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L’impatto di AMREF dal 1956 ai giorni nostri: “Dottori volanti” e “Voci di Confine”

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amrefhealthafricalogowhite_1501x932L’African Medical and Research Foundation nasce come ONG in una comunità keniota nel 1956, anno in cui tre chirurghi decidono di fondare un’organizzazione con l’obiettivo di migliorare il livello di salute medio africano attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali. Michael Wood, Archibald McIndoe e Tom Rees sono i nomi dei tre promotori di questa ONG, composta prevalentemente da personale africano. L’idea che viene espressa da Wood e dai due colleghi è quella di affiancare ad AMREF il cosiddetto Flying Doctor Service, ovvero un servizio di aeroambulanza a disposizione delle Regioni remote dei Paesi dell’Africa Orientale più poveri. Questi due progetti si diffusero per notorietà e per i risultati che portarono nei villaggi e nelle comunità dove prevalevano, toccando diverse Regioni e incentivando la partecipazione dei locali nei progetti paralleli che interessavano, in generale, le condizioni sanitarie. Gradualmente durante tutto il XX secolo il progetto di Wood e colleghi trova finanziamenti e contributi, fino ad espandersi in zone più limitrofe, dove numerosi volontari si mobilitano al fine di costruire piste di atterraggio aeree per ricevere un maggior numero di prodotti e medicamenti non solo dalle regioni vicine, ma anche dai vari Paesi europei e Nord Americani che, venendo a conoscenza del progetto di Wood, McIndoe e Rees, si interessarono a finanziarli. Lo stesso Wood prese una pausa dal suo lavoro in Kenya per girare i Paesi occidentali cercando maggiori finanziamenti per AMREF e il Flying Doctor Service. La campagna di Wood trova successo nelle Nazioni più avanzate e nel 1970 Michael Wood vince la medaglia d’onore al servizio per la missione umanitaria compiuta in Africa. Solo pochi anni dopo, nel 1985, viene nominato cavaliere onorario dalla Regina Elisabetta II e nell’anno successivo vince il Premio Raoul Wallenberg Award for Humanity.

La missione di Wood e colleghi non si ferma certo a queste date, ma cresce e continua ad essere attiva tutt’ora sul territorio africano. Le principali aree di competenza di AMREF abbracciano campi quali la lotta alla malaria, la prevenzione e la lotta all’AIDS e alle malattie sessualemente trasmissibili, emergenze sanitarie, istruzione, assistenza di strada e alle popolazioni locali. Inoltre, i progetti che accompagno AMREF non si sono limitati al Flying Doctor Service ma includono la formazione di medici, i cosiddetti «piccoli ambasciatori» e «amore buono». Oggi AMREF opera in trentacinque Paesi a Sud del Sahara, con oltre i centosessanta progetti attivi che promuovono la tutela della salute, l’accesso ad acqua potabile e alle risorse primarie necessarie alla vita umana. Il secondo Continente più popolato al mondo, come cita il sito di AMREF Italia, è il più arretrato in ambito sanitario. Dagli Anni Duemila in poi, l’azione di quest’organizzazione ha cercato di coniugare l’ambito più prettamente sanitario a quello che mira ad un’educazione continua e responsabile degli abitanti delle regioni più emarginate.

 

  • AMREF ITALIA E DATI STATISTICI SULLA PRIMA ONG PRESENTE IN AFRICA

AMREF apre la sua prima sede italiana nel 1987 e da quel momento in poi negli Anni ’90 cercherà di diffondere sul nostro territorio un messaggio: l’Africa vista non solo come un Continente di problemi e povertà, ma come terra di possibilità e rinascita per i cittadini africani. Nel 1994 nasce per esempio «Basta poco, che ce vo’?», la partnership ideata da Giobbe Covatta (pseudonimo di Gianni Maria Covatta) comico, attore e politico italiano, nonché portavoce nazionale di AMREF e Save the Children. Covatta dà il via a numerose campagne di sensibilizzazione e informazione riguardo l’organizzazione AMREF, attraverso l’attività di advocacy, girando per le scuole e inizializzando la gente a percorsi volti all’educazione (soprattutto dei giovani) alla cittadinanza mondiale. AMREF si conferma oggi come la prima ONG per numeri e presenze che tratta la tematica della sanità pubblica in Africa, dando priorità in particolare alle condizioni di salute della donna e del bambino. Il sito di AMREF Italia ci fornisce alcuni dati utili per aiutarci a capire l’impatto di questa ONG:

  • Dei quasi mille professionisti impiegati in AMREF il 97% sono africani;
  • Dal 2013 sono più di diecimila gli operatori sanitari africani formati e impiegati per fornire servizi a più di venti milioni di persone;
  • Sono oltre 2,5 milioni le persone che fino al 2019 potranno beneficiare dei programmi di salute materno-infantile in Etiopia, Kenya, Sud Sudan, Mozambico.

I finanziamenti che AMREF riceve e gestisce si aggirano intorno ai sessanta milioni di dollari per anno, qui sotto sono riportati gli utilizzi di tali fondi per esempio da parte di AMREF UK:

  • 1% destinato ai costi di amministrazione;
  • 4% destinato ai costi di bilancio tra entrate e uscite;
  • 8% risparmiato, come scorta o riserva per il futuro;
  • 87% utilizzato per i progetti attivi di cui accennavamo in precedenza (prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, assistenza sanitaria a donne e bambini etc).

 

 

Un importante traguardo per AMREF è stato raggiunto attraverso l’apertura della prima Università Internazionale di Amref-Amiu, con sede a Nairobi. Quest’ultima si pone come punto di riferimento per le comunità e la sanità pubblica dei Paesi coinvolti, grazie anche al via libera concesso dal Ministero dell’Istruzione del Kenya per l’apertura di AMIU. La nascita di quest’università rappresenta un tassello fondamentale, in quanto si tratta del primo riconoscimento formale ad AMREF che dà inizio a corsi medico-sanitari consentendo alla popolazione locale di studiare e formarsi in ambito sanitario. La rilevanza di questa università è stata dal fatto che la sua fondazione consente un maggiore focus e un collegamento più stretto tra santi pubblica e vita comunitaria. «L’università è stata pensata per rispondere al problema africano della carenza di personale sanitario e di leader di settore», afferma il Direttore Generale di AMREF Health Africa, Githinji Gitahi. Il numero di operatori attivi sul territorio africano dev’essere aumentato, perciò i corsi offerti da AMIU mirano a formare persone sia in ambito della governance sanitaria e leadership che in quello rivolto alla medicina riabilitativa e all’ambito più prettamente sanitario. Gitahi sostiene che l’istruzione sia la chiave per risolvere le numerose sfide che si pongono nel Continente africano, che ha la possibilità di risollevarsi e migliorare le proprie condizioni socio-culturali attraverso la diffusione della conoscenza tra i cittadini africani. Bisogna ricordare però che la realtà di AMREF-AMIUR non riguarda solo le popolazioni africane ma coinvolge tutte le persone che lavorano in AMREF, sia nell’executive board che come volontari. La realtà africana ha sempre riguardato (e tutt’ora riguarda) gli Stati europei e in generale degli altri Continenti che supportano quest’organizzazione, nata per dare un sostegno e una possibilità di rilancio concreti alle popolazioni africane. AMREF nasce come organizzazione che abbraccia la cooperazione e l’interesse condiviso tra Paesi extra africani, annullando i confini territoriali, geografici o politici tra Regioni, Paesi e Continenti. L’obiettivo ambizioso che si pone di raggiungere, cioè dare a tutti i territori, emarginati e non, africani la possibilità di rilanciare la popolazione dal punto di vista sanitario e dell’istruzione, non è raggiungibile se non attraverso la continua opera di condivisione e partecipazione tra le persone. Nel 2005, AMREF è stata insignita del Bill & Melinda Gates Award per la salute globale con la seguente motivazione: «AMREF è più che una voce in Africa. È azione: atti di compassione e intelligenza che perseguono obiettivi. Ha appreso come si può migliorare veramente la salute in Africa chiedendo direttamente agli africani cosa fare e come farlo al meglio».

In allegato a quest’articolo – basta cliccare – troverete in link per Voci di Confine, un portale web realizzato da AMREF Health Africa e cofinanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.

Voci di Confine si presenta come un vero e proprio viaggio, oltre i pregiudizi e gli stereotipi, le strumentalizzazioni politiche, le idealizzazioni, in cui si scopre ed esprime un’Italia che potremmo definire più colorata, multiculturale e aperta al futuro.

 

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About Erica Ceola

REDATTRICE | Classe 1994, veneta. Laureata in Relazioni Internazionali, è iscritta alla magistrale in Storia dei conflitti contemporanei presso l'Università di Bologna. Attualmente vive a Parigi, dove frequenta l'Università "La Sorbona". Topo di biblioteca, appassionata di vini e film Anni '50, ha deciso di dare forma al suo fanatismo per la storia scrivendo per "La Voce del Gattopardo".

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