei tantissimi che gli stanno davanti e racconti la grande illusione che avvicina chi produce un racconto media(tizza)to e chi vive la quotidianità: un’illusione, spesso un trucco, del tutto simile a quello del capitale sempre più virtuale dei moderni transiti finanziari.

Lee Gates (George Clooney) è il conduttore di uno show televisivo che si occupa di finanza, commenta l’andamento della borsa e consiglia investimenti, una trasmissione che fa balenare sugli schermi innumerevoli attimi ammaliatori orientando la percezione su quelli sensazionali in grado di “bucare” lo schermo, fatto dal corpo della donna diventato moneta di scambio, oggetto da offrire in cambio dell’ingente flusso di denaro che proviene dagli investitori pubblicitari, il tutto in un clima ridicolo e urlato. Del denaro che possono guadagnare o perdere i telespettatori, a Gates non importa niente. Almeno fino a quando un giovane investitore, Kyle Budwell (Jack O’Connell), che ha perso tutto quello che aveva, irrompe in trasmissione, si barrica nello studio durante una diretta, gli punta una pistola alla testa e lo costringe dentro un gilet imbottito di esplosivo. Da quel momento, quel giorno, parte un programma diverso da quello di tutti gli altri giorni, in cui la sola possibilità che il vacuo Gates ha di rimanere in vita è legata al fatto di dare delle risposte all’attentatore, di capire cos’è accaduto e chi ne è responsabile.

George Clooney (1961) interpreta Lee Gates in Money Monster
George Clooney (1961) interpreta Lee Gates in “Money Monster – L’altra faccia del denaro”

Per parafrasare Horkheimer e Adorno, la Terra tutta virtuale splende all’insegna di sventurata realtà. La vita rappresentata in Money Monster è diventata riproduzione di figure dietro e dentro le quali non si dà nulla se non la perpetuazione del dominio di chi possiede gli strumenti della rappresentazione rispetto a chi non li detiene. Soggetti ed eventi che non si fanno spettacolo è come se non esistessero, e questo fa sì che lo spettacolo non sia un supplemento del mondo reale. È il cuore dell’irrealismo della società reale. Del soggetto in questo film – immagine incarnata da George Clooney in particolare – è stata presentata una visione disincarnata che lo spoglia della sua identità collettiva lasciando, al posto della persona e della comunità, un individuo la cui pretesa di libertà e di superiorità assoluta si è installata nel cuore delle relazioni sociali contemporanee.

Espressione di tale disincarnazione della concreta esperienza dell’esserci nel mondo è il prevalere della dimensione finanziaria e speculativa su quella economica e produttiva. Encomiabili Clooney e la Julia Roberts (che interpreta Patty Fenn): Clooney nel tratteggiare la parabola di un individuo che si scopre a fare la cosa giusta e lei nel fargli da spalla. Vivono nella piena consapevolezza di ciò che essi sono e di ciò che il mondo attuale rappresenta, accettando lucidamente ciò che questo tipo di esistenza comporta. Per Gates sono i soldi a contare e con essi il mito di una vita vissuta pericolosamente, sempre tra azzardo e marginalità, senza regole né rimpianti.

Vano cercare nel film della Foster lo spettacolo da contemplare passivamente. Come Socrate sapeva mettere in crisi il suo interlocutore ponendo delle domande e inducendolo a fare affiorare un’idea, un’argomentazione, un’immagine latenti e represse, la Foster interroga se stessa, i personaggi e gli spettatori, sottoponendo tutti ad un travaglio da parto per cui, alla fine, il film-enfant viene alla luce per lo sforzo comune di tutti quelli che entrano “nella medesima tensione”. Il movimento incessante della macchina da presa a precedere o a seguire i personaggi rappresenta al tempo stesso il desiderio di fuga (Gates) o la disperazione (Budwell). È il corrispondente dei primi piani di Kyle perduto nella sua non-coscienza. Oggi niente sembra più in-visibile del fatto che nel buio dell’intelligenza individuale e collettiva ormai oscurata rimane a splendere soltanto la luce catodica dell’immagine televisiva e dei suoi padroni. La vittoria televisiva è dovuta alla centralità del vedere e al dispiegarsi del capitale.

Lo spettacolo, e nella fattispecie la trasmissione di Gates, nella sua essenza altro non è che il capitale a un tale grado di accumulazione da diventare immagine. L’ombra di cinismo che attraversa il film, e che lo chiude come lo chiude, è in realtà la sua parte più illuminata, la migliore.

 

 


 

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About Enrico Riccardo Montone

REDATTORE | Classe 1993, laureato in Comunicazione. Amante del cinema, è recensore di film. Cresciuto a pane e Stanley Kubrick, miscelati al culto per Federico Fellini, si impegna in iniziative ambientali. Nel 2014 ha scritto il libro "A ciascuno il suo cinema".

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