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Melbourne: un cocktail di atmosfere e occasioni

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti

<<Vires acquirit eundo / trad: Acquista le forze camminando>>,

 

pictures-of-australia1Oltre ad essere il motto di una delle città più cosmopolite, letterarie e caleidoscopiche dell’emisfero meridionale, è anche una chiara e sintetica rappresentazione di un Continente che (proprio in questi giorni) tocca quota ventiquattro milioni di abitanti. Essenzialmente occidentale, influenzata da una particolare ed affascinante conformazione geografica – dalle popolazioni indigene alla colonizzazione inglese iniziata nel 1788 e continuata, poi, a livello più globale dalle successive ondate migratorie – l’Australia è un ammaliante giocoliere di sogni che si diverte a crescere sfruttando la diversità culturale come una sorta di collante strutturale.

Prevalenza di lingua inglese, sistema governativo e democratico preso dal Regno Unito, tradizioni del costituzionalismo e del federalismo americano, cristianesimo come religione dominante, cricket e rugby come cultura sportiva maggiormente diffusa, indiscusso e chiaro segno di un’eredità anglo-celtica, fanno sì che questa democrazia parlamentare si stia imponendo a livello mondiale come promotore del punto di vista egalitario e di un concetto di fratellanza e unione. Molti territori sono nati come colonie penali: tuttavia le storie di fuorilegge come il bushranger Ned Kelly non sono assolutamente nascoste o denigrate, ma vengono piuttosto trasmesse nella tradizione musicale, nella cultura cinematografica e nella televisione australiana, aumentando così il fascino di questa giovane terra.

Il processo di federalizzazione del 1901 ha evidenziato un crescente senso di identità nazionale, portando avanti un percorso precedentemente iniziato a metà ‘800. Già in questo periodo, si trova una traccia concreta della direzione intrapresa anche grazie ai pittori della Heidelberg School che, con i loro dipinti di ispirazione fortemente impressionista, immortalavano soggetti tipicamente australiani, alle opere di scrittori come Andrew Barton-Paterson (detto Banjo) Paterson – dove la sua visione idealizzata e romantica della campagna australiana ha colpito in maniera definitiva la memoria dei suoi futuri concittadini, tanto da volerlo successivamente avere sulle attuali banconote da dieci dollari – ed ai romantici scritti della poetessa rurale Dorothea Mackellar hanno contribuito alla creazione e alla successiva fortificazione di un senso comune di appartenenza in un Continente apparentemente così lontano, selvaggio e distante da qualsiasi definizione di globalità.

Per nulla intimorita da questa distanza dal resto del mondo, ora più che mai solamente geografica, si presenta sulla scena una delle città simbolo del territorio Down Under. Diversità come sinonimo di forza, sempre unita ad una sorta di dovuto patriottismo, è solamente la prima delle molte peculiarità con cui si può descrivere l’indiscusso centro culturale internazionale che è la città di Melbourne. Oltre cento lingue parlate ed ovviamente sempre l’inglese come canale conduttore, meno di duecento anni di vita, architettura futuristica e vittoriana che incappa in street- art da far rimanere meravigliati sia i turisti che i più distratti abitanti locali. Definita in svariati modi, sempre per rimanere coerenti con la poliedricità della terra, questa vibrante cittadina è anche la culla della storia cinematografica australiana (a lei si devono i natali del primo lungometraggio), della sua arte impressionista e delle molteplici correnti culturali, letterarie e musicali. E una delle cose davvero spettacolari è senza dubbio il fatto che l’arte la si respira anche involontariamente. Si è circondati da un turbinio di perfetti equilibri, mai imposti o spettacolarizzati. Gli uffici delle multinazionali e delle potenti industrie si accostano ad edifici dall’architettura classica, senza creare disarmonia. E’ una sorta di costante ricerca, magari non sempre voluta ma naturalmente creata, del bello in ogni sua espressione.

 

 

Negli ultimi anni la città è cambiata molto, seguendo una sorta di involontaria corrente di modernità. Tutto questo, però, non ha sradicato la sua anima patrizia che si accompagna – senza troppo indugiare – ad una spensieratezza tipica delle metropoli vitali e contemporanee. Una volontà di prendere e mettere insieme, senza mescolare o alterare, tutto ciò che può essere un costante e discreto approccio alla perfezione.
Sotto ogni punto di vista. Così, mentre si passeggia tra una vietta e una strada principale, in un perfetto schema di distribuzione reticolare romano, si trovano anche locali e bar per tutti i gusti e soprattutto per tutte le voglie che ti prendono nella giornata. Le tradizioni britanniche rimangono nella cucina domestica, ma fish and chips e tortini di carne vengono combinati talvolta con nuovi sapori. Le tracce delle recenti migrazioni avvenute nel dopoguerra si hanno specialmente nella varietà di cucine da assaporare e perciò è piuttosto facile che una delle scelte più difficili da fare, a Melbourne, sia quella di dover scegliere tra una pizza italiana ed una moussakà greca, senza non disdegnare la massiccia presenza asiatica di sushi e noodles. Il tutto assaporando una Foster’s fresca o una Carlton Draught ghiacciata, vero vanto della cultura “birrifera” australiana. La varietà culinaria è davvero uno dei motivi conduttori della vita economico-sociale della città: ciascun quartiere offre la possibilità di essere goduto a pieno grazie alla particolarità delle proprie sfaccettature ed alla molteplicità di occasioni da cogliere e non lasciarsi scappare.

Chiunque può trovarsi a suo agio – in ogni angolo – a Melbourne, perché l’offerta è svariata ed eclettica. Si può partire dai Laneways, in passato erano l’ingresso posteriore degli edifici sulle strade principali, attraversare Bourke Street, ovvero la più famosa zona pedonale cittadina e fare una visita, non troppo breve, a Chinatown per rimanere così abbagliati dall’eleganza folkloristica di uno dei quartieri cinesi più antichi al mondo. Con Fitzroy e Carlton ci si immerge nella culla della scena creativa, mentre per i principali distretti della moda e dei i ristoranti da intenditori ci si può tranquillamente dirigere verso South Yarra, Toorak e Prahran. Albert Park e South Melbourne aspettano soltanto di poter mostrare tutta la loro classe, offrendo inoltre specialità locali, mercati e gruppi di strada, in una perfetta combinazione di sensazioni che si trasformeranno in frizzanti ricordi. Non si può assolutamente non rivolgere almeno uno sguardo, infine, alla nuova area portuale di Docklands e non rimanere incantati dai tramonti (o dal sorgere del sole) del distretto balneare di St. Kilda.

Un doveroso – ma che allo stesso tempo viene totalmente naturale – momento di ringraziamento lo si deve a questa terra dall’inizio così controversa, ma che nonostante tutto è riuscita a risplendere e continua ad incantare con una semplicità disarmante ed un costante invito al non preoccuparsi troppo di ciò che ci succede quotidianamente. Una lezione di consapevolezza, un incoraggiamento al miglioramento continuo, una ferma volontà a non scendere a compromessi con la mediocrità.

This is Australia.

 

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About Francesca Bux

CORRISPONDENTE | Classe 1984, veneta ma con sangue pugliese, buddista. Esteta da sempre, amante dell'arte in ogni sua forma, della danza orientale e dell'Antica Roma. Appassionata di architettura, scultura, fotografia, fisica e motoristica. Malinconicamente nostalgica, nutre una forte passione per il teatro, il buon vino, gli scritti di Italo Calvino ed Oscar Wilde. Dichiaratamente nerd, è una mangiatrice esperta di biscotti. Attualmente vive in Australia, in attesa di decidere altre destinazioni.

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