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“L’Oriana”: alcune considerazioni

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Qualche settimana fa è andata in onda la miniserie L’Oriana, diretta dal regista Marco Turco e incentrata sulla vita di Oriana Fallaci. L’attrice Vittoria Puccini ha avuto il compito arduo di interpretare i viaggi, le emozioni, il talento di una donna italiana conosciuta in tutto il suo mondo come giornalista, scrittrice (Oriana Fallaci detestava essere etichettata come giornalista-scrittrice) e pensatrice. In un’intervista la Puccini ha affermato che se Oriana avesse visto questo video-racconto incentrato su di lei, non le sarebbe piaciuto. Se per questo non è piaciuto nemmeno a me e, se posso azzardare, nemmeno a tutti coloro che hanno avuto modo di conoscere la vita tumultuosa della scrittrice fiorentina.

Vittoria Puccini interpreta Oriana Fallaci nella miniserie a lei dedicata
Vittoria Puccini interpreta Oriana Fallaci nella miniserie a lei dedicata

Gli sceneggiatori hanno tentato di ridurre la Fallaci ad una donna sentimentale, una donna che si strugge per quello che è stato l’amore della sua vita, l’attivista greco Alexandros Panagulis. Lei parlerà sempre del loro amore facendo riferimento non a loro momenti romantici, ma alla loro condivisione di ideali politici, parlerà di lui come di un poeta alla costante ricerca della verità e che per denunciare la verità sul controverso Governo Greco è morto. La Fallaci lo ha reso immortale con uno dei suoi libri più celebri: Un Uomo. Certo è stato apprezzabile il riportare parola per parola alcune interviste fatte (come quella celebre all’ayatollah Khomeini) o rilasciate da Oriana,  passi dei suoi articoli o dei suoi libri, come Lettera a un bambino mai nato, uno dei miei preferiti. Ma la sensazione che io ho provato vedendo questa miniserie è quella di uno sminuimento di Oriana Fallaci come intellettuale senza peli sulla lingua, aspra, diretta, capace di riuscire a strappare ai suoi intervistati pensieri che magari tenevano per sé. Parliamo di una giornalista che riuscì a far dire all’allora Segretario di Stato Henry Kissinger di sentirsi un <<cowboy solitario>> o che riuscì a mettere in luce persino le paure degli astronauti statunitensi che si apprestavano a sbarcare sulla Luna. Sì, Oriana Fallaci era certamente una donna che viveva in maniera intensa ed era palese che nei suoi articoli trapelasse sempre la sua opinione, ma nel suo lavoro di giornalista c’era sempre rigore, professionalità e lucidità nell’analizzare ogni situazione, che si trattasse della guerra vietnamita o di un’intervista ad Alberto Sordi.

Nella miniserie abbiamo visto la volontà di Oriani Fallaci di scandagliare la questione delle donne senza filtri, è dai suoi reportage per conto del L’Europeo attorno al mondo, dall’Asia all’America, che nasce uno dei suoi libri più celebri Il Sesso Inutile. In un’intervista lei definì il titolo come un paradosso, che racchiude in sé come le donne vivano in maniera inutile <<per colpa loro e di certi tabù>>.  Oriana sapeva benissimo quanto la parità di genere fosse una sconosciuta, il mondo del giornalismo lo dimostrava. Esistevano i  giornali, anzi le riviste al femminile e poi gli altri giornali, cioè quelli che si occupavano di tutto ciò che si pensava fosse improbabile che una donna potesse raccontarlo. Non per Oriana Fallaci. Ne sono una dimostrazione i suoi lunghi periodi trascorsi al fronte (fu l’unica giornalista donna ad andare in Vietnam), nei luoghi in cui si faceva la storia, perché come ricordava lei spesso: <<Io sono cresciuta con la guerra>>. Non significa che fosse una guerrafondaia, come molti oggi pensano, soprattutto dopo il suo articolo post 11 Settembre La Rabbia e l’Orgoglio, di cui la miniserie fa un accenno, ma non ne approfondisce le conseguenze; eppure avrebbe dovuto farlo, perché l’intellettuale fiorentina fu bersaglio in Italia di una critica che arrivò ad etichettarla come una fascista,  lei, che veniva da una famiglia della Resistenza e che aveva fatto parte delle staffette che aiutarono i nostri partigiani e che sempre si era scagliata contro le dittature di ogni colore politico.

Oriana-Fallaci
Oriana Fallaci (1929-2006) è stata una scrittrice, giornalista ed attivista italiana

Ma come sempre Oriana Fallaci andò dritta per la propria strada, fiera e soprattutto libera, elemento cardine di persone schiette e irriverenti come lei, sempre pronta a dire la sua, anche quando le sue parole potevano risultare controcorrente, da vera intellettuale. Lo aveva fatto quando criticò come Pasolini il movimento studentesco italiano del ’68 o si scagliò contro il movimento no global: vedeva negli occhi di quei manifestanti l’ipocrisia dei borghesucci che protestavano contro l’inquinamento ambientale, le multinazionali, ma poi se ne tornavano nelle loro case con l’aria condizionata e i loro agi. Arrivarono a deriderla, ad augurarle il cancro che lei già sapeva di avere e contro cui continuamente lottava, ma i suoi detrattori che lei definì “giullari” non riuscirono mai a zittirla o intimorirla. Non ci erano riusciti le bombe del Libano, dell’Iraq, né l’attacco dei militari alla Piazza delle Tre Culture in Messico.

Oriana Fallaci non era una giornalista e una scrittrice capace di accontentare, di leccare i piedi ai poteri forti, non era un’intellettuale per i moralisti né per gli incoerenti. Quando le dicevano che tutti la temevano perché era considerata cattiva, lei rispondeva, dopo aver inalato l’ennesima dose di nicotina, sua fedele compagna di viaggio, con una domanda ironica: <<Essere cattivi significa dire la verità?>>.

Questa è Oriana Fallaci: una donna fiera, decisa, anche controversa,sempre in prima linea,  una grande giornalista che non ha studiato giornalismo, ma l’ha fatto.  Una miniserie non può bastare né può essere prodotta quando si racconta di un’intellettuale come lei.

 

 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Attualmente vive in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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