balocchi

L’Italia dei Balocchi

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

di Francesca Cimò

Quando penso alla storia dell’Italia, penso spesso alla storia di Pinocchio, il burattino di legno che si sottrae ad ogni regola, tradendo la fiducia e la speranza di chi lo ha creato: Pinocchio si affida a persone poco raccomandabili – Il Gatto e la Volpe, Lucignolo, Mangiafuoco –  sogna di vivere nel Paese dei Balocchi, non si accorge che le sue azioni maligne portano a conseguenze poco benevole.

Conosce il freddo, la fame, la solitudine, persino il carcere.

Alla fine, però, Pinocchio riesce a diventare un bambino in carne ed ossa.

Pinocchio, finalmente, si rende conto di ciò che ha fatto.

Pinocchio affronta la realtà e riesce a tornare buono.

Ecco, la favola di Carlo Collodi ha in sé un forte parallelismo con la nostra bella Nazione.
Prima di nascere, l’Italia è un pezzo di legno e serve un grande lavoro di “falegnameria” per crearla. Ci sono i sovrani che non vogliono rinunciare ai propri regni, c’è il popolo che patisce la fame e la miseria, il Clero che guarda spaventato ed affila le unghie sui propri possedimenti, gli Stati esteri, già formati ed autonomi, che si leccano i baffi al pensiero di imporre ancora di più la loro presenza sulla penisola: come se non bastasse, una volta che si arriva all’unificazione, moltissime persone non la vogliono, questa Italia.

Non vogliono il cambiamento.

E come dargli torto? Nel 1861, i lavoratori italiani guadagnano la metà degli inglesi ed un terzo dei francesi (1861, non 2014. Che avete letto?).

Le donne non hanno nessun diritto, nemmeno quello di scegliersi il marito (per inciso: il diritto di voto viene esteso alle donne italiane solo nel 1946).

L’analfabetismo si aggira intorno al 55% al Nord e supera il 90% al Sud.

Il regno delle Due Sicilie, conquistato da Garibaldi con la sua spedizione dei Mille, è devastato da una serie di guerre civili che fanno più vittime di tutte le guerre d’Indipendenza.

E’ la violenza di chi non si sente italiano.

E’ in quel periodo che nasce il brigantaggio.

E’ in quegli anni che, se si vuole, vanno ricercate le cause che hanno portato alla nascita del sistema mafioso.

E’ l’Italia dei gattopardi” che pensano solo a mantenere intatte le gerarchie sociali, in un Paese dove la Casta è molto più invincibile di quella dei giorni nostri.

Gli anni successivi, poi, sono costellati da una serie di tragedie e scelte sbagliate che ci portano a fare i conti con una crisi sociale ed economica senza precedenti.

Sono gli anni in cui gli italiani si lasciano affascinare dal Gatto e la Volpe (Mussolini e Hitler), gli anni in cui tutti sognano il Paese dei Balocchi.

Ma sono anche gli anni, forse, in cui per la prima volta emerge forte e chiaro lo spirito unitario. Il senso di appartenenza ad uno Stato. Dopo il 1945, l’Italia comprende finalmente che esistono dei diritti, che devono essere garantiti a tutti, e pure dei doveri.

Il burattino diventa finalmente un bambino in carne ed ossa. E come tale, come bambino, deve crescere.

Sono passati più di 150 anni dall’unificazione italiana, ma ancora oggi ci troviamo a fare  i conti con il nostro passato, in un decennio in cui la povertà, l’analfabetismo, il lavoro sottopagato e la riaffermazione di intenti secessionisti sono tremendamente e drammaticamente attuali.

Eppure, insieme a questa Italia di disfattisti, ce n’è un’altra che resiste. Che crede che l’unificazione sia la vera Grande Bellezza, e che bisogna lottare per mantenerla.

Noi dobbiamo essere orgogliosi di noi stessi, fiduciosi del futuro, sospettosi verso chi auspica ad una netta distinzione tra Nord e Sud. Perché loro, i gattopardi di oggi, non capiscono che dentro al concetto di “unità”, ci sono tantissime cose. Diversità, rispetto, solidarietà, uguaglianza.

Solo così ha senso parlare del nostro passato. Solo così il gattopardo verrà sconfitto.  Solo così Pinocchio diventerà un adulto consapevole.

Solo così la nostra storia avrà un lieto fine. Con buona pace di tutti i Mangiafuoco e Lucignolo che ci vogliono guidare verso scelte sbagliate.

Ed è riconoscerli il primo modo per sconfiggerli.

Per scegliere, finalmente, la strada giusta.

balocchi

About Francesca Cimò

COLLABORATRICE | Classe 1991, toscana. Studentessa di Filosofia, le interessa tutto ciò che riguarda la cultura, la politica, la società. Ogni tanto si sente una 24enne spensierata ma poi le passa. Suoi sono diversi pezzi di attualità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *