Il premier canadese accoglie alcuni rifugiati.

Modello Canada: una porta aperta

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Justin Trudeau vince le elezioni politiche del 2015 in Canada diventando così il nuovo primo ministro.
Justin Pierre James Trudeau (1971) è un politico canadese. Nel 2015 si aggiudica le elezioni politiche, diventando così il nuovo Primo Ministro del suo Paese

Il Canada è sempre stato – e continua ad essere – un luogo di opportunità, che accoglie chi ricerca in lui una chance, un’occasione. Oggi più che mai la sua politica di accoglienza e di solidarietà rappresenta un bell’esempio da seguire in questo mondo che pare avviarsi, al contrario, verso una politica di chiusura e isolazionismo. Sin dalle prime colonizzazioni, il Canada è stato sempre un territorio conosciuto, esplorato e abitato da popoli diversi e lontani per cultura, religione, stile di vita, sia tra i colonizzatori stessi che soprattutto rispetto ai nativi. Vero è che inizialmente le diversità e le ostilità riguardarono soprattutto due fazioni, quella degli inglesi e quella dei francesi, ma in tempi meno lontani moltissimi popoli decisero di emigrare in cerca di fortuna e di lavoro in quelle terre dell‘America Settentrionale ricche di opportunità, tra i quali anche milioni di italiani che costituiscono ancora oggi una delle più numerose comunità.

Ci troviamo davanti, dunque, ad una società da sempre multiculturale e multietnica che ormai da tempo ha fatto di questa diversità una ricchezza. Dalle molteplici origini dei canadesi si sono sempre mantenuti invece ad una certa distanza i popoli indigeni, che non hanno mai voluto perdere la loro identità confondendosi con il resto della comunità; per questo in realtà la loro sopravvivenza non è mai stata facile, si sono ritrovati a dover combattere per mantenere la loro cultura e conformità nelle loro stesse terre. Oggi sono stati fatti dei passi avanti in questo senso, e possiamo ammettere che è il pluralismo socio-culturale il vero perno di forza del Paese. Una svolta in questo senso ancora più marcata si è avuta con l’avvento dell’era Trudeau-bis. È appunto Justin Trudeau l’attuale Primo Ministro canadese, figlio di Pierre Trudeau (a sua volta popolare Primo Ministro dal 1968 al 1979 e poi di nuovo dal 1980 al 1984).

Classe 1971, Justin Trudeau diventa leader del Liberal Party of Canada nel 2013 e vince le elezioni nel 2015 diventando così il 23° Premier del suo Paese, trentun’anni dopo il padre. Nato ad Ottawa, non si interessò subito di politica. Fu professore alla British Columbia e nel 2007 partecipò addirittura ad una miniserie The Great War. Soltanto nel 2008 si avvicinò alla politica, assumendo appunto un ruolo di rilievo cinque anni dopo. Carismatico, di bell’aspetto, popolarissimo al momento dell’assunzione del suo incarico e ancora due anni dopo, la sua intera politica è retta da una linea, se vogliamo, anti-tradizionalista. A favore della legalizzazione della marijuana (attualmente, però, ancora illegale se non per uso terapeutico), si autodefinisce femminista, il suo gabinetto è infatti gender balanced ed è composto esattamente per metà da uomini e per metà da donne, con quindici poltrone per ciascuna metà; e a proposito di gender equality è stato il primo fra i Premier a marciare ad un Gay pride. Ha abbracciato le politiche ecologiste del summit di Parigi del 2015. Ma non mancano, ovviamente, anche le critiche. C’è chi dice che Trudeau sia solo foto ed apparenza, tutta scena e poca concretezza, rimproverandogli di aver approvato appena dieci leggi in due anni e di non essere riuscito davvero a mettere in pratica le annunciate politiche di riconciliazione con le popolazioni indigene.

Trudeau ha promesso una politica di distensione e aiuti verso i popoli indigeni del Canada.
Justin Trudeau ha promesso una politica di distensione e di aiuti verso le popolazioni indigene del Canada

Un altro punto che sta molto a cuore al suo Governo è la totale apertura ed accoglienza proclamata e dimostrata nei confronti di quei disperati che fuggono dalle guerre che stanno distruggendo i loro Paesi. Subito dopo l’elezione del nuovo Presidente americano, ed in particolare a seguito dell’emanazione del suo ordine esecutivo che vieta l’ingresso negli States a moltissimi musulmani, Trudeau si proclama provocatoriamente l’anti-Trump (non a caso il suo gabinetto è il più multiculturale che il Canada abbia mai avuto, e non è mai stato uno Stato che ha alzato muri e barriere); offrendo la residenza temporanea a tutti quelli che sono stati colpiti dalla politica isolazionista di Donald J. Trump, diventando così il nuovo volto del multiculturalismo, una ventata di aria fresca in questo tempo viziato da politiche razziste, xenofobe, sessiste e nazionaliste.

In particolare, ci sarebbe da prendere nota sul sistema di accoglienza messo a punto dal Governo canadese che riguarda, appunto, l’asilo di moltissimi rifugiati siriani. Questo sistema prevede – ovviamente – un coinvolgimento dello Stato, ma anche dei privati cittadini. Questi ultimi, nel dettaglio, offrono un finanziamento iniziale e poi ne sostengono per metà uno mensile, corrisposto per l’altra metà dallo Stato. Sono coinvolti anche molti volontari che si occupano di tradurre, e il loro lavoro si rende preziosissimo anche per le piccole cose, dalle visite mediche all’assegnazione di un alloggio. Questo finanziamento ha la durata di tredici mesi, durante i quali si tenta di inserire i beneficiari nel tessuto sociale meglio che si può in modo tale che, a partire dal quattordicesimo mese, i rifugiati siano del tutto autosufficienti.

Non tutti sono naturalmente a favore delle politiche adottate dall’attuale Governo, ed un triste esempio è dato dal vigliacco attentato consumatosi il 30 Gennaio di quest’anno ai danni della comunità musulmana del Québec, dove si è verificata una sparatoria durante la preghiera serale in una moschea. Non sarà un sistema perfetto, ci saranno delle faglie e sicuramente chi vuole trovarle le troverà: ma si tratta di un buon esempio di accoglienza, quanto mai prezioso in questo periodo di ritorno alla ribalta delle destre populiste.

La storia dovrebbe insegnarci che, prima o poi, i muri crollano. E allora forse, ad ogni nuovo muro, è meglio rispondere con un nuovo ponte.

 

 

Il 30 Gennaio si è consumata una sparatoria in una moschea del Quebec,proprio all'indomani dalle critiche mosse dal primo ministro all'ordine anti-musulmani di Trump.
Il 30 Gennaio si è consumata una sparatoria in una moschea del Québec, proprio all’indomani dalle critiche mosse dal Primo Ministro all’ordine anti-musulmani del neo Presidente degli USA Donald J. Trump (1946)

 

 


 

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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