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L’uomo che ci salvò tutti

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Ronald Reagan presidente degli Stati Uniti d'America dal 1981 fino al 1989.
Ronald Wilson Reagan (1911-2004) è stato un politico e attore statunitense, Presidente degli USA dal 1981 al 1989

La freddezza e la lucidità di un solo uomo ha fatto sì che il 1983 non venisse ricordato come l’anno in cui scoppiò il terzo conflitto mondiale a seguito del contrattacco nucleare dell’allora Unione Sovietica contro gli Stati Uniti d’America.

A scuola ci hanno insegnato che la fine della Seconda Guerra Mondiale ha comportato la divisione del mondo in due grandi immaginari blocchi internazionali composti dagli USA da un lato – con gli alleati NATO – e dall’URSS e i suoi stati satelliti dall’altro. Il primo blocco, quello occidentale formalmente portatore di pace e democrazia, basato sul pluralismo politico; il secondo invece basato sul partito unico inserito quindi in un contesto di regime vero e proprio che includeva la parte est della Germania, esattamente in attuazione del piano che le grandi potenze vittoriose del secondo conflitto mondiale avevano deciso di fare: tenere la Germania e con lei il resto d’Europa divisa, per impedirne il riarmo e in generale tenerla sotto controllo visto in quali tragiche conseguenze la crisi socio-economica post Prima Guerra Mondiale aveva portato. Questa contrapposizione, tra USA da un lato ed URSS dall’altro, ha determinato la costante paura che essa potesse sfociare in un terzo conflitto mondiale, paura che sostanzialmente è venuta meno con la fine di quella che è stata definita con il termine giornalistico di Guerra Fredda e cioè, convenzionalmente, solo con la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la riunione delle due parti della Germania un anno dopo. Molto spesso quella paura di un nuovo conflitto è sembrata proprio sull’orlo di esplodere, soprattutto con la prima amministrazione Reagan e prima dell’avvento dell’uomo nuovo, Michail Gorbaciov. 

Jurij Andropov,segretario generale dell'Unione Sovietica dal 1982 alla sua morte.
Jurij Vladimirovič Andropov (1914-1984) è stato un politico sovietico, Segretario Generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 12 Novembre 1982 alla morte

Quello che probabilmente si studia meno e non è riportato sui libri di storia è che se questa guerra rimase fredda – ovvero se non ci fu un evento scatenante a riaccendere la miccia – lo dobbiamo anche all’intervento di un solo uomo: Stanislav Evgrafovič Petrov. A quei tempi la prospettiva di un reale terzo conflitto mondiale avrebbe determinato l’inizio di una guerra senza precedenti e dalle conseguenze, in tutta probabilità, ancora più disastrose. La contrapposizione tra i due Paesi si concentrò proprio sulla preoccupazione dell’uso delle armi nucleari; sembrava sostanzialmente che un Paese si convincesse del possesso di armi nucleari dell’altro e viceversa, e ciascuno corresse ad ingrandire i proprio arsenali nel caso in cui uno dei due decidesse di sganciare la bomba per primo. Questa situazione conobbe un momento a dir poco allarmante durante l’amministrazione di Ronald Reagan negli Stati Uniti e quella di Jurij Vladimirovič Andropov nell’Unione Sovietica.

Nei primi Anni ’80 sembrava davvero che la Terza Guerra Mondiale potesse scoppiare da un momento all’altro. Anche il nostro Presidente Sandro Pertini, nel suo discorso di fine anno, si appellò alle due potenze dei blocchi contrapposti affinché si fermassero. Quello stesso anno, quel 1983, la Russia abbatté un aereo sudcoreano con a bordo molti americani poiché sospettati di spionaggio. Sembrava mancasse davvero poco.
Ciascuno dei due Paesi, naturalmente, tentava di tenere sotto controllo l’altro per potere passare al contrattacco nel caso in cui la tragedia nucleare si fosse consumata. Nel contesto di questa attività, il 26 Settembre il tenente colonnello dell’esercito sovietico Petrov si trovava nel bunker Serpukhov-15 (non lontano da Mosca) al comando del krokus: un sistema informatico molto avanzato per l’epoca, che consentiva di controllare le attività missilistiche statunitensi e, quindi, di poter verificare se e mai fosse partito un attacco nucleare americano verso i cieli russi.

