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Lettera ad un politico: perché dico NO alle quote rosa

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Caro Politico,

voglio parlarti di un argomento che mi sta molto a cuore: le quote rosa.
Da un paio d’anni il tema è diventato quanto mai attuale, specialmente dopo che tutti i punti sulla parità di genere sono stati bocciati durante la scorsa discussione sull’Italicum, scatenando l’ira di molte.

Ma davvero tu, forte della lungimiranza che sicuramente ti ha permesso di ricoprire un incarico così importante, credi che l’alternanza di genere tra i candidati di una lista sia il modo migliore per risolvere la “questione femminile”?

Da donna, ma soprattutto da giovane cittadina, non posso che essere in disaccordo. L’idea di essere considerata quasi come una “minoranza” da tutelare è l’espressione più pura del tipico atteggiamento maschilista che tanto detesto. Pensare che le donne non siano in grado di conquistarsi da sole il posto che meritano e che sia dunque necessario l’aiuto di un uomo, è aberrante e non fa che svilire la mia persona, la mia identità, la mia essenza. Un fenomeno sempre più diffuso in Italia, e che ci regala una bella fotografia della situazione attuale, è quello del “pinkwashing” (letteralmente “lavaggio rosa”) : consiste nel nominare nelle aziende le donne presidenti, ma gli uomini amministratori delegati. Vengono così dati alle donne incarichi di rappresentanza, mentre a “governare” realmente sono gli amministratori delegati. Della serie: donne sì, ma solo per vetrina.
Per secoli abbiamo sopportato e subito in silenzio le angherie di un mondo che ci voleva relegate al focolare domestico, senza permetterci di scegliere chi amare, chi lasciare, dove lavorare, se lavorare, cosa studiare, con chi parlare.
Abbiamo lottato per l’affermazione dei diritti umani inalienabili che però, a noi, non erano concessi, e siamo scese in piazza per chiedere il voto.
Eppure, ancora oggi, vedo una lentezza disarmante nei processi societari che regolano il rapporto uomo – donna, vedo, ed i miei occhi ci vedono bene, un maschilismo esasperato ed esasperante ogniqualvolta una donna decida, senza nessuna imposizione o forzatura, di candidarsi .

Da cosa me ne accorgo? Da come ci guardate. Da quello che dite.

Una donna che ricopre un’importante carica pubblica, prima ancora di essere competente od incompetente, è bella o brutta. “Gnocca” o “culona inchiavabile” (tanto per rispolverare una vecchia espressione di un noto politico). Vecchia o giovane. Se fa una cosa che la massa, il popolino, giudica giusta, allora diventa una brava gnocca ma se, per disgrazia divina, propone un qualcosa che alle persone non piace, si scatena l’inferno. Le vengono lanciate addosso le peggiori offese, e sono offese pesanti, che non vanno a colpire la politica ma la persona, in questo caso donna, che in quel momento fa politica.

Pensaci bene: se un uomo, un politico, non piace, gli viene detto generalmente che è “un imbecille”. Sì, può esserci qualche termine più colorito ma di solito si rimane su quella linea. Non solo, ma viene contestato e criticato il contenuto della proposta che non piace, non la persona.

Con le donne questo non succede. Ci sono numerosi esempi che potrei citarti, mi limito a ricordartene uno, per me clamoroso: un po’ di tempo fa, Beppe Grillo chiese, dal suo blog, cosa avremmo fatto se ci fossimo trovati in auto con la Boldrini.

Aldilà della domanda infelice, volutamente provocante ed assolutamente impropria, ciò che mi colpì furono le risposte degli uomini.
insulti-grillo-boldrini

 

Quando dico, e lo dico perché ci credo davvero, che le quote rosa non siano assolutamente la soluzione al problema, lo dico anche per questo. Se poi volessi essere pignola, direi anche gli articoli 3 e 4 della Costituzione già dicono che i cittadini sono uguali dinanzi alla legge senza distinzione di sesso e che tutti dobbiamo avere pari opportunità di partecipare alla vita politica. Per  quanto siano necessari dei provvedimenti a tutela delle donne, le quote rosa arrivano completamente dalla parte sbagliata.

Io non sono un genere in via d’estinzione. Non ho bisogno di leggi speciali per essere tutelata,  ho bisogno di persone buone che comprendano la mia battaglia e mi aiutino a vincerla. Anche perché credo, senza nessun tipo di arroganza, che il contributo e la visione del mondo femminile siano essenziali nel buon sviluppo della Politica e della Società.

Finché l’Italia sarà terra di pensieri simili, di insulti diretti al nostro, al mio essere, sarà una terra arretrata, infame, arida di sentimento, incapace di giudicare una donna per il suo effettivo operato. L’aspetto sociale e quello politico devono andare di pari passo: da sempre le più grandi rivoluzioni sono partite dal “basso”, dalla società, cioè dalle persone. Da noi. Finché le quote rosa saranno il “contentino” dato per chetare l’opinione pubblica, non avrete mai le donne dalla vostra parte.

Perché noi non vogliamo essere tutelate: vogliamo essere rispettate.

 

Con affetto,

una donna.

 

About Francesca Cimò

COLLABORATRICE | Classe 1991, toscana. Studentessa di Filosofia, le interessa tutto ciò che riguarda la cultura, la politica, la società. Ogni tanto si sente una 24enne spensierata ma poi le passa. Suoi sono diversi pezzi di attualità.

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