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Mock NBA Draft 2016: una finestra sul futuro

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nba-draft-lottery-hopperC’è un momento preciso in cui i giovani protagonisti degli sport collegiali statunitensi diventano adulti ed entrano nel mondo dei professionisti, carichi di speranze e aspettative verso la propria carriera e il proprio futuro, con lo sguardo puntato su una vita agiata, che per molti equivale al riscatto dopo infanzie difficili. Il meccanismo attraverso il quale questi giovanissimi ragazzi entrano nel professionismo assume il medesimo nome in ogni sport statunitense: Draft. Il Draft è il meccanismo di auto-livellamento delle leghe americane, attraverso il quale i migliori prospetti universitari vengono assegnati alle squadre che hanno appena disputato una cattiva stagione.

Per la prima volta nella storia NBA da quando le scelte vengono assegnate attraverso il meccanismo della Lottery, l’ordine di scelta corrisponde all’effettivo piazzamento delle squadre nel corso della stagione regolare, motivo per cui sceglieranno prima i Philadelphia 76ers (peggiori nell’ultima stagione con sole 10 vittorie), poi i Los Angeles Lakers e così a salire. E’ da sottolineare come diverse squadre che hanno disputato una brutta stagione abbiano ceduto la propria scelta in precedenza, restando senza la possibilità di scegliere un prospetto. Attraverso questo pezzo cercheremo di prevedere le chiamate delle squadre chiamate a selezionare fino alla scelta numero 14, ovverosia le scelte (almeno originariamente) di proprietà delle squadre che non hanno preso ai Play-off NBA.

 

1) PHILADELPHIA 76ERS: Benjamin Simmons (Ala, Louisiana State Tigers)

I Philadelphia 76ers si ritrovano a ricoprire un ruolo quanto mai complesso, con delle implicazioni quasi filosofiche. Sono i primi a selezionare, non dovranno quindi modellare le proprie scelte sulle picks altrui, ma allo stesso tempo avranno la maggior percentuale di errore, in quanto la prima scelta è quella che porta su di sé maggiori responsabilità. Ben Simmons però pare dare ampie sicurezze a riguardo. Se la franchigia di Philadelphia sotto l’egida del dimissionario Sam Hinkie ha già scelto, negli scorsi anni, sempre il miglior giocatore possibile tra quelli a disposizione (scegliendo tre centri negli ultimi 3 anni) in questo caso non farà eccezioni e parrebbe poter preferire la point-forward da LSU che ha tutto per far presumere di poter essere <<the next big thing>> in NBA. Abbiamo seguito Simmons tutto l’anno, citandolo già in articoli e post settimanali: australiano, 208 cm, è finito in un college di non primissima fascia a causa del suo padrino, David Patrick, allenatore nello staff di LSU, college che però ha finito per frenare Simmons, mettendo a rischio la scelta numero 1 dopo la mancata partecipazione al Torneo NCAA. Dubbi in ogni caso ne restano pochi su chi sarà il primo scelto. Skills da playmaker, passatore di razza, dispone di tutte le qualità fronte e spalle a canestro di un’ala-centro e di una visione di gioco d’èlite. Può far registrare cifre che profumano di tripla doppia di media al primo anno e diventare il volto della lega negli anni a venire (come testimonia il contrattone quinquennale da circa 10 milioni di dollari firmato con la Nike). E poi anche un caratterino: ha rifiutato di svolgere gli allenamenti pre-Draft con qualsiasi squadra NBA e di partecipare alle Olimpiadi di Rio con la sua nazionale. Punti deboli? Non sempre esplosivo e tiro totalmente da costruire, ma davvero, un talento di quelli che si vedono una volta ogni tanto. Si sprecano i paragoni con LeBron James e Magic Johnson, saremmo però felici di vederlo diventare semplicemente Ben Simmons, con il suo personalissimo impatto sulla lega e un contratto quadriennale da 26,6 milioni di dollari, quello che con il nuovo aumento del salary cap spetta alla prima scelta assoluta.

 

2) LOS ANGELES LAKERS: Brandon Ingram (Ala, Duke Blue Devils)

Ben Simmons ('96) vs Brandon Ingram ('97). chi sarà la prima scelta assoluta?
Ben Simmons (1996) VS Brandon Ingram (1997): chi sarà la prima scelta assoluta?