stanislav petrov oggi
Stanislav Evgrafovič Petrov (1939) è un militare sovietico, tenente colonnello dell’Armata Rossa durante la Guerra Fredda

Ed è esattamente ciò che si pensò fosse successo quella notte, che avrebbe potuto sconvolgere le nostre vite e cambiare il corso della storia per sempre. Improvvisamente la spia del krokus si accese dando l’allarme. Il sistema aveva rilevato l’arrivo di cinque missili nucleari partiti dalla base militare del Montana e che avrebbero impiegato circa venticinque minuti per violare Mosca. Il protocollo che il tenente Petrov avrebbe dovuto seguire non lasciava spazio ad alcun dubbio: schiacciare immediatamente il pulsante d’emergenza che era collegato direttamente con il Cremlino e che avrebbe determinato un repentino contrattacco, scatenando ufficialmente una guerra senza alcun precedente. In casi come questi, non vi era nemmeno un minuto da perdere: ogni secondo era prezioso considerata la velocità con la quale i missili sarebbero arrivati nei cieli russi. Eppure ci fu qualcosa che, per fortuna, non convinse Petrov. Cinque missili erano troppo pochi per una potenza come gli USA per dichiarare guerra alla sua nemica giurata. Decise di seguire il suo istinto e di non premere quel pulsante, violando il regolamento. L’istinto di quell’uomo ci ha salvati tutti. I venticinque minuti arrivarono e passarono senza portare con loro nessun missile nucleare.

Si disse che si trattò forse di un errore della NATO, o di un fenomeno naturale che fece percepire alla macchina quello che non c’era. Sta di fatto che se Petrov avesse premuto quel pulsante la Russia avrebbe invaso l’America, causando la morte di milioni di americani e l’inizio di un nuovo devastante conflitto che forse più nulla avrebbe lasciato nella sua scia di orrori. Stanislav Petrov aveva quarantaquattro anni e di lui nulla si seppe per moltissimo tempo. Non venne mai celebrato dalla sua Nazione, anzi: fu costretto al prepensionamento. La sua storia venne fuori solo dopo la fine della Guerra Fredda, quando il comandante Yury Votintsev rivelò ogni cosa: neppure la moglie di Petrov ne era a conoscenza. Nessun grande riconoscimento o celebrazione per quest’uomo. Ha poi raccontato di essersi scolato tantissima vodka e aver dormito per più di ventotto ore di fila. Quando – molti anni dopo –  gli attori Robert De Niro e Matt Damon andarono a conoscerlo di persona, disse di non sapere chi fossero né tanto meno cosa volessero da lui.

Nel 2004, l’Association of World Citizens l’ha premiato con il World Citizen Award e due anni più tardi fu celebrato dalle Nazioni Unite. Sono stati girati due film-documentari sulla sua storia. Non ha mai ottenuto i riconoscimenti che meritava, né oggi né sicuramente all’epoca quando, al contrario, gliene fu fatta una colpa per non aver rispettato il regolamento. Oggi vive in un paesino vicino Mosca, in condizioni quasi di povertà.

Sembra assurdo e crudele se si pensa da cosa ci ha salvati tutti. Se quest’uomo avesse seguito l’ottusità di un protocollo non sappiamo come sarebbe finita,o forse si lo sappiamo e siamo ben felici di poter raccontare oggi un’altra storia.

 

Il giovane Stanislav Petrov
Il giovane Stanislav Evgrafovič Petrov

 


 

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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