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L’Europa vista “Down Under”

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti
Il Colpo di Stato fallito in Turchia, avvenuto il 15 Luglio 2016
Il golpe fallito in Turchia – 15 Luglio 2016

Tra i vantaggi di vivere all’estero, quello di avere ogni giorno a che fare con mentalità diverse è sicuramente tra i miei preferiti, nonché tra quelli che mi sento di voler davvero sfruttare di più. Hai una nuova opportunità quotidiana, completamente gratuita e, talvolta, davvero sorprendente: vedere i fatti mondiali sotto altre prospettive e nuove luci, di aprire gli occhi a visioni che magari in un primo momento ti sembravano rassicuranti e forse un pochino scontate, di capire cosa può pensare la gente di questioni che, almeno geograficamente, appaiono distanti. Vieni disarmata dalla semplicità di certe affermazioni e ti ritrovi a rivalutare i tuoi stessi pensieri, mettere in dubbio i tuoi credo e correggere il tiro di alcuni tuoi concetti.

E tutto questo accade mentre sei seduta su una panchina, nella tua mezz’ora di pausa pranzo, intenta a guardare le ultime news sul golpe avvenuto in Turchia qualche ora prima. <<Per me, è tutta un’enorme, dannatamente terribile, buffonata. Un modo brutale per eliminare una buona parte degli oppositori in maniera plateale ed il consenso del popolo>>. A dire ciò è uno dei clienti che ogni mattina viene a prendere il caffè nel bar in cui lavoro. È un ragazzo giovane, abbiamo chiacchierato molte volte del più e del meno e, a quanto sembra, sa bene quello che vuole e non ha intenzione di arrendersi alle varie difficoltà. Il tono di voce è calmo, l’inglese è lento, soprattutto perché è consapevole che staremo per parlare di cose importanti e serie, per cui ci tiene a farsi capire bene, senza che io mi senta in difficoltà nella traduzione: <<Questa tentativo di golpe, ha la base soprattutto nel tormentato e difficile rapporto tra Erdoğan e l’esercito, forse poi il motivo è da vedere nel fatto che quest’ultimo lo si può considerare come effettivamente l’unica opposizione al governo turco>>.

Dopo tutto l’esercito ha sempre avuto un ruolo di rilievo nella vita pubblica del Paese, specialmente nella storia recente, visto che è intervenuto in tre occasioni per rovesciare i vari governi in carica. Ha iniziato nel 1960, continuato nel 1971 e l’ultimo, prima di quello della scorsa settimana, risale al 1980. Continuiamo il discorso affermando che lo si può considerare come un protettore della costituzione laica e che fino a qualche anno fa era un corpo indipendente dal resto dello Stato, e che solo con l’arrivo dell’attuale Presidente la situazione è iniziata a cambiare.
A questo punto gli chiedo se veramente per lui non si tratti di un vero, rivelatosi poi fallimentare, tentativo di colpo di Stato, ma che rappresenti una messa in scena creata per “giustificare” arresti e condanne di persone scomode. La risposta è semplice e diretta: <<assolutamente sì>>. Tanta sicurezza è anche dovuta al pensiero che <<per un’azione del genere, servono organizzazione, uomini. Il golpe è stato annunciato in televisione dal primo ministro senza difficoltà>>. Gli racconto che, in effetti, anche nell’Italia degli Anni ’70-’80 in molti vedevano la mano dello Stato dietro attentati e stragi e ci domandiamo se si possa considerare la stessa cosa per la Turchia. Fatto sta che lo scenario è un pochino confuso anche da questa parte del mondo e purtroppo la pausa pranzo finisce ancor prima del solito. Devo ritornare al lavoro ed è lui a lasciarmi con questa domanda: <<Ma voi (intesi come europei) siete davvero più preoccupati dell’uscita della Gran Bretagna, invece che della potenziale entrata della Turchia?>>.