La scelta dei Lakers, per certi versi più semplice di quella dei 76ers, cadrà ovviamente sull’altra faccia del dualismo Simmons-Ingram lasciata libera da Philadelphia. Riteniamo che sarà proprio la mantide nera di Duke a finire nella squadra losangelena orfana di Kobe Bryant. I gialloviola passano così dal rischio di trovarsi senza scelte in favore proprio dei Sixers (colpa di una trade ancora pendente tra le due squadre) al ritrovarsi tra le mani uno dei due giocatori più talentuosi del draft. Ingram, ala dal talento cristallino, realizzatore di razza (soprattutto quando parte attaccando decentrato a sinistra), a molti ricorda Kevin Durant, senza dubbio un paragone importante. I dubbi su questo ragazzo derivano prevalentemente dal fisico praticamente privo di muscoli e su un’esplosività limitata. Certo, muscoli e atletismo non sono tutto in questa lega, come ci dimostra lo stesso Kevin Durant, e come prima ancora ci ha insegnato Tracy McGrady.

 

3) BOSTON CELTICS: Dragan Bender (Ala-Centro, Maccabi Tel Aviv)

La parte più misteriosa del Draft si apre con Boston chiamata a selezionare alla numero 3 (malgrado abbia disputato i play-off), grazie ad una trade risalente al 2013 con i Brooklyn Nets. Boston non ha particolari necessità, visto il roster completo e in continua crescita psico-tecnica. E’ difficile anche dire se i Celtics sceglieranno o scambieranno la scelta per un giocatore NBA già fatto e finito, eventualità che sconvolgerebbe quasi per intero il contenuto delle previsioni di questo articolo. Si parla di trattative per Kevin Love o Jahlil Okafor, coinvolti in trade proprio per questa scelta. Qualora selezionassero i Celtics, potrebbero puntare sul talento tutto da plasmare del Classe ’97 croato, che può rappresentare il prototipo di centro moderno, tecnico e con tiro da 3 che amplierebbe il range di pericolosità dei bianco verdi, che potrebbero inoltre permettersi di attendere la sua crescita. Se è praticamente impossibile dire cosa farebbero i Cleveland Cavaliers in possesso della scelta in caso di scambio per Love, , occhio a Jamal Murray e Kris Dunn per ampliare il talento sugli esterni dei 76ers nell’eventualità in cui Okafor finisse nel Massachusetts.

 

4) PHOENIX SUNS: Jaylen Brown (Ala, California Golden Bears)

Jaylen Brown sembra rispecchiare le necessità di Phoenix, reduce da una stagione tutt’altro che indimenticabile. Il ragazzo da California dispone forse del miglior atletismo tra i giocatori in lottery e di una grande apertura alare ma ha un tiro tutto da costruire e deve imparare a controllare meglio il corpo. Il suo poter giocare sia da ala piccola che da ala grande (in un quintetto piccolo), lo rende perfetto per la franchigia dell’Arizona che ha l’obbligo di non selezionare una guardia per non arrestare il percorso di crescita di Devin Booker.

 

5) MINNESOTA TIMBERWOLVES: Kris Dunn (Playmaker, Providence Friars)

Non considerando l’ipotesi, che si fa tuttavia sempre più strada, di una cessione della scelta per arrivare a Jimmy Butler, Minnesota deve scegliere se mettere nel proprio roster un tiratore puro per tamponare le imbarazzanti lacune della squadra al tiro o puntare sul miglior giocatore possibile in prospettiva futura, che guarda caso può tornar loro utile anche per completare un ruolo come quello di point-guard coperto dal solo Ricky Rubio, dopo lo spostamento (pressoché) definitivo di Zach LaVine nello spot di guardia. Nel caso, come probabile, decidano per la seconda opzione si porterebbero a casa  un playmaker dall’eccellente visione di gioco, ben strutturato fisicamente e capace di giocare spalle a canestro contro i diretti avversari, senza comunque rinunciare del tutto al tiro dalla lunga (in ogni caso passibile di enormi margini di miglioramento). Dunn sarebbe inoltre la scelta prediletta di Chicago anche nel caso in cui i Bulls acquisiscano i diritti sulla scelta. Nel caso invece si dovesse scegliere un realizzatore/tiratore Jamal Murray e Buddy Hield sono le prime alternative.

 

6) NEW ORLEANS PELICANS: Jamal Murray (Guardia, Kentucky Wildcats)

Punti nelle mani, tiro da tre e solidità. Queste le necessità di New Orleans che di certo non può vantare un reparto guardie affidabile tanto come rendimento in campo quanto dal punto di vista fisico. I Pelicans, martoriati dagli infortuni potrebbero dunque ripiegare su una guarda apparentemente NBA-ready come Murray che l’anno scorso superava i 20 punti di media, sfoggiando una pulizia di tiro tale da far ipotizzare di potersi integrare perfettamente nel sistema che coach Alvin Gentry ha pensato per i suoi.

