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Memorie di un “coreano”

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Isola di Jeju, Corea del Sud: è considerata una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo Naturali

Come sempre accade, a tutto c’è un inizio ed una fine. E la mia esperienza in Corea del Sud sta ormai volgendo al termine. Tempo fa, avevo scritto il mio primo articolo per La Voce del Gattopardo” riguardo alle mie prime impressioni su questa Nazione ed alle diverse e svariate difficoltà che uno straniero può trovare durante il suo percorso per adattarsi. Dopo quattro mesi di interscambio, è arrivato il momento dei bilanci. Sembra ieri quando sono arrivato qui, eppure tante cose sono successe.

In quest’ultimo periodo, sono riuscito finalmente a viaggiare e ad esplorare anche fuori da Seoul, visitando per esempio Jeonju (una delle antiche capitali del Paese), Busan (la seconda più grande città nella costa del Sud), Taegu (o meglio conosciuta qui come Africaegu, dato che è la città più calda della Corea) ed infine l’isola di Jeju (considerata una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo Naturali).

Quando scrissi il primo pezzo, promisi che avrei trovato una risposta alla fatidica domanda: <<Com’è la Corea?>>. Ebbene, temo che molti si troveranno in disappunto perché, ad essere onesti, non ho la risposta.  La verità è che quattro mesi non sono sufficienti per comprendere appieno una Nazione così diversa dalla nostra. Un Paese dove, agli occhi di un europeo, pare tutto illogico e sottosopra. Il risultato è che per me è stata un’impresa quasi impossibile quella di fare amicizia con dei coreani ed avere l’occasione di parlare e discutere tranquillamente. Gli europei stanno tra gli europei, e i coreani stanno tra coreani perfino durante le feste e le uscite in discoteca. Due gruppi distinti che solo sporadicamente hanno degli scambi dovuti alla curiosità di conoscere l’altro e, soprattutto, a qualche bottiglia di birra di troppo.

Corea_sudUna volta mi colpì, per esempio, come una mia amica coreana (che avevo incontrato qualche anno prima di venire qui) voleva invitarmi ad uscire con i suoi amici, e furono loro stessi a rifiutare che venissi perché <<la presenza di uno straniero ci mette in imbarazzo>>. Non è un caso che i coreani con cui sono uscito – e con cui ho legato – siano delle persone che sono uscite dalla Corea, che sono abituate a parlare frequentemente con gli stranieri e che (alle volte) ammettono di considerarsi stravaganti rispetto ai loro connazionali.

Se qualcuno urla al fatto che i coreani siano razzisti, ritengo che sia un giudizio sbagliato. Certo, ci saranno i razzisti come ovunque del resto – quanti italiani sarebbero disposti a parlare di politica con un arabo, senza cadere nei soliti luoghi comuni? – ma questo non significa che sia un Paese chiuso. A mio modo di vedere, più che chiuso sarebbe meglio definirlo riservato, ovvero porte aperte agli stranieri e buona accoglienza, ma bisogna tenere comunque le distanze di sicurezza”.  Molto spesso, infatti, mi è capitato di parlare di amenità con dei coreani, anche piacevolmente. Ma quando per caso si passa ad un argomento serio si limitano ad un sorriso e cambiano subito discorso. Ciò mi ha insegnato ad accettare la diversità e ad accettare il fatto che ciò che per me è sbagliato per altri può essere giusto e viceversa. Anche perché, in Europa, siamo abituati a pensare che esista una sola logica: la nostra. Peccato che il mondo, là fuori, sia decisamente più complicato.

Nonostante quindi non sia riuscito ad integrarmi, la Corea del Sud è stata per me una magnifica esperienza ed ha rappresentato l’occasione per scoprire un altro modo di vivere, simile a quello europeo soltanto all’apparenza.

Anche se per me la Corea rimane alquanto misteriosa, mi sono innamorato di questo modo di vivere folle ai nostri occhi e spero, in queste ultime settimane, di poterne approfittare appieno prima di partire per una nuova avventura.

 

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About Cristoforo Simonetta

COLLABORATORE | Nato a Bagno a Ripoli (FI), il 31 Dicembre del 1991. Frequenta gli Studi Europei-Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Firenze. Ha partecipato in diversi progetti e programmi di interscambio all'estero, per cercare di conoscere e comprendere un mondo sempre più globalizzato e più vicino di quanto si possa credere. E' attivista presso l’organizzazione ambientalista "Amici della Terra".

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