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“Lui è tornato”: Hitler nella società dello spettacolo

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Una foto del regista David Wnendt
David Falko Wnendt (1977) è un regista tedesco

Berlino, 23 Ottobre 2014. Adolf Hitler si risveglia in un cortile, convinto di trovarsi ancora nella capitale del Terzo Reich investita dall’offensiva dell’Armata Rossa, nell’Aprile del 1945. In realtà si rende conto gradualmente che sono passati più di sessantasette anni e che la Germania ha perso la Seconda Guerra Mondiale. La scaturigine della nuova commedia del regista David Wnendt, Lui è tornato, è il best-seller tratto dall’omonimo romanzo scritto da Timur Vermes che ha venduto più di 2.300.000 copie ed è stato tradotto in quarantuno lingue. Non si tratta di satira a buon mercato. Wnendt va oltre e si chiede quanti ancora oggi sarebbero disposti a farsi sedurre dalla ideologia hitleriana. La storia è raccontata dal punto di vista del redivivo Adolf Hitler.

Nella storia del film rientra la forza persuasiva dei mezzi di comunicazione di massa. Solo, senza abitazione né punti di riferimento, suscita la compassione di un edicolante che gli permette di dormire nel suo chiosco. L’uomo, convinto che Hitler sia un imitatore, chiama Sensenbrink (Christoph Maria Herbst), una sua conoscenza che lavora per una casa di produzione televisiva. Nessuno crede, naturalmente, che si tratti del vero Hitler, ma la sua rassomiglianza fa sì che venga inserito come ospite in una trasmissione televisiva durante la quale le sue deliranti affermazioni sono talmente esagerate da essere scambiate per satira antinazista. Encomiabile è l’interpretazione di Oliver Masucci, a cui si deve una recitazione meravigliosamente sopra le righe. Il suo Hitler è memorabile: vive nella piena consapevolezza di ciò che egli è e di ciò che il mondo attuale rappresenta, accettando lucidamente ciò che questo tipo di esistenza comporta.

Una scena tratta dal film
Oliver Masucci (1968) nei panni di Adolf Hitler nel film “Lui è tornato” (2015)

Come asserisce il filosofo Alberto Giovanni Biuso, <<i media svolgono nella società massificata una funzione assolutamente necessaria, presentando l’attuale come la sola possibile forma di esistenza>>. Si può dire che la televisione è la forma contemporanea del dominio. La figura di Hitler si “schiera” con le forze più reazionarie dell’industria culturale. La televisione è, nel film come nella realtà, il luogo del vero potere. Dove il vecchio totalitarismo nazionalsocialista del XX secolo si mostrava in tutta la fisica violenza della coazione e della repressione, la sua versione consumistica e satirica invade le coscienze dando loro l’illusione di essere libere nelle scelte, confermando l’idea che non esiste assoggettamento migliore se non quello che conserva l’apparenza della libertà, poiché in questo modo riesce a restringere la stessa volontà umana. L’Hitler di Lui è tornato è quotidianamente intervistato, nominato da giornali, radio e televisione.

Il fatto che il più delle scene che ritraggono Hitler alle prese con la gente comune siano girate in diretta fa a dir poco rabbrividire (attraverso una tecnica mista che prevede inserti di candid camera): su nessun copione c’era scritto di sbeffeggiare la democrazia, da nessuna parte era stato suggerito di promuovere la nostalgia nei confronti del Terzo Reich. Tutto ciò che si vede è semplicemente frutto di un sentimento popolare quanto mai vivo ed allarmante, che porta ad esempio alla vittoria dell’ultradestra di FPÖ (trad: Partito della Libertà Austriaco) al primo turno delle elezioni presidenziali in Austria. Il volto di Hitler, che è continuamente sotto i riflettori, può diventare così familiare al pubblico e così può diventare così umano – troppo umano – da ricavarne vantaggi per un eventuale candidatura elettorale. Er ist wieder da (trad: Lui è tornato) e, così come accadde allora, oggi sarebbe quasi impossibile cogliere la <<banalità del male>> da cui nasce l’orrore.

Oggi come allora, Hitler non nasconde mai i propri obiettivi e le modalità con cui vuole raggiungerli. Alcuni vi aderiscono, pochi si oppongono e la massa li legge come elementi di uno show mediatico di successo non rendendosi conto che, come un veleno a lento rilascio di tossine, ne vengono progressivamente intossicati. È il dominio della rappresentazione sulla realtà, la confusione costante dei due livelli fino alla loro totale compenetrazione, che elimina i confini del vero e del falso, confermando che la componente fondamentale della televisione così come di ogni movimento politico è il bisogno di audience, la necessità di farsi ascoltare, di godere dell’attenzione generale. In una breve scena, che costituisce il fulcro del film, ci viene ricordato che solo la memoria può costituire un valido antidoto.

Una memoria che tanti stanno facendo di tutto perché si trasformi in oblio.

 

 


 

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About Enrico Riccardo Montone

REDATTORE | Classe 1993, laureato in Comunicazione. Amante del cinema, è recensore di film. Cresciuto a pane e Stanley Kubrick, miscelati al culto per Federico Fellini, si impegna in iniziative ambientali. Nel 2014 ha scritto il libro "A ciascuno il suo cinema".

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