 

7) DENVER NUGGETS: Buddy Hield (Guardia, Oklahoma Sooners)

Se Murray dovesse, come pare altamente probabile, essere scelto prima, i Nuggets dovrebbero virare sul miglior tiratore a disposizione. Identikit che corrisponde perfettamente a Buddy Hield, miglior giocatore della scorsa stagione collegiale e probabilmente già ora nell’èlite mondiale dei tiratori da 3. Un giocatore piccolo, con difficoltà a creare dal palleggio e per certi versi monodimensionale, indirizzato verso il diventare più uno specialista che un uomo-franchigia, però in un’NBA in cui il tiro da 3 ha un’importanza sempre crescente, potrebbe rivelarsi un pezzo pregiato di questo draft.

 

8) SACRAMENTO KINGS: Marquese Chriss (Ala, Washington Huskies)

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Adam Silver (1962), Commissioner NBA, sarà lui anche quest’anno ad annunciare – una ad una – le sessanta scelte del Draft

Un nome che sta scalando le gerarchie. Alcuni Mock lo danno addirittura alla numero tre. Altri lo danno a fine primo giro. Perché una tale disparità di trattamento? Perché è quasi impossibile pronosticare una carriera normale per questo ragazzo. <<Boom or bust>> si dice in gergo, un talento esplosivo per cui il flop è dietro l’angolo. Il ragazzo gioca a pallacanestro da sole cinque stagioni e la sua immaturità cestistica è evidente ma mostra una crescita e dei miglioramenti spaventosi: fisicità, tiro e atletismo, oltre che doti da realizzatore naturale sono il suo biglietto da visita. I Kings potrebbero farsi intrigare dal profilo di questa ala in costante ascesa piuttosto che da giocatori più solidi e pronti da inserire in una squadra in totale ricostruzione. Certo, considerando l’aria che tira da anni a Sacramento, magari non sarebbe un grande affare per l’inizio di carriera del ragazzo.

 

9) TORONTO RAPTORS: Skal Labissière (Ala-Centro, Kentucky Wildcats)

Dalla scelta numero 9 alla numero 14 le esigenze delle squadre chiamate a scegliere sono quasi sovrapponibili. Tutti (o quasi) cercano un lungo, che sia di riserva o titolare, capace di variare le soluzioni di gioco a disposizione. Toronto, finalista ad Est quest’anno, si trova piovuta dal cielo una scelta molto alta, originariamente di proprietà dei New York Knicks. L’obiettivo per i canadesi, che vengono dalla miglior stagione nella propria  storia, sarà trovare un lungo di riserva per sostiuire Bismack Biyombo, possibilissimo partente, e continuare ad avere una panchina d’impatto. Il giocatore haitiano da Kentucky potrebbe essere una scommessa troppo intrigante per non esser scelta a questo punto. Labissière a inizio anno era dato tra le primi 3 pick, per alcuni mock addirittura davanti a Ingram e Simmons. Il suo coach al college, John Calipari, ha detto: <<Chi sceglie Labissière sta puntando su quella che sarebbe la prima scelta assoluta del 2017>> e il talento del lungo non fa che dargli ragione. Range di tiro, pulizia nel gesto tecnico, apertura alare e gioco fronte a canestro sono i punti forti di questo ragazzo troppo spesso frenato dalla sua morbidezza mentale (e parzialmente anche fisica) in questa stagione. I Raptors potrebbero aspettarlo e lui pare avere le caratteristiche giuste per accoppiarsi con i lunghi di casa Toronto, a differenza di Pöltl e Sabonis, che rischiano di giocare in zone già coperte da Jonas Valanciunas. Alternativa vera a Labissière sarebbe Henry Hellenson, che però pare più indietro difensivamente e dal punto di vista della esplosività.

 

10) MILWAUKEE BUCKS: Henry Hellenson (Ala-Centro, Marquette Golden Eagles)

Milkwaukee è potenzialmente una delle squadre più intriganti della lega: giovani, atletici ed estremamente lunghi. Di cos’ha bisogno la squadra per fare il salto di qualità? Un lungo, tiro e intelligenza cestistica. In due parole, Henry Ellenson. Il ragazzo da  Marquette ha punti nelle mani, possibilità di giocare dentro e fuori l’arco dai tre punti e una solidità insolita per un Classe ’97. Gli manca maturità difensiva ed esplosività ma in una squadra di atleti e difensori dall’apertura alare mostruosa, pare potersi inserire come elemento diversificatore. Da non sottovalutare inoltre il fattore legato alla sua provenienza collegiale, la Marquette University ha sede proprio nella cittadina del Wisconsin, stato natale di Ellenson.

 

11) ORLANDO MAGIC: Domantas Sabonis (Ala-Centro, Gonzaga Bulldogs)

Figlio d’arte, Domantas è figlio di uno dei cestisti più forti della storia del basket Europeo, Arvydas Sabonis. La classe cristallina non sarà la medesima ma il talento non manca: esplosività buona (non eccellente), ma tanta energia e ottima consapevolezza dei propri mezzi fanno di questo lungo un ottimo giocatore sui due lati del campo, oltre che un rimbalzista feroce. Pare perfetto per i Magic a cui manca un lungo che porti energia e difesa, da abbinare alternativamente con i lunghi presenti in rotazione. La franchigia della Florida si è poi mostrata molto sensibile ai talenti del vecchio continente e potrebbe scegliere Sabonis anche perché in prospettiva appare un giocatore nettamente migliore di Deyonta Davis (sua alternativa) che sarebbe pure un filler più utile nell’immediato poiché dotato di migliore esplosività. Domantas ha tutta l’aria di un giocatore che tra qualche anno farà mangiare le mani a tutti coloro che non lo abbiano scelto prima.

 

12) UTAH JAZZ: Jakob Pöltl (Centro, Utah Utes)

Utah dispone di un roster giovane, in crescita e non così bisognoso di aggiunte. Mancherebbe un vero e proprio stretch four ma la classe di quest’anno pare esserne povera. Si potrebbe dunque virare su un prodotto dell’università locale come l’austriaco, a cui tutti gli addetti pronosticano una solidissima carriera NBA, che darebbe maggiore qualità di Tibor Pleiss e  Jeff Whitey nel ruolo di riserva di Derrick Favors. Se un giocatore così solido scende fino alla 12 è forse solo per la quasi assoluta consapevolezza che il ragazzo non diventerà mai un All-Star ma la sua solidità può essere utilissima alla crescita di un roster così giovane. Se invece Utah dovesse ritenere di non aver bisogno di aggiunte nell’immediato, occhi puntati su Timothe Luwawu e Furkan Korkmaz, guardie europee che magari sceglieranno di far un altro anno o due nel vecchio continente, soluzione verso la quale sembra orientato soprattutto il turco.

 

13) PHOENIX SUNS: Denzel Valentine (Guardia-Ala, Michigan State Spartans)

Phoenix è chiamata a scegliere per la seconda volta in lottery e per la seconda volta deve selezionare secondo i canoni definiti in precedenza. Partendo dunque dal presupposto di non dover optare per guardie pure, i Suns potebbero portarsi a casa Denzel Valentine, un All-American e giocatore-collante che può tornare utile ai Suns dello spot di ala piccola sottodimensionata. Intelligenza cestistica, playmaking aggiunto, gioco lontano dalla palla tutt’altro che disprezzabile e tiro i suoi punti di forza. Le dimensioni non ottimali per gli standard NBA e la fase difensiva i suoi punti deboli. Alternativa? Deyonta Davis, totalmente diverso per ruolo e maturità ma utile da lungo che porti energia e come rim protector.

 

La sola presenza di Thon Maker ('97) rende questo Draft storico.
La sola presenza di Thon Maker (1997) rende questo Draft storico

14) CHICAGO BULLS: Brice Johnson (Ala-Centro, North Carolina Tar Heels)

I Bulls potrebbero vivere una totale ricostruzione. Uno tra Derrick Rose e Jimmy Butler potrebbe essere scambiato mentre Pau Gasol e Joakim Noah dovrebbero lasciare la città del vento. Visti gli addii sicuri la franchigia potrebbe dunque selezionare l’airone da North Carolina, capace di giocare in molte zone di campo occupate dai lunghi partenti, dotato di un buon tiro dalla media, gioco fronte a canestro ed eccellente atletismo, oltre che di una mentalità vincente che lo ha portato ad essere All-American e finalista (sfortunato) all’ultimo Torneo NCAA.

 

Comunque vadano le scelte, questo Draft ha comunque fatto la storia, in quanto il giocatore sudanese-australiano Thon Maker, dopo il liceo completato in Canada, ha trovato il cavillo legale per inserirsi nel Draft senza passare da un anno di college o di professionismo. Dato per scelto ad inizio secondo giro, che sia lui la prossima Steal of the Draft? O magari sarà un altro il prossimo giocatore snobbato da molti capace la differenza a livello NBA? Basterà aspettare la nuova stagione per scoprirlo, in attesa del basket giocato, il Draft NBA arriva Giovedì 23 Giugno.

Sarà solo il tempo a dirci se le promesse saranno mantenute.

 

 


 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime. Primo Pianista per "NbaReligion.com".

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