Brasil, Brasília, DF. 07/05/2009. O presidente Luiz Inácio Lula da Silva em cerimônia de formatura de diplomatas do Instituto Rio Branco, em Brasília. - Crédito:BETO BARATA/AGÊNCIA ESTADO/AE/Código imagem:49826

Luiz Inácio Lula da Silva: tra la leggenda e il fango

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LUIZ INÁCIO LULA DA SILVA, TRA LA LEGGENDA E IL FANGO

Luiz Inácio Lula da Silva (1945) è un politico ed ex sindacalista brasiliano
Luiz Inácio Lula da Silva (1945) è un politico ed ex sindacalista brasiliano

La vita pubblica dell’ex Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è una serie di eventi senza precedenti. Per risaltare le azioni intrepide della sua visione di Governo, al petista sembrava prudente iniziare i suoi discorsi dichiarando che «mai prima nella storia di questo Paese» le cose erano stato condotte in quel modo. Lo slogan, ripetuto fino allo sfinimento, si trasformò in una sarcastica sintesi della sua frenetica traiettoria politica. Infatti, mai prima nella storia, il Brasile aveva avuto un Presidente nato nello Stato di Pernambuco, povero, operaio, metallurgico, sindacalista, privo di titoli accademici, dichiaratamente di sinistra, preoccupato per le politiche economiche e sociali per superare i problemi primari della società brasiliana, record di popolarità. Tuttavia, al contempo, il Brasile non aveva mai avuto un Presidente condannato per il crimine più mediocre che dimora nelle viscere della politica: la corruzione.

La sentenza, emessa dal Giudice Federale Sergio Moro lo scorso 12 di Luglio, come spiegamento delle indagini dell’Operação Lava Jato, la Mani pulite brasiliana, rischia di macchiare irrimediabilmente l’immagine dello statista che, nel corso del suo percorso politico, ha tentato di costruirsi un alone di leggenda attorno a sé. Lula si trova ad affrontare un altro evento straordinario. Esce dalle braccia di una parte significativa del popolo, ancora basandosi su una popolarità sorprendente, e si mette alla mercé della sovranità della legge. La condanna di nove anni e sei mesi di carcere per reati di corruzione in tutta probabilità determinerebbe la fine della sua carriera politica.

Lula 4Forse è necessario un breve ripasso (soprattutto per il lettore italiano). La storia della vita dell’ex Presidente e dell’esistenza del suo partito, il Partido dos Trabalhadores (PT, trad: Partito dei Lavoratori) fanno parte di un rapporto simbiotico. La biografia di Lula non potrebbe essere raccontata senza considerare il suo partito. Allo stesso modo, la storia del PT difficilmente potrebbe esistere senza il ruolo da protagonista di Lula. Ad un certo punto, l’immagine del petista sovrasta quella del proprio PT. Lula non è soltanto un capo di partito, ma lui stesso è diventato il partito. In questa personificazione, nessuna decisione sfugge dalla sua valutazione. Le cronache sono simmetriche: il PT e Lula nascono e prosperano contemporaneamente. Così come ora corrono il rischio di una rovina collettiva.

Il colpo di Stato operato dai militari nel 1964 portò al soffocamento sistematico di gran parte delle rivendicazioni popolari. All’ombra di un controllo diretto di un Governo dittatoriale, che ha trascinato il Brasile in un periodo tenebroso di repressione armata, anche gli interessi della classe operaia erano stati limitati. Per questo, il movimento sindacale brasiliano era stato completamente smantellato e posto sotto la tutela dello Stato. Alla fine del 1970, il Paese aveva testimoniato l’articolazione per la ripresa dell’organizzazione sindacale nuovamente libera dell’interventismo statale – che ancora trovava il suo fondamento nelle limitazioni delle libertà individuali e nella persecuzione politica. Con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento dell’autonomia da parte del regime militare, furono intrapresi una serie di scioperi generali. Ed è proprio in questo contesto storico e sociale – in uno scontro tra dittatura aggressiva e conquista dei diritti – che l’immagine di Lula sorse come un’icona della classe operaia, che difendeva gli interessi dei lavoratori.

