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“Mi chiamo Nojoom, ho dieci anni e voglio il divorzio”

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti
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Yemen

<<Mi chiamo Nojoom. Ho dieci anni e voglio il divorzio>>. E’ un film molto crudo, diretto dalla yemenita Khadija Al-Salami, distribuito in Italia dalla Barter Entertainment e – con molta lungimiranza – proposto dalla sezione Amnesty International di Roma, per un momento di riflessione in occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 Marzo. Se in Europa si dibatte di quote rosa, la parità di genere è ancora lungi dall’essere raggiunta, i movimenti femministi, a ragione, continuano le loro battaglie, è significativo fermarsi un attimo a riflettere. Considerare che, nonostante tutto, grandi conquiste nel mondo occidentale sono state ottenute, anche talora con importanti sacrifici. E così, se negli Anni ’50 in Sicilia una donna stuprata doveva sposare il suo violentatore per tutelare l’onore della famiglia, oggi cose del genere sembrano lontane e barbare. Forse in effetti lo sono. Ma ci sono comunque regioni del mondo in cui tanto c’è ancora da fare. Ebbene, Io sono Nojoom – questa è la traduzione letterale del titolo originale; in Italia lo si trova come La sposa bambina – è un film che mette in evidenza tutto questo, e valorizza una differenza sostanziale tra i Paesi occidentali e molti Paesi del terzo mondo.

Nonostante tutte le polemiche e il conservatorismo esasperato delle classi dominanti, nei Paesi occidentali gli stati sociali hanno almeno in parte consentito di raggiungere alcuni eccezionali risultati. In primis, la diffusione della conoscenza, la valorizzazione dello studio, la promozione della cultura. Per carità, questo non è sempre vero. Anzi. Gli attacchi alla cultura e al pensiero libero, ai diritti fondamentali e ai principi illuministici del liberalismo, ai principi socialisti delle pari opportunità sono sovente mossi da più parti. Forse oggi ci misuriamo con una classe dirigente che si crogiola nell’avere delle masse ignoranti da poter meglio manovrare. Eppure, nonostante tutto, in pochi decenni in Italia l’analfabetismo è pressoché scomparso; la legislazione ha rispettato – o tentato di farlo – i principi nobili della nostra Costituzione frutto di secoli di conquiste. E questo italiano, ovviamente, è solo un esempio emblematico dello sforzo di miglioramento che molti Stati occidentali hanno messo in atto pur con molte difficoltà.

Ebbene, cosa si evince dalla visione di Io sono Nojoom. Tredici anni e divorziata? L’ignoranza è pericolosa e andrebbe combattuta. Non soltanto per una questione etica, ma anche perché può produrre, pur con interpreti di indole buona e onesta, enormi sofferenze. E proprio questo è il nocciolo della questione. Io sono Nojoom parla di una giovane bambina, Nojoom, le stelle, nata in una famiglia tipica della realtà rurale dello Yemen, nel Sud-Ovest della penisola arabica. E’ una storia vera, basata su un’omonima biografia, probabilmente ispirata anche dal passato auto-biografico della regista, e soprattutto emblematica di decine e decine di migliaia di storie analoghe, non solo nelle Yemen ma in molti altri Paesi del cosiddetto terzo e quarto mondo.

yemen-photo-paysage-ville1Nojoom a dieci anni viene strappata dai suoi giochi con le bambole, sradicata dalla sua rete di amicizie e dal suo mondo protetto per essere data in moglie o, per meglio dire, venduta ad un uomo molto più grande di lei, di un’altra tribù. E così le scene di straordinaria bellezza, la stupefacenza onirica delle architetture yemenite e delle sue montagne, la poesia e l’incanto dei vestiti tipici di una realtà contadina ancestrale, vengono interrotte dalla violenza e dalla sofferenza, con cui una bambina di soli dieci anni viene sradicata a forza dalla sua dimora e dai suoi affetti, e trasferita via, lontano, con un uomo che incurante di ogni evidenza biologica abuserà di lei durante la prima notte di nozze. Una storia cruda. Una storia vera. Un’abitudine che forgia intere classi di donne, ragazze, bambine in tutto il mondo, oltreché nello Yemen emblematicamente.

Ma come può da un mondo di tale bellezza, comunque povero ma innegabilmente magico per via di valori che si tramandano in maniera genuina da millenni, nascere una violenza del genere? E’ illogico pensare che tutto dipenda dalla cattiveria degli interpreti. E’ invece evidente che il problema principale sia soprattutto uno: l’ignoranza. L’ignoranza di chi non riconosce che uomo e donna hanno pari dignità; l’ignoranza di chi non sa leggere e scrivere; l’ignoranza di chi pensa che con la violenza fisica si possa far diventare donna una bambina di dieci anni. E allora, come sciogliere il nodo? E’ ragionevole pensare che queste tradizioni, quelle delle spose bambine in alcune realtà rurali o molto povere del Sud del mondo, possano essere corrette?

Indro Montanelli, non uno qualunque, in un certo senso giustificava questa tradizione. Sicuramente il tema è molto interessante – e lo resterà per lungo tempo – dal punto di vista antropologico. Capire fino a che punto si resta entro i limiti della tradizione e dei costumi di un popolo e oltre che limite si entra invece nella barbarie. Certo è che, così come enormi risultati sono stati ottenuti sul piano delle mutilazioni genitali femminili, oggi in forte calo, può esserci speranza sul fatto che anche il fenomeno delle spose bambine un giorno cessi. Esportare la nostra formazione occidentale in Paesi culturalmente molto diversi è impensabile. E’ tuttavia innegabile che certi principi, così come certi diritti e libertà, possano essere considerati universalmente validi. Tra questi il diritto alla parità di genere, e il diritto all’infanzia, non vanno dimenticati.

E rifletterci sopra, a maggior ragione durante l’8 Marzo, con la speranza di un costante miglioramento e percorso riconoscimento, non è mai superfluo.

 

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About Fabrizio Giovanni Vaccaro

COLLABORATORE | Classe 1991, è nato e cresciuto ad Augusta (SR). Diplomatosi al Liceo Classico "Megara" della sua città nel 2010, ha scelto poi di emigrare a Roma, dove studia Medicina e Chirurgia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Nutre essenzialmente tre passioni: l'attualità, la politica, l'Islam ed il Medio Oriente.

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