La Gran Bretagna decide, tramite referendum, di uscire dall'Unione Europea
L’UK decide, tramite referendum, di uscire dall’Unione Europea

Ho parlato della Brexit con una ragazza inglese, australiana di adozione da ormai quasi cinque anni. A lei manca Londra, come può mancare la propria città natale a chiunque sia così lontano da avere quasi l’impressione di essere in un lungo sogno destinato a non finire. C’è malinconia, con un pizzico di nostalgia che viene fuori in certi momenti del tramonto, in certe giornate della settimana. La cosa che la preoccupa di più è la ripercussione sui mercati finanziari. Studia marketing ed un giorno le piacerebbe ritornare in Inghilterra e continuare a lavorare lì. <<La sterlina è già ai minimi e adesso tutti i mercati sono in uno stato di crisi di cui non si aveva certo bisogno. È un’ulteriore situazione di difficoltà che si poteva evitare. Non sono favorevole all’uscita del mio Paese dall’Unione Europea, la trovo una mossa sciocca>>.

<<Più che altro è arrogante>>. Questa volta ad intervenire è un ragazzo seduto in fianco a noi alla fermata dell’autobus e che fortunatamente sta aspettando il nostro stesso tram, così possiamo continuare la conversazione. <<Sono australiano DOC, nato e cresciuto qui tra surf e caffè. All’inizio non mi interessava sapere della Brexit e trovavo poco interesse anche a cercare di capire cosa stesse succedendo. Dopotutto, qui siamo dall’altra parte del mondo, così distanti da tutto. È un problema che non ci tocca>>.

La Library di Melbourne con i colori della bandiera siriana
La Library di Melbourne con i colori della bandiera siriana – © Francesca Bux

Andiamo avanti a parlare per un pochino proprio su questo fatto. A volte le distanze sono una valida scusante per non occuparsi di faccende all’apparenza lontane e non tangibili; ci si nasconde dietro fusi orari, chilometri e quant’altro solo per ignorare un problema e lasciarlo risolvere ad altri. <<Ho cambiato idea informandomi bene e credo che gli inglesi si siano dimenticati del fatto che, euro o non, il Regno Unito ha avuto la possibilità di non rimanere isolata rispetto importanti decisioni anche per quanto riguarda l’aspetto geopolitico, economico, mondiale>>. Tutti e tre siamo d’accordo sul fatto che ora serva unità, perché i problemi sono veramente tanti e le questioni da non sottovalutare siano principalmente riguardanti la situazione inerente al terrorismo islamico e alla Siria. Di quest’ultima ne ho affrontato l’argomento con alcuni colleghi dopo l’ennesima strage di civili e bambini.

Non capiscono come si possa permettere ancora tutto questo, come non si riesca a trovare una soluzione e perché non si intervenga in maniera chiara e definitiva. Il fatto che l’Europa, ma poi in fondo in generale il mondo, aggiungo io, sembra voler far finta di niente è un crimine imperdonabile. L’indifferenza verso la guerra civile siriana è una colpa che dura da troppo tempo.
<<Ci sembra una situazione surreale e non solo perché noi la viviamo davvero indirettamente e le notizie ci arrivano sempre troppo tardi. È un conflitto iniziato nel 2011 e che sembra non voler finire. Probabilmente tutto è dovuto ancora una volta a troppi motivi economici legati direttamente e non alla guerra>>.

È una situazione fuori controllo, destinata ad esser lasciata al suo percorso. Non ci si indegna più per le bombe sugli ospedali, non fa più notizia l’ennesimo attentato. Quello che è successo a Nizza qualche giorno fa non è più importante di quello che succede in Siria ogni giorno. L’Europa lo dovrebbe capire, il mondo lo dovrebbe capire. Vengo a conoscenza di quello che accade dall’altra parte dell’emisfero al mattino quando mi sveglio. Quando tutto ormai è concluso. E questo riassume forse ancor di più il senso di impotenza che dilaga in maniera nascosta.

Quasi come se fosse più importante non far vedere il colpo subito invece che porre fine a questo scempio nei confronti dell’umanità.

 

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About Francesca Bux

COLLABORATRICE | Classe 1984, veneta ma con sangue pugliese, buddista. Esteta da sempre, amante dell'arte in ogni sua forma, della danza orientale e dell'Antica Roma. Appassionata di architettura, scultura, fotografia, fisica e motoristica. Malinconicamente nostalgica, nutre una forte passione per il teatro, il buon vino, gli scritti di Italo Calvino ed Oscar Wilde. Dichiaratamente nerd, è una mangiatrice esperta di biscotti. Attualmente vive in Australia, in attesa di decidere altre destinazioni.

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