Lula 5Il Partito dei Lavoratori nasce come un’eco dell’insieme di queste lotte sindacali. Con la graduale riduzione della brutalità delle Forze di Polizia – che avevano caratterizzato i nostri Anni di piombo tra il 1968 e il 1974, contrassegnati da un ampio utilizzo della repressione da parte dell’apparato politico-militare – e con modeste aperture democratiche, tra cui ad esempio il multipartitismo, il PT venne formalmente registrato e legittimamente riconosciuto nel 1982. Fondato da un gruppo ibrido di militanti oppositori al Governo militare (sindacalisti, intellettuali, artisti e autorità cattoliche), lo scopo esplicito del partito, come spiegò Lula in un’intervista rilasciata al filosofo francese Félix Guattari, era quello di inserire i lavoratori nel mondo politico: «molti settori della classe media […] e tutta la borghesia nazionale ritengono che la capacità delle persone si misura dalla quantità di diplomi o dalla accumulazione di denaro che hanno nelle banche […]. Uno dei principali compiti del PT è appunto demistificare questo errore storico, secondo il quale noi soltanto serviamo per lavorare. E dimostrare che l’amministrazione di uno Stato non è una questione tecnica, ma politica» [1].

Con il ritorno alla democrazia, Lula prese le distanze dai sindacati e si immerse nella politica istituzionale. A testimonianza della sua insistenza, si candidò ad ogni elezione presidenziale: nel 1989, nel 1994 e nel 1998. La sequenza di insuccessi ha portato alla riformulazione delle sue proposte politiche – viste, finora, per grande parte della comunità imprenditoriale e della stampa come la rappresentazione del fantasma della sinistra.

Lula 6Così, nel 2002, l’operaio divenne Presidente. Nel 2006 fu rieletto. Al Governo, Lula rafforzò la sua immagine. Eppure i confini tra popolarità e populismo son sempre stati molto delicati durante il suo mandato. In qualche modo, la semplicità del lavoratore migrante del Nord-Est ha rappresentato la semplicità di gran parte del popolo brasiliano. L’identificazione ha superato la politica. Vi era anche un senso di rappresentazione personale. Inoltre, da un punto di vista politico, si trattò di un raro caso di approvazione (nel 2010 riscuoteva la fiducia dell’83% della popolazione). Un dato sorprendente per un Paese in cui il consenso è un miraggio. Nonostante le tempeste, il suo mandato è stato accompagnato da un tono di ottimismo: una notevole crescita economica, la promozione di importanti programmi sociali (che hanno reso possibile al Brasile abbandonare la lista delle Nazioni che patisce la fame), la fiducia degli imprenditori e del mercato finanziario, il prestigio internazionale davanti alle potenze economiche del globo. La forza politica dell’ex Presidente può essere misurata con l’indicazione del suo successore alla carica: come padrino, Lula è stato in grado di trasformare Dilma Rousseff, una persona assolutamente sconosciuta al pubblico, nella nuova Presidentessa alla guida del Paese.

Questa dimensione leggendaria, tuttavia, iniziò a sgretolarsi. Condannato in primo grado, Lula affronta in questo momento una tra le più grandi sfide della sua carriera. Le indagini della Lava Jato hanno toccato il nome e il prestigio di colui che sembrava essere intoccabile. L’Operazione, che spalanca la corruzione strutturale delle istituzioni politiche brasiliane, ha evidenziato un coinvolgimento dell’ex Presidente in un caso di pagamento di tangenti nelle attività della Petrobras, compagnia petrolifera dello Stato. All’interno delle duecentosedici pagine che supportano il verdetto, il Giudice Moro ha strutturato la sua sentenza denunciando la presenza di una corruzione epidemica che avvolge l’azienda statale e con la quale il petista sarebbe coinvolto.

Lula 2Secondo il magistrato, seguendo gli elementi della accusa, grandi imprese brasiliane di edilizia civile – come l’OAS e l’Odebrecht – avrebbero costituito un cartello al fine di frodare le licitazioni milionarie dell’azienda brasiliana. Tuttavia, lo schema doloso per l’esecuzione di opere civili ha avuto anche il coinvolgimento della classe politica: la Petrobras è una compagnia sotto il controllo maggioritario dello Stato, per cui la nomina e la continuità del consiglio di amministrazione dipendeva dell’approvazione degli agenti pubblici. L’indicazione di amministratori conniventi con l’attività criminale ha avuto un costo. Partiti e politici hanno intascato regolarmente tangenti da tale gruppo per assicurare il mantenimento del sistema.

Il gruppo OAS avrebbe somministrato un fondo specifico per il pagamento dell’indebito vantaggio direttamente ai militanti del PT. Come rivela l’indagine, Lula avrebbe ricevuto una tangente dall’importo di R$ 3,7 milioni (poco più di 1 milione di euro), attraverso la concessione e la ristrutturazione di un appartamento triplex, un attico, nel litorale di São Paulo, senza un pagamento corrispondente. L’ex Presidente, cioè, avrebbe preso parte volontariamente alla macchina del pagamento di tangenti, ricevendo un appartamento di lusso in cambio della cooperazione – in qualche modo – con i propositi dell’OAS. La difesa di Lula adesso lavora su due fronti principali. Il primo, smontando la fragilità degli elementi presentati dall’accusa come prove: l’accusa di un pentito, Léo Pinheiro – ex Presidente dell’OAS – e degli indizi sparsi riguardo all’effettiva titolarità dell’appartamento (notizie, documenti non firmati e così via). Il secondo si erge su una tesi che segue l’intero sviluppo del processo: la politicizzazione della giustizia. Per la difesa, Lula starebbe patendo una persecuzione politica, o, addirittura, sarebbe vittima di una guerra giuridica. La valutazione del Giudice Federale, con il quale ha imbastito delle discussioni durante il processo, non si svolgerebbe sulle basi della giurisprudenza bensì secondo presupposti politici – che convergono con gli interessi e le ipotesi dei nemici di Lula, che sono molti.

Non è invano lo sforzo di Moro nel provare ad aggirare le critiche di una presunta influenza politica nella sua decisione. Nella sentenza notiamo un giudice preoccupato non soltanto nel valutare le prove e le evidenze presentate dall’accusa, ma anche un magistrato che sente la necessità di proteggersi da eventuali e future accuse. Come affermato dal magistrato, «l’ex Presidente […] non sta essendo giudicato per la sua opinione politica e anche non è in corso la valutazione delle politiche adottate durante il suo periodo di governo». In realtà, osserviamo una notevole preoccupazione nel provare ad allontanare il giudizio legale da un supposto giudizio privato, poiché «deve essere registrato che questa sentenza non porta a questo giudicatore nessuna soddisfazione personale, al contrario. È totalmente degno di compianto che un ex Presidente della Repubblica sia condannato criminalmente, ma la causa di questo sono i crimini che lui ha commesso e la colpa non è della regolare applicazione della legge».

Questa condanna arriva in uno scenario in cui la luce emanata da Lula sembrava essere distante dal rischio di oscuramento. Nel pandemonio politico che oggi attraversa il Brasile, il nome del candidato petista appariva nei sondaggi come il favorito per occupare il ruolo presidenziale nel prossimo anno. E così, invece, Lula sta vivendo i suoi giorni più angoscianti. Esimio nell’arena politica, la battaglia ora avviene in una terra sconosciuta. Convincere gli altri organi giudiziari sulla sua innocenza appare ancora un lungo cammino.

Un duello personale, morale e storico: consacrare la sua leggenda o affogare nel fango.

 

Mappa politica del Brasile
Mappa politica del Brasile

 

 

NOTE UTILI:

[1] Félix Guattari entrevista Lula. São Paulo: Brasiliense, 1982, p. 16. Traduzione libera.

 

 

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LUIZ INÁCIO LULA DA SILVA, ENTRE A LENDA E O LODO

Luiz Inácio Lula da Silva (1945) é um político, ex-sindicalista e ex-metalúrgico brasileiro
Luiz Inácio Lula da Silva (1945) é um político, ex-sindicalista e ex-metalúrgico brasileiro

A vida pública do ex-Presidente brasileiro Luiz Inácio Lula da Silva é uma sucessão de eventos inéditos. Para ressaltar as diretrizes arrojadas de sua visão de governo, ao petista parecia prudente iniciar seus discursos declarando que «nunca antes na história desse País» as coisas haviam sido daquele jeito. O slogan, repetido à exaustão, transformou-se em um sarcástico resumo de sua frenética trajetória política. De fato, nunca antes na história o Brasil havia tido um Presidente pernambucano, pobre, operário, metalúrgico, sindicalista, desprovido de titulação acadêmica, declaradamente alinhado à esquerda, preocupado com políticas econômicas e sociais para superar problemas primários da sociedade brasileira, recorde em popularidade. Todavia, o Brasil também nunca havia tido um Presidente condenado pelo crime mais medíocre que habita as entranhas da ação política: a corrupção.

A sentença, publicada pelo Juiz Federal Sergio Moro no último dia 12, como desdobramento das investigações da Operação Lava Jato, a Mani pulite brasileira, arrisca manchar de maneira irremediável a imagem do estadista que durante seu percurso político estimulou a construção de uma lenda em torno de si. Lula é confrontado com outro extraordinário acontecimento. Sai dos braços de uma parte expressiva do povo, ainda contando com uma popularidade inaudita, e fica à mercê do império da lei. A condenação de 9 anos e 6 meses de prisão pelo crime de corrupção provavelmente colocaria fim à sua carreira política.

Lula 4Talvez aqui seja conveniente uma pequena digressão (sobretudo para o leitor italiano). A história de vida do ex-Presidente e a história da existência de seu partido, o Partido dos Trabalhadores (PT) são partes de uma relação simbiótica. A biografia de Lula não poderia ser contata sem considerar a realidade de seu partido. Do mesmo modo, a biografia do PT dificilmente existiria sem o protagonismo de Lula. Em certo ponto, a imagem do petista acaba por projetar-se acima daquela do próprio PT. Lula não é somente um líder partidário, mas tornou-se o corpo do próprio partido. Dentro da personificação, nenhuma deliberação escapa de sua avaliação. As crônicas são simétricas: PT e Lula nascem e prosperam simultaneamente. Assim como agora correm o risco de uma ruína coletiva.

O golpe de Estado operado pelos militares, em 1964, havia sistematicamente sufocado grande parte das reivindicações populares. À sombra de um controle direto de um Governo ditatorial, que arrastou o Brasil para um período sombrio de repressão e violência policial, também os interesses da classe trabalhadora foram limitados. Para isso, o movimento sindical brasileiro havia sido completamente desmontado e colocado sob a tutela do Estado. No final da década de 1970, o País testemunhava a articulação para a retomada de uma organização sindical outra vez desvencilhada do intervencionismo estatal – que ainda encontrava seu fundamento no cerceamento das liberdades individuais e na perseguição política. Com o objetivo de obter o reconhecimento dessa autonomia por parte do regime militar, dava-se início a uma série de greves gerais. É nesse ambiente histórico-social, de enfrentamento contra uma ditadura agressiva e para a conquista de direitos, que a imagem de Lula surgiu como um ícone do operariado, defendendo os interesses dos trabalhadores.

Lula 5O PT nasce como eco desse conjunto de lutas sindicais. Com a gradual diminuição da brutalidade policial – que havia caracterizado os nossos Anos de chumbo, entre 1968 e 1974, marcados pelo uso extensivo da repressão pelo aparelho político-militar – e modestas aberturas democráticas, como o retorno do pluripartidarismo, o partido é formalmente inscrito e reconhecido como legítimo em 1982. Fundado por um grupo híbrido de militantes opositores ao governo militar (sindicalistas, intelectuais, artistas e autoridades católicas), o propósito explícito do partido, como explica Lula em entrevista ao filósofo francês Félix Guattari, era a inserção dos trabalhadores no nível político: «Muitos setores das camadas médias […] e o conjunto da burguesia nacional consideram que a capacidade das pessoas é medida pela quantidade de diplomas ou pelo acúmulo de renda que têm nos bancos, ou por suas propriedades, […] etc. Uma das grandes tarefas do PT é, precisamente, desmistificar esse erro histórico, segundo o qual nós só servimos para trabalhar. E provar que a administração de um Estado não é uma questão técnica, mas política» [1].

Com a redemocratização, Lula distanciou-se do sindicalismo e mergulhou na política institucional. Em um exemplo de insistência, foi candidato em todas as eleições presidenciais: em 1989, 1994 e 1998. A sequência de insucessos provocou a reformulação de suas propostas políticas – vistas, até então, por grande parte do empresariado e pela imprensa nacional como a representação do fantasma da esquerda.

Lula 6Assim, em 2002, o operário torna-se Presidente, reelegendo-se em 2006. No Governo, Lula fortalece sua imagem. As linhas entre a popularidade e o populismo sempre foram muito delicadas durante seu mandato. De algum modo, a simplicidade do operário migrante nordestino refletia a simplicidade de grande parte do povo brasileiro. A identificação transcendia a política. Havia também um sentimento de representação pessoal. Além disso, sob o ponto de vista político, foi um caso raro de aprovação (em 2010 contava com uma aceitação de 83% da população). Algo surpreendente, para um País onde o consenso é o exótico. Apesar das tempestades, seu mandato foi acompanhado por um tom de otimismo: um crescimento econômico considerável; a promoção de importantes programas sociais, que possibilitaram a saída do Brasil do mapa da fome; a confiança do empresariado e do mercado financeiro; o prestígio internacional diante de outras potências econômicas. A força política do ex-Presidente pode ser medida pela indicação de sua sucessora ao cargo: como padrinho, Lula foi capaz de transformar Dilma Rousseff, uma pessoa absolutamente desconhecida pela população, na primeira Presidenta do País.

Essa dimensão legendária, contudo, começa a corroer-se. Condenado em primeira instância, Lula enfrenta agora um dos maiores desafios de sua carreira. As investigações da Lava-Jato tocaram no nome e no prestígio daquele que parecia ser intocável. A Operação, que escancara a corrupção estrutural das instituições políticas brasileiras, apontou para o envolvimento do ex-Presidente em um caso de recebimento de propina nas atividades da Petrobras, uma empresa petrolífera do Estado. Dentro das 216 páginas que fundamentam o veredito, Moro sistematiza sua sentença apresentando a presença da corrupção epidêmica que envolve a companhia estatal e com a qual o petista estaria envolvido.

Lula 2De acordo com o magistrado, seguindo os elementos da acusação, grandes empreiteiras brasileiras – como a OAS e a Odebrecht – teriam realizado a formação de um cartel com o intuito de fraudar as milionárias licitações da empresa brasileira. Todavia, o esquema doloso para a execução de grandes obras contava também com o envolvimento da classe política: por ser uma companhia majoritariamente do Estado, a nomeação e a permanência do quadro de diretores dependia da aprovação de agentes públicos. A indicação de administradores coniventes com a ação criminosa tinha um custo. Tanto partidos, quanto os próprios políticos, recebiam periodicamente propina das empreiteiras para assegurar a manutenção do sistema.

O Grupo OAS teria administrado um fundo específico para o pagamento dessas vantagens indevidas diretamente para os políticos do PT. Como indica a investigação, Lula teria recebido um suborno no valor de R$ 3.7 milhões (pouco mais € 1 milhão), por meio da concessão e da reforma de um apartamento triplex no litoral do Estado de São Paulo, sem que, para isso, houvesse pagamento correspondente. Ou seja, o ex-Presidente teria voluntariamente participado da máquina de pagamento de propina, tendo recebido um luxuoso apartamento para cooperar – de alguma forma – com os propósitos da OAS. A defesa de Lula, agora, opera em duas frentes principais. A primeira destaca a fragilidade dos elementos apresentados pela acusação como provas: a delação de um criminoso confesso, Léo Pinheiro – ex-Presidente da OAS – e indícios esparsos acerca da propriedade efetiva do apartamento (reportagens, documentos sem assinatura, etc.). A segunda, se firma sobre uma tese que acompanha todo o desenvolvimento do processo: a politização da justiça. Para a defesa, Lula estaria sofrendo uma perseguição política, ou, ainda, estaria sendo vítima de uma guerra jurídica. A avaliação do Juiz Federal, com quem trocou desavenças durante todo o litígio, não estaria acontecendo sobre as bases da jurisprudência, mas em preposições e pressupostos políticos – que convergem com as preposições e pressupostos dos inimigos de Lula, que são muitos.

Não é sem razão o esforço despendido por Moro para contornar as críticas de uma suposta parcialidade política de seu julgamento. Na sentença, notamos um juiz preocupado não somente em avaliar as provas e as evidências apresentadas pela acusação, mas também um magistrado que sente a necessidade de blindar-se das acusações futuras. Como afirma o julgador, «o ex-Presidente […] não está sendo julgado por sua opinião política e também não se encontra em avaliação as políticas por ele adotadas durante o seu período de Governo». Na verdade, observamos uma preocupação marcante em afastar do juízo jurídico um pretenso juízo particular, pois, «por fim, registre-se que a presente condenação não traz a este julgador qualquer satisfação pessoal, pelo contrário. É de todo lamentável que um ex-Presidente da república seja condenado criminalmente, mas a causa disso são os crimes por ele praticados e a culpa não é da regular aplicação da lei».

Essa condenação é proclamada em um cenário em que o brilho de Lula aparentava estar longe de se ofuscar. No pandemônio político que atravessa o Brasil hoje, o nome do petista aparecia nas pesquisas como o predileto para ocupar a cadeira presidencial no próximo ano. Assim, Lula vive hoje seus dias mais angustiantes. Exímio na arena política, batalha agora em um terreno desconhecido. O convencimento das outras instâncias jurídicas sobre sua inocência parece um longo caminho.

Um duelo pessoal, moral e histórico: consagrar sua lenda ou afogar-se no lodo.

 

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NOTAS ÚTEIS:

[1] Félix Guattari entrevista Lula. São Paulo: Brasiliense, 1982, p. 16. Traduzione libera

 


 

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About Douglas Fedel Zorzo

CORRISPONDENTE DALL'ESTERO | Brasiliano, nato a Toledo (Paraná) nel 1989. Discendente di immigrati italiani, è laureato in Filosofia ed è dottorando in Etica e Filosofia Politica presso l’UNIOESTE - Universidade Estadual do Oeste do Paraná. Dichiaratamente repubblicano, è interessato ai problemi della democrazia odierna. Avido lettore degli scrittori del Rinascimento fiorentino, nel tempo libero si trasforma in un cinefilo e banjoista. Attualmente vive a Milano.

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