marco_pannella-1200x800

Marco Pannella: la vita di un guerriero che lottava per tutti

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti

<<Sono un bastardo. Mio padre era un abruzzese testardo, mia madre una francese nata nella Svizzera tedesca. E lei, a sua volta, era metà provenzale e metà del Valais, lo stesso ceppo dei valdostani. I bastardi sono forti e intelligenti. Ma io non credo di essere un fenomeno>>.

Partito_radicale
Il simbolo del “Partito Radicale” (1956-1988)

È trascorso un mese esatto da quel 19 Maggio. Un pomeriggio non-qualunque: a Roma ci lasciava Marco Pannella, spentosi ad appena ottantasei anni presso la CdC Nostra Signora della Mercede, dove era ricoverato. Un politico, un sognatore e, a modo suo, un precursore. Poteva piacere o meno, ma una cosa era chiara a tutti: quando c’era da lottare, lui non si tirava indietro. Mai. Sapevi che l’avresti ritrovato in quella piazza che assumeva i contorni di una trincea, schierato per la difesa dei suoi ideali e dei più deboli. Sapevi che in tutta probabilità non sarebbe riuscito nel suo intento, che i suoi sforzi sarebbero finiti nel dimenticatoio, che sarebbe stato vituperato e deriso dai suoi rivali (e qualche volta anche dai più fidati). Ma per lui, tutto questo, non rappresentava un problema: Pannella era fatto così. E questo era l’unico modo che conosceva di far politica.

Sin dall’età di quindici anni, quando un giovane Marco decise di iscriversi nel Partito Liberale Italiano, mentre frequentava il Liceo Classico “Giulio Cesare” della capitale. Il politico originario di Teramo era cresciuto in un ambiente estremamente variegato, favorito dalla nazionalità franco-svizzera della madre Andrée Estachon, dall’eredità di una borghesia agraria del padre ed ingegnere Leonardo Pannella, dal ricordo del prozio – appena scomparso – Giacinto Pannella, sacerdote e letterato. Pannella aveva conosciuto da vicino il Fascismo e l’antifascismo, le discriminazioni che gli ebrei erano stati costretti a subire: è in questo contesto che il giovane iniziò ad interessarsi alle idee liberali ed antirazziste, studiando e basandosi sui testi di uno tra i maggiori esponenti del Neohegelismo italianoBenedetto Croce. Nel 1953 fondò la Giovane Sinistra Liberale, un luogo di incontro che favorì la circolazione di idee tra socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali. Era l’incipit del futuro Partito Radicale, che sarebbe nato il 5 Febbraio del 1956, un anno dopo il conseguimento di Pannella della laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino ed aver ricoperto il ruolo di Presidente dell’Unione nazionale universitaria rappresentativa italiana (Unuri).

Da sempre anticlericale ed antiproibizionista, il cursus honorum politico ed umano di Pannella non fu di semplice attuazione, con innumerevoli alti e bassi: avverso alla Democrazia Cristiana, tentò più volte di unire idealmente la destra e la sinistra contro l’egemonia scudo-crociata, pagando anche l’alleanza con il Partito Repubblicano Italiano (1958), al tempo – quasi sempre – succube della DC. Successivamente verrà sperimentato un avvicinamento al Partito Socialista Italiano, ma anche questi ultimi miravano ad un’alleanza coi democristiani, nell’ottica di costituire un innovativo – per l’epoca – centrosinistra. Le figure di spicco del PR, molte delle quali provenivano dalla rivista Il Mondo, faticarono a veicolare il loro messaggio. Seppur innovativo in certi punti, come il rispetto della Costituzione, eliminazione delle commistioni fra Stato e Chiesa, la difesa della scuola pubblica.

<<Quello radicale è un partito di notabili insediati autorevolmente in alcuni organi di stampa, i quali però sono letti soltanto dai simpatizzanti ed evitati dal pubblico agnostico. Non basta mettere insieme bei nomi di professori universitari e di apprezzati professionisti per vincere le elezioni>>.

(Vittorio Zincone)

Ci ritroviamo negli Anni ’60, agli arbori della Prima Repubblica e Marco Pannella trascorrerà qualche anno in Belgio – cercando di vivere come può – e poi a Parigi, nelle vesti di corrispondente per Il Giorno. Tornerà nel 1963, decidendo di assumere la segreteria del PR. Da lì in poi, l’esperienza politica di Pannella è un crescendo: il quinquennio ’65-’70 sarà caratterizzato dall’introduzione dell’istituto giuridico del divorzio, la cui proposta di legge fu avanzata dal deputato socialista e partigiano Loris Fortuna, poi unificata con quella del collega liberale, giornalista ed imprenditore Antonio Baslini. Ma fu il supporto della Lega italiana per l’istituzione del divorzio (LID) e del Partito Radicale che contribuì maggiormente alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica del tempo, su un tema parecchio ostico alle anime cattoliche del Paese, con grandi manifestazioni di piazza capitanati proprio da un Pannella che, dopo aver sviluppato un intenso dialogo con il filosofo Aldo Capitini (tra i primi teorici ed estimatori italiani del pensiero nonviolento ideato da Mahatma Gandhi), di tanto in tanto digiunava o decideva di farsi arrestare a Sofia per le sue proteste contro l’occupazione della Cecoslovacchia. La sufficienza evidenziata da una DC fin troppo adagiata sugli allori, poi, favorì l’introduzione della legge 898/70 e – nondimeno – la vittoria del No (con il 59,26%) al referendum abrogativo tenutosi nel mese di Maggio del 1974.

 

 

Ma non è tutto: nel 1978 la politica italiana fu chiamata ad esprimersi riguardo alla legislazione sull’aborto, fino a quel momento inesistente e con l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) considerata ancora un reato previsto dal Codice Penale. Il precedente arresto avvenuto nel ’75 di Gianfranco Spadaccia (il segretario PR di allora) insieme con Adele Faccio (segretaria del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, CISA) e la militante radicale Emma Bonino, poi, non fece altro che accendere i riflettori dei media sul dibattito negli anni a seguire. Marco Pannella, coadiuvato dal direttore dell’epoca Livio Zanetti della rivista l’Espresso, imbastirono una raccolta firme da presentare alla Corte di Cassazione per la richiesta di un referendum abrogativo, ottenendo soltanto la consulta referendaria (1976) a causa dell’imminente scioglimento delle Camere. Sono gli anni del caso Moro (16 Marzo9 Maggio 1978) e alla fine il referendum si svolse nel 1981 (cinque i quesiti presentati), con intenti/contenuti differenti a quelli inizialmente previsti e tre anni dopo l’introduzione della legge 22 Maggio 1978, n. 194 che, difatti, rappresentò una chiara – e necessaria – regolamentazione normativa sull’IVG. Il PR avanzò la proposta di abrogazione della legge in alcuni punti, ma il No prevalse in tutti i quesiti referendari (88,42% nella proposta del PR, 68% in quella del Movimento per la Vita).

 

 

Se il Partito Radicale non risparmiò la linea dura contro i terroristi delle Brigate Rosse, allo stesso modo nel 1983 criticò l’operato della magistratura in quel che sarebbe diventato l’esempio più emblematico di malagiustizia e di accanimento giudiziario-giornalistico: il caso Tortora. Nel 1994, Pannella decise di scommettere sull’astro nascente della politica italiana: Silvio Berlusconi, noto imprenditore milanese che capeggiava il suo nuovo partito denominato Forza Italia. Nel 1999 divenne nuovamente europarlamentare con la Lista Bonino (Associazione Politica Nazionale Lista Marco Pannella, fondata nel 1992 dalla divisione col PR che si apprestava a confluire nel Partito Radicale Transnazionale).

pannella dalai lama
Marco Pannella (1930-2016) incontra il Dalai Lama – Dharamsala (India), 22 Giugno 2015

Tante, nel corso degli ultimi decenni, sono state le proposte referendarie avallate dal PR, riguardanti svariati temi della vita del nostro Paese: dalla localizzazione delle centrali nucleari (1987) alla privatizzazione della RAI (1995), dalla responsabilità civile per i giudici (1987) agli stupefacenti e le sostanze psicotrope (1993) e molte altre ancora. Tante le lotte – condivisibili o meno – che Marco Pannella e il Partito Radicale hanno combattuto per il progresso politico e culturale di una Nazione estremamente multiforme e mutevole col trascorrere del tempo. Multiforme e mutevole proprio come la vita di Marco Pannella, in grado di cogliere i malesseri intrisi nella società italiana (ed europea) e di affrontarli con la mossa che non ti aspetti, ossia con metodi e/o alleanze apparentemente incoerenti e bizzarri. Come non ricordare, tra i suoi tarli, la funzione rieducativa delle pene, nonché il rispetto dei diritti umani dei detenuti e il loro reintegro in società. Ha ricoperto molti ruoli durante la sua esperienza politica – da Presidente della XIII Circoscrizione di Roma (1992-1993) a deputato per ben quattro legislature, da segretario (1963-1967, 1981-1983) del Partito Radicale ad europarlamentare in sei legislature, etc. – ma la vera ricetta che lo ha sempre contraddistinto sono i legami che è riuscito ad instaurare col passare degli anni, anche con esponenti provenienti da un’estrazione politica e culturale ben distanti dalla propria. Sbagliamo quando consideriamo Pannella soltanto come il classico paladino di una sinistra ormai in via d’estinzione, di quel socialismo (anche liberale, in certi frangenti) costantemente focalizzato su determinati temi: Pannella era sì un pugile, ma anche un profondo cultore del dialogo e della circolazione delle idee. Raggiungibili non soltanto con gli scioperi della fame, ma con la giusta dose di trasversalità democratica. Leonardo Sciascia, Massimo Teodori, Enzo Tortora, Vittorio Sgarbi,  Emma Bonino e persino il Dalai Lama sono soltanto alcuni tra la miriade di individui con cui si è relazionato nel tempo. Segno di una grande elasticità mentale e culturale (non senza rinunciare ai toni accesi e ad un lessico variegato), nonché di onestà intellettuale.

Con lui, l’Italia non ha perduto soltanto un lottatore: è rimasta orfana, in tutta probabilità, di uno tra i maggiori politici nostrani che sono riusciti ad interpretare al meglio le esigenze delle varie epoche, in chiave unitaria ed inclusiva. Per il bene di tutti, con il contributo di tutti. Una dote assai rara oggigiorno, in un mondo in cui il protagonismo e gli interessi dei singoli riempiono le nostre vite, dividendo i popoli tra loro.

 

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE |

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *