<> on April 17, 2016 in Rio de Janeiro, Brazil.

L’impeachment e il Carnevale costituzionale brasiliano

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L’IMPEACHMENT E IL CARNEVALE COSTITUZIONALE BRASILIANO

17/04/2016- Brasília- DF, Brasil- Sessão especial para votação do parecer do dep. Jovair Arantes (PTB-GO), aprovado em comissão especial, que recomenda a abertura do processo de impeachment da presidente da República. Na foto, Deputados da oposição chegam ao plenário. Foto: Antonio Augusto/ Câmara dos Deputados
Votazione per l’ammissibilità della richiesta di impeachment nella Camera dei Deputati

La vita, dicono i saggi o gli ubriaconi, riserva sempre delle sorprese, amare o meno, per coloro che sono disposti ad affrontarla. Considerando l’attuale situazione brasiliana parlerei, ovviamente, della politica nazionale. Alias, negli ultimi tempi essere brasiliano e non opinare sulla politica è un controsenso – della stessa gravità che non sambar, o non piacere di caipirinha, o preferire Diego Maradona.

La mia intenzione era quella di affrontare il livello di fanatismo che la politica ha raggiunto per le strade, sull’applicazione della logica del calcio nella politica, sulla divisione della società civile in due grandi sostenitori ideologici (che scambiano provocazioni, insulti, offese e che, eventualmente, può sfociare anche nella violenza fisica). L’argomento rimane pertinente, ma gli eventi dello scorso 17 Aprile hanno cambiato il corso della nostra storia. E su questo non si può rimanere in silenzio: l’approvazione della continuazione del processo di impeachment contro la Presidente Dilma Rousseff.

Ogni volta che mi ritrovo a scrivere per “La Voce del Gattopardo”, penso sempre a come affrontare una problematica che possa ritenersi sensibile a due tipi di pubblico: quello italiano e quello brasiliano – che, sebbene diversi, condividono alcuni tratti delle loro personalità e culture. Questo che segue è un tentativo, breve, di spiegare il pandemonio in cui siamo coinvolti. Agli italiani chiedo uno sforzo per contestualizzare ed informarsi sullo sviluppo di uno dei periodi più bui della nostra storia democratica. Ai brasiliani, invece, chiedo di non fare gli egoisti provando a trovare un significato a questo Carnevale costituzionale.

La Presidente Dilma (Partido dos Trabalhadores, PT, trad: Partito dei Lavoratori), perno solitario di questo litigio, è stata rieletta nel 2014 con il 51,6% dei voti per altri quattro anni di mandato. L’elezione più contestata del nostro regime democratico recente, come dimostrano i numeri, ha evidenziato una rilevante spaccatura nella società brasiliana. Il Governo del PT, che dal 2003 occupa la Presidenza (inizialmente con Luiz Inácio Lula da Silva – detto Lula – il Presidente con la più alta tassa di approvazione della storia, successivamente con Dilma), è entrato in una spirale di disapprovazione, iniziando uno dei periodi più delicati della storia del suo gruppo politico. Da un lato, poi, vi è la crisi economica che grava direttamente (e quotidianamente) sui cittadini. E dall’altro, quindi, una crisi nell’immagine del PT che, come altri partiti che compongono la biodiversità ideologica nazionale, è citato e coinvolto in molti casi di corruzione.

Brazil's lawmakers celebrate after they reached the votes needed to authorize President Dilma Rousseff's impeachment to go ahead, at the Congress in Brasilia on April 17, 2016. Brazilian lawmakers on Sunday reached the two thirds majority necessary to authorize impeachment proceedings against President Dilma Rousseff. The lower house vote sends Rousseff's case to the Senate, which can vote to open a trial. A two thirds majority in the upper house would eject her from office. Rousseff, whose approval rating has plunged to a dismal 10 percent, faces charges of embellishing public accounts to mask the budget deficit during her 2014 reelection. / AFP PHOTO / EVARISTO SA
I deputati chiedono l’uscita del Presidente della Camera dei Deputati, Eduardo Cunha (1958), durante la votazione sulla continuazione dell’impeachment

In una situazione del genere, una parte della popolazione ha deciso di occupare – legittimamente, sia chiaro – le strade in segno di protesta. Questi movimenti, composti da molti volti e dispersi in vari fronti, sono raggruppati attorno alla falsariga dell’arte del reclamarela lotta contro la corruzione nel mondo politico. È interessante notare come l’obiettivo principale dei manifestanti si concentri sul Governo del PT. La corruzione abita soltanto nella casa di questo partito, malgrado si tratti invece di un fenomeno epidemico evidente in tutte le compagini politiche. L’indignazione è apparentemente ostaggio di una selettività casuale.

Ed è in questo scenario di terra bruciata che la richiesta di impeachment nei confronti della Presidente Dilma arriva alla Camera dei Deputati (e oggi è stato votato in Senato). L’accusa formale che guida il caso è semplice. Secondo gli atti del processo, il Governo del PT avrebbe ritardato un trasferimento di denaro ad una banca statale per l’erogazione di un finanziamento agrario. Con il ritardo, la banca avrebbe effettuato il pagamento di tasca propria. Questa manovra, quindi, può essere intesa come un tentativo di mascheramento fiscale, poiché il Governo avrebbe preso in prestito del denaro proveniente da una banca dello Stato: un atto proibito per legge. La verità è che, nonostante via sia una prerogativa legale nella richiesta di impeachment, l’accusa di crimine e di responsabilità imputata alla Presidente è soltanto un pretesto. Questo processo è il riflesso della perdita di appoggio del PT da parte della sua base parlamentare, negli ultimi mesi. Recentemente, diversi partiti alleati al Governo hanno infatti deciso di abbandonare la coalizione, non senza affascinanti sbandamenti. A riguardo, considero rilevante un commento di schiarimento rivolto al lettore italiano: il Brasile, diverso dal modello politico italiano, è una Repubblica presidenziale. Ciò significa che, almeno in teoria, eleggiamo direttamente il nostro Presidente. Nonostante l’elezione del potere esecutivo non dipenda dal Parlamento, il Governo ha tuttavia bisogno di coltivare determinati gruppi di supporto all’interno della Camera dei Deputati e del Senato. Ed è proprio questo sostegno parlamentare che il Governo Dilma ha visto crollare.

Il caso più significativo e deplorevole è stata la ritirata del Partido do Movimento Democrático Brasileiro (PMDB, trad: Partito del Movimento Democratico Brasiliano), fino a quel momento alleato del Governo nonché partito del vice-Presidente. Subito dopo la rottura dei legami con il PT (utili alla repressione dei correligionari riluttanti all’idea di dover abbandonare il loro appoggio al PT), il gruppo si è unito con l’opposizione, che dopo la sconfitta alle urne nel 2014 ha cercato con tutti i mezzi di destituire la Presidente.

Da qui, dunque, son nate una serie di ironie degne dei racconti carnevaleschi. Il Presidente della Camera dei Deputati, Eduardo Cunha (PMDB), è il responsabile dell’accettazione della richiesta di apertura del processo di impeachmet. Mesi fa, Cunha ha sofferto una denunzia nel Consiglio di Etica con l’accusa di mentire circa l’esistenza di alcuni conti bancari illegali in Svizzera. Durante il processo, il PT si è schierato a favore delle indagini, che possono provocare la cessazione del suo mandato parlamentare. Per vendetta, Cunha – conosciuto ai più per i suoi poteri e le sua capacità negli accordi politici, giustamente chiamato il Frank Underwood brasiliano, o, non tanto giustamente così, secondo la stampa francese, il Machiavel brésilien – avrebbe ideato ed approvato l’inizio della rottura.

In seguito il vice-Presidente del Brasile, Michel Temer, con un colpo di teatro che avrebbe lasciato Eschilo commosso o Aristofane imbarazzato, ha annunciato il suo slegamento dal Governo. Ciò non significa che ha abbandonato la carica di vice-Presidente, macché: come il suo partito, adesso appartiene all’opposizione. E’ possibile una cosa del genere? Il PMDB è, infatti, il maggior partito brasiliano: il loro appoggio è vitale per qualsiasi Governo. E non è un caso che si tratti di un partito dalle idee centriste: danza conforme alla musica, senza vergogna di scambiare di compagno, alcune volte di sinistra, altre volte di destra.

São Paulo 17/04/2016 Ato dos Movimentos Sociais em Defesa da Democracia , no Vale do Anhangabau. Foto Paulo Pinto/Agencia PT
Anche la città di São Paulo ha ricevuto degli atti contrari all’impeachment

In questo, Michel Temer ha intravisto un’eccezionale opportunità di raggiungere la poltrona della Presidenza. Riunendo, in qualche modo, parecchi deputati con l’intento di esprimere un voto favorevole alla continuazione del processo di impeachment e sapendo sfruttare la commozione/indignazione di una parte della società che grida nelle strade contro la <<corruzione del PT>>. Temer si presenta come un salvatore, un bastione della morale. Ed Eduardo Cunha, coinvolto in diverse polemiche di corruzione, ha finalmente aperto il reggimento della votazione.

Lo scrutinio tenutosi alla Camera dei Deputati è stato decisivo per il Governo, oltre che un vero circo degli orrori per la popolazione. Tra accuse, lodi a Dio, urla, dita puntate, ringraziamenti alla massoneria, omaggi familiari, esaltazione dei torturatori durante la dittatura militare (responsabili per torturare la propria Dilma) e sputacchiate, i deputati hanno raggiunto un verdetto: 367 voti a favore della continuità del processo, 137 contrari. Il caso ora va alla valutazione del Senato Federal, dove il sostegno per Dilma è in minoranza. L’impeachment non è soltanto una realtà, ma un quadro che può essere invertito soltanto con un miracolo.

E come sarà la linea di successione presidenziale? Ovviamente, il posto vacante ha fatto gola a molti. Temer, che già distribuisce i Ministeri agli alleati è il maestro di questo Carnevale, ed occuperà la carica di Presidente. Eduardo Cunha, che attualmente negozia un’amnistia per la cassazione del suo mandato nel Consiglio di Etica è l’ausiliare dello spettacolo, il vice-Presidente. Esattamente. Gli stessi individui responsabili nel processo saranno i diretti “beneficiari”.

Alla fine, è questa la sintesi dell’attuale condizione politica brasiliana. Situazione che accentua la divisione del Paese in due gruppi in conflitto: i sostenitori dell’impeachment e i sostenitori del Governo (o della democrazia). Una situazione che ha portato la gente in piazza per festeggiare, come se il Brasile avesse avuto avuto vinto un’altra Coppa del Mondo – quando nemmeno recuperiamo l’1-7 contro la Germania. Una situazione che ha dimostrato come gli accordi, gli imbrogli e le manipolazioni possono far tremare una fragile democrazia. Una situazione che denuncia un colpo di Stato (e qui, considerando lo scenario premeditato, non vedo altra definizione) tramite i canali istituzionali.

La vita, dicono i saggi o gli ubriaconi, riserva sempre delle sorprese, amare o meno E a quanto pare, gli episodi delle ultime settimane amareggeranno le bocche dei brasiliani per molto tempo ancora.

 

 

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O IMPEACHMENT E O CARNAVAL CONSTITUCIONAL BRASILEIRO

17/04/2016- Brasília- DF, Brasil- Sessão especial para votação do parecer do dep. Jovair Arantes (PTB-GO), aprovado em comissão especial, que recomenda a abertura do processo de impeachment da presidente da República. Na foto, Deputados da oposição chegam ao plenário. Foto: Antonio Augusto/ Câmara dos Deputados

A vida, dizem os sábios ou os bêbados, reserva surpresas, amargas ou não, àqueles que estão dispostos a desbravá-la. Considerando a atual conjuntura brasileira, eu falaria, obviamente, sobre a política nacional. Aliás, nos últimos tempos, ser brasileiro e não opinar sobre política é un contrassenso – da mesma gravidade que não sambar, ou não gostar de caipirinha, ou preferir o Diego Maradona.

Minha intenção era a de falar sobre o nível de fanatismo que a política alcançou nas ruas; sobre a futebolização da política; sobre a divisão da sociedade civil em duas grandes torcidas ideológicas, que se provocam, trocam ofensas e insultos, e que, eventualmente, podem cair na violência física. O assunto permanece pertinente. Mas os eventos do Domingo (17/04) mudaram o curso da nossa história. E sobre isto também não pode haver silêncio: a aprovação da continuação do processo de impeachment contra a presidenta Dilma Rousseff.

Toda vez que eu escrevo para “La Voce del Gattopardo”, penso sempre em abordar algum assunto que possa ser sensível para dois públicos: para os italianos e para os brasileiros – que, apesar de distintos, compartilham certos traços de personalidade e de cultura. O que faço a seguir é uma tentativa, breve, de explicar o pandemônio político no qual estamos envolvidos. Aos italianos, um esforço para contextualizar e informar minimamente sobre o desenrolar de um dos períodos mais obscuros da nossa história democrática. Aos brasileiros, um esforço egoísta para tentar encontrar sentido nesse Carnaval constitucional.

A presidenta Dilma (do PT, o Partido dos Trabalhadores), pivô solitária desse litígio, foi reeleita em 2014 com 51,6% dos votos, para mais quatro anos de mandato. A eleição mais acirrada do nosso regime democrático recente, como demonstram os números, revelou uma aguda cisão da sociedade brasileira. O governo petista, que desde 2003 ocupa a cadeira da presidência (inicialmente com Lula, o presidente com a maior taxa de aprovação da história, depois com Dilma), entrou em uma espiral de desaprovação, dando início a um dos períodos mais delicados da história política do grupo. De um lado, uma crise econômica que afeta direta e diariamente os cidadãos. De outro, uma crise na imagem do PT, que, a exemplo de outros partidos que compõem a biodiversidade ideológica nacional, é citado e envolvido em diversos casos de corrupção.

No panorama de crises, uma parte da população ocupa – legitimamente, é claro – as ruas em protesto. Esses movimentos, com várias faces e dispersos em várias frentes, se agrupam em torno de uma pauta de reclamação: o combate à corrupção na esfera política. Curiosamente, o alvo principal dos manifestantes concentra-se no governo do PT. A corrupção parece habitar somente a casa desse partido político, apesar de epidêmica entre os outros partidos. A indignação aparentemente é refém de uma seletividade casual.

Brazil's lawmakers celebrate after they reached the votes needed to authorize President Dilma Rousseff's impeachment to go ahead, at the Congress in Brasilia on April 17, 2016. Brazilian lawmakers on Sunday reached the two thirds majority necessary to authorize impeachment proceedings against President Dilma Rousseff. The lower house vote sends Rousseff's case to the Senate, which can vote to open a trial. A two thirds majority in the upper house would eject her from office. Rousseff, whose approval rating has plunged to a dismal 10 percent, faces charges of embellishing public accounts to mask the budget deficit during her 2014 reelection. / AFP PHOTO / EVARISTO SA

É nesse cenário de terra arrasada que o pedido de impeachment da presidenta Dilma chega à Câmara dos Deputados. A acusação formal que encabeça o caso é simples. Segundo os autos, o governo petista teria atrasado um repasse de dinheiro para um banco do Estado para o pagamento de um programa de crédito agrícola. Com o atraso, o banco teria realizado o pagamento através de recursos próprios. Essa manobra, afirma, pode ser entendida como uma tentativa de maquiagem fiscal, pois o governo teria tomado dinheiro emprestado de um banco estatal, algo vetado por lei. Mas, verdade seja dita, apesar da prerrogativa legal para o pedido de impeachment, a acusação de crime de responsabilidade imputada à presidenta é somente um pretexto. Esse processo é o reflexo da perda de apoio do PT de sua base parlamentar nos últimos meses. Recentemente, diversos partidos aliados ao governo, em uma debandada fascinante, viraram as costas para a coalizão. Aqui, cabe um comentário de esclarecimento ao leitor italiano: o Brasil, diferente do modelo político da Itália, é uma república presidencialista. Isso significa que, ao menos em tese, elegemos diretamente nosso presidente. Apesar de não depender do Parlamento para ser eleito, o governo precisa cultivar certos grupos de apoio dentro da Câmara dos Deputados e do Senado. É justamente esse suporte parlamentar que o governo Dilma viu se esfarelar.

O caso mais expressivo e lamentável foi a retirada do PMDB, até então aliado do governo e partido do vice-presidente. Imediatamente após o rompimento dos laços com o PT (inclusive com repreensão aos partidários relutantes em abandonar o apoio aos petistas), o grupo se uniu com a oposição, que desde a derrota nas urnas em 2014 buscava meios para destituir a presidenta.

A partir disso, uma sequência de ironias dignas de contos carnavalescos é iniciada. O Presidente da Câmara dos Deputados, Eduardo Cunha (também do PMDB), é responsável por aceitar o pedido de abertura do processo de impeachment. Meses atrás, Cunha sofreu uma denúncia no Conselho de Ética sob a acusação de mentir sobre a existência de algumas contas ilegais na Suíça. Nos trâmites do processo, o PT posicionou-se a favor das investigações que podem resultar na cassação do mandato do parlamentar. Como vingança, Cunha – que é conhecido por sua competência nos conchavos políticos, apropriadamente chamado de Frank Underwood brasileiro, ou, não tão apropriadamente assim, segundo a imprensa francesa, de Machiavel brésilien – teria aprovado o início do pleito.

Na sequência, o vice-presidente do Brasil, Michel Temer, em um movimento teatral que deixaria Ésquilo emocionado, ou Aristófanes envergonhado, finalmente anunciou seu desligamento do governo. Isso não significa que renunciou seu cargo de vice-presidente, mas que, assim como seu partido, agora pertencia à oposição. E isso é possível? O PMDB é o maior partido brasileiro. Seu apoio é vital para qualquer governo. Não é por outro motivo que sua posição é centrista: dança conforme a música, sem nenhum embaraço de trocar de parceiro e pender, ora para a esquerda, ora para a direita.

São Paulo 17/04/2016 Ato dos Movimentos Sociais em Defesa da Democracia , no Vale do Anhangabau. Foto Paulo Pinto/Agencia PT

Nisso, Michel Temer viu uma ocasião excepcional para chegar à cadeira da presidência. Cooptando, de alguma forma, inúmeros deputados para darem o voto favorável ao prosseguimento do processo de impedimento, e sabendo utilizar a comoção de uma parte da sociedade que está nas ruas bradando contra a corrupção petista, Temer se apresenta como um salvador da pátria e um bastião da moralidade. E o Eduardo Cunha, envolvido em diversas polêmicas de corrupção, enfim abria o regimento da votação.

O escrutínio na Câmara dos Deputados, ocorrido no último domingo, foi derradeiro para o governo e um circo de horrores carnavalescos para a população. Entre acusações, louvores a Deus, gritos, dedos em riste, agradecimentos à maçonaria, homenagens familiares, exaltação de torturadores da Ditadura militar (responsáveis pela tortura da própria Dilma) e cusparadas, os deputados chegaram a um veredito: 367 votos a favor da continuidade do processo, 137 contrários. O caso agora segue para avaliação no Senado Federal, onde Dilma é voto vencido. O impeachment não só é uma realidade, mas um quadro que apenas milagrosamente pode ser revertido.

E como será a linha de sucessão presidencial? Obviamente, a vacância do cargo faz a oposição salivar. Temer, que já distribui ministérios aos aliados e maestro desse carnaval, ocupará o posto de presidente. Eduardo Cunha, que agora negocia uma anistia para a cassação de seu mandato pelo Conselho de Ética e auxiliar do espetáculo, o posto de vice. Exato. Os mesmos indivíduos responsáveis no processo serão os “beneficiários” diretos.

Enfim, esse é o resumo da atual situação política brasileira. Situação que acentuou a divisão do país em dois grupos conflitantes – os apoiadores do impeachment e os defensores do governo (ou da democracia). Situação que levou pessoas às ruas para comemorar, como se o Brasil tivesse vencido outra Copa do Mundo – quando sequer nos recuperamos dos 7×1 contra a Alemanha. Situação que revelou que conchavos, barganhas e manipulações podem estremecer uma delicada democracia. Situação que denuncia que um golpe de Estado (e aqui, considerando a encenação premeditada, não vejo outra definição) pode acontecer por vias institucionais.

A vida, dizem os sábios ou os bêbados, reserva surpresas, amargas ou não. E, pelo visto, os episódios dos últimos dias amargarão as bocas dos brasileiros por um longo período.

 

 


 

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About Douglas Fedel Zorzo

CORRISPONDENTE DALL'ESTERO | Brasiliano, nato a Toledo (Paraná) nel 1989. Discendente di immigrati italiani, è laureato in Filosofia ed è dottorando in Etica e Filosofia Politica presso l’UNIOESTE - Universidade Estadual do Oeste do Paraná. Dichiaratamente repubblicano, è interessato ai problemi della democrazia odierna. Avido lettore degli scrittori del Rinascimento fiorentino, nel tempo libero si trasforma in un cinefilo e banjoista. Attualmente vive a Milano.

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