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Mezzo secolo di India maoista: analisi di un conflitto a lungo termine

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Il 24 novembre 2016 il governo di Juan Manuel Santos e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno firmato un accordo di pace che mette fine a più di cinquant’anni di guerra civile.
Il 24 Novembre 2016 il Governo di Juan Manuel Santos (1951) e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) hanno firmato un accordo di pace che mette fine a più di cinquant’anni di guerra civile

Con il più grande esercito guerrigliero comunista del mondo – le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo (FARC, trad: Forze armate rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo) – che consegna le proprie armi alle Nazioni Unite il 27 Giugno di quest’anno e si prepara a contestare le prossime elezioni, sembrerebbe che il sipario stia calando sul fenomeno delle insorgenze marxiste, una volta presenti in tutto il globo tramite i guerriglieri comunisti e le loro offensive armate contro i Governi.

Tali gruppi hanno avuto infatti una significativa potenza durante il XX secolo in termini di fuoco e di controllo della terra in America Latina, Medio Oriente, Asia e Africa sia che si trattasse di piccole bande di combattenti che di popolosi eserciti. Oggi, invece, essi sembrano essere stati schiacciati scegliendo la via politica piuttosto di quella militare, finendo comunque per avere scarsa rilevanza nazionale. In questo scenario generale si installa la guerra che si sta protraendo da cinquant’anni tra i guerriglieri maoisti ed il Governo indiano e non sembra profilarsi alcuna risoluzione all’orizzonte. Si consideri che con all’incirca diecimila truppe regolari, la milizia maoista indiana si configura tra i i più grandi combattenti comunisti organizzati al di fuori del Yekîneyên Parastina Gel (YPG, trad: Unità di Protezione Popolare).

Il partito maoista nacque come risultato di molteplici divisioni e guerre fratricide all’interno del movimento comunista indiano. Il primo Communist Party of India (CPI, trad: Partito Comunista d’India) fu costituito nel 1925 sotto l’egida del regime sovietico in una riunione a Tashkent. A seguito dell’indipendenza dell’India nel 1947, quando l’apparato sovietico sostenne apertamente il Congresso Nazionale Indiano, il CPI seguì la stessa linea politica. Questo portò alla spaccatura interna del partito, da cui il Partito Comunista Indù (marxista) venne formato nel 1964.

Il CPI costituisce oggi il più grande partito comunista indiano e segue un’agenda più o meno socialdemocratica – si è separato dall’egemonia sovietica, ma ha dichiarato la sua distanza dal Communist Party of China (CPC, trad: Partito Comunista Cinese) e ha seguito quello che ha definito «il comunismo con caratteristiche indiane». Tre anni dopo, si assistette ad un’altra divisione, all’interno del partito comunista ad opera di Charu Majumdar: questo nuovo gruppo respinse le elezioni optando per la dottrina della «guerra prolungata della gente di Mao Zedong». Il primo scontro del gruppo con la polizia si svolse in un piccolo borgo himalayano chiamato Naxalbari a seguito di una violenta protesta di contadini contro un proprietario terriero che aveva richiesto pesanti tassi di interesse. La rivolta di Naxalbari del 1967 fu spenta rapidamente e Majumdar fu catturato e ucciso mentre era in custodia presso la polizia di Calcutta. Tuttavia, il movimento aveva intanto elettrizzato centinaia di persone all’interno delle fila del partito comunista e presto nuovi gruppi di adepti emersero in tutto il Paese pronti ad impegnarsi nel percorso Naxalbari, dichiarando lealtà al CPC ed inneggiando slogan come il «Presidente della Cina è il nostro Presidente».

Maoisti indiani
Maoisti indiani

Dopo la morte di Mao e l’abbandono della Cina alla sponsorizzazione della rivoluzione internazionale, il movimento si sfaldò in una moltitudine di fazioni difficilmente identificabili. Alcuni, tra cui il Partito Comunista d’India (marxista-leninista), tornarono ad invocare un’insurrezione armata e tornarono alle elezioni. Due dei maggiori gruppi restarono fedeli alle armi: il Maoist Communist Centre of India (MCC, trad: Centro Maoista Comunista dell’India) nelle aree confinanti col Nepal e il People’s War Group (PWG, trad: Gruppo di Guerra Popolare) nelle aree che costituivano il principato di Hyderabad.

L’MCC e il PWG erano i più movimenti più grandi e meglio organizzati ed armati, mantenendo legami con gruppi internazionali come il Revolutionary Internationalist Movement (RIM, trad: Movimento Internazionale Rivoluzionario) e il Coordination Committee of Maoist Parties and Organizations of South Asia (CCOMPOSA, trad: Comitato di coordinamento dei partiti e dei movimenti maoisti dell’Asia Meridionale). Inizialmente divisi per dispute territoriali, il 21 Settembre 2004, i due gruppi si unirono formando il nuovo Communist Party of India (Maoist)  costituendo sino ad oggi il più grande gruppo armato operante all’interno dell’India.

La lotta a Naxalbari nel 1967 riguardava la possessione del diritto di produrre prodotti agricoli. I maoisti sostengono che l’essenza della guerra dei loro popoli rimane la stessa – solo che i prodotti agricoli sono stati sostituiti dai minerali ed i proprietari terrieri con le società minerarie. Le economie della Cina e dell’India, negli ultimi tre decenni, sono diventate insaziabili di consumatori di metallo creando così un settore multi-miliardario con un’industria mineraria in cui i prezzi mondiali di minerali e metalli sono saliti a livelli record. Non sorprende dunque che gli altopiani di Chota Nagpur e Orissa – in cui sembrerebbe risiedere il 93% del minerale di ferro del paese e l’84% del suo carbone – sono diventati la terreno di competizione per gli impresari minerari alimentando una corruzione sistemica.

Ad evidenza di ciò si noti che, nonostante il boom degli scavi minerari e delle vendite in India, il contributo dell’industria mineraria all’economia è stato scarso, inoltre, l’India ha sperimentato per lungo tempo una crescita senza lavoro. Le autorità indiane, dal canto loro, hanno scelto di seguire un approccio puramente militare alla situazione definendo i Maoisti come “la minaccia di sicurezza interna più grande” e militarizzando rapidamente la polizia con armi destinata a guerre di alta intensità. Il governo ha inoltre sponsorizzato le contro-milizie dividendo le tribù in quelle “per” e “contro” i maoisti. A coloro che sono disposti a combattere i Maoisti sono stati offerti pistole, soldi ed il rango onorario di “special police officer“.

Se per ora sembra che vi sia uno stallo militare tra le parti con un declino del numero delle vittime, ancora non sembrerebbe ipotizzabile una pace duratura per una serie di ragioni politiche, sociali ed economiche. Mentre l’accordo di pace delle FARC è avvenuto perché il Governo colombiano ha avuto la volontà politica, non pare sia questo il caso in India. Inoltre, a differenza degli altri partiti comunisti, che hanno una forte presenza nei sindacati, nei movimenti studenteschi, negli agricoltori collettivi e nelle altre organizzazioni di massa, il partito maoista indiano ha poco più che le proprie armi. Ciò li ha portati all’isolamento politico bloccandoli all’interno della zona di conflitto. Quest’alienazionedisillusione si riscontrano nel crescente numero di arresti tra i combattenti maoisti: stanchi di una vita itinerante nella giungla, negli ultimi cinque anni decine di dirigenti e combattenti di medio livello hanno abbandonato le loro brigate e hanno scelto invece salari retributivi e vita familiare. Questo, a sua volta ha portato i maoisti a reclutare adolescenti come combattenti per colmare tali lacune.

Indipendentemente da tutto ciò, il Governo indiano sembrerebbe non voler cercare una soluzione dal momento che ricava la ragion d’essere della propria forza militare interna proprio dalla forte presenza maoista sul territorio, che lo impegna da mezzo secolo in una guerra che parrebbe non avere fine.

 

Forze di sicurezza indiana
Forze di sicurezza indiane

 


 

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About Karin Nardo

REDATTRICE | Classe 1987, con doppia cittadinanza italiana e slovacca. Ha lavorato per diverso tempo come analista in un'impresa multinazionale ad Atene dopo essersi laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste ed aver conseguito un master in Advanced International Relations presso la Diplomatic Academy a Vienna, dove ha anche svolto dei tirocini presso diverse organizzazioni internazionali. Precedentemente Corrispondente dalla Grecia, da quando si è trasferita a Roma e successivamente a Budapest scrive su temi di geopolitica.

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