Indipendenza-italiana1

Lo Stato con la s minuscola

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti

di Marco Pucciarelli

Questo è il mio primo articolo per l’esperimento culturale de “Il Gattopardo”. Com’è giusto che sia, mi sento molto emozionato ma anche pieno di dubbi sul metodo da utilizzare per la stesura di un articolo per un Blog. Cercherò di non annoiarvi.

Oggi, anno 2014, abbiamo compreso cosa sia la società italiana? Una domanda enorme, difficilmente argomentabile in un piccolo articolo di un blog, ma sicuramente una domanda molto stimolante. Di questi tempi, il nostro Stato si trova ancora al centro di una crisi economica, nella totale incertezza di un futuro, obbligati a convivere con una classe politica e dirigente estremamente corrotta, nonché molti altri problemi non meno trascurabili. Queste varie motivazioni hanno generato una tale instabilità sociale (che si ripercuote sull’instabilità politica), da enfatizzare i veri mali dell’Italia, che oltre ad essere gestionali (politico/dirigente) sono anche personali, ovvero ce li portiamo dentro di noi.

In verità il nostro Paese è una Nazione molto giovane, che ha saputo racchiudere entro i suoi confini una moltitudine di piccoli Regni, con molte similitudini ma anche con una miriade di differenze storico-culturali. Non vi fu mai una seria e vera presa di posizione dei Governi italiani affinché si potessero appianare le divergenze culturali dei popoli all’interno dei suoi confini. Si dava per scontato che, una volta riuniti sotto il tricolore, questi popoli avrebbero cooperato in modo energico ricreando (forse nelle aspettative di qualcuno) l’antico mito romano e l’imbattibilità di questo popolo, dimenticandosi però che tra il 476 e il 1861 trascorsero quasi 1375 anni che mutarono profondamente il mondo antico da quello moderno!

Inoltre, quando si fa la storia non bisogna trascurare quella parte di documentazioni inerenti alle classi sociali meno abbienti, escluse quindi dal giro che conta.  A queste persone fuori dall’élite non importava nulla né dell’Italia né dei vecchi Regni italici. Se avessero dovuto combattere, sarebbero partiti per il solo motivo di non esser presi a bastonate, o perché gli si prometteva una cospicua paga. A loro interessava portare a casa la “pagnotta”, sfamare le bocche delle proprie famiglie, non soffermandosi a pensare più di tanto se Garibaldi stava risalendo l’Italia assieme a mille uomini: interessava, casomai, sapere se il nuovo padrone volesse introdurre delle nuove tasse o meno ed ancora se non volesse avere altri ragazzi che sarebbero stati sottratti al lavoro nei campi, per mandarli nell’esercito.

Se la parte dirigente è quella che scrive la storia e che governa le redini di uno Stato, la parte più povera che subisce le scelte è quella che definisce le caratteristiche di uno Stato. Nel corso dei decenni la classe dirigente non ha mai realizzato veramente delle politiche che mirassero a “fare l’Italia e gli italiani”, sembrando quasi che li facesse crescere come dei semplici cani sciolti e forse perché le istituzioni politiche vedevano un’evidente opportunità di lucro e guadagno su certe situazioni, iniziando così la sua corruzione nonché la distruzione di innumerevoli principi etici. Imprenditori e lavoratori furono lasciati allo sbando e l’assenza di una vera Politica fu presto riempita dalla malavita (che spesso si interseca con la vita pubblica ed imprenditoriale) o di altri singoli che, vedendo il potere principale disinteressato, pensarono e pensano tutt’oggi che sia possibile trarre qualche vantaggio da situazioni di questo tipo. Uno dei più rilevanti problemi italici, a mio avviso, è proprio questo: l’individualità. Il pensare ai propri interessi senza pensare al benessere pubblico, alla res publica.

In sintesi, la parte politica del nostro Stato non prese mai veramente in considerazione la creazione di un Popolo Italiano e lasciò che tutto ciò potesse nascere da solo, nelle mani del tempo. Inoltre, il Bel Paese non fu mai onniveggente e presto iniziò la sua corruzione in svariati settori. Di pari passo iniziò a venir fuori l’individualismo sociale analizzato poc’anzi, ovvero il pensare a se stessi (reso possibile da uno Stato accondiscendente e, spesso, menefreghista). Ed eccoci allo stato odierno delle cose, dove è facilissimo additare il mondo politico (poiché macchiato di gravissime e imperdonabili colpe) ed osservare la nascita prosperosa dei Movimenti apolitici e populisti. Ma eccoci infine all’insicurezza sociale che, una volta terminato il boom economico, ha dovuto fare i conti con ciò che ne è rimasto dei 153 anni di indifferenza e sopraffazione.

 

Indipendenza-italiana1

About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *