ORG XMIT: NYT5 FILE -- Gabriel Garcia Marquez, the Colombian writer and political activist, in Mexico City in 1976. The Peruvian writer Mario Vargas Llosa won the 2010 Nobel Prize in Literature on Thursday, Oct. 7, 2010. Vargas Llosa, 74, is one of the most celebrated writers of the Spanish-speaking world, frequently mentioned with his contemporary Garcia Marquez, who won the literature Nobel in 1982. (Alan Riding/The New York Times)

Mito e realtà nelle opere di Gabriel García Márquez

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Marquez immortalato a ventisette anni, durante la permanenza a Roma.
Lo scrittore, giornalista e saggista colombiano naturalizzato messicano Gabriel García Márquez (1927-2014) immortalato in una foto all’età di ventisette anni, durante la sua permanenza a Roma

Nato nel 1927 ad Aracataca e scomparso a Città del Messico nel 2014, Gabriel García Márquez è stato uno dei maggiori scrittori colombiani, naturalizzato messicano. Gabo (soprannominato così dal grande pubblico) è considerato uno dei maggiori esponenti del Realismo magico, un filone letterario attribuito a determinate opere in cui gli elementi magici appaiono in un contesto realistico. I romanzi di Márquez sono infatti perlopiù intrisi di frequenti intrecci tra fantasia e realtà, storia e leggenda, nonché molteplici piani di lettura tenuti insieme da un abile uso dell’analessi e della prolessi.

Dopo essere cresciuto con i nonni materni a Riohacha, in Colombia, si trasferisce per studiare Giurisprudenza e Scienze Politiche a Bogotà nel 1946. Gli studi verranno in seguito abbandonati dato lo scarso interesse di Márquez per l’ambito in questione. Nel 1948 inizia l’attività giornalistica per El Universal, giornale con sede a Cartagena de Indias. Il ritorno a Bogotà avviene nel 1954, quando Márquez inizia a scrivere per la rivista El Espectador in veste di critico cinematografico. Negli anni successivi, lo scrittore vive viaggiando tra Roma, Parigi e Londra dove segue corsi di regia e, nel 1958 ritorna in Sud America, stabilendosi in una cittadina del Venezuela. Il matrimonio con Barranquilla Mercedes Barcha avviene nello stesso anno e, dopo la salita al potere di Fidel Castro, visita Cuba dove conosce di persona Che Guevara, il quale gli offre di lavorare per l’agenzia Prensa Latina, fondata dallo stesso Castro. Nel 1961 Gabo si trasferisce a New York lavorando da lì come corrispondente per Prensa Latina ma, dopo aver perso l’autorizzazione alla residenza permanente come cronista negli Stati Uniti, decide di trasferirsi in Messico con la famiglia.

Lo scrittore che incontra l'amico Fidel Castro a Cuba, nel 1991.
Un incontro tra Gabo e l’amico Fidel Castro – Cuba, 1991

Il suo esordio letterario avvenne nel 1955 con la pubblicazione del romanzo Foglie Morte ma soltanto dopo il trasferimento in Messico lo scrittore si dedicò in maniera costante alla scrittura. Nel 1967 pubblica la sua opera più nota, Cent’anni di solitudine. Si tratta di un’opera complessa e articolata, ricca di riferimenti alla cultura popolare sudamericana, che consacra García Márquez come autore di massimo rilievo. Lo scrittore è particolarmente toccato anche alla situazione politica che sta vivendo il Cile, Paese messo in ginocchio dalla dittatura di Augusto Pinochet (durata del mandato 19731981). Nel 1974 a Roma si unisce all’organizzazione indipendente Tribunale Russell, fondata dal matematico Bertrand Russell e dal filosofo Jean-Paul Sartre, che ha esaminato le violazioni dei diritti umani in Cile. Negli anni successivi, Márquez pubblica numerosi romanzi, fra i quali spiccano L’autunno del patriarca (1975) e L’amore ai tempi del colera (1985) che ottengono un grande successo dal pubblico di tutto il mondo. Nel 1982 Gabo viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura con la sua opera Cent’anni di solitudine, il romanzo rivelazione che rovescia e reinventa il mondo del folklore ispano-americano. Negli Anni Novanta, prima che la malattia lo colpisca, Márquez diventa un simpatizzante del politico socialista venezuelano Hugo Chávez. Infatti, nel 1999 gli viene diagnosticato un linfoma che lo spinge a iniziare a scrivere le sue memorie, alle quali si dedica ogni giorno. La prima parte della sua autobiografia viene pubblicata nel 2002, Vivere per raccontarla, con la casa editrice italiana Mondadori. Una volta vinta la battaglia contro il cancro nel 2005, torna alla narrativa con la pubblicazione del suo ultimo romanzo, Memoria delle mie puttane tristi. Colpito da demenza senile nel 2013, lo scrittore farà la sua ultima comparsa in pubblico in quell’anno. L’anno seguente la salute di García Márquez declina nuovamente e, il 17 Aprile, muore all’età di ottantasette anni a Città del Messico.

 

  • STILE LETTERARIO E TEMATICHE AFFRONTATE

Gabriel García Márquez è uno dei quattro scrittori coinvolti in quello che sarà ricordato come il boom letterario latinoamericano degli Anni ’60 e ’70. Dopo di lui vengono infatti menzionati Mario Vargas Llosa, Julio Cortázar e Carlos Fuentes ma alla lista andrebbe aggiunta anche la figura di Jorge Luis Borges.

Cent'anni di solitudine, romanzo che ha valso allo scrittore il premio Nobel per la letteratura nel 1982.
“Cent’anni di solitudine” (1967), romanzo che ha valso allo scrittore il Premio Nobel per la Letteratura nel 1982

Cent’anni di solitudine è il romanzo con cui García Márquez raggiunge la fama di scrittore a livello internazionale, influendo sulle generazioni successive di scrittori del calibro di Isabel Allende e Paulo Coelho. Con la sua forza, il suo bagaglio di visioni e la sua capacità di ridisegnare il mondo, questo romanzo inaugura la stagione della narrativa sudamericana, testimoniando una cultura che si nutre di un forte e profondo rapporto con il mito. Márquez libera a partire dal folklore, un’ampia zona d’immaginazione ispano-americana come una metaforica interpretazione della storia colombiana. Cent’anni di solitudine riporta numerosi miti e leggende locali attraverso la storia della famiglia Buendia che si colloca entro un periodo di cause decisive di eventi che hanno interessato la storia della Colombia (la Guerra dei mille giorni, l’avvento del cinema, l’egemonia economica della United Fruit Company). Il grande tema di questo romanzo, considerato il seminale del Realismo magico, concerne la ripetitività dei fatti che accadono: viene mostrato un microcosmo arcano, nel quale la linea di demarcazione tra vivi e morti appare sottilissima. Lo stile dell’autore presenta intrecci, digressioni, prolessi e analessi che vengono messi su carta attraverso un linguaggio ricercato e materiale. I personaggi vengono spesso descritti in chiave eroica, votati però ad una sconfitta di fondo che evidenzia la drammaticità del presente, con una continua nostalgia del passato che permea le pagine della loro vita. L’opera di Márquez si regge su un equilibrio vacillante tra il reale e il mito, un’allegoria dove spesso il lettore si trova onnisciente e completamente a conoscenza degli avvenimenti futuri.

 

  • LA SOLITUDINE, TRA REALTÀ E FINZIONE

All’interno di questo microcosmo surreale, dove l’oscillazione tra vita e morte è continuamente messa in luce, soltanto una condizione accomuna tutti i personaggi del romanzo: la solitudine. I vivi sembrano combattere il loro destino ogni giorno, senza tuttavia cambiare di una virgola la propria condizione sociale o individuale. I morti tornano sulla terra come presenze così solitarie al punto di stringere amicizia con quelli che erano stati in vita i loro peggior nemici. La principale difficoltà nella lettura di un romanzo di questo tipo si trova nel definire un confine netto tra realtà e fantasia: molti eventi riportati in Cent’anni di solitudine sono infatti pesantemente influenzati dalla storia colombiana ottocentesca, soprattutto per quanto riguarda le guerre civili. Oltre alla tematica storica e sociale, molti critici hanno evidenziato in questo romanzo il concetto di continuo presente cioè la concezione circolare del tempo; il gioco letterario che fa l’autore trattando significati allusivi, il riferimento al mondo dell’incesto, i numerosi riferimenti all’alchimia. Gli eventi soprannaturali che avvengono si mischiano alla quotidianità delle vite dei personaggi, senza scatenare contrasti tra credenti e non. L’atmosfera del romanzo e la sua forza evocativa, fanno di Macondo un luogo mitico.

Il senso della tragedia umana viene espresso nel messaggio finale del romanzo: viene mostrato come tutte le vicende attraversate dai personaggi e dalle generazioni che si susseguono, portino l’ultimo della stirpe Buendia a comprendere l’entità dell’incapacità di evolversi. Comprensione che avviene troppo tardi, cent’anni dopo, nel momento in cui scatta la punizione divina (attraverso la decifrazione delle pergamene dello stregone del villaggio, che pone fine alla vita della cittadina di Macondo).

Il lettore compie un prolisso viaggio all’interno di un universo magico e prodigioso, inseguendo con la memoria i fantasmi della scrittura. Le persone e la loro umanità: questo interessava lo sguardo di Gabo, per il quale la realtà è vista come una tabula rasa su cui scrivere.

 

Marquez nella sua casa, a Città del Messico.
Gabriel García Márquez nella sua casa, a Città del Messico

 


 

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About Erica Ceola

REDATTRICE | Classe 1994, veneta. Laureata in Relazioni Internazionali, frequenta la magistrale in Storia dei conflitti contemporanei presso l'Università di Bologna. Topo di biblioteca, appassionata di vini e film Anni '50, ha deciso di dare forma al suo fanatismo per la storia scrivendo per "La Voce del Gattopardo